“Ha la fronte ampia, ombreggiata da due stupende sopracciglia dall’ardita arcata, una bocca piccola che mostra dei denti acuminati come quelli delle fiere e scintillanti come perle; due occhi nerissimi, d’un fulgore che affascina, che brucia, che fa chinare qualsiasi altro sguardo”. Emilio Salgari descrive così Sandokan, il pirata, soprannominato la Tigre della Malesia, protagonista dei suoi romanzi d’avventura noti come “il ciclo indo-malese”.

Dalla penna di Salgari alla televisione
Pubblicato a fine Ottocento a puntate, sul giornale La Nuova Arena di Verona, il libro Le tigri di Mompracem, dopo diversi adattamenti cinematografici, è arrivato in tv nel 1976 con la miniserie Rai Sandokan, diretta da Sergio Sollima (padre di Stefano) e con protagonista Kabir Bedi. Il successo è stato incredibile, con milioni di spettatori in tutto il mondo. Non solo: Sandokan è anche una pietra miliare della televisione italiana. Oltre ad aver intercettato un pubblico vastissimo, è stata una delle prime produzioni televisive italiane a poter contare su mezzi da kolossal cinematografico, forte di finanziamenti internazionali e delle risorse di Titanus.
Girato tra India, Malesia e Thailandia, la miniserie anni ’70 vanta scenografie e costumi del due volte premio Oscar (per Cleopatra e Cromwell) Vittorio Nino Novarese, la colonna sonora dei mitologici Oliver Onions (i fratelli Guido e Maurizio De Angelis) e un ottimo cast. Ad affiancare Bedi ci sono infatti Adolfo Celi nel ruolo dell’avventuriero James Brooke, Philippe Leroy è Yanez, mentre Carole André interpreta Marianna Guillonk, ovvero la Perla di Labuan. Un insieme particolarmente fortunato, che ha dato vita a un prodotto di culto. Che, fino ad ora, non aveva visto ancora grandi tentativi di remake.
Sandokan 2025: un remake inevitabile
Inevitabile, visto il modello di successo, che si facesse prima o poi un remake. Dopo 50 anni, quel momento è arrivato: prodotto da Lux Vidae e Rai Fiction, il nuovo Sandokan è in onda dal primo dicembre su Rai1 (e poi su RaiPlay) con 8 puntate. Il protagonista è ancora il pirata Sandokan che, insieme al fedele Yanez, naviga per il mar della Cina in cerca di avventure. Quando però incontra Marianna, figlia del Console inglese a Labuan, la sua vita viene stravolta. Tra i due si mette di mezzo Lord James Brooke, che vorrebbe sposare la ragazza. Lo diciamo subito: il confronto con l’originale è impietoso.

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Come barattare l’avventura per i muscoli
Non si dice mai abbastanza, ma la serie Boris è forse il prodotto audiovisivo che ha raccontato meglio l’Italia negli ultimi 20 anni. Vale per qualsiasi campo, ma, ovviamente, essendo ambientata su un set televisivo, ogni episodio è quasi un manuale di sopravvivenza per comprendere davvero come si ragiona in quegli ambienti. Se sapete di cosa stiamo parlando, tiriamo fuori un termine che vi farà capire immediatamente cosa aspettarvi da questo nuovo Sandokan: Caprera. E avremmo già detto tutto. Ma argomentiamo.
Dimenticate i costumi da Oscar e le location esotiche (la colonia inglese di Labuan è stata costruita a Lamezia Terme e no, non è una battuta), in questo Sandokan targato 2025. Dimenticate anche la fotografia cinematografica, per arrendervi a un filtro giallo che sembra davvero seguire gli insegnamenti del fittizio direttore della fotografia Duccio Patanè, maestro nell’arte dello “smarmellare”. Soprattutto dimenticate gli occhi di Kabir Bedi: l’attore indiano ha davvero uno sguardo che, come scrive Salgari, brucia, inquieta e fa sognare mille avventure. Negli occhi di Can Yaman vediamo invece soltanto le tante ore di allenamento in palestra. Ma non si vive di solo plank.

Non solo Can Yaman: un cast sbagliato
Idolo del pubblico (soprattutto femminile), Can Yaman è diventato un volto noto grazie alla serie turca Bitter Sweet – Ingredienti d’amore. Da diversi anni lavora anche in Italia e, su carta, è una scelta perfetta per raccogliere il testimone di Bedi. Peccato che non funzioni né nelle scene d’azione (non basta essere scolpiti per maneggiare in modo credibile una scimitarra), né in quelle drammatiche. Lo sguardo intenso in camera dopo la lotta volante con una tigre ci ha fatto veramente urlare: “Bedi, dove sei?!”.
Ed Westwick: forse troppa chirurgia plastica?
I colleghi però non sono da meno: Ed Westwick, che dovrebbe essere il temibile antagonista, lo spietato cacciatore di pirati James Brooke, ha la faccia praticamente paralizzata dalla chirurgia plastica. La quasi esordiente Alanah Bloor non ha carisma per interpretare la Perla di Labuan. Con Yaman poi non c’è chimica. Un bel problema se si racconta una storia d’amore tormentata dalle avversità, in cui sono in gioco il superamento di pregiudizi e differenza di classi sociali grazie a una passione travolgente. Alessandro Preziosi forse è l’unico che ha capito davvero il tono di questo remake, visto che il suo Yanez sembra quello di una parodia.

Siamo certi che nonostante tutto il pubblico, grazie alla presenza di Yaman, premierà la serie con ascolti alti. Ma chi ha visto la miniserie del ’76, oppure semplicemente ama il genere, non potrà che soffrire con questa versione più vicina a una soap opera che non al cinema d’avventura.
Condivido anche le virgole. E aggiungo che con trenta milioni di euro potevano prendere due sceneggiatori capaci… in sintesi una boiata pazzesca.
I romanzi di Salgari sono dei fumettoni ( e chi li ha letti non può darmi torto) e tale era la serie del ’76 come lo è questa. Non venite a dirmi che Kabir Bedi era un grande interprete (quattro frasi e mille primi piani). Oggi due parole in croce Sandokan le dice.
Marianna, una patata lessa nel ’76 ed una brutta copia di Miss Swann (Pirati dei Caraibi) oggi.
Rivedere la vecchia serie fa tenerezza ( si salvano Leroy e Celi).
Nel 1976 fu un fatto di costume, oggi uno sceneggiato come tanti altri.
Per un lunedi sera sul divano va più che bene.