Il film di Ryan Coogler con Michael B. Jordan ha fatto la storia con 16 nomination agli Oscar 2026, eppure in Italia non l’ha visto nessuno. Ecco perché Sinners è un grandissimo film.
Quando lo scorso 22 gennaio sono state annunciate le nomination agli Oscar 2026, I peccatori (Sinners) di Ryan Coogler ha fatto la storia: ha ottenuto 16 candidature, battendo il record di Eva contro Eva (1950), Titanic (1997) e La La Land (2016), che ne hanno avute tutti 14. In Italia la maggior parte degli appassionati (e tristemente anche degli addetti ai lavori) è rimasta sotto shock: come è stato possibile? Le merita? Le domande più gettonate. Forse se avessero visto il film con protagonista Michael B. Jordan avrebbero compreso.
Sì perché, purtroppo, da noi questo gioiello che mescola ad arte i generi e racconta con precisione chirurgica gli Stati Uniti di ieri e oggi ha incassato appena 1,3 milioni di euro. Warner Bros. (che è la vera vincitrice morale di questa stagione cinematografica, avendo prodotto tre titoli del calibro di I peccatori (Sinners), Una battaglia dopo l’altra e Weapons (tutti con candidature importanti agli Academy Awards), da noi non ci ha creduto e l’ha pubblicizzato pochissimo.

Sinners: negli USA un fenomeno senza precedenti
In USA invece è un fenomeno da aprile 2025, quando è uscito in sala: costato 90 milioni di dollari, ne ha incassati in patria 280, per un totale di quasi 370 complessivi. Un vero e proprio successo. Ma soprattutto, se solo da noi si fosse prestata attenzione ai social, si sarebbe intuito da tempo che I peccatori (Sinners) è diventato immediatamente parte della cultura pop: la colonna sonora di Ludwig Göransson spunta ovunque da mesi, da Spotify a TikTok, i meme sono infiniti, alcune immagini (come quella di Jordan e Miles Caton che si abbracciano sconvolti) sono diventate iconiche. L’endorsement di Hollywood è stato costante ed entusiasta: nel corso di un incontro organizzato dalla SAG-AFTRA Foundation, il sindacato dei lavoratori dello spettacolo e dei media americani, Viola Davis ha descritto così l’opera di Coogler: “È un momento culturale: questo film è stato come un risveglio. Come se qualcuno dicesse: aiutami”.
Insomma, in America questo film piace. E molto anche. A questo punto potremmo chiederci: perché? La risposta va oltre il mero gradimento della parabola dei gemelli Smoke e Stack, entrambi interpretati da Michael B. Jordan. Sì perché I peccatori (Sinners) è qualcosa di più di un film di genere che intrattiene e allo stesso tempo racconta la divisione interna degli USA tra bianchi e neri. È un grido di rabbia, un riappropriarsi della propria cultura, quella black, e del proprio immaginario. Coogler ha realizzato un film estremamente personale e l’ha fatto dando vita a un racconto che nasce dal cinema per il cinema.

Oscar 2026: tutte le nomination da Sinners a Bugonia
A Los Angeles sono state rilasciate tutte le nomination per gli Academy Awards: dalla premiata ditta Lantimos-Stone al chiacchierato Sinners, si preannuncia un’edizione ricca di sorprese e riflessioni. di Giusy Dal Pos
Ryan Coogler: la forza dell’originalità
Ci si lamenta sempre di come il cinema non abbia più idee. Infiniti prequel, sequel, remake, reboot hanno tolto creatività e immaginazione alla settima arte. Quando arriva quindi un film come I peccatori (Sinners), che è totalmente originale, bisognerebbe gioire e salutarlo con simpatia anche solo per questo. Coogler, anche sceneggiatore, non ha infatti preso spunto da nessun romanzo, fatto di cronaca o opera preesistente. L’universo raccontato è totalmente suo. E nasce dal cinema stesso: questo è un film che pesca a piene mani dalle immagini pensate per il grande schermo ed è al cinema che andrebbe visto per poter godere appieno della sua bellezza (ma per chi volesse recuperarlo è presente su Sky/Now e, a pagamento, su Prime e Apple Tv).
Ci ha messo tutto: il film in costume (siamo nel Mississippi del 1932), il gangster movie (Smoke e Stack sono due criminali di Chicago tornati a casa per aprire un juke joint), l’horror. E ancora: la musica blues, lo spiritual, il jazz, la magia hoodoo, il folklore e la questione razziale.

Una visione spettacolare e d’autore al tempo stesso. La cosa più bella è che ha talmente creduto nella forza del suo racconto da aver strappato a Warner un accordo storico: ha avuto il final cut (ovvero l’ultima parola sulla versione finale dell’opera), il first dollar-gross (avere una quota dei ricavi immediatamente, prima che la major recuperasse i costi) e la rights reversion (restituzione dei diritti del film dopo 25 anni). Una roba che in passato hanno avuto solo George Lucas e Quentin Tarantino.
Il vampirismo culturale
Ma perché continuiamo a dire che I peccatori (Sinners) è un film importante? Intanto è un fatto storico che un film di genere abbia ottenuto tutte queste nomination agli Oscar: l’horror in particolare di solito è sempre stato snobbato. Poi accanto a una struttura classicissima, da tragedia greca (tutto si risolve nell’arco di una giornata e il racconto è diviso in tre atti, più una scena finale molto goduriosa), Coogler fa un discorso politico e sociale, che arriva sincero, vero e dall’impatto fortissimo.
Non è la prima volta che il vampirismo (ecco, l’abbiamo detto) viene usato come metafora dell’appropriazione culturale. Ma il discorso davvero interessante è su come reagiscono le persone vampirizzate: non da vittime, ma da individui consapevoli, che affrontano la paura. E in questo modo diventano immortali. Vediamo infatti che i gemelli, grazie ai soldi guadagnati con la mala, vogliono tornare alle proprie origini, alla loro terra, alla loro musica. Sono stanchi di peccare per gli altri, dove questi altri sono sempre bianchi che li sfruttano.

Contemporaneamente non sopportano l’idea di vedere i propri simili distrutti dal sistema capitalista (pensiamo al musicista Delta Slim interpretato da Delroy Lindo): se non può sottometterli annullando la loro volontà, l’uomo bianco pensa infatti ad appropriarsi della loro unicità, impossessandosi della loro cultura, fatta di musica, arte e cibo.
Un conflitto antico quasi come il mondo
Una fame questa, di assimilare ciò che di più unico e attraente hanno le altre culture, che viene da molto lontano. Non è un caso che il villain della storia, il misterioso vagabondo Remmick (Jack O’Connell, ormai specializzato in ruoli inquietanti) venga dall’Irlanda. Ovvero dal Vecchio Continente. Non vuole davvero suonare con loro, ma impossessarsi del loro sound, del loro talento. La reazione dei vari componenti della famiglia Moore a questa aggressione assume quindi un significato importante. Un gemello è più cupo e rassegnato; l’altro cerca un contatto con una donna per metà bianca, Mary (Hailee Steinfeld), immaginando una vicinanza possibile tra neri e bianchi; il giovane cugino Sammie (Miles Caton, che voce, che sorpresa) è invece la nuova generazione, che rappresenta la speranza di un futuro migliore.
Sinners è un film dalla bellezza travolgente
Chi ama la musica blues coglierà diversi riferimenti ad alcuni miti e leggende, come quella di Robert Johnson, che si dice abbia ottenuto un immenso talento nel suonare la chitarra stringendo un patto col diavolo. “Continua a ballare con il diavolo e un giorno ti seguirà fino a casa” dice un personaggio. Ecco: il diavolo sta nel cedere, giorno proprio giorno, la propria unicità al più forte, che se ne impossessa per sfruttarlo fino all’ultima goccia. O che mortifica, insulta e umilia la bellezza e l’arte altrui, per poi invece imitarla e scimmiottarla, guadagnandoci al posto suo. Coogler non ci sta e mette su un film che avvolge lo spettatore come un fiume in piena.

A partire da un magnifico cast (lanciassimo verso la vittoria dell’Oscar per il miglior cast appunto, categoria introdotta proprio quest’anno): Michael B. Jordan è sempre stato un attore carismatico, fin da quando, piccolissimo, ha recitato nella serie The Wire. Ma qui si sdoppia, riuscendo a dare ai due fratelli una personalità unica, tanto da far comprendere benissimo in ogni scena quale dei due sia (anche lui potrebbe vincere come miglior attore protagonista, glielo auguriamo). Ogni faccia che gli sta accanto è perfetta, autentica.
Autumn Durald Arkapaw è candidata a un Oscar che potrebbe fare la storia
A dare calore a tutto è poi la straordinaria fotografia di Autumn Durald Arkapaw, che se dovesse vincere l’Oscar farebbe la storia: sarebbe la prima donna e la prima persona di colore a vincere questo premio. Con Coogler hanno girato il film in pellicola 65 mm, usando telecamere IMAX 15-perf e Ultra Panavision 70. Un lavoro notevole, che esalta due delle scene più belle viste in questa stagione cinematografica.
Una è quella del ballo che attraversa le epoche: la colonna sonora di Ludwig Göransson (avviato verso il terzo Oscar) avvolge i protagonisti, che ci mostrano come l’arte e l’anima di un popolo siano eterni e indistruttibili attraverso i secoli. E poi un’altra forse meno appariscente, ma fondamentale: quella in cui i gemelli portano in macchina il cugino Sammy, che vuole guidare, ma a cui per il momento lo impediscono. È un momento bellissimo, in cui tre giovani uomini sono perfettamente consapevoli di chi sono, cosa desiderano e dove vogliono andare. Coogler ha impresso il senso di libertà su pellicola. E in fondo tutto I peccatori (Sinners) è un incoraggiamento a essere autentici, liberi, fieri. Chi lo fa oggi, in un mare di immagini e pensieri tutti uguali? Per noi questo film è già un cult generazionale. Il test del tempo ci dirà se ci abbiamo visto lungo. Intanto gli auguriamo lunga vita attraverso i secoli.
Inserisci commento