La fiera più importante d’Italia torna al Lingotto dal 14 al 18 maggio. Annalena Benini lancia la XXXVIII edizione del Salone con un titolo che è già un manifesto: Il mondo salvato dai ragazzini, dal libro di Elsa Morante del 1968.
Torino, maggio. Le Alpi ancora innevate sullo sfondo, il Lingotto che si scalda al sole. E dentro, tra i corridoi di una ex fabbrica di automobili, qualcuno sta per incontrare il libro che gli cambierà la vita. Perché i libri non chiedono permesso: entrano, trovano spazio, spostano tutto quello che c’era prima e non te lo restituiscono più intatto. Ed è una delle poche cose che non si riesce a spiegare a un algoritmo.
Dal 14 al 18 maggio, il Lingotto Fiere ospita la XXXVIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino: 147.000 metri quadri di spazio espositivo, oltre 500 stand, 1.250 marchi editoriali e più di 2.700 eventi tra incontri, reading, spettacoli e firmacopie. La fiera più importante d’Italia e tra le più grandi d’Europa torna con un’edizione che non ha paura di prendere posizione. A tenere le redini è Annalena Benini, alla sua terza direzione consecutiva, con un titolo che è già un manifesto: Il mondo salvato dai ragazzini, dal libro fondamentale di Elsa Morante del 1968.
Il tema dell’edizione 2026: perché proprio i ragazzini
Il mondo salvato dai ragazzini è un’opera inclassificabile. Parte poesia, parte romanzo, parte manifesto politico. Nel 1968 cercava, tra le macerie di un mondo in crisi, un principio di speranza. Lo trovava nei “felici pochi”: quelli capaci di conservare intatta la capacità di meravigliarsi, di non cedere al cinismo, di abitare il mondo con ancora qualcosa da dire.
Cinquantotto anni dopo, il tema risuona con una precisione quasi scomoda. Le nuove generazioni ereditano crisi climatica, conflitti, disuguaglianze digitali e un rapporto con il lavoro tutto da reinventare. Eppure portano anche un’energia e una capacità di immaginare alternative che il mondo adulto, spesso, ha smesso di esercitare. Scegliere Elsa Morante come stella polare non è nostalgia. È una dichiarazione politica. Il Salone di quest’anno dice che il futuro non si delega: si costruisce insieme, a partire da chi ha ancora tutto da scoprire.
Il manifesto visivo lo racconta meglio di qualunque discorso. L’ha realizzato Gabriella Giandelli, illustratrice e fumettista milanese, collaboratrice di New York Times, Le Monde e La Repubblica, con opere esposte al Centre Pompidou. Ha immaginato un gruppo di ragazzini nascosti dietro un muro vegetale: la loro forza fa germogliare piante e sbocciare fiori. Non è un’immagine dolce. È un’immagine potente.

Figli per i Bastardi di Pizzofalcone: l’ineluttabilità dell’amore
Un omicidio apre il nuovo capitolo dei Bastardi di Pizzofalcone, ma il cuore del romanzo è altrove: nei legami tra padri e figli e in un amore che non lascia scampo. di Gaia Marras
Come arrivare al Salone del Libro di Torino 2026 – Clicca qui –
Il Salone del Libro di Torino 2026 si tiene al Lingotto Fiere, l’ex fabbrica FIAT trasformata in polo culturale. In metropolitana si scende alla fermata Lingotto: sei minuti da Porta Nuova, nove da Porta Susa. Con il treno, dalla Stazione Lingotto FS si accede direttamente attraverso un sottopasso con ascensore. Chi arriva da Liguria, Lombardia o Emilia Romagna non deve nemmeno uscire dalla stazione. Via bus con le linee 18, 14, 41, 63 e 74. Con l’auto, uscita Corso Unità d’Italia seguendo le indicazioni Lingotto Fiere.
Orari di apertura: giovedì, domenica e lunedì dalle 10 alle 20. Venerdì e sabato fino alle 21. I biglietti per il Salone del Libro 2026 si acquistano online su salonelibro.it a prezzo ridotto rispetto alle casse in fiera: ingresso standard 16€. Tutti gli eventi nelle sale sono gratuiti e ad accesso libero, con possibilità di prenotazione online. Solo l’Auditorium richiede una prenotazione simbolica di 3€, per gestire la folla nei grandi incontri.
Il programma del Salone del Libro 2026: gli ospiti internazionali
Cinque giorni all’anno, Torino diventa uno dei posti più interessanti d’Europa in cui trovarsi. Non è retorica. Il programma del Salone del Libro 2026 mette insieme una concentrazione di scrittrici e scrittori che difficilmente si incontra altrove, e certamente non nello stesso posto nello stesso momento.
La lezione inaugurale è affidata a Zadie Smith, scrittrice e saggista britannica, due volte selezionata da Granta tra i migliori autori del panorama anglosassone e voce fissa del New Yorker e del Guardian. Terrà una riflessione sull’adolescenza intitolata Ogni cosa era estrema. Ed è tuttora così. Smith è una di quelle scrittrici capaci di tenere insieme ironia e rigore senza mai sembrare né leggera né pesante. Aprire il Salone con lei è una scelta che dice già molto sull’edizione.
Da Krasznahorkai a Carrère, da Welsh a Sansal e Veronesi: la bellezza e la libertà delle parole
Tra gli altri ospiti più attesi, László Krasznahorkai, Premio Nobel per la letteratura, vincitore del Premio Mondello sezione Autore Straniero. L’ungherese pubblicato da Bompiani è uno di quegli scrittori che bisogna aver letto almeno una volta nella vita. Non perché sia facile, ma proprio perché non lo è. Le sue frasi durano pagine, i suoi mondi sono grotteschi e sacri allo stesso tempo. La sua visione dell’Europa è tra le più lucide e perturbanti che esistano. Perderlo sarebbe un peccato.
Emmanuel Carrère torna al Salone con Kolchoz (Adelphi), romanzo familiare tra Russia e Georgia, che conferma la sua capacità unica di trasformare la memoria in letteratura. David Grossman arriva per l’uscita del suo Opere (I Meridiani Mondadori). Irvine Welsh porta Men in love (Guanda), l’attesissimo seguito di Trainspotting: trent’anni dopo. Mark Renton e soci tornano, e Welsh non ha perso un grammo di quella ferocia lucidissima che lo ha reso leggendario.
Completano il quadro internazionale Valeria Luiselli con Inizio metà fine (Einaudi), Kiran Desai con La solitudine di Sonia e Sunny (Adelphi), nella shortlist del Booker Prize 2025. Presente anche Richard Flanagan, vincitore del Man Booker Prize, con Domanda n°7 (La Nave di Teseo), tra i dieci migliori libri del 2025 per il Washington Post. E poi c’è Boualem Sansal, lo scrittore algerino che ha trascorso un anno in carcere per le sue parole, in dialogo con Sandro Veronesi in un incontro del Pen Italia sulla libertà di espressione. Non è un incontro letterario. È un atto politico.

Gli ospiti italiani: da Ammaniti con Jovanotti a Zerocalcare
Sul fronte italiano, questa edizione ha il coraggio di mescolare registri che di solito restano separati. E fa bene. Niccolò Ammaniti dialoga con Jovanotti a partire da Il custode (Einaudi): due autori con un rapporto molto diverso con le parole, due generazioni con molto da dirsi. È uno di quegli incontri in cui nessuno sa davvero come andrà a finire, e questo è esattamente il motivo per cui vale la pena esserci.
Nella stessa giornata inaugurale, Alessandro Baricco porta la sua Notte eretica, il format live ispirato a Breve Storia eretica della Musica Classica (Feltrinelli), con l’Orchestra Canova e un dj. Lo porta in scena raramente, ogni volta in modo diverso. Ogni volta è impossibile raccontarlo a chi non c’era, e ogni volta chi c’era non riesce a spiegare perché valeva così tanto.
Oltre la letteratura, da Baggio a Zerocalcare
Nei giorni successivi il Salone allarga il campo ben oltre la letteratura. Roberto Baggio dialoga con Marco Missiroli a partire dall’autobiografia Luce nell’oscurità (Rizzoli). Non è un libro di calcio, o meglio, lo è solo in superficie. È un libro su cosa succede dentro un uomo quando il mondo decide che sei un dio, e tu sai di non esserlo. Vale da solo il viaggio a Torino.
A tenere compagnia a Baggio sul fronte della cultura popolare c’è Zerocalcare, che porta in anteprima la sua nuova serie animata Due spicci, in uscita su Netflix: uno degli autori italiani più capaci di raccontare la sua generazione senza filtri né compiacenza. Sul versante cinema, Paola Cortellesi, Giulia Calenda e Furio Andreotti raccontano a Francesco Piccolo la sceneggiatura di C’è ancora domani scena per scena, in un’occasione rara per capire come nasce davvero un film prima ancora che diventi immagine. E a chiudere questo viaggio tra i registri più inaspettati, Fabiola Gianotti, direttrice del CERN, dialoga con Guido Tonelli sull’universo. Uno di quegli incontri che sembrano tecnici e invece trattano, semplicemente, di meraviglia.

Gisèle Pelicot, “Un inno alla vita”: dal processo di Mazan alla scelta di non vergognarsi più
Il memoir di Gisèle Pelicot (Rizzoli) è molto più di una testimonianza: è la storia di una donna che ha trasformato il dolore più indicibile in coraggio collettivo, scegliendo di aprire le porte del processo di Mazan al mondo intero. di Giovanni Ramacci
Le sezioni tematiche: nove punti di vista sul presente
Il cuore intellettuale del Salone del Libro Torino 2026 sono le nove sezioni tematiche, ognuna curata da intellettuali, scrittori o giornalisti che costruiscono un percorso autonomo all’interno della fiera. Non sono contenitori. Sono punti di vista. Francesco Costa guida Informazione con Francesca Mannocchi, che porta Crescere, la guerra (Einaudi), una raccolta di poesie sul conflitto che dimostra ancora una volta come il confine tra giornalismo e letteratura sia sempre stato più poroso di quanto si creda. E con il giornalista Pulitzer Evan Osnos sul denaro e il potere nell’America di Trump si allarga il focus del dialogo. Luciana Littizzetto cura Leggerezza con Orietta Berti, Mara Maionchi, Linus, Cristiano Malgioglio e Alfa: una sezione che pochi prendono sul serio e che invece dice cose serie, perché l’ironia è una forma di resistenza.
Matteo Lancini cura Crescere con Daria Bignardi, Giovanni Soldini, Chiara Gamberale e il rapper Ernia, che porta la sua storia con un’onestà che mette a disagio nel senso migliore del termine. Alessandro Piperno cura Romanzo con tre incontri intorno a tre capolavori, Lolita con Silvia Avallone, Proust con Walter Siti, Canetti con Michele Mari: la sezione più classica e probabilmente la più necessaria. Un promemoria che certi libri non smettono mai di avere qualcosa da dire.
La sezione più nuova del Salone del Libro Torino 2026, e forse la più coraggiosa, si chiama proprio Il mondo salvato dai ragazzini ed è curata da cinque giovani autori che affrontano l’amore nell’era dei social. Il lavoro da reinventare, le periferie come laboratorio culturale, l’intelligenza artificiale e l’attivismo senza slogan. Vale la pena seguirla anche solo per capire come ragionano davvero le persone che erediteranno tutto questo.

Grecia e Umbria: i due ospiti d’onore
Quest’anno la Grecia è il paese ospite del Salone del Libro di Torino, e non è una scelta decorativa. Portare la cultura greca, contemporanea e classica insieme, in una fiera dedicata ai ragazzini e al futuro è un gesto preciso: ricordare che certe domande sull’esistenza, sulla politica, sulla bellezza, le stavamo già facendo tremila anni fa. E non abbiamo ancora finito di rispondere. Petros Markarīs torna con l’ultima avventura del commissario Kostas Charitos – La crescita che uccide, La Nave di Teseo -, il noir come strumento per leggere la crisi economica e morale di un paese.
Makis Malafekas porta Deepfake (Baldini + Castoldi) con le sue scene rocambolesche nella notte di Atene. Sul versante classico, Matteo Nucci porta un romanzo fiume su Platone, Nicola Gardini riscrive l’Odissea in forma di romanzo, Giulio Guidorizzi racconta le figure femminili dell’antica Grecia. È un filo che attraversa il Salone da capo a fondo: l’idea che le radici non siano un peso ma una bussola.
Accanto alla Grecia, la regione ospite è l’Umbria, che porta al Salone del Libro Torino 2026 due anniversari importanti. Il primo è l’ottavo centenario dalla morte di San Francesco d’Assisi: storici, giornalisti e teologi ne ripercorrono la vicenda umana e spirituale, che continua ad affascinare il mondo. Ben oltre i confini del cattolicesimo. Il secondo è il centenario della nascita di Dario Fo: la Fondazione Fo Rame porta in scena, attraverso letture teatrali e incontri, l’eredità di uno dei Nobel per la letteratura più amati e discussi d’Italia.

Fumetto al Salone 2026: Dylan Dog compie 40 anni
Il fumetto al Salone non è un’appendice. È un linguaggio con la stessa dignità della narrativa e della poesia. E quest’anno ha una data precisa da festeggiare: Dylan Dog compie 40 anni, e i festeggiamenti ufficiali partono proprio dal Lingotto (Sergio Bonelli Editore). L’indagatore dell’incubo è uno dei personaggi più amati della cultura popolare italiana, non solo fumettistica. Il suo compleanno è l’occasione per ragionare su cosa ha significato, per intere generazioni, un fumetto capace di mescolare horror, filosofia e malinconia con una coerenza rarissima.
Attorno a questo anniversario si costruisce un programma ricco. Zerocalcare, Rita Petruccioli e Riccardo Atzeni saranno insieme in un evento collettivo Bao: tre autori con stili radicalmente diversi e una capacità comune di parlare al presente senza urlare. Leo Ortolani racconta la Prima Guerra Mondiale nella graphic novel Tapum (Feltrinelli Comics). Igiaba Scego e Chiara Abastanotti tengono accesa l’attenzione sul colonialismo italiano con – Figli della foresta ed.BeccoGiallo -. E poi c’è la novità più interessante: un’area dedicata all’autoproduzione, che è il luogo più onesto in cui guardare se si vuole capire dove sta andando il fumetto italiano. Non verso i grandi marchi, ma verso le voci singole, irregolari e ancora libere.
Romance Pop Up 2026: il fenomeno che ha cambiato l’editoria italiana
Sabato 16 e domenica 17 maggio, gli 11 spazi dell’UCI Cinemas del Lingotto diventano il paradiso del romance. Quasi 19.000 posti tra le due giornate, firmacopie, panel collettivi e la proiezione del film Non è un paese per single (dal romanzo di Felicia Kingsley) con Matilde Gioli e Cristiano Caccamo.
Vale la pena dirlo chiaramente: il romance non è un fenomeno di nicchia sopravvissuto per caso. È il segnale più evidente che l’editoria italiana funziona quando ascolta davvero i lettori invece di decidere per loro cosa dovrebbero leggere. Un genere che dieci anni fa veniva ignorato dalle classifiche oggi le domina, costruito da una comunità di lettrici che si è organizzata autonomamente, sui social, sulle piattaforme, nei gruppi di lettura. Il Salone ha avuto l’intelligenza di prenderne atto. Il biglietto costa 25€ per una giornata, 40€ per entrambe, e include l’accesso al Salone e almeno tre prenotazioni ai firmacopie.

Salone Off 2026: quando la cultura invade la città
Il Salone non si esaurisce al Lingotto. Con il Salone Off – qui tutto il programma – porta più di 1.000 eventi in 400 spazi della città, sino al 19 maggio, tra biblioteche, teatri, carceri (Voltapagina, il progetto che porta scrittori nelle strutture detentive piemontesi), il Museo Egizio, la Reggia di Venaria e case di quartiere. Tutti gratuiti o quasi. È qui, fuori dalle grandi sale, che si capisce forse meglio cosa significa promuovere davvero la cultura: non costruire un tempio, ma abitare il territorio.
Il Salone del Libro di Torino esiste dal 1988. In quasi quarant’anni ha attraversato crisi editoriali, pandemie, cambiamenti di formato. È sopravvissuto a tutto, e ogni anno cresce. Perché le persone continuano ad avere bisogno di quello che i libri sanno dare. Non solo informazioni, non solo storie. Ma la sensazione, rara e preziosa, di essere capiti da qualcuno che non ti conosce. Di trovare parole per quello che non riuscivi a dire. Di uscire da una pagina diversi da come ci sei entrato.
Il tema di quest’anno dice che sono i ragazzini a poter salvare il mondo. Ma forse il punto è un altro: che i libri, da sempre, salvano i ragazzini. E non solo loro.
Il programma completo del Salone del Libro di Torino 2026 è su salonelibro.it.
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