Seconda Chance è il progetto fondato dalla giornalista Flavia Filippi che punta al reinserimento lavorativo dei detenuti in tutta Italia
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Seconda Chance: 650 storie di riscatto e integrazione

L'impegno di Flavia Filippi e del progetto Seconda Chance: un'intervista esclusiva che svela le sfide e i successi nel reinserimento lavorativo dei detenuti in Italia, tra pregiudizi da superare e opportunità da costruire.

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L’impegno di Flavia Filippi e del progetto Seconda Chance: un’intervista esclusiva che svela le sfide e i successi nel reinserimento lavorativo dei detenuti in Italia, tra pregiudizi da superare e opportunità da costruire.


L’articolo 27 della Costituzione italiana non è un dettaglio: impone che la pena tenda alla rieducazione. Eppure, fuori dalle aule di giustizia, la domanda resta una: a chi interessa davvero che un detenuto abbia una seconda possibilità? Se lo chiede da cinque anni a questa parte Flavia Filippi, giornalista del TG La7 specializzata in cronaca giudiziaria e fondatrice di Seconda Chance, progetto che favorisce l’incontro tra carcerati e aziende

Nonostante gli incentivi economici per le aziende e i programmi di riabilitazione svolti dai reclusi, trovare imprenditori disponibili ad assumere è difficile. Retaggi culturali e diffidenza generale spingono la maggior parte dei datori di lavoro a non assumere persone prossime al fine pena, anche quando il loro percorso di riabilitazione è riconosciuto e valorizzato dagli educatori e dalla direzione dell’istituto. In tal modo viene sottratta una reale opportunità di riscatto, e il reinserimento nella vita civile diventa un privilegio per pochi, a testimonianza della distanza tra i principi costituzionali e la quotidianità.

Dal pregiudizio alle assunzioni grazie al lavoro di Seconda Chance

Proprio per questo Seconda Chance porta avanti un impegno di sensibilizzazione rivolto al mondo imprenditoriale, mostrando concretamente i vantaggi derivanti dall’assunzione di uno o più detenuti. Tale percorso è iniziato tempo fa e portato avanti, nelle prime fasi, esclusivamente da Flavia Filippi: “Per un anno e mezzo ho lavorato da sola. Poi, tre anni fa, ho fondato un’associazione del terzo settore e finalmente è quasi pronta una squadra operativa su tutto il territorio italiano con referenti regionali. Ho 4 colleghi in Piemonte, 4 in Lombardia, 2 in Liguria, 2 in Veneto, 1 in Friuli Venezia Giulia, 2 nelle Marche, 2 in Emilia Romagna, 2 in Toscana. L’obiettivo è di aumentare il numero di persone che, per conto di Seconda Chance, fanno attività porta a porta, parlano con ristoranti, bar, ditte edili, fabbriche metalmeccaniche e aziende di logistica, per convincerli a collaborare con noi nelle carceri e valutare il personale detenuto”. 

Seconda Chance è il progetto fondato dalla giornalista Flavia Filippi che punta al reinserimento lavorativo dei detenuti in tutta Italia

Non un percorso facile

Quello immaginato e sognato dalla Filippi non è stato un cambiamento semplice. Dagli albori e per un po’ di tempo le aziende contattate hanno continuato a nutrire riserve, ma con il tempo i frutti del lavoro intenso hanno cominciato a farsi vedere. “Ad oggi – sottolinea – abbiamo reso possibili circa 650 offerte di lavoro. I nostri partner spaziano dalle grandi catene come McDonald’s, Burger King e KFC, Arcaplanet, Acqua Vera, Acqua S. Pellegrino e il Gruppo Cremonini, fino ad attori di riferimento come Autostrade e Autogrill. Tutto senza dimenticare realtà istituzionali come il Vaticano e l’Istituto Superiore di Sanità.

Un network ampio e diversificato che accompagniamo in ogni fase, dalla prima presa di contatto con i detenuti fino ai colloqui in carcere. Noi li portiamo dentro ad incontrare i candidati; a quel punto loro selezionano uno, due o tre persone, e presentano la richiesta, che il magistrato di sorveglianza in seguito approva o respinge. Questo percorso ci ha permesso di diventare sempre più conosciuti: oggi riceviamo richieste e mail da detenuti di tutta Italia, dalle loro famiglie e dagli avvocati. E anche le aziende hanno iniziato a contattarci spontaneamente”.

Tuttavia, Filippi guarda al futuro con la speranza di assistere a un cambiamento ancora più profondo: “Da quasi cinque anni chiedo, cerco, parto, incontro, faccio videochiamate, scrivo mail, mando WhatsApp, e mi sono scontrata con ostacoli ben più grandi delle semplici remore. Ad oggi non 650, ma avremmo dovuto avere 6.500 offerte, se non anche 6 milioni e 500mila.”. Motivata da questa convinzione, Seconda Chance punta a crescere ulteriormente, anche sensibilizzando le aziende sulla legge Smuraglia (193/2000), che offre incentivi fiscali per assumere detenuti ammessi al lavoro esterno, anche con contratti tempo determinato o part time.

Le difficoltà di inserimento legate all’identikit

Non tutti i detenuti possono accedere indistintamente all’opportunità di un lavoro esterno. “È importante sottolineare che tutte le persone che vengono presentate ai colloqui con i nostri imprenditori sono selezionati dall’area educativa e hanno seguito un rigoroso percorso trattamentale, approvato dalla direzione, dalla polizia penitenziaria e dagli psicologi. Tale programma è volto al reinserimento nella comunità e alla trasformazione personale del detenuto, che deve dimostrare di aver riflettuto sul reato commesso e di essersi rinnovato”.

Ristorazione ed edilizia i settori più presenti

Sebbene non esiste un profilo specifico che le aziende richiedano, la fondatrice di Seconda Chance afferma che: “Nel tempo abbiamo osservato che la domanda è maggiore soprattutto nei settori della ristorazione e dell’edilizia. È evidente che, se un candidato ha già esperienza come cuoco, cameriere o operaio specializzato — ad esempio elettricista o idraulico — l’inserimento lavorativo risulta più semplice. Al contrario, stiamo trovando difficoltà a collocare alcuni giardinieri, anche se siamo comunque riusciti a sistemare un detenuto di Grosseto, presso il vivaio Giorgio Tesi Group a Orbetello”.

Ancora non particolarmente presenti nella rete di Seconda Chance gli istituti di correzione minorile, in quanto il progetto non dispone delle risorse necessarie. Tuttavia potrebbe non essere a lungo così. “La responsabile di Seconda Chance Triveneto – sottolinea Filippi -, la giornalista veneziana Giovanna Pastega, ha creato un interessante corso intensivo per operatori di fast food che ha debuttato presso gli IPM di Treviso. Sulla scia di questa iniziativa, abbiamo stipulato un protocollo con il Centro di Rieducazione per Minorenni di Catanzaro e siamo molto attivi con quello di Bari, dove abbiamo creato opportunità di lavoro grazie a McDonald’s e Cobar”.

Seconda Chance è il progetto fondato dalla giornalista Flavia Filippi che punta al reinserimento lavorativo dei detenuti in tutta Italia. Rigiocare il futuro è il progetto con il Carcere di Secondigliano
Screenshot

La Cittadella dello Sport a Secondigliano, tra formazione e inclusione sociale

Le opportunità di lavoro per i detenuti variano molto sul territorio nazionale: mentre il Centro-Nord offre maggiori possibilità, al Sud la situazione resta più complessa. Per affrontare questa sfida a Napoli, Seconda Chance, insieme a ENTAIN e Sport Senza Frontiere, ha lanciato il progetto ‘Rigiocare il Futuro’ nel penitenziario di Secondigliano, creando una vera Cittadella dello Sport. 

“Il 29 maggio 2025, grazie al contributo della Fondazione Prosolidar – spiega la referente campana Gabriella Lanzillo – sono stati inaugurati due campi da paddle trasformabili in campi da volley, un campo da basket e corsi per diventare arbitro AIA, aprendo nuove vie di crescita e reinserimento per i detenuti. Tale iniziativa offre ai detenuti strumenti concreti per ricostruire il proprio futuro attraverso sport, educazione e formazione, accompagnandoli in percorsi di inclusione sociale e reinserimento lavorativo a lungo termine”. 

Un progetto per abbracciare la Campania

“La collaborazione con il carcere di Secondigliano si è progressivamente estesa ad altre strutture della regione, tra cui Aversa, Arienzo, Santa Maria Capua Vetere e Salerno. Tuttavia, il reperimento di aziende o imprenditori disponibili a venire in carcere per valutare i detenuti resta molto faticoso. In questo contesto, un grande supporto arriva dal Gruppo Orienta, che ha aperto nuove opportunità lavorative, mentre l’impresa edile Cobar ha appena richiesto due detenuti del penitenziario di Secondigliano”. 

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Come mettersi in contatto con Seconda Chance e aprire nuove strade ai detenuti?

Seconda Chance rappresenta, dunque, un esempio concreto di come la collaborazione tra imprese e associazioni possa trasformare la detenzione in un’opportunità di crescita e reinserimento. Attraverso percorsi di formazione, attività lavorative e programmi educativi, i detenuti non solo acquisiscono competenze professionali, ma sviluppano anche autostima e consapevolezza delle proprie capacità. “I detenuti vivono, perciò, questa seconda possibilità che gli viene concessa loro con grandissima speranza ed e per questo che ci scrivono da tutta Italia a info@secondachance.net“. Pronta a rispondere non un bot o una voce impersonale ma Costanza, che raccoglie tutte le informazioni necessarie e smistarle poi al referente regionale di competenza.

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Scritto da
Gabriele Caruso

Giornalista pubblicista, laureato in Scienze politiche e Relazioni internazionali. Oltre a seguire le problematiche politiche presenti sul territorio e raccontare le vicende di cronaca locale, scrivo di sport e moda, e quando posso anche di arte e di libri. Tutti argomenti a cui dedico una grande attenzione e una forte passione.

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