Cillian Murphy è il preside di un istituto per ragazzi difficili in Steve, su Netflix dal 3 ottobre. Nella storia l'attore ha dato veramente tutto, creando un personaggio indimenticabile
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Steve: Cillian Murphy arriva adesso su Netflix con una lezione sull’animo umano

Cillian Murphy omaggia i suoi genitori interpretando il preside di un istituto per ragazzi difficili in Steve. Dal romanzo Shy di Max Porter. Su Netflix dal 3 ottobre. 

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Cillian Murphy omaggia i suoi genitori interpretando il preside di un istituto per ragazzi difficili in Steve. Dal romanzo Shy di Max Porter. Su Netflix dal 3 ottobre. 


Cillian Murphy ci ha abituato a ruoli molto complessi. A lui piace indagare gli angoli più bui degli esseri umani, quei posti in cui nessuno vuole andare spontaneamente. Invece l’attore se li va proprio a cercare. Dopo l’Oscar per Oppenheimer di Christopher Nolan avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, invece ha deciso di concentrarsi su una storia più quotidiana, ma molto personale. Dal 3 ottobre è su Netflix Steve, film di Tim Mielants tratto dal romanzo Shy di Max Porter, anche sceneggiatore. Murphy ha il ruolo di Steve, appunto, preside di un riformatorio. Siamo nell’Inghilterra del 1996 e la salute mentale è ancora un tabù. 

Cillian Murphy è il preside di un istituto per ragazzi difficili in Steve, su Netflix dal 3 ottobre. Nella storia l'attore ha portato molto del suo bagaglio personale
Cillian Murphy – Steve (Right) ( Foto: Viglasky/Netflix © 2025)

Steve: Murphy attinge dal suo passato per il ruolo

Nel riadattare il testo si è deciso di rendere centrale il punto di vista del preside, che nel libro è più marginale. Questo ha dato modo al premio Oscar di attingere ai propri ricordi d’infanzia: a differenza di tanti colleghi che provengono da famiglie di artisti, la sua è invece formata da insegnanti. Suo nonno era preside, entrambi i genitori professori. Anche molti zii e zie insegnano. Possiamo quindi dire che stava preparando questo personaggio da tutta la vita. Inutile dire che, come sempre, centra il bersaglio: scarmigliato e consumato, Murphy dà tutto se stesso nei panni di quest’uomo che combatte tra mille difficoltà, eppure non si arrende. 

L’attore ha descritto quella di insegnante come una vera e propria vocazione: ha visto come i suoi genitori fossero prosciugati dall’avere a che fare ogni giorno con adolescenti, per poi tornare a casa a badare a lui e ai suoi tre fratelli. Eppure insistevano perché, come ha detto presentando il film al Toronto International Film Festival, gli educatori sono i custodi delle nuove generazioni. Ecco: nello sguardo sofferente ma ancora combattivo del suo Steve ha messo tutto questo. 

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Un focus sulla salute mentale

La scelta di rendere Steve un personaggio più centrale è molto interessante. Anche nel nostro paese gli insegnanti e gli educatori vengono spesso sottovalutati. Sicuramente non hanno i mezzi economici e i riconoscimenti che meriterebbero. Questo spinge molti a vedere questo lavoro come un ripiego. Oppure un impiego che offre la possibilità di avere lunghe vacanze (un classico: è una delle cose che viene spesso rinfacciata agli insegnanti).

La categoria dovrebbe essere valorizzata, sia dal punto di vista salariale che di prestigio sociale: avere un buon mentore, in grado di far scoprire un talento e coltivarlo, è una variabile che può cambiare la vita. La scuola dovrebbe fare proprio questo: dare gli strumenti per capire meglio il mondo e se stessi. Ma sempre più spesso non è così. 

Salute mentale e attenzione ai più deboli: necessità sociali

La situazione si aggrava quando parliamo di ragazzi con problemi comportamentali o di apprendimento. Oggi parole come autismo e disturbi dell’attenzione sono più diffuse e conosciute, ma 30 anni fa, all’epoca in cui è ambientata questa storia, erano uno stigma. Con questo ruolo Murphy, che, come detto, conosce molto bene il mondo raccontato, fa quasi un’opera socialmente utile: l’educazione emotiva, ancora prima che scolastica, è fondamentale. Al punto che anche il suo personaggio ne ha bisogno: lo stesso Steve, a furia di essere completamente svuotato da questi ragazzi di cui nessuno vuole occuparsi, avrebbe bisogno di un abbraccio, di un pasto preparato con più cura e di un incoraggiamento.

Alcuni dei coprotagonisti di Cillian Muprhy in Steve, il film su Netflix dal 3 ottobre.
Jay Lycurgo – Shy, Simbiatu Ajikawo – Shola in Steve. (Foto: Robert Viglasky/Neflix © 2025)

Ogni sfumatura di questo senso di ostinata frustrazione è nei suoi occhi: una prova grandissima, per un film piccolo, ma che vale sicuramente la pena vedere. Sì, anche se avete un ricordo pessimo degli anni passati sui banchi di scuola. Magari potrà farvi fare pace con il ricordo di quell’insegnante che pensavate vi avesse preso di mira. 

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Scritto da
Valentina Ariete

Giornalista pubblicista, scrive di cinema e serie tv per Movieplayer e La Stampa. Ha partecipato a programmi tv, radio e podcast. Specializzata in interviste, segue i principali festival di cinema, da Cannes a Venezia. Vincitrice del Premio Domenico Meccoli “Scrivere di Cinema” 2024, mette la stessa passione nel divulgare la settima arte di quando, a 3 anni, fece la sua prima videorecensione: era quella di Biancaneve e i sette nani e gli smartphone ancora non esistevano, signora mia!

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