Dal 15 al 21 giugno 2026 la Sardegna si trasforma nell’epicentro mediterraneo della miscelazione. Oltre cinquanta appuntamenti diffusi, ospiti internazionali, masterclass e una tesi semplice: il buon bere non è quanto, ma come.
C’è un momento, sul lungomare di Cagliari, in cui la luce cambia mestiere. Smette di fare la turista, quella delle cartoline e dell’ombrellone, e si mette a lavorare sul serio. Si infila tra i vicoli di Castello, accende il rame dei banconi, scalda il vetro dei bicchieri. È l’ora in cui l’isola che tutti credono di conoscere si toglie il costume da bagno e indossa qualcosa di più interessante. È, guarda caso, l’ora dell’aperitivo.

Ed è in quell’ora, moltiplicata per sette giorni, che dal 15 al 21 giugno torna la Sardinia Cocktail Week 2026. Ideata da Manolo Orgiana, penna del food & beverage per diverse testate nazionali, e dal fotografo Roberto Satta, che con i suoi scatti ha messo in posa chef stellati di mezzo mondo, la manifestazione è alla seconda edizione. Anche se Orgiana, a sentirlo, la racconta in modo diverso.
«È una seconda edizione che in realtà è una prima, vera e ufficiale», spiega. «Abbiamo imparato dagli errori del 2025. Lavorando un anno intero, fianco a fianco con i locali e i bartender dell’isola, sul programma e sul valore che questa manifestazione doveva esprimere. Il risultato è un vero laboratorio di idee. Un banco costruito con il contributo di tutti, bartender, botteghe, ristoranti e sponsor, che questa volta si sono fatti coinvolgere anche nell’organizzazione. Chi ama il bere ben fatto troverà i migliori professionisti dell’isola, italiani e internazionali, pronti a regalare un’esperienza diversa ogni giorno». Un laboratorio di idee, appunto. Perché è questo che la Sardinia Cocktail Week 2026 vuole raccontare: non una festa, ma un movimento.

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La Sardegna che non vi hanno mai raccontato
Partiamo da ciò che non è. La cartolina sarda è sempre la stessa: spiaggia, festa, brindisi estivo, il mojito tirato via in riva al mare con la stessa cura con cui si annoda un sandalo. Comoda, questa cartolina. Anche un po’ pigra. E soprattutto vecchia. Perché la scena che la manifestazione mette in vetrina racconta il contrario. Narra anzi di un’isola capace di esprimere cultura gastronomica, ospitalità e mestiere.
Il punto è che il bere miscelato sta cambiando pelle. Per anni il cocktail è stato sinonimo di eccesso: il consumo come quantità, l’alcol come scorciatoia per la felicità. La serata che finisce male e il conto che il giorno dopo guardi con sospetto e pochi ricordi. Quel mondo sta scomparendo, e al suo posto cresce qualcosa di più adulto. La parola d’ordine non è più di più. Ma meglio. Il bartender contemporaneo non punta a stordire il cliente, ma a sorprenderlo: lavora la materia prima come un cuoco, recupera erbe e radici come un erborista, dosa l’alcol come un orafo dosa l’oro. La gradazione si abbassa, l’attenzione si alza, e il bicchiere diventa un racconto del territorio più che un colpo di frusta.

L’aperitivo, finalmente, è cresciuto
Lo si vede bene proprio nel preciso momento della giornata durante il quale gli italiani sono più di casa: l’aperitivo. Per anni lo abbiamo trattato malissimo, ridotto a riempitivo tra l’ufficio e la cena. Tra il tramezzino rinsecchito, le patatine ferme lì da chissà quando e lo svuotafrigo spacciato per buffet. Oggi quel rito si è ripreso la dignità che meritava. È tornato a essere un momento di degustazione rilassato, in cui ci si siede e si assaggia senza orologi.
È il punto esatto in cui il lavoro del bartender e quello della cucina si incontrano, ciascuno ad alzare l’asticella dell’altro: un boccone pensato per quel drink, un drink costruito attorno a quel boccone. Non a caso la Sardinia Cocktail Week 2026 sposa la cultura del bere consapevole, con percorsi urbani da fare a piedi e un approccio sostenibile alla degustazione. Tradotto: si gira per Cagliari assaggiando, non si gareggia. Niente di moralista, sia chiaro. Solo un settore cresciuto, che ha capito come la qualità sia più memorabile della quantità.
Una rivoluzione, però, si misura dalle persone che la fanno. E qui i numeri parlano. Per una settimana il capoluogo diventa il punto di riferimento della mixology mediterranea, ma a salire sul palco è tutta la Sardegna. Gli American Bar aderenti sono sparsi su tutto il territorio del paradiso con il Mediterraneo in torno: a Cagliari Tailor’s, Matilde Cocktails Emporium, Cabaret, Rooftop Democratico, Sensus Bar, Gemini American Bar, il TBar del THotel e la Grotta Marcello. Poi The Duke a La Maddalena, Il Mercante a Nuoro, il Central Bar a Orosei, Spirits Boutique e Coquito a Olbia. E ancora, Fata Cornelia a Oristano, Agavy ad Alghero. Una geografia allargata che spiega il nuovo il rinnovato fermento: il buon bere, in Sardegna, ha messo radici ovunque.

Cagliari capitale, ma l’isola intera dietro al bancone
C’è un nome, tra gli ospiti, che riassume tutto questo. Quello di Elon Soddu, sardo, oltre tredici anni di mestiere e, a Londra, arrivato a guidare la miscelazione del gruppo Savoy. Oggi guida Amaro Bar, che The World’s 50 Best Bars colloca tra i cento migliori bar del pianeta. La sua è la parabola che la Sardinia Cocktail Week 2026 vuole raccontare: il talento isolano che parte, conquista il mondo e torna sull’isola a versare.
Attorno a lui, una squadra che è un giro d’Italia del bere fatto bene: Flavio Angiolillo del gruppo Farmily e del bitter Fusetti – Milano -. E poi Mario Farulla del Veleno – Roma – e Riccardo Marinelli, cresciuto al Jerry Thomas Speakeasy – Roma -. Dalla penisola anche Martina Bonci del Giardino 25 di Gucci – Firenze – e il giovanissimo Michele Filip, il più giovane vincitore della World Class Italy. E dall’estero Giulia Caffiero, restaurant manager del Geranium di Copenaghen, tre stelle Michelin.
A reggere l’impalcatura ci sono i main sponsor Velier e Compagnia dei Caraibi, due colonne della distribuzione di spirits premium, affiancati dalle realtà sarde Antiche Distillerie Poscia e Distilleria Tremontis. E, novità di quest’anno, il sostegno della FIPE, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi: segno che il dialogo tra miscelazione, ospitalità e ristorazione è entrato nei tavoli che contano.

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Quando il bancone incontra l’altra metà del cielo
Sul Rooftop Democratico arriva Dry Milano, con il suo pairing tra pizza contemporanea e mixology. In quel di Pula, a pochi chilometri da Cagliari, con vista sulla Laguna di Nora la cena stellata da Fradis Minoris unisce i piatti dello chef Francesco Stara al juice pairing analcolico di Giulia Caffiero. Un manifesto perfetto del bere bene, anzi benissimo, senza una goccia d’alcol.
Da Nakoa, invece, va in scena una serata a quattro mani – sei, in vero -: ai fornelli Luca Marini e lo stellato Alessandro Menditto del Petra Segreta – Fuoco Sacro, San Pantaleo -. Al banco i cocktail di Andrea Melis, pensati per dialogare con ognuna delle portate in menù. A completare il quadro, il gusto dell’equilibrio torna in centro a Cagliari: formaggi sposati al vermouth, whisky accostato al cioccolato e cocktail identici separati da un solo ingrediente. Quest’ultimo, piccolo espediente per capire quanto pesi la qualità del caffè specialty nel bicchiere.
Un capitolo a parte è dedicato al Sigaro Toscano, con un ciclo di degustazioni – guidate da chi scrive… – !! – a cura del Club Amici del Toscano. Più incontri – dal 17 al 19 giugno – tra grandi distillati, dai rum Planteray agli spirits d’agave fino ai distillati sardi di Poscia, e un simbolo della filiera agricola e artigianale italiana.
Come partecipare alla Sardinia Cocktail Week
E qui arriva la parte pratica, perché l’entusiasmo senza un posto prenotato resta entusiasmo. Le masterclass sono gratuite e a numero chiuso: pochi posti, pensati per garantire un’interazione vera tra chi assaggia e chi insegna. La registrazione è obbligatoria e si fa online, una masterclass alla volta; conclusa quella, ci si iscrive alla successiva – Cliccare Qui -. Conviene non dormirci sopra, perché certi appuntamenti, come le degustazioni di Sigaro Toscano, sono già quasi sold out. Le cene e le serate speciali si prenotano invece direttamente nei singoli locali – qui programma e contatti -. Per chi arriva da fuori, l’organizzazione ha pensato a pacchetti ospitalità in centro città: al THotel uno sconto del 15% sulla migliore tariffa con colazione e parcheggio inclusi (codice SCW), in alternativa l’appartamento Casa San Gio, shaker incluso per i bartender anche improvvisati.
La Sardinia Cocktail Week 2026 non vi chiede di bere di più. Vi chiede di bere meglio, di camminare da un bancone all’altro col naso all’insù e il bicchiere giusto in mano, di lasciarvi raccontare un’isola da una prospettiva che le cartoline non conoscono. È un invito a rallentare, ad assaggiare con criterio, a scoprire che il futuro del cocktail, somiglia molto al modo in cui gli adulti hanno sempre saputo godersi le cose belle. Cagliari, dal 15 al 21 giugno. Il bancone è apparecchiato.
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