Nel film di Kristoffer Borgli Zendaya e Robert Pattinson si devono sposare, ma un segreto di lei fa vacillare il matrimonio: The Drama è una riflessione su come i social e l’immaginario americano ci abbiano rovinato.
Se c’è un autore che sta riflettendo seriamente su come i social ci abbiano cambiato è Kristoffer Borgli. Fin dal suo esordio, DRIB (2017), ha raccontato la follia che c’è dietro al marketing. Con il secondo film, Sick of myself (2022), presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard, ha fatto il grande salto, entrando nel radar dei cinefili. Anche qui l’ossessione di essere visti è il cuore di tutto: una ragazza assume un farmaco per tornare al centro dell’attenzione, visto che il suo ragazzo le ruba la scena. All’opera terza, Dream Scenario (2023), lui che è norvegese, è volato in America, confrontandosi con un’industria molto diversa. Prodotto da Ari Aster, in quell’opera mostra come anche i sogni possano diventare merce, grazie a un Nicolas Cage multiforme e strepitoso.
The Drama – Un segreto è per sempre è dunque la sua prova del nove: dal primo aprile nelle sale italiane, ha come protagonisti due degli attori più in vista degli ultimi anni, Zendaya e Robert Pattinson. Ari Aster produce anche stavolta e forse non è un caso che con il collega siano coetanei: Borgli è del 1985, Aster del 1986, come Pattinson. The Drama è quindi un film fatto da Millennial, che racconta una transizione importante. Quella della vita che si fa arte performativa. E cosa c’è di più performativo di un matrimonio?
The Drama: quando un segreto cambia tutto
Zendaya e Robert Pattinson sono, rispettivamente, Emma Harwood e Charlie Thompson. Americana lei, inglese lui. Emma lavora in una casa editrice, Charlie è direttore di un museo. Ci sono dei lavori più da Millenial di questi? A pochi giorni dalle nozze però, mentre stanno provando il menù insieme ai testimoni, Mike (Mamoudou Athie) e Rachel (Alana Haim), fanno un gioco: rivelare la cosa peggiore mai fatta.

Tutti confessano a turno e si ride. Quando a parlare, a confessarsi, è Emma cala il silenzio. Chi è davvero la persona che Charlie sta per sposare? Questa confessione mette in crisi l’uomo, che si rende conto di non conoscere davvero quella che credeva essere la sua anima gemella.
Europa vs Stati Uniti: due società a confronto
Non riveleremo il colpo di scena, sarebbe un peccato. Possiamo però dire che la confessione di Emma è molto legata alla società e alla cultura americane. Proprio qui sta uno dei pilastri del film di Borgli: lo scontro tra nuovo e vecchio continente. Charlie incarna l’Europa, che, con atteggiamento un po’ snob, guarda Emma come se fosse una bambina ingenua. Lei, effettivamente più giovane, è sorda da un orecchio.
Capiremo perché, ma è impossibile non vederci un secondo livello di lettura. L’Europa, come Charlie, ha un (mal riposto?) senso di superiorità, mentre gli USA vanno avanti dritti per la loro strada, sordi alle critiche. Un connubio destinato a creare scontro. Il dramma, appunto. Anche perché mentre Emma parla di cose molto concrete, di disagio sociale e mentale, a cui in passato ha reagito in modo pratico, Charlie cita solo libri e film, come se vivesse fuori dal mondo reale.

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The Drama tra registro comico e momenti di ansia
Oltre allo spunto geniale, il colpo vincente del regista e sceneggiatore è la scelta del tono: si passa da orrore e ansia puri, a situazioni e momenti comici. Si crea così una sensazione di vivere in qualcosa di reale e allo stesso tempo di assistere a qualcosa di programmato. Che è esattamente la realtà che ormai viviamo tutti i giorni, da quasi 20 anni. I social ci hanno completamente cambiato il cervello. Oggi si vive per fare contenuti e aggiustare continuamente la propria narrazione, invece che raccontare momenti vissuti.
E se tutto diventa content, fino a dove ci si può spingere? Cosa è davvero reale e cosa no? Non tanto nelle immagini, a confonderci basta l’intelligenza artificiale, ma nei sentimenti. Amiamo davvero chi abbiamo accanto, oppure l’abbiamo scelto per come ci fa apparire? E soprattutto: vogliamo sapere la verità, oppure preferiamo la bugia? Matrix aveva previsto tutto.
Realtà vs performance sono il cuore del film
Oltre ai film di Louis Malle, si cita anche Freud: “I sentimenti di cui non parliamo riemergono più forti di prima”. Borgli sembra dirci questo: per quanto ci sforziamo di usare filtri che abbelliscono la nostra pelle, sperando che in qualche modo rendano più splendenti anche le nostre anime, restiamo individui fatti di materia. Non è un caso che sia Zendaya che Pattinson siano chiamati a vomitare e piangere continuamente: reazioni spontanee e incontrollabili (non come chi si riprende mentre piange per finta davanti al telefono per creare engagement, l’ultima frontiera del degrado social).

Prima o poi il mondo fisico bussa alla porta e, se continuiamo così (almeno nel mondo privilegiato che non ha altri problemi se non cosa postare per far contento l’algoritmo) non saremo più in grado di affrontare le tragedie reali quando arriveranno. Perché arriveranno.
Grazie a un cast in stato di grazia e all’ottimo montaggio di Joshua Raymond Lee, The Drama, nonostante si perda un po’ nella parte centrale, centra l’obbiettivo. È vero, i Millennial sono la generazione più colta e istruita che si sia mai vista fino a oggi, ma, dopo l’apice, sta cominciando la regressione: la Gen Z (sono stati pubblicati recentemente studi a riguardo) è la prima in 200 anni a non aver superato la precedente nelle capacità cognitive. Stiamo tornando indietro, proprio quando la tecnologia è parte integrante delle nostre vite. È possibile riavvolgere il nastro e ricominciare da capo? Forse Emma e Charlie lo desidererebbero, ma continuerebbero a evitare la rivelazione più spaventosa di tutte: la verità.
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