Itinerario completo che svela borghi medievali, la storia dei Papi e i sapori autentici dell’Alto Lazio. Tra natura vulcanica e tradizioni secolari, viaggio nella Tuscia Viterbese
A ben vedere, la regione Lazio, turisticamente parlando, è quasi considerata un unicum geografico con Roma. Certamente la Capitale è un traino importante che spinge i turisti verso il centro Italia, ma fermarsi solo a Roma – che resta una tappa imprescindibile – può rappresentare un’occasione mancata per godere di altri luoghi ricchi di storia, natura incontaminata e una grande ricchezza enogastronomica. Se cercate ispirazione per il vostro viaggio, ecco Tuscia Viterbese: Itinerario tra Borghi e Sapori.
Tuscia Viterbese, l’antica Etruria
Ci troviamo nell’alto Lazio, in un lembo di territorio che confina con Umbria e Toscana. La sua storia narra un passato glorioso: i Romani la chiamavano Etruria, poiché era la terra abitata dagli antichi Etruschi. Fino all’Alto Medioevo, la Tuscia occupava uno spazio vastissimo comprendente la Toscana, l’Umbria e tutto il Lazio settentrionale. Oggi, le sue dimensioni sono decisamente più modeste, concentrandosi tra Viterbo e i borghi di questa provincia.
La bellezza della Tuscia non deriva solo dall’entroterra fatto di paesini e centri storici fiabeschi. Ma anche dalla sua conformazione geografica che la rende uno dei polmoni verdi del nostro Paese e una meta turistica di grande interesse grazie ai numerosi laghi – per lo più di origine vulcanica – e alle sorgenti termali.

Viterbo, la città dei Papi: tra storia medievale, Conclave e sapori locali
Il centro più importante della Tuscia è Viterbo, uno dei capoluoghi di provincia della regione. Accoglie i visitatori con quell’atmosfera solenne che solo le città ricche di storia sanno trasmettere. Non appena si entra nel centro storico infatti, si percepisce chiaramente l’eco degli eventi che hanno determinato la Storia. Viterbo, in tal senso, cala subito l’asso con l’imponente Palazzo dei Papi che troneggia nel centro città.
Il primo pontefice a lasciare Roma per la tranquillità di Viterbo fu Alessandro IV nel 1200, ma è bene chiarire che non si trattò di una scelta, quanto di una costrizione: i Romani e i nobili mal tolleravano lo sfarzo dell’ambiente ecclesiastico ed erano pronti a risolvere la questione a suon di forconi. Papa Alessandro IV si trasferì dunque a Viterbo per salvarsi la pelle, portando con sé tutta la Curia Papale. Seguirono il suo esempio altri otto papi, che fino all’inizio del ‘300 scelsero Viterbo come sede pontificia.
Il palazzo dei Papi a Viterbo
Tuttavia, storia a parte, il Palazzo dei Papi è assolutamente da visitare. Vi consigliamo di farlo con il supporto di una guida che, attraversando il ballatoio, non mancherà di condurvi nella bellissima Loggia delle Benedizioni che si affaccia su Piazza di San Lorenzo. Assolutamente da vedere, anche per la sua importanza storica, è la stanza del conclave. In questo luogo si svolse il più lungo conclave di sempre, durato più di mille giorni – 29 novembre 1268 – 1° settembre 1271 -, terminato con l’elezione di Papa Gregorio X. Sempre sulla stessa piazza, a poco meno di 100 metri dal Palazzo, si trova lo splendido Duomo di San Lorenzo, altra tappa d’obbligo.
Non vogliamo tediarvi con dettagli architettonici, vi basti sapere però che all’interno della cattedrale c’è un imponente organo a canne ancora funzionante: il consiglio è di visitarla, con rispetto, durante la celebrazione dei riti liturgici per sentirne l’armonia.
I vicoli delle tradizioni di Viterbo
Adesso, è arrivato il momento di perdersi nei vicoli della cittadina, passeggiare col naso all’insù, soprattutto se la visita coincide con la celebrazione di Santa Rosa – il 3 settembre -. Si tratta di un rito suggestivo che merita di essere vissuto almeno una volta nella vita: una torre alta più di tre metri, di circa 500 kg, adornata con fiori e fiammelle in onore della santa, sfila tra le viuzze strettissime della città sfiorando le pareti degli edifici.
Dopo tanto girare, potrebbe essere arrivata l’ora del pranzo o della cena e Viterbo si conferma una meta perfetta anche per la proposta enogastronomica. Nel centro storico, la Trattoria l’Archetto e la Trattoria MagnaMagna – nome omen – sono posti sicuri per gustare una cucina del territorio schietta e sincera. In entrambe troverete salumi e formaggi locali, trippa e i celebri lombrichelli al ragù – pasta tipica di acqua e farina -. E se prima di tornare verso casa volete fare scorta di bontà del luogo, fermatevi nel negozio di Coccia Sesto, un salumificio storico di Viterbo: troverete un guanciale strepitoso, ma anche salsicce, porchetta e prosciutto di alta qualità.

Ronciglione: il borgo del Carnevale Storico e la casa di Marco Mengoni
Sembra un paese nato dalla penna dei fratelli Grimm. Casette basse, tutte con i davanzali fioriti, stradine che si attorcigliano lungo un centro storico medievale da scoprire senza fretta e dove, di tanto in tanto, capiterà di rispondere al saluto di qualche passante. Poco importa se sono abitanti del luogo o turisti come voi: qui a Ronciglione vige la regola della montagna, si saluta chi si incrocia lungo il cammino.
Vi piacerà questa accoglienza calorosa che si fa colorata e anche un filo caotica durante la celebrazione del Carnevale, perché in questo piccolo borgo della Tuscia la manifestazione carnevalesca è una delle più attese dell’anno e richiama tantissimi visitatori anche da molto lontano. Il Carnevale di Ronciglione vanta una storia antichissima, nato come evoluzione di quelle che nel Seicento si chiamavano “Pubbliche Allegrezze”. Ieri come oggi, nel mese di febbraio, fino al giorno delle Ceneri, il paese si veste a festa e le strade si colorano con gli stemmi degli otto rioni cittadini. E ovviamente non mancano le sfilate dei carri.
A Ronciglione il lunedì gastronomico nella Tuscia
Bellissima quella del “Lunedì Gastronomico”, quando tra le strade sfilano i carri dei Polentari, Faciolaro o dei Tripparoli al grido popolare di “Chi urla, urla!”. I festeggiamenti per il 2026 sono in programma dall’1 al 17 febbraio.
Incredibile ma vero, Ronciglione, nonostante le dimensioni ridotte, ha dato i natali a ben due celebrità. C’è Ettore Petrolini, celebre comico romano del secolo scorso, ronciglionese di origine da parte di madre, e poi, facendo un salto in avanti di circa 100 anni, qui è nato Marco Mengoni. Lungo le stradine non è difficile trovare scritte luminose con frasi tratte dai brani di Mengoni o addirittura foto del cantante.
Per una pausa di gusto c’è il Bar Centrale, quello della famiglia Casani, dove concedersi un calice di vino da abbinare a uno dei loro tantissimi e farcitissimi tramezzini. Per pranzo o cena, una sosta all’Opificio non vi dispiacerà: cucina semplice, del territorio, con prodotti locali in primis salumi e formaggi.

Il Frittellone di Civita Castellana: Re del Carnevale civitonico
Storia di un Carnevale, di una ricetta simbolo della Tuscia Viterbese e di uno chef che l’ha presa sul serio. di Sara De Bellis
Vitorchiano: il gioiello medievale amato da Monicelli
Un borgo abitato da poco più di 5 mila anime, case arroccate lungo il pendio della montagna, stradine che finiscono su un belvedere da cui lo sguardo si perde nel verde di una natura autentica e incontaminata. È Vitorchiano, gioiello medievale che da solo potrebbe valere il viaggio nella Tuscia, tanto è bello e suggestivo.
L’occhio attento di uno dei più grandi registi italiani aveva visto in questo borgo tutta la bellezza dei luoghi che non hanno incontrato l’aridità umana, che tende a snaturare ciò che è già perfetto. Parliamo di Mario Monicelli, fu proprio tra i vicoli di Vitorchiano che nel lontano 1966 girò L’Armata Brancaleone. A quel gruppo di “buoni a nulla, ma capaci di tutto” e al capolavoro cinematografico di Monicelli e Gassman, sono dedicate diverse insegne dislocate lungo tutto il paese: per ogni scorcio presente nel film è specificata la scena corrispondente con testi e immagini.
Da Vitorchiano si arriva velocemente a Bagnaia e anche a Bomarzo sempre entro i confini della Tuscia Viterbese. A Bagnaia è imperdibile Villa Lante, un fantastico giardino all’italiana curato e arricchito da suggestivi giochi d’acqua nella parte centrale. La Villa non è grandissima e si visita in meno di un’ora, tempismo perfetto per continuare la gita e dirigersi verso il Parco dei Mostri a Bomarzo. Qui la storia si fonde alla leggenda e l’intero parco è avvolto da un velo di mistero che siamo certi piacerà soprattutto ai più piccoli. Una passeggiata di un paio d’ore permette di visitare il giardino e tutte le varie figure mitologiche intarsiate sulle pareti in stile grottesco, a partire naturalmente dall’Orco, il mostro simbolo del parco.

Oltre il Lazio: Narni sotterranea – Umbria – e la cucina di cacciagione
Concludiamo questo viaggio nella Tuscia Viterbese, proponendovi una deviazione verso nord, in Umbria, arrivando a Narni, uno dei primi comuni umbri della provincia di Terni. Il consiglio è di tenere questa tappa come parte finale del viaggio, dedicando a Narni una mezza giornata. Il borgo è piccolo e raccolto, con la struttura tipica dei paesi medievali. Giratelo pure, ma sappiate che tutta la bellezza di Narni sta sotto i vostri piedi.
Procuratevi i biglietti per visitare la Narni Sotterranea – prenotazione necessaria -. La visita dura circa 75 minuti e sarete accompagnati da guide appassionate, spesso ragazzi giovani. Se siete fortunati, potreste incontrare Roberto Nini, uno dei sei giovani speleologi che nel 1971 fece questa incredibile scoperta. Sì, questa meraviglia di storia e archeologia è saltata fuori per caso. Roberto e i suoi amici si trovavano nel parco di San Bernardo per provare delle funi da usare per una scalata, quando, a un certo punto, nascosta tra la radura del parco, videro una piccola feritoia. Si infilarono dentro e scoprirono un mondo parallelo.
I segreti della Narni sotterranea
La prima scoperta fu la chiesa di Santa Maria della Rupe risalente al XIII secolo, completamente affrescata. Poi a seguire le celle di prigionia legate al periodo dell’Inquisizione – ndr: inquietanti le scritte sulle pareti a opera dei prigionieri -. E ancora, l’acquedotto romano lungo circa 13 km. Un percorso affascinante, che merita di essere fatto anche per rendere omaggio alla passione di chi rende vivo questo sito.
E infine, sì, la sosta per il pranzo qui a Narni si fa alla Trattoria da Sara. Un locale poco fuori paese, dove è bene prenotare per tempo. Nella bella stagione si mangia in veranda, il resto dell’anno ci si accomoda all’interno, in un ambiente essenziale e senza fronzoli. La proposta gastronomica è ricca, golosa e di sostanza. In autunno e inverno, qui si viene per la cacciagione, il resto dell’anno per la pasta fatta in casa, il pollo cotto al mattone, l’antipasto pantagruelico. Ma anche la fettina panata e le patate cotte nel forno a legna. Da Sara si sta bene spendendo cifre molto oneste: 35,00 massimo 40 euro a persona, tutto incluso.
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