Il primo soccorso obbligatorio è il cuore della Legge Bove presentata il 17 novembre 2025 al Senato. Testimonial Edoardo Bove
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Primo soccorso obbligatorio: cosa dobbiamo sapere sulla Legge Bove

La Legge Bove punta a rendere obbligatoria la formazione al primo soccorso nelle scuole e in alcune professioni, riducendo le morti per arresto cardiaco. Un cambiamento culturale prima ancora che normativo.

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La storia che apre la presentazione della Legge Bove non arriva dai palazzi, ma dalla voce di un bambino. Roman ha quattro anni: usa il pollice della madre svenuta per sbloccare il telefono e chiama il 112. La sua telefonata, riprodotta all’inizio della conferenza al Senato, funziona come un monito: il primo soccorso non è un gesto tecnico, è una lingua che si impara presto, prima ancora che arrivi la paura di sbagliare.

Primo soccorso obbligatorio: perché la Legge Bove è necessaria

Il calciatore Edoardo Bove è sopravvissuto a un arresto cardiaco in campo. È da quell’episodio che prende nome la legge che punta a rendere la formazione al primo soccorso obbligatoria nelle scuole. Ma la vera ragione è nei numeri: in Italia 65 mila persone all’anno muoiono per arresto cardiaco improvviso e basterebbe un intervento immediato per salvarne tre su quattro. Sopravvive chi ha accanto qualcuno capace di agire: spesso un cittadino, non un medico.

Il primo soccorso obbligatorio è il cuore della Legge Bove presentata il 17 novembre 2025 al Senato. Testimonial Edoardo Bove, qui rappresentato durante la conferenza stampa
Edoardo Bove durante la conferenza stampa al Senato

Cosa prevede davvero la Legge Bove

La Legge Bove introduce tre misure chiave. Primo soccorso obbligatorio nelle scuole: dall’infanzia alle superiori, i ragazzi impareranno a riconoscere un’emergenza, chiamare il 112, eseguire le prime manovre, conoscere il defibrillatore (DAE). Formazione obbligatoria per alcune professioni: bagnini, istruttori sportivi, operatori delle strutture ricettive e altre realtà dove l’intervento tempestivo può salvare vite. Riduzione dell’IVA sui defibrillatori automatici: dal 22% al 5%, per incentivarne l’acquisto e aumentare la presenza dei DAE nei luoghi pubblici.

Il senatore Marco Lombardo, durante la presentazione in Senato, ha efficacemente riassunto così lo spirito della norma “dedicata” a Edoardo Bove: “Una comunità di soccorritori è l’unica leva che può davvero salvare la vita delle persone”.

Il vero limite del primo soccorso in Italia è culturale

La Legge Bove prova a scardinare un atteggiamento radicato: la convinzione che il primo soccorso sia materia per esperti. In realtà, come ricordano gli esperti di IRC e Salvagente Italia, la differenza la fa la formazione diffusa. Mirko Damasco, Presidente di Salvagente Italia, lo dice con una frase che dovrebbe essere ovvia: “Il numero di emergenza è 1-1-2, detto a cifre separate perché anche i bambini possano impararlo“. Il problema, oggi, è che molti adulti esitano. Il primo soccorso obbligatorio serve a rimuovere quell’esitazione.

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L’Europa lo insegna da anni: il caso Danimarca

Dal 2006, in Danimarca non si può prendere la patente senza un corso di primo soccorso. Da allora, la sopravvivenza agli arresti cardiaci è triplicata. Non per un tratto culturale innato, ma perché la formazione è diventata struttura. Ed è il passo che la Legge Bove vuole far compiere all’Italia.

Una legge trasversale che parla di vita

La senatrice Simona Malpezzi lo dice con chiarezza: “Dal 2013 proviamo a farla passare. Serviva qualcuno credibile per far capire che il tempo è scaduto”. Il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, ricordando il cugino morto a 13 anni su un campo da calcio, aggiunge: “Capisci davvero cos’è la vita quando qualcosa ti colpisce. Restare uniti su questa legge è un dovere”. Testimonianze che rendono evidente come la legge unisca voci diverse proprio perché il primo soccorso riguarda tutti.

Quando Bove dice che “il rettangolo di gioco sono le scuole”, indica la direzione più importante. È lì che la formazione al primo soccorso può diventare un riflesso naturale. È lì che si impara a intervenire senza paura. È lì che si costruisce una cultura di cittadini capaci di salvare una vita.

Il primo soccorso obbligatorio è il cuore della Legge Bove presentata il 17 novembre 2025 al Senato. Testimonial Edoardo Bove

La domanda che resta

La Legge Bove punta a ridurre le morti per arresto cardiaco, ma apre un interrogativo più ampio: quando il primo soccorso obbligatorio diventerà non un dovere ma un sapere comune, parte della cultura italiana Perché non si tratta di creare eroi. Si tratta di imparare a non restare immobili.

Autori

  • Gaia Marras autrice The Over Magazine

    Sono nata all’ombra delle mura antiche di Alghero (ma non chiedetemi di Antonio Marras, la moda non è il mio forte!). Amo perdermi tra libri e film, sempre con un orecchio teso tra le sonorità graffianti del metal e le note suadenti del Jazz. La mia passione per la tecnologia è seconda solo a quella per gli animali. Vorrei tanto saper disegnare e arredare, ma il destino ha deciso che la mia via fosse quella della penna, non della matita. E così, invece di schizzi, sforno articoli.

  • Chiara Maria Gargioli

    Giornalista per passione, nata in tv (La7) e passata alla radio (Slash Radio Web, radio dell'Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti). Collaboro con quotidiani, periodici e siti web e mi appassiona l’enogastronomia, la cultura, lo sport, i viaggi, i diritti e le questioni di genere. Punto debole amo tutto ciò che è bello e fatto con amore. Di sogni ne ho tanti quanti sono i cassetti di un comò: scrivere un romanzo; girare il mondo; incontrare JKRowling e veder vincere la Champions League dalla mia AsRoma. Ah, dimenticavo, mi muovo solo in Vespa!

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Scritto da
Gaia Marras

Sono nata all’ombra delle mura antiche di Alghero (ma non chiedetemi di Antonio Marras, la moda non è il mio forte!). Amo perdermi tra libri e film, sempre con un orecchio teso tra le sonorità graffianti del metal e le note suadenti del Jazz. La mia passione per la tecnologia è seconda solo a quella per gli animali. Vorrei tanto saper disegnare e arredare, ma il destino ha deciso che la mia via fosse quella della penna, non della matita. E così, invece di schizzi, sforno articoli.

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