La serie con protagonista Rhea Seehorn (neo vincitrice del Golden Globe) immagina un futuro pieno di felicità. E se fosse un inferno? La nuova idea geniale del creatore di Breaking Bad è su AppleTV+.
Che Better Call Saul non abbia mai vinto un premio importante è incredibile. Lo è ancora di più il fatto che un’attrice dal talento immenso come Rhea Seehorn non abbia mai ottenuto una statuetta per il personaggio di Kim Wexler. Per sua stessa ammissione Vince Gilligan, creatore sia di Breaking Bad che del suo spin-off Better Call Saul, ha scritto la sua nuova serie proprio per celebrarne la bravura. Il risultato? Pluribus: la serie più folle del 2025. La prima stagione è su AppleTV+, la seconda è stata già confermata e i risultati si sono visti alla serata dei Golden Globes 2026.
Tra mistero e paranormale
Se avete amato Lost molto probabilmente impazzirete per Pluribus. Gilligan riprende infatti quell’atmosfera di mistero, a metà tra fantascienza e paranormale, alternando i piani narrativi. Vediamo continuamente flashback della vita della protagonista, Carol Sturka, scrittrice di romanzi fantasy che potrebbe essere l’unica speranza di salvezza per l’umanità. E chi è Carol? È una donna che sa esattamente cosa le piace e cosa non le piace. Abituata a ottenere ciò che vuole e ad avere sempre ragione. Descritta così su carta sembrerebbe una persona difficile, ma, volendo essere gentili, potremmo anche dire che abbia una spiccata personalità. Ecco: le servirà.
Prima di capire perché, facciamoci tutti una domanda: in un mondo in cui la rabbia sociale è sempre più forte, le persone vivono nell’angoscia perché il futuro – tra guerre, cambiamento climatico e dipendenza dalla tecnologia – sembra sempre più incerto e disumano, barattereste la vostra individualità per la felicità perenne? Ecco, il cuore di Pluribus sta tutto qui.

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Di cosa parla Pluribus?
Ambientata ad Albuquerque (già, proprio lei, la stessa città che ha fatto da sfondo ai lavori precedenti di Gilligan), Pluribus racconta la storia di Carol Sturka, appunto, una dei 12 esseri umani a risultare immuni a un virus alieno che ha infettato l’umanità, rendendola un’unica mente alveare. Le persone non hanno più una propria volontà, ma vanno a formare una grande coscienza in cui gli extraterrestri possono accedere ai loro ricordi. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, gli invasori non hanno intenzioni bellicose: si impegnano infatti per mantenere uno stato di pace e armonia, sia tra gli esseri umani che con il pianeta. Sono poi incapaci di mentire.
Carol però non ci sta: è vero, risparmiano energia, si occupano della salute della Terra, hanno azzerato i conflitti. Ma le persone di cui controllano i corpi non hanno potuto scegliere se accettare o no questa realtà. La donna cerca quindi di mettersi in contatto con gli altri 11 esseri umani ancora in possesso delle proprie facoltà per trovare un modo di salvare ciò che resta del libero arbitrio. Non tutti però sono pronti a combattere come lei.
Qual è il prezzo della felicità secondo Gilligan?
Vince Gilligan torna alle origini: prima di diventare una leggenda della televisione grazie a Breaking Bad si è fatto le ossa come sceneggiatore di un’altra serie cult, X-Files. Pluribus pesca da quelle atmosfere, riuscendo in un vero e proprio gioco di prestigio: fondamentalmente è un trattato di filosofia, che pone continuamente domande esistenziali, eppure ha il fascino di un thriller. Anzi, meglio: è una serie di fantascienza, che pone domande filosofiche, procedendo come un thriller e pieno di senso dell’umorismo nero. Se non è magia questa.

C’è tutto in Pluribus: la vita e la morte, il libero arbitrio e la necessità degli esseri umani di condividere la quotidianità con altre persone. E contemporaneamente il rifiuto di tutto questo. Carol è infatti una cinica, che mostra insofferenza per gli altri, ostentando la propria volontà di vivere isolata da tutti. Quando però tutti intorno a lei vengono azzerati li rivuole disperatamente indietro. Grazie a questo dilemma, ovvero barattare la propria autonomia in cambio della felicità, Gilligan affronta tantissimi temi. La mente alveare, che ha reso tutti gli esseri umani uguali, idealmente sembra aver fatto del bene. Ma è davvero così?
Socialismo e capitalismo, comunità e isolamento, pace e guerra: i dilemmi morali posti da questa storia sono infiniti. Forse solo un autore come Gilligan poteva riuscire a fare un’impresa del genere: Pluribus è uno di quei titoli che, ne siamo sicuri, in futuro verranno studiati.
Pluribus e l’intelligenza artificiale
Anche perché, tra analisi sociale e politica, è impossibile non pensare alla mente alveare come a una personificazione dell’intelligenza artificiale. Il personaggio di Zosia (Karolina Wydra, anche lei bravissima) è come se fosse l’interfaccia umana scelta per comunicare direttamente con Carol. E se all’inizio la protagonista è estremamente diffidente, alla fine, pur di non restare sola, si affeziona totalmente a questa “non persona”, pur rendendosi perfettamente conto di interagire con qualcosa incapace di formulare un pensiero originale, messo lì per compiacerla e basta.
Il tema dell’intelligenza artificiale è ormai sdoganato da anni, ma in pochi hanno davvero affrontato e immaginato le conseguenze pratiche sulla nostra psiche che avrà (e sta avendo) l’utilizzo costante di programmi in grado di fornirci risposte in tempi brevissimi. Ecco: Gilligan, ancora una volta, non si accontenta di imboccare lo spettatore. O peggio ancora rassicurarlo, come invece fanno moltissimi titoli che puntano soltanto a tenere lo spettatore incollato allo streaming a tutti i costi. All’autore interessa sfidarlo, provocarlo, sorprenderlo. Magari anche farlo sentire a disagio. Anche perché è proprio ciò che succede durante la comunicazione reale con un vero essere umano.

Rhea Seehorn è la più grande attrice della televisione
Non ha avuto ancora un grande ruolo cinematografico, ma grazie a Pluribus non c’è più alcun dubbio: Rhea Seehorn è la più grande attrice della serialità americana contemporanea. Capiamo perfettamente perché Gilligan abbia voluto scrivere una storia appositamente per lei. Carol Sturka è un personaggio complesso, anche respingente a volte, che però non ha paura di sfidare il pubblico, ponendo domande scomode, difficili, senza rassicurare chi la guarda. C’era bisogno di una figura del genere, in un mare di prodotti creati seguendo un algoritmo che punta a confortare il pubblico per tenerlo legato a sé, senza mai stimolarlo intellettualmente. Quindi grazie, Carol. Facciamo il tifo per te. Anche perché con te abbiamo finalmente visto Seehorn con un premio in mano.
La spiegazione del finale
Fino a qui siamo stati attenti e non abbiamo fatto spoiler. Ora però vi avvertiamo: si commenta senza pietà il finale della prima stagione di Pluribus. Quindi: ATTENZIONE SPOILER!
L’ultimo episodio, “La Chica o El Mundo” (ovvero: la ragazza o il mondo), si apre con una scena angosciante: Kusimayu (Darinka Arones), una dei 12, che vive in Perù, diventa parte della mente alveare. Anche Carol comincia a mostrare segni di cedimento: nonostante abbia sempre respinto “gli altri”, si abbandona all’attrazione per Zosia. Anche perché scopre che Helen (Miriam Shor), la sua compagna, aveva piazzato in casa dei rivelatori, per controllare se bevesse o no. A questo punto le bugie, le manipolazioni e gli attriti, che tra persone accadono inevitabilmente, le sembrano il male assoluto. Mentre invece farsi adorare e compiacere da qualcuno che ci ripete in continuazione quanto siamo speciali è facilissimo. Tutti noi, prima o poi, abbiamo ceduto a un’illusione.

Illusione che viene interrotta dall’arrivo di Manousos Oviedo (Carlos-Manuel Vesga): l’uomo colombiano ha fatto un lungo viaggio per arrivare da Carol, ad Albuquerque. Vedendo i video in cui la donna spiega le scoperte fatte sugli alieni, si è convito di poter trovare un’alleata per scacciarli. Quando la incontra invece trova qualcuno che si è fatto parzialmente convincere che, tutto sommato, le cose possono anche andare avanti in questo modo.
Grandi aspettative per l’inizio della seconda stagione
Quando però, decisa ad abbracciare la nuova vita, Carol si rende conto che Zosia non la vede come persona, ma come qualcuno da trasformare, qualcosa si rompe. Soprattutto dopo la scoperta che gli altri si sono impossessati degli ovuli che aveva congelato. A questo punto è come se Carol si svegliasse da un incantesimo. O come quando Neo si stacca da Matrix. Torna quindi da Manousos per preparare un contrattacco: e comincia facendosi dare una bomba atomica. La seconda stagione potrebbe quindi partire col botto.
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