Nella Striscia di Gaza la fame non è più una conseguenza della guerra, è diventata un’arma. Tra numeri drammatici, appelli internazionali e mobilitazioni come #nofoodcontentforgaza, il cibo continua a essere questione di vita o di morte.
Nella Striscia di Gaza, la popolazione sta morendo di fame. Bambini si ammassano verso i camion umanitari per avere un bicchiere d’acqua e un piatto pieno. In tanti, se non muoiono di fame, muoiono schiacciati. Sembrano volti dipinti da Michelangelo per il Giudizio Universale, peccato che non sono un’opera d’arte ma il risultato di un disegno disumano.
Il cibo entra così al centro del dibattito politico ed economico. Non se ne parla più solo come parametro di giudizio per inserire ristoranti nelle guide, non lo si esibisce come un trofeo nei cooking show televisivi, smette di essere la ricetta del giorno o del mese. Si trasforma dal palcoscenico della cucina con i “Pronto Chef!” dei ragazzi di brigata e diventa uno strumento politico ed economico a tutti gli effetti. Il cibo è tornato, davanti ai nostri, torna a essere un mezzo di distruzione. E forse non ha mai smesso se già Maxim Litvinov, ministro degli esteri dell’Urss negli anni ’30, dichiarava: “ Il cibo è un’arma”
Recentemente Carlin Petrini, fondatore di Slow food, ha dichiarato: “A Gaza la fame ormai non è più un effetto collaterale della guerra. È diventata un’arma tanto antica quanto disumana di chi ha scelto di trasformare il cibo in uno strumento per spezzare, svuotare e cancellare un popolo”. Cibo e morte dunque, da sempre e per sempre, sono uniti a doppia mandata. Si mangia, per non morire, quel cibo che altro non è che morte che prende vita.
2 milioni di persone in stato di insicurezza alimentare
Il cibo è un argomento serio basta partire dai numeri, per rendercene conto. “L’intera popolazione della Striscia, oltre 2 milioni di persone, è in grave stato di insicurezza alimentare. Una persona su tre non mangia da giorni e l’80% di tutte le morti per fame segnalate riguardano bambini “ (fonte: Unicef al 27/07)
Save the Children sul suo sito riporta: “Solo a luglio, 25 bambini sono morti di malnutrizione a Gaza. L’ultimo rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) ha rilevato che a Gaza si sta attualmente verificando lo scenario peggiore di carestia: sarebbero oltre 70.000 i casi di bambini sotto i cinque anni e 17.000 casi di donne incinte e in allattamento che soffrono di malnutrizione acuta in tutta la Striscia.

L’allarme del World Food Program dell’ONU
Il Programma Alimentare Mondiale (WFP) avverte che le condizioni attuali rendono impossibile operare e spiega che il sistema umanitario, guidato dalle Nazioni Unite, non ha fallito: gli è stato impedito di funzionare. Che cosa significa? Che in realtà le organizzazioni hanno capacità e risorse per rispondere a questa situazione drammatica , ma non hanno accesso alla Striscia di Gaza, quindi sono impossibilitati a raggiungere i propri operatori.
Il consumo di cibo è crollato a Gaza dall’ultimo aggiornamento IPC di maggio 2025. I dati mostrano che più di una persona su tre (39%) trascorre giorni interi senza mangiare. Più di 500.000 persone, circa un quarto della popolazione di Gaza, stanno vivendo in condizioni di carestia, mentre il resto della popolazione sta letteralmente morendo di fame.

Un crimine di guerra
L’uso della fame come arma di guerra è un crimine di guerra e non è la prima volta che viene messo in pratica. Negli ultimi dieci anni la fame è stata usata come un’arma contro la popolazione civile in vari fronti: durante la guerra in Ucraina e l’assedio russo della città di Mariupol, nel 2022, (fonte il Post) Durante la guerra civile siriana, quando il regime di Bashar al Assad ricorse all’affamamento per conquistare città e aree che erano sotto il controllo dei suoi rivali: secondo le Nazioni Unite, lo fece in modo “sistematico“. E sono solo pochi esempi in una realtà più vasta.
Bambini che reclamano cibo, con occhi lucidi e urla strazianti, pentole vuote e nemmeno un goccio d’acqua per dissetarsi. Queste le scene cui tutto il mondo assiste impotente e pietrificato. Padri e madri che si lasciano morire di fame pur di sfamare i loro figli eppure sono costretti a piangerli. Su La Repubblica la testimonianza straziante di Maher Abu Zaher: “Facevo il ristoratore ho visto mia figlia Razan morire di fame a 4 anni”.

Il fornaio libanese: pane e resistenza a Beirut adesso come allora
Nella Beirut del 1982, tra guerra e occupazione, un uomo sceglie di impastare invece di imbracciare un fucile. Il libro di Eugenio Cardi parla di memoria, resistenza e amore in tempo di assedio. di Giovanni Ramacci
Il cibo è un diritto umano fondamentale
Il cibo è stato riconosciuto come diritto umano fondamentale dalla Dichiarazione universale dei diritti umani nel 1948 eppure l’uso della fame come metodo di guerra è stato proibito solo in un protocollo delle Convenzioni di Ginevra. Lo Statuto di Roma, il trattato del 1998 creato dalla Corte Penale Internazionale, condanna il metodo di affamare la popolazione civile in guerra con una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 2018.
Parliamo e scriviamo queste parole ma chi realmente sa cosa significa morire di fame, in un mondo dove spesso si combatte per evitare lo spreco di cibo? La fame uccide lentamente e dopo una lunga agonia. Se il corpo non riceve cibo, inizia ad autodistruggersi. All’inizio usa le riserve di zucchero del fegato, poi brucia i grassi, poi passa a muscoli e quindi alle ossa. In questa fase lo stomaco si rimpicciolisce, le costole sporgono, il cervello non riceve abbastanza energia.
L’appello della Gaza Humanitarian Foundation
Questo è quanto sta accadendo a Gaza e bisogna agire. Perfino la Gaza Humanitarian Foundation ( meccanismo controllato dal governo israeliano, sul cui funzionamento si sono concentrate molte denunce di Medici senza Frontiere,ndr) ha lanciato un appello urgente ai governi: aprire tutti i valichi terrestri; ripristinare il flusso completo di cibo, acqua potabile, medicinali, beni di prima necessità e carburante attraverso un meccanismo guidato dalle Nazioni Unite e fondato su principi umanitari. Porre fine all’assedio e concordare un cessate il fuoco immediato (fonte Medici senza Frontiere).
Qualcosa si è mosso: il cibo ora arriva dal cielo. La Spagna ha lanciato 5500 razioni di cibo e dal 9 Agosto anche l’Italia lancerà cibo nella Striscia di Gaza con i C-130 dell’Aeronautica. Le organizzazioni umanitarie come Medici senza frontiere continuano a lavorare indefessamente con i mezzi a disposizione in loco per aiutare la popolazione locale (Qui le informazioni per chi volesse supportare il loro lavoro).

L’iniziativa #nofoodcontent4gaza
Oggi anche il mondo del food in Italia si mobilita e lancia un’iniziativa per lunedì 11 agosto: “Ti chiediamo di aderire a una giornata di “silenzio social”. Lunedì 11 agosto faremo sentire la nostra voce corale sospendendo la pubblicazione di tutti i contenuti che riguardino il cibo, pubblicando sui canali personali e professionali le grafiche che alleghiamo, con l’hashtag #stopfoodcontent4gaza.
Chiunque può aderire, condividere le grafiche predisposte o interpretare secondo la sua sensibilità questo messaggio nella maniera che crede più opportuna amplificandolo con video, riflessioni o altro”
Il Cibo è molto di più di un prodotto o di una foto instagrammabile. Il Cibo è vita.
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