Dal 1785, il profumo della sfogliatella riccia ha segnato l’anima di via Toledo. Dopo oltre un anno di silenzio, Pintauro riapre: e Napoli, finalmente, riprende a respirare.
Calda quanto basta e friabile al punto giusto, con un lieve retrogusto di buccia d’arancia. Così si deve presentare la sfogliatella napoletana per eccellenza. Certo, non una qualunque, ma quella della storica pasticceria Pintauro 1785. Nel cuore di Napoli, in via Toledo, ha riaperto ufficialmente al pubblico il 27 marzo, grazie all’impegno dell’imprenditore Francesco Bernardo e del socio pasticciere Davide Piterà. Nuovi titolari del celebre marchio.
La riapertura non è soltanto un’operazione commerciale: è il ritorno di un pezzo di memoria e tradizione, un gesto che ridà vita a un luogo iconico e restituisce alla città un simbolo dolce e autentico della sua storia. Tra profumi di forno e l’aria che sa di pastafrolla appena sfornata, la sfogliatella di Pintauro 1785 racconta Napoli, la sua anima e la sua identità, invitando turisti e cittadini a scoprire non solo un dolce, ma un patrimonio che attraversa generazioni.

La pasticceria Pintauro riapre in via Toledo a Napoli
Lungo l’affollata via Toledo, tra il viavai frenetico della metropolitana e l’andirivieni della funicolare, al civico 275 si respira un’aria diversa. Ondate di visitatori curiosi si accalcano davanti all’ingresso, formando capannelli che rallentano il flusso del passeggio mattutino.
C’è chi si avvicina alle vetrate, chi tenta di sbirciare all’interno, ma il personale, con cortese fermezza, li ferma sulla soglia. I forni e le luci si accenderanno solo nel tardo pomeriggio, intorno alle 18:00. Fino ad allora, il negozio resta un mistero per i più.
L’attesa è palpabile, quasi elettrica, alimentata da una curiosità che va oltre il semplice interesse commerciale e si intreccia con la memoria della città. Non è un’inaugurazione come tante. I napoletani la aspettavano da oltre un anno e mezzo, ansiosi di veder rialzare la saracinesca della storica pasticceria Pintauro. Dal 1785, questo indirizzo è il tempio della sfogliatella, il dolce che più di ogni altro racconta Napoli nel mondo.

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Un viaggio sensoriale tra dolci e memoria storica
Varcata la soglia, l’aria densa e zuccherina avvolge chi entra. Il profumo dei dolci appena sfornati riempie lo spazio, un calore che sa di forni accesi e di pasticceria viva. Gli occhi dei presenti corrono lungo i banconi, persi nell’esplosione di colori dei dolci.
In mezzo a tanta meraviglia, però, c’è uno sguardo fermo. Quello di chi guida la scena, di chi dà senso a quell’ordine dolce e colorato. L’imprenditore napoletano Francesco Bernardo ha gli occhi lucidi per l’emozione e lo sguardo fiero di colui che sa che sta facendo qualcosa di importante, riportando alla luce una parte della memoria della città: la sfogliatella più famosa di Napoli.
La storia della sfogliatella napoletana: dalle origini conventuali a via Toledo
La storia narra che fu una suora del convento di Santa Rosa, in Costiera Amalfitana, a creare il dolce che poi Pasquale Pintauro portò a Napoli e trasformò in un’icona: crema pasticciera e amarene racchiuse in un guscio di pasta, originariamente denominato proprio “Santa Rosa” dal nome del convento.
Da quell’eredità monastica nacque l’idea di reinventarlo: la sfoglia si assottigliò, diventando più croccante e prendendo la tipica forma a conchiglia della riccia che conosciamo oggi, mentre il ripieno venne alleggerito, in un perfetto equilibrio tra tradizione e freschezza.

Pintauro 1785: il ritorno di un’icona dolciaria napoletana
A distanza di secoli, la volontà di Pintauro abita ancora quelle mura, evocata dalla stima di chi ne ha raccolto il testimone: «Pasquale Pintauro è stato un grande innovatore», spiega Bernardo. «Partendo da una ricetta tramandata da un convento, l’ha trasformata in un prodotto originale che poi è riuscito a industrializzare, rendendolo disponibile su larga scala».
Riaprire queste porte significa, perciò, riannodare un filo interrotto della storia e restituire alla città un pezzo della propria identità, dimostrando come la scommessa meritava di essere vinta.
La riapertura tra nuovi volti e vecchie maestranze
Da qui l’importanza di proteggere la ricetta autentica, tramandata e custodita gelosamente da Peppe Tomei – storico banconista e memoria del locale da oltre quattro decenni, come da lui stesso raccontato – mentre la direzione dell’unico punto vendita a Napoli sarà affidata a Umberto Cibelli.
«Pensiamo a nuove aperture, ma non credo a Napoli», chiarisce Bernardo con fermezza. «Vogliamo che questo rimanga un luogo unico, dove la gente venga non solo per assaggiare i nostri prodotti, ma soprattutto per visitare questo sito storico. Da quello che sappiamo, questa risulta essere una delle prime pasticcerie d’Italia, se non d’Europa».
La rinascita tra marmi settecenteschi e forni moderni
Anche l’aspetto estetico del locale racconta la storia. I rivestimenti in marmo originali del 1785, le vetrine e il bancone sono stati restaurati da professionisti del settore, preservando pienamente la memoria del luogo. Un risultato possibile grazie all’impegno degli architetti Antonio Martiniello – Studio Keller – e Nunzio Favorito, il cui contributo è stato fondamentale per portare a termine un progetto così complesso, capace di unire tradizione e cura dei dettagli.
«Tuttavia», fa sapere Bernardo, «abbiamo innovato il laboratorio: un investimento importante per dotarlo di macchinari di ultima generazione, come ad esempio il forno, così da preservare un prodotto realizzato nel migliore dei modi e nel pieno rispetto delle normative vigenti».

Sfogliatella napoletana: tra sacro e profano, tra classico e contemporaneo
Pintauro 1785 ha deciso di continuare nel solco della tradizione pasticciera, senza rinunciare però a uno sguardo rivolto al futuro, preservando i dolci simbolo di Napoli e proponendo al tempo stesso nuove creazioni per soddisfare sia i residenti sia i visitatori internazionali.
«In questo modo», spiega il socio pasticciere Davide Piterà, «i turisti che arrivano a Napoli si ritrovano davanti ai dolci simbolo della città: la sfogliatella, il biscotto all’amarena, il babà e la pastiera. Ma accanto a queste eccellenze storiche, abbiamo introdotto anche proposte più innovative, pensate per offrire una varietà di scelte sia ai clienti napoletani sia ai visitatori provenienti dall’altra parte del mondo».
Tra le novità da Pintauro 1785, in vetrina una piccola bottiglia cattura subito l’attenzione: la Crema Pintauro, liquore agli agrumi da gustare freddo. Al primo sorso, l’aroma della sfogliatella esplode al palato. Come se l’anima della pasticceria fosse stata imbottigliata e trasformata in un’esperienza liquida, intensa e persistente.

Centosessanta grammi di storia e artigianalità napoletana
Tutti questi prodotti parlano di qualità, a cominciare dalla sfogliatella: un piccolo scrigno di centosessanta grammi di storia, proposto al pubblico al prezzo di tre euro. Una scelta precisa, figlia della visione di Bernardo:
«Oggi, per fare impresa, è fondamentale avere collaboratori motivati e seguiti con attenzione, rispettare tutte le regole e offrire prodotti di alta qualità. Ritengo, perciò, che sia un grave errore svilire un prodotto così artigianale come lo realizziamo noi. Frutto di una lunga ricerca e di una cura meticolosa dietro ogni dettaglio».
Acquistare una sfogliatella da Pintauro 1785 non significa semplicemente comprare un dolce. Significa entrare in contatto con secoli di storia, con mani esperte che hanno perfezionato la ricetta e curato ogni dettaglio. Qui non si paga solo un dolce. Ma il valore di un’artigianalità che sfida il tempo, capace di raccontare Napoli in ogni strato di pasta e in ogni ripieno profumato.
Dalla pasticceria alla scuola: Pintauro 1785 forma i maestri del domani
Ancora oggi la sfogliatella resta il dolce più ricercato e venduto della pasticceria napoletana. Il suo futuro si affida alla continuità di un sapere che attraversa le generazioni, custodito e rinnovato nel tempo. Ma il progetto non si ferma al gusto. Nelle intenzioni di Bernardo e Piterà c’è un progetto sociale che punta a formare i pasticcieri del futuro, trasformando Pintauro 1785 in una vera e propria scuola di pasticceria. L’obiettivo è quello di preparare le nuove generazioni a portare avanti il marchio per altri due o tre secoli, continuando a raccontare Napoli attraverso i suoi sapori più autentici.
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