Annunciati i nomi dei cantanti che saliranno sul palco dell’Ariston dal 24 al 28 febbraio per Sanremo 2026. Quest’anno il Festival partirà più tardi del solito per lasciare spazio alle Olimpiadi invernali. Tra conferme attese e qualche sorpresa dell’ultimo minuto, la dichiarazione del cast ufficiale di Sanremo è finalmente arrivata, ma non senza essersi portata dietro una polemica preventiva che ha accompagnato l’intera vigilia.
La polemica preventiva sul Festival
Non è chiaro come nascano certe dicerie. Quest’anno, però, prima Tiziano Ferro e poi Annalisa hanno dichiarato pubblicamente di non partecipare a Sanremo. Da lì, lentamente, la narrazione si è trasformata in “tutti i big dicono no a Conti”, evocando lo spettro di un’edizione senza nomi di richiamo. Nei fatti sembrava persino peggiore di quella del 2004 con Simona Ventura, quando le case discografiche boicottarono la manifestazione. Una presunta emergenza lanciata nell’etere da un articolo del Messaggero, che paventava un Festival all’insegna del cantautorato, come se l’assenza di due o tre big mainstream fosse la prova di un disastro annunciato. E come se Tiziano Ferro e Carmen Consoli partecipassero a Sanremo a rotazione annuale, trasformando ogni loro rifiuto in un affronto personale a Carlo Conti. A un certo punto sembrava quasi che Conti avesse chiesto anche a Jem e le Holograms, incassando un no senza appello.

Una fuga di cantanti che non sono fuggiti
Nel giro di poche ore si è passati dai cantanti agli sponsor in allarme, come se il mancato sì di Ruggeri, Noemi o Emma fosse il segnale di un collasso imminente. Ma Conti non è uno sprovveduto: sa benissimo che esistono artisti con miliardi di visualizzazioni che una parte di pubblico, e forse anche di giornalisti, non conosce nemmeno. Artisti che, per gli sponsor, pesano spesso più dei nomi storici del pop italiano.
Dipingerlo come lo sfortunato a cui tutti dicono di no è stato gratuito fin dall’inizio. E infatti, al di là dei gusti personali, la lista presentata da Conti — che strizza l’occhio ai giovani cantautori e ai linguaggi dei social — si è già assicurata un numero consistente di stream, qualche sorriso soddisfatto da parte dei critici per le scelte più raffinate e l’ovazione delle “sopravvissute agli anni ’80”, entusiaste del ritorno, un po’ a sorpresa, di Raf.

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I big di Sanremo 2026: chi c’è davvero
Alla fine i nomi ci sono, eccome. Trenta artisti che raccontano un Festival molto più vario di quanto la polemica preventiva lasciasse intuire. Ci sono Tommaso Paradiso, Chiello, Serena Brancale e Fulminacci, insieme a Ditonellapiaga e alla coppia Fedez-Masini. Tornano Leo Gassman e Tredici Pietro, mentre la scena urban è rappresentata da Sayf, Luchè e Samurai Jay. Le voci più note al grande pubblico non mancano: Arisa, Malika Ayane, Michele Bravi, Francesco Renga, Mara Sattei, Levante, Enrico Nigiotti, J-Ax ed Ermal Meta. Accanto a loro trovano spazio i Bambole di Pezza, Nayt, Elettra Lamborghini, Maria Antonietta con Colombre, LDA insieme ad Aka 7even, e Dargen D’Amico.
A chiudere un cast già densissimo ci sono Eddie Brock e un nome che ha fatto sobbalzare di gioia le fan storiche: Patty Pravo. E poi il colpo di nostalgia più inatteso di tutti, quello che ha acceso i social in pochi minuti: il ritorno di Raf. Ne esce un cast sorprendentemente trasversale, che mette insieme cantautori ricercati, volti amatissimi dal pubblico generalista, nomi fortissimi online e qualche leggenda che non ha bisogno di presentazioni. Altro che “fuga dei big”.
Ultimo Sanremo per Carlo Conti?
Questa sarà la seconda edizione consecutiva del “nuovo” Sanremo firmato Carlo Conti, dopo i tre festival del triennio 2015-2017. Pur avendo un’opzione per il 2027, Conti ha già dichiarato che questa sarà la sua ultima edizione, sia da conduttore sia da direttore artistico. Ma sappiamo come funzionano le cose: gli ascolti ribaltano certezze più dei voti di Alessandro Borghese in Quattro Ristoranti. Insomma, vedremo quanto l’eventuale successo smuoverà davvero il suo desiderio di lasciare.

La diligenza del buon conduttore di Rai 1
Carlo Conti è un professionista impeccabile. Un conduttore perbene, capace di gestire imprevisti e solennità con lo stesso garbo. È un’immagine costruita in anni di carriera senza sbavature e che comprensibilmente non intende scalfire. Per riuscirci, sceglie sempre la strada più sicura: velocità controllata, carreggiata pulita, zero sorprese. La meta la raggiunge sempre, ma il viaggio somiglia a un lungo tratto di Autostrada del Sole percorso con il cruise control. Non chiediamo incidenti a catena, per carità, ma con Conti non rischiate nemmeno l’ebbrezza di saltare l’uscita per l’area di servizio quando scappa la pipì.
L’approccio contiano a Sanremo
Al suo arrivo nel 2015, Conti riportò Sanremo su una rotta stabile dopo l’edizione “faziana”, che aveva trasformato il Festival in una succursale di Che Tempo Che Fa. Restituì dignità alla formula classica, dimostrando che Sanremo non doveva diventare altro, ma solo parlare a pubblici nuovi. Da quella base Amadeus ha fatto esplodere il fenomeno, svecchiando il cast, ascoltando le case discografiche e costruendo un’attesa reale intorno all’evento. Ha trasformato il Festival in qualcosa a cui partecipare, non da snobbare. Conti ha raccolto un’eredità enorme, con ascolti imponenti, social in delirio e cantanti improvvisamente devoti al “santo Remo”. Che non esiste, ma ha avuto più fedeli di molti santi veri. In Rai avrebbero placcato d’oro anche il cavallo di viale Mazzini.
Sanremo 2025: com’è andata
Conti non ha modificato la struttura del Festival, se non reinserendo il Dopo Festival, affidato quest’anno a Nicola Savino. Una scelta funzionale a ciò che l’anno scorso sembrava la sua priorità: chiudere presto la prima serata ma trattenere il pubblico fino al passaggio di linea. La sua edizione è stata una corsa: show essenziale, ospiti trattati in modo sbrigativo e gag montate in corridoio. I co-conduttori, numerosi ma poco incisivi, non hanno avuto margine per lasciare un segno, perché Conti teneva tutti al guinzaglio corto.
È stato un festival dichiaratamente baudiano: un conduttore accentratore che gestisce tutto e decide tutto.

L’incubo dei tre toscanacci
Conti non vuole una spalla. Per lui niente Fiorello, che pure fu decisivo per Amadeus. Conti preferisce essere spalla di sé stesso: braccio, femore, vertebra. Le uniche eccezioni sono i suoi amici Leonardo Pieraccioni e Giorgio Panariello. Non proprio spalle, piuttosto spalline. Ma la loro eventuale presenza, col passare degli anni, è diventata una minaccia più che una promessa. Facevano ridere un tempo, ora le loro dinamiche ricordano quando un amico ti costringe a guardare la recita del figlio che trova irresistibile. Non lo è, soprattutto se il pargolo non è tuo.
Insieme sul palco ci sono stati solo nel 2016. Nel 2015 c’era solo Panariello. L’anno scorso solo Pieraccioni con Alessandro Siani, per una gag che preferiremmo non rievocare. Detto ciò, la possibilità di vederli riuniti nel 2026 è concreta.

Chi accompagnerà davvero Conti sul palco di Sanremo 2026?
Sembra scongiurato il ritorno di Cristiano Malgioglio, che compare dove c’è Conti più spesso della pasta dove c’è casa. Dopo vari ruoli da ospite e un recente upgrade a co-conduttore, quest’anno probabilmente guarderà il Festival dal divano. Ben più naturale per Conti è Vanessa Incontrada: tredici conduzioni insieme, dai Wind Music Awards ai Tim. È reduce da un programma Mediaset con Gigi D’Alessio, e non è escluso che Conti la chiami per una serata.
Altro nome forte è Andrea Delogu, partner consolidata nei Tim Summer Hits. Conti la considera perfetta per Sanremo, e infatti Amadeus l’aveva già voluta al Prima Festival. Noi la immaginiamo come conduttrice unica tra qualche anno. Per quest’anno resta un’incognita: la recente perdita del fratello potrebbe rendere la sua presenza delicata, e il mondo dello spettacolo sa trasformare il dolore in attenzione senza troppi scrupoli.

Addio a Peppe Vessicchio: per sempre Musica, Maestro
Il direttore d’orchestra più amato d’Italia ci lascia all’età di 69 anni. Con Peppe Vessicchio se ne va un modo gentile di fare musica, di farla ascoltare e di impegnarsi con l’anima per migliorare il mondo. di Chiara Maria Gargioli e Francesco Bruno Fadda
Cosa ci aspettiamo da Sanremo 2026?
Nessuna rivoluzione: il regolamento resta invariato. Conti ha già promesso un orario decente per chiudere e passare la linea al Dopo Festival senza arrivare all’alba. È prevedibile un’altra conduzione “fast and furious”. Sappiamo già che sarà un’edizione malinconica, dopo la scomparsa di tre figure simboliche come Pippo Baudo, Peppe Vessicchio e Ornella Vanoni. Conti avrà sicuramente programmato momenti di ricordo, più le standing ovation: cinque minuti l’una, tre persone, quindici minuti da recuperare altrove. Bisognerà parlare molto rapido. La paura, ora, è un’altra: che qualcuno proponga un tributo fatto con l’intelligenza artificiale con Baudo alla conduzione, la Vanoni al microfono e Vessicchio sul podio.
Raccontato così, vien voglia di vederlo!
Questa donna ha la capacità di scrivere quello che tanti pensano , ma in maniera ironica e arguta