Prendi un attore premio Oscar, il più grande bluesman italiano e mettili davanti a una – così hanno dichiarato – Guinness durante un post concerto a La Spezia. Potrebbe essere l’inizio di un romanzo americano postmoderno, invece è stato l’inizio di una collaborazione musicale e artistica che ha portato Zucchero Fornaciari e Russel Crowe a incidere una cover di Just Breathe dei Pearl Jam.
Il brano è una ballata semiacustica che parla di amore e distanza, incluso nell’album Backspacer del 2009, e considerato uno dei più intimi e delicati della band di Seattle, tanto che Eddie Vedder, storico frontman, ha definito come «la cosa più vicina a una canzone d’amore che abbiamo mai fatto». Ma sulla canzone originale torneremo più avanti.

Zucchero e Russel Crowe: il primo incontro
Qui l’importante è che due pesi massimi della musica e del cinema si sono incontrati, si sono piaciuti e hanno deciso di incidere una canzone come testimonianza di una neonata amicizia.
Zucchero e Crowe si erano conosciuti al Sydney Opera House nel febbraio 2023, nel bel mezzo del tour australiano del musicista emiliano. Dopo il concerto Jimmy Barnes, musicista australiano, frontman dei Cold Chisel e già amico di Zucchero, bussa alla porta del camerino con un ospite inatteso: con una Guinness in mano – fil rouge del sodalizio – il gladiatore premio Oscar Russell Crowe. Chiacchiere, risate, qualche birra e la promessa di incontrarsi di nuovo nella cornice bucolica della campagna italiana.
Alla fine, se uno riflette sull’immaginario che i due evocano, non può esimersi dal pensarli sotto a un pergolato, in estate, in Toscana, mentre si godono una cena pantagruelica.

Galeotta fu La Spezia
Ed è andata esattamente così. Il 30 luglio 2024 infatti gli Indoor Garden Party si sono esibiti a La Spezia e ad aspettare fuori dal camerino il frontman (Russell Crowe) questa volta c’era proprio Zucchero Fornaciari. Con una Guinness in mano. Ci piace immaginare che la promessa fatta a Sidney sia stata mantenuta e che la festa sia continuata con una cena nella vicina Lunisiana Soul, la tenuta di Zucchero nei pressi di Pontremoli.
Di sicuro sappiamo che dopo vino e chiacchiere i due hanno iniziato a improvvisare canzoni, come ha dichiarato lo stesso Zucchero ripreso da Rockol: « [Russell Crowe] viaggia con la Guinness! Parlando siamo finiti a fare questa cover di Just Breathe di Eddie Vedder […] è uno dei brani dei Pearl Jam che mi toccano il cuore».
Australia-Emilia: una canzone che ha attraversato il globo
Da quella sera sono passati sei mesi, nel corso dei quali Zucchero e Russel Crowe hanno registrato le loro parti a distanza. La base è stata registrata in Italia e inviata successivamente a Crowe in Australia, il quale ha aggiunto la sua parte vocale prima del mixing finale. «Sono un suo fan, mi piace da sempre come attore. E ora anche un po’ come cantante» ha aggiunto Zucchero in coda all’intervista rilasciata in conferenza stampa per il lancio del suo ultimo album Discover II. E infatti, se la qualità artistica dell’italiano è fuori discussione dal 1983, per quanto riguarda Crowe si può parlare di una (quasi) sorpresa musicale.

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La reinterpretazione in chiave rock-pop di Just Breathe
Il brano è stato reinterpretato in chiave rock-pop che risente dell’influenza degli ultimi U2. Ovvero chitarre eteree, una batteria elettronica e le due voci che si alternano le strofe per poi unirsi nel ritornello. La voce di Crowe, baritonale ed espressiva, riesce a dare un’intensa interpretazione del significato originale del testo che parla di amore, di perdita, di gratitudine e di consapevolezza con una forte intimità.
L’originale dei Pearl Jam, nella sua delicata semiacusticità, aveva un’altra potenza, molto più cantautorale e sincera. Ma d’altronde di cover migliori delle originali ce ne sono davvero poche in circolazione e Just Breathe di Zucchero e Russell Crowe non ha nemmeno questa pretesa. È l’interpretazione di un brano storico da parte di due persone che hanno trovato l’amicizia a sessant’anni, con le dinamiche che la vita porta, fra lontanza, dolore e attimi di speranza.
Una canzone nata a Seattle, reinterpretata tra Reggio Emilia e l’Australia. Una storia di musica, ma anche di amicizia e rinascita. Una cover che vuole essere semplicemente un racconto. Un incontro tra due mondi lontani, un ponte costruito con note e parole. Perché a volte basta una birra, una chitarra e la voglia di condividere qualcosa di vero, anche solo per la durata di una canzone.
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