La scomparsa di un’icona: un viaggio nella filosofia di vita e di moda di Valentino, lo stilista che ha fatto dell’eleganza il suo credo e del rosso il suo inconfondibile sigillo nel mondo.
Era il 1992, e la passerella vibrava per l’ultima, indimenticabile visione di Valentino. Lo stilista, l’imperatore della moda italiana, chiudeva la sua sfilata con un’ospite d’eccezione: Sharon Stone. L’attrice, in un mini abito da sposa bianco, calze di pizzo e un cappello con un velo in merletto, rideva. In quel sorriso si rifletteva tutta l’eleganza di un’epoca. Valentino apparve alle sue spalle, le si portò davanti, le sollevò il velo e la baciò sulla guancia, conducendola poi per mano alla fine della passerella. Se l’eleganza dovesse essere racchiusa in un’istantanea, sarebbe senza dubbio questa: la gioia, l’audacia e la celebrazione della bellezza femminile.
Valentino Garavani, scomparso a 93 anni, ha dedicato l’intera esistenza a un unico, grande scopo: far sentire la donna meravigliosa. Dalla prima all’ultima collezione, il suo lavoro di disegnare, cucire e tagliare è stato un atto d’amore per creare abiti unici, destinati a donne uniche. Valentino ha sempre vissuto immerso nella bellezza, perché la bellezza è stata la sua musa e la sua guida nel mondo.
Il bello: una filosofia di vita
“I love beauty, it’s not my fault – Amo la bellezza, non è colpa mia”. Non è una semplice frase, ma una vera e propria filosofia di vita, un modo per affrontare il mondo guardando sempre il suo lato più splendente. Come ha ricordato Giancarlo Giammetti, suo compagno e storico collaboratore: “Ci ha insegnato la bellezza che crea bellezza”. Una bellezza che si manifestava nella morbidezza delle linee, nei tessuti impalpabili e in quelle ruches meticolosamente posizionate, perché per lui una in meno avrebbe segnato la differenza tra il bello e il meno bello.

Lezioni di stile: il comandamento dell’eleganza
“Io so cosa vogliono le donne. Essere belle”. Ogni sua affermazione non era una sentenza, ma un vero e proprio comandamento, degno di un taccuino intitolato “Lezioni di Stile”. Per Valentino, l’eleganza era un dono innato, a differenza dello stile, che poteva essere coltivato. “L’eleganza è fatta d’intelligenza”. affermava. E come contraddirlo?
Questo credo nel bello è stato inciso anche sullo specchio all’ingresso dello spazio espositivo della Fondazione Garavani Giammetti, nata per unire moda e arte e per sostenere i giovani talenti. L’indirizzo iconico, PM23 – Piazza Mignanelli 23, a due passi da Piazza di Spagna -, è stato inaugurato la scorsa estate con una mostra dal titolo emblematico: Orizzonti – Rosso.
Rosso Valentino: un colore, una leggenda
La rivista Vogue Italia omaggerà il maestro nel prossimo numero di febbraio con una copertina da collezione, interamente rossa. Un rosso unico, studiato e creato da Valentino stesso, convinto che “Quando si vede una donna vestita di rosso, si trova un gran sollievo”. Ma da dove nasce questa inarrestabile passione per il colore che lo ha accompagnato per tutta la carriera?
La leggenda narra che l’incontro folgorante avvenne alla fine degli anni ’50, quando era ancora uno studente. All’Opera di Barcellona, la sua attenzione fu rapita da un’anziana signora vestita con un abito color magenta. “Non l’ho mai dimenticata” ammise negli anni. “Penso che una donna vestita di rosso sia sempre meravigliosa, è la perfetta immagine dell’eroina”.

Nasce così il Rosso Valentino: una sfumatura pura e inconfondibile, ottenuta da un’estrazione perfetta del pigmento primario, senza l’aggiunta di blu o giallo. Una tonalità democratica, adatta a ogni carnagione, a ogni tessuto, a ogni donna e a ogni modello, dal più classico al più audace. Il rosso è diventato il veicolo attraverso cui la donna impone la sua presenza nel mondo. Una donna vestita di rosso non si dimentica mai.
Questa simbiosi tra il colore e lo stilista è immortalata nel documentario “Valentino: The Last Emperor” (2008) del regista Matt Tyrnauer, uscito proprio nell’anno in cui lo stilista annunciò il suo ritiro.
Da Hollywood all’Altare: il primato degli Oscar e il trionfo del bianco
Il legame tra Valentino e il cinema è stato profondo. Amava vantarsi di un primato unico: aver vestito ben otto premi Oscar sul red carpet. In cima alla lista, figura Julia Roberts che nel 2001, per il suo trionfo nel film Erin Brockovich, indossò un iconico modello vintage nero e bianco, un pezzo della collezione Haute Couture del 1992. L’ex Pretty Woman inaugurò così la tendenza, oggi popolarissima, di indossare un abito vintage per le grandi occasioni. Quel vestito fu un successo clamoroso, tanto da meritare una voce tutta sua su Wikipedia.
A seguire, altre sette attrici hanno ritirato l’ambita statuetta vestendo creazioni Valentino: Cate Blanchett (2005), Jessica Lange (1983), Sophia Loren (1991, Oscar alla carriera), Mercedes Ruehl (1992), Frances McDormand (due volte, nel 2018 e nel 2021, quest’ultimo firmato Pierpaolo Piccioli) e, più recentemente, Ariana De Bose (2022) con un completo pantaloni e cappa. Curiosamente, l’abito di De Bose è stato l’unico in rosso tra le vincitrici, gli altri variarono dal giallo al celeste, al nero.

Jackie Kennedy scelse Valentino per il suo matrimonio con Aristotele Onassis.
Del resto, la fortuna di Valentino non è legata solo al rosso, ma anche a un altro colore fondamentale: il bianco delle spose. Era il 1968 quando a Palazzo Pitti, a Firenze, presentò una collezione interamente bianca, sancendo il suo successo mondiale con l’immagine di Jackie Kennedy che lo scelse per il suo matrimonio con Aristotele Onassis.
Una tradizione replicata nel 2001 da Jennifer Lopez e nel 2012 da Anne Hathaway, che forse maturò la sua scelta dopo aver conosciuto lo stilista sul set de Il Diavolo Veste Prada, film in cui Valentino fece un piccolo cameo. Memorabile la battuta in omaggio al maestro, pronunciata da Emily Blunt: “Mi rifiuto di stare male, ho un vestito di Valentino!”.
Infine, un nome fondamentale nel binomio Valentino-cinema è quello di Liz Taylor, che nel 1961 per il party di Spartacus indossò un abito bianco, soffice come neve, per ballare con Kirk Douglas. I suoi abiti hanno vestito anche Monica Vitti, Jennifer Aniston e Brooke Shields (considerata una delle sue muse), a testimonianza di un legame indissolubile tra lo stilista più elegante di tutti e la settima arte.

Il Rapimento di Arabella: intervista con Benedetta Porcaroli e Carolina Cavalli
Per il film di Carolina Cavalli l’attrice ha vinto il premio per la migliore interpretazione femminile nella sezione Orizzonti a Venezia 82. In sala dal 4 dicembre. di Valentina Ariete
L’eredità di Roma
Amante della bellezza, Valentino aveva eletto Roma a città del cuore, pur scegliendo Parigi per le sue sfilate. Della Città Eterna, dove ha fondato la sua Maison e ha vissuto fino alla fine, diceva: “Roma è una città che ti entra dentro, non ti lascia mai. E’ bellezza allo stato puro”. Fedele fino all’ultimo al suo amore per il bello, questo è il vero lascito per coloro che negli anni ne hanno raccolto il testimone: da Pierpaolo Piccioli a Maria Grazia Chiuri, fino all’attuale direttore creativo Alessandro Michele.
Il bello che crea il bello: questa eredità non morirà mai.
Inserisci commento