Il film di Kaouther Ben Hania è un appuntamento con la Storia: ci sono opere che trascendono l’arte. La storia vera della bambina uccisa a Gaza è una di queste.
Non si può spiegare la sensazione di gelo ed estrema commozione provata alla fine della proiezione di The Voice of Hind Rajab a Venezia 82. Raramente un film presentato al festival è stato in grado di unire i presenti al punto da trasformare la visione in una vera e propria funzione funebre. Fin dalla rivelazione del programma di questa edizione, su carta, complice l’evidente commozione nell’introdurlo di Alberto Barbera, direttore della Mostra del Cinema, il film di Kaouther Ben Hania è stato subito identificato come il Leone d’Oro designato.
La ragione è facilmente intuibile: è il racconto delle ore disperate in cui una bambina di 6 anni, Hind Rajab, è rimasta intrappolata in una macchina a Gaza, ricoperta dai cadaveri della sua famiglia, con l’esercito israeliano pronto a sparare. Per tentare di salvarla gli zii, da Berlino, l’hanno messa in contatto con la Mezzaluna Rossa.

Un film, una missione
La regista tunisina, da diversi anni presenza fissa dei più importanti festival internazionali (il suo film precedete, Quattro figlie, era a Cannes 2023 e ha vinto il Premio César come miglior documentario), una volta ascoltata la registrazione della lunga telefonata tra la bambina e gli operatori ha deciso di mettere in pausa tutti i progetti di cui si stava occupando. E trasformare quella testimonianza sconvolgente in un film. Sì, quella che si sente in The Voice of Hind Rajab è la vera voce della bambina. Nessuna interpretazione avrebbe potuto renderle giustizia. E per non tradire quella verità, la regista ha scelto di trasformarla nel cuore della sua opera, ricostruendo il resto.
Girato in una sola stanza, quella della sede della Mezzaluna rossa a Ramallah, è il racconto di una lotta contro il tempo. Ma non solo. È una testimonianza incredibile, non soltanto del singolo episodio, ma di un momento storico ancora in atto. Il fatto è avvenuto il 29 gennaio 2024: al contrario di tanti documentari e pellicole che raccontano una guerra, o un evento importante, questo è un film che arriva con il conflitto ancora in corso. Con civili e bambini palestinesi uccisi ogni giorno. Il senso di impotenza e rabbia provato dagli operatori che tentano di salvare Hind Rajab diventa quindi quello di tutti noi, che non possiamo fare quasi nulla per aiutare, se non sentirci terribilmente in colpa.

Global Sumud Flotilla, la speranza galleggiante per Gaza
Una flotta di pace, luce e solidarietà è salpata da tutto il mondo per portare aiuti umanitari a Gaza via mare. di Francesco Bruno Fadda
The Voice of Hind Rajab va oltre l’arte
Inutile negarlo: un titolo come questo è qualcosa che trascende l’arte. The Voice of Hind Rajab è un appuntamento con la Storia, una fotografia di questo inizio secolo. Di cui probabilmente è uno dei film più importanti. Non esageriamo: quando in futuro ci chiederanno cosa stavamo facendo all’epoca della guerra di Gaza non potremo dire di “non aver saputo”. Di solito l’espressione “film da far vedere nelle scuole” ci fa un po’ allergia, ma stavolta è inevitabile: non c’è dubbio che in futuro The Voice of Hind Rajab sarà fatto vedere agli studenti.
Oltre il documento, anche un grande film
Oltre al suo ruolo di testimonianza però, quello di Kaouther Ben Hania è anche un ottimo film. Regia asciutta, montaggio serrato, attori eccellenti (Muʿtazz Milhis, Saja al-Kilani, Clara Khuri e Amir Hulayhil, tutti indimenticabili). Pur essendo molto fedele ai fatti, anche perché l’utilizzo della vera registrazione in versione integrale non avrebbe permesso troppe libertà, ha diverse idee ottime: quella del disegno sulla lavagna per spiegare quanto sia complesso il meccanismo di coordinamento degli aiuti, per esempio. Praticamente un labirinto. O il mostrare costantemente il numero della registrazione: incredibile come un popolo come quello israeliano, che ha subito la tragedia dei campi di concentramento, con milioni di persone uccise in modo sistematico e ridotte a un numero, stia ora disumanizzando allo stesso modo i Palestinesi. Anche Hind Rajabè stata ridotta a un numero.

Leone d’Oro o no, è il film per cui Venezia 82 sarà ricordata
È incredibile poi come The Voice of Hind Rajab e A House of Dynamite di Kathryn Bigelow, anche questo presentato in concorso a Venezia 82, dialoghino in modo così diretto. Entrambi sono film girati in interni, con persone che parlano costantemente al telefono e devono prendere decisioni da cui dipende la vita o la morte. Bigelow però ci porta nella stanza di chi le prende quelle decisioni, mentre Kaouther Ben Hania in quella di chi ne subisce le conseguenze. Entrambe ci dicono che abbiamo fallito come specie e che sarà sempre troppo tardi quando apriremo finalmente gli occhi.
Non lo neghiamo: questa è una visione particolarmente difficile. Soprattutto per chi ha figli o nipoti. Sentire decine di volte la bambina dire: “Vienimi a prendere” è uno stillicidio. Eppure ci sentiamo di dire che The Voice of Hind Rajab è un film che va visto e fatto vedere. Non è pornografia del dolore, non è retorica facile: questo è un film che non somiglia a nessun altro. Qui si va oltre il Leone d’Oro.
Inserisci commento