Marie Trintignant uccisa da Cantat, la serie Netflix che sta per riaprire un nuovo caso Cantat
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Dal caso Cantat – Trintignant a Elisa Claps, la cronaca nera rivive su Netflix

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La musica, il successo ma anche la gelosia, la violenza che uccide e l’opinione pubblica che riabilita il carnefice quasi trasformandolo in vittima. Parliamo di “Da Rockstar ad assassino – Il caso Cantat” la miniserie Netflix dedicata al frontman dei Noir Désir nel 2004 condannato per l’omicidio di Marie Trintignant, sua compagna di allora. La serie racconta il caso di cronaca che ha sconvolto la Francia, raccontandolo con uno stile quasi pragmatico ma mai freddo, certamente privo di ogni morbosità. E cosa ben più importante, la serie ha permesso la riapertura di un altro caso quello del suicidio della moglie di Cantat, trovata morta nel bagno di casa nel 2010. E Cantat? C’era ma dormiva, letteralmente.

Dal tormentone dell’estate all’accusa di omicidio: viaggio andata e ritorno nell’inferno di Bertrand Cantat 

Je n’ai pas peur de la route, faudrait voir, faut qu’on y goûte. Des méandres au creux des reins, et tout ira bien là, le vent nous portera…”. Era l’estate del 2002 quando di colpo l’Italia riscopre la musica francese. Dopo, l’indimenticabile Edith Piaf, il grande Charles Aznavour e la graffiante Guesch Patti con la sua Etienne, quell’estate di 23 anni fa ebbe il suo tormentone inaspettatamente in lingua francese.

Parliamo de Le vent nous portera, brano dei Noir Désir che in Francia spopolavano da anni con la loro musica introspettiva, le posizioni nette contro il Front National e l’allora emergente Marine Le Penne; quell’anno però, complice la collaborazione con Manu Chao, fanno impazzire gli italiani con quel brano apparentemente romantico e fintamente sognante.

Marie Trintignant, Krisztina Rády Marie Trintignant Bertrand Cantat, protagonisti della serie Netflix che sta per riaprire un nuovo caso Cantat
Marie Trintignant, Krisztina Rády Marie Trintignant Bertrand Cantat – ph Radio France

Frontman, ma anche compositore e vero leader del gruppo francese era l’allora 38enne Bertrand Cantat, fisico possente e aspetto da bello e dannato un po’ alla Jim Morrison. Tra lui e l’attrice Marie Trintignant fu colpo di fulmine, lei andò a vedere un concerto ed alla fine, come spesso accade tra artisti, s’incontrarono nel camerino di Cantat. Una stretta di mano, due parole, uno sguardo e si ritrovano innamorati l’una dell’altro. Marie aveva da poco chiuso la relazione col padre del suo quarto figlio, lui invece lasciò su due piedi la moglie Krisztina Rády, che aveva da poco dato alla luce il loro secondo figlio. Era il 2002 e da quel momento i due furono pressoché inseparabili senza però mai uscire allo scoperto. Tanto è vero che questa relazione per molti fu una novità emersa con l’omicidio della Trintignant.

Una serie che non scade nella morbosità, affidando il racconto a fatti e testimonianze

La serie, tre episodi in tutto da vedere in un weekend ma anche meno, se ne infischia di rispondere a quella richiesta di morbosità che sempre più ci rende dei cannibali del crime alla ricerca compulsiva del dettaglio più scabroso. A parer nostro, l’aver raccontato un caso di nera che gioco forza sconfina nello spettacolo senza cedere alle regole del gossip, è certamente uno dei punti di forza di questa produzione Netflix.

La regista Anne-Sophie Jahn ripercorre i fatti lasciando la parola alle immagini originali, alle testimonianze di chi conosceva i protagonisti, ai legali ed ai giornalisti che in quegli anni si occuparono del caso. Cantat era un insicuro, irascibile e follemente geloso della Trintignant e fu per questo che nel luglio del 2003 la seguì alla volta di Vilnius.

La Trintignant era nella capitale lituana per girare un film che peraltro coinvolgeva buona parte della sua famiglia: alla regia c’era sua madre Nadine, aiuto regista il fratello Vincent e co protagonista Roman, primo dei suoi quattro figli. Nessuno era contento della presenza di Cantat. La truccatrice, addirittura, racconta di come cambiasse proprio l’atmosfera quando l’uomo compariva sul set.

Di contro Cantat pretendeva che la sua compagna fosse reperibile sempre e in ogni momento anche durante le riprese del film, la Trintignant girava ogni scena con cellulare nascosto ovunque, stivali inclusi. Insomma, una relazione evidentemente tossica il cui epilogo arriva la notte del 27 luglio 2003 quando scatta una lite furibonda a causa di un messaggio che Marie aveva ricevuto dal suo ex compagno.

Cantat pretendeva che la sua compagna fosse reperibile sempre

Cantat lo legge, lo ritiene troppo confidenziale, i due litigano. Lui la massacra di botte fino a farle perdere i sensi ma chiamerà i soccorsi solo all’alba del giorno dopo. Marie Trintignant viene ricoverata a Vilnius, qui subirà due interventi. Il primo agosto 2003 la famiglia predispone un trasferimento in Francia, l’attrice morirà lo stesso giorno all’età di 41 anni.

La mattina del 28 luglio 2003, Cantat viene arrestato dalla polizia lituana e da lì a poco rilascerà la sua prima deposizione. Il racconto è quello di una lite finita male, uno schiaffo di troppo che fa cadere Marie addosso ad un termosifone, da lì coma irreversibile e poi la morte. L’autopsia però racconta ben altro: frattura del setto nasale, percosse profonde e ripetute su volto e cranio fino a causare un edema cerebrale. Cantat, alla luce di quanto emerso dall’esame autoptico, sarà chiamato per una seconda deposizione, un racconto fiume intervallato da singhiozzi, pianti e disperazione. Per farla breve, massacrò letteralmente di botte a mani nude Trintignant che diceva di amare.

Bertrand Cantat, protagonista della serie Netflix che sta per riaprire un nuovo caso Cantat
Bertrand Cantat in ritagli di giornale dell’epoca

Quando il carnefice diventa vittima e lo star system gli tiene il gioco

La gelosia è stato il detonatore, la forza fisica di Cantat ha fatto il resto: un uomo di 1 metro e 90 per 85 chili che si scaglia contro una donna di un metro e sessanta per 60 chili, può ucciderla inevitabilmente. Ma la dichiarazione di Cantat che gli vale l’accusa definitiva di omicidio volontario, non basta all’opinione pubblica e ancor meno alla stampa per relegarlo al ruolo di carnefice. Quelle lacrime e la disperazione quasi teatrale della seconda deposizione hanno occupato le prime pagine di tutti magazine francesi arrivando ad empatizzare con l’assassino perché in fin dei conti è un uomo tormentato, perché è pur sempre un artista che ha riempito gli stadi, perché come tutte le grandi menti è genio e sregolatezza. E poi, anche la Trintignant aveva le sue colpe!

Da una donna che è stata in grado di fare 4 figli con altrettanti uomini, cosa ci si può aspettare se non promiscuità, superficialità, menzogna. Insomma, la teora del “se l’è cercata” arriva anche quando la vittima trova la morte. Sul lato giudiziario, per Bertrand Cantat, va più che bene. Nel 2004, condannato a 8 anni di reclusione per l’omicidio di Marie, ottiene l’estradizione. Trasferito nel carcere di Tolosa e nel 2007 ottiene pure la libertà condizionata da scontare a casa di sua moglie Krisztina Rády. E qui si apre un altro scenario…

L'arresto di Bertrand Cantat, protagonista della serie Netflix che sta per riaprire un nuovo caso Cantat
L’arresto di Betrand Cantat – ph Radio France

La maledizione Cantat e la morte di un’altra donna: la moglie

Krisztina Rády, lasciata da Cantant fresca di parto quando lui perse la testa per la Trintignant, scelse comunque di stargli accanto durata tutta la vicenda giudiziaria. Peraltro la sua deposizione durante il processo fu piuttosto determinante; la Rády dichiarò infatti che mai Cantat aveva usato violenza su di lei. I fatti poi, dimostreranno il contrario. Krisztina non aveva mai smesso di amarlo e l’idea di ricostruire il nucleo famigliare – la coppia aveva due figli – rappresentava un nuovo inizio.

Ma a quanto pare la situazione era tutt’altro che rosea, la donna in più di qualche occasione raccontò a parenti e amici della follia di Cantat, del suo essere geloso e di alcuni preoccupanti atti di autolesionismo. Emergono anche dei messaggi telefonici che la Rády lasciò nella segreteria dei genitori residenti a Budapest, erano delle richieste d’aiuto. Parlava di situazione insostenibile, della paura di vivere con quell’uomo che aveva provato a soffocarla. Purtroppo nessuno riuscì ad aiutarla e Krisztina Rády decide di togliersi la vita impiccandosi nel bagno di casa il 10 gennaio del 2010.

Francesco Gheghi, Justin De Vivo e Vincenzo Alfieri (regista) stanno lavorando al film 40 secondi sulla storia dell'omicidio di Willy Monteiro.

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La figura di Bertrand Cantant

Milo, il figlio maggiore di dodici anni, scopre il suicidio della madre mentre torna a casa da scuola e trova il padre addormentato sul divano; dopo aver chiamato la polizia, gli agenti interrogano Cantat, già condannato per un’altra morte, ma decidono di non fermarlo né indagare ulteriormente sul suo possibile coinvolgimento nella morte della moglie.

Dopo 25 anni, grazie a questa serie Netflix ed alle testimonianze emerse intorno alla morte della Rády, la magistratura di Bordeaux ha deciso di riaprire il caso e di indagare sulla figura di Bertrand Cantant. Per dovere di cronaca, riportiamo anche la posizione dei genitori della Rády che si oppongono alla riapertura del caso definendo Cantat il miglior padre per i loro nipoti e che non merita questo accanimento.

C’è chi li ascolta nei podcast, chi organizza serate a tema in casa magari con gli amici, chi ha una lista infinita tra film, serie e podcast per avere sempre qualcosa da guardare o ascoltare. Il true crime ci tiene incollati allo schermo e in attesa dei dati 2025, quelli degli anni scorsi ne confermano il successo: al primo posto si piazza Il mostro: la storia di Jeffrey Dahmer la storia torcibudella dell’assassino seriale di Milwaukee che ha registrato oltre un miliardo di ore di visione. A seguire un’altra produzione Netflix, La storia dei fratelli Lyle ed Erik Menendez con 12.3 milioni di visualizzazioni e 99.5 milioni di ore visualizzate.

Quando il crime fa audience (meglio se true)

E infine Il caso Laci Peterson che racconta l’omicidio della donna all’ottavo mese di gravidanza per mano del marito, con 37 milioni di ore visualizzate. Ma purtroppo, è il caso di dirlo, non si deve per forza attingere dalla cronaca americana per trovare ottime produzioni cinematografiche. Restando sempre su Netflix la mini serie dedicata al delitto della giovanissima Yara Gambirasio, sale sul podio, e nel 2024 è tra i contenuti Netflix più visualizzati mantenendo il primato per dieci giorni consecutivi.

Per Elisa, bellissima e commovente serie Rai dedicata al caso di Elisa Claps, la diciassettenne uccisa a Potenza e il cui corpo è stato ritrovato nel 2010. Ben 17 anni dopo la sua scomparsa. E poi, il delitto di Avetrana della povera Sara Scazzi col quale Franca Leosini si è definitivamente consacrata nostra signora del Crime e a cui Disney+ ha dedicato la bellissima e controversa serie con una magistrale Vanessa Scalera, dal titolo “Qua non è Hollywood”. Che forse è il monito che dovremmo tutti tenere a mente ogni volta che affondiamo la nostra curiosità in certe storie.

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Scritto da
Giovanni Ramacci

Classe 1976, ingegnere nucleare, romano ma cittadino del mondo grazie alla sua professione che lo porta ovunque. Amante di cucina internazionale ha un debole per i piatti “green”, si dichiara un carnivoro pentito ma non è vegano. Non ancora! Lettore compulsivo e grande appassionato di cinema d’autore.

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