Un rito antico, un gesto collettivo, una memoria che resiste. Pig, l’evento gastronomico ideato da Nino Rossi, che si terrà l’11 gennaio a Santa Cristina d’Aspromonte, è proprio questo. L’atto e la volontà di riportare al centro il porco calabro come racconto di comunità, rispetto e responsabilità.
C’è stato un tempo – non così lontano – in cui il maiale non era solo carne. Era un calendario, una promessa, una forma di sopravvivenza. Nelle campagne calabresi, l’uccisione del porco era un momento corale, un rito antico che teneva insieme fame e abbondanza, sacrificio e futuro. Nulla andava sprecato, perché nulla poteva esserlo. In quell’istante denso e quasi catartico si concentrava un’etica del consumo che oggi chiamiamo sostenibilità. E che allora si chiamava semplicemente necessità.
Pig: l’evento che ritorna alla condivisione
È da qui che nasce Pig, il progetto ideato da Nino Rossi, che l’11 gennaio 2026, a Santa Cristina d’Aspromonte, riporterà in vita un rito antico negli spazi di Casa Qafiz, in località Calabretto. Non per nostalgia, né per folklore, ma per interrogare il presente: cosa resta oggi di quei gesti? E cosa rischiamo di perdere quando la demonizzazione della carne — spesso indistinta, astratta, scollegata dal tema del benessere animale — cancella secoli di cultura materiale, di memoria collettiva, di comunità?
Pig è un tentativo di risposta. Un ritorno consapevole a un rito arcaico che parla di rispetto, di condivisione, di responsabilità. Un modo per ricordare che il cibo non è mai solo cibo, ma una narrazione stratificata fatta di gesti, simboli, territori.

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Tra chef e pasticceri: i protagonisti dell’evento
Durante l’evento Enzo Ioppolo e il suo team rinnoveranno il rito antico perpetuando la tradizione, mentre sarà compito del Consorzio del Suino Nero di Calabria raccontare una filiera che affonda le radici nella storia regionale. Un racconto che avrà molti protagonisti e spunti di riflessione, dai salumi al lavoro degli chef presenti: ognuno di loro sceglierà un taglio dell’animale per costruire un piatto personale, libero, non vincolato da codici rigidi.
A rendere Pig un racconto che va oltre il territorio è, infatti, da sempre anche ilparterre di cuochi coinvolti: un gruppo eterogeneo ma coerente, che attraversa l’Italia della cucina d’autore. Ci saranno, tra gli altri: Anthony Genovese de Il Pagliaccio a Roma, Pietro Piazzoli di Acquolina, Jacopo Ticchi di Da Lucio a Rimini, Arcangelo Tinari di Villa Maiella a Guardiagrele, Gian Marco Bianchi de Al Madrigale a Tivoli, Giacomo Sacchetto di Iris a Verona.
Accanto a loro anche tanto Sud: Salvatore Iuliano del St. George Restaurant di Taormina, Luca Abbruzzino di Oltre a Lamezia Terme, Antonio Biafora di Hyle a San Giovanni in Fiore, Caterina Ceraudo di Dattilo a Strongoli, fino a Riccardo Sculli del Gambero Rosso di Gioiosa Ionica. E sono solo una piccola parte dell’armata golosa che cucinerà a Pig 2026.
Parola d’ordine: libertà e creatività
«Si tratta di cuochi che ogni giorno, con il loro sguardo moderno, riscrivono i codici della cucina italiana», spiega Nino Rossi, patron dell’evento anche lui impegnato ai fornelli. «A loro il compito di riaccendere un rituale antico, dove pulsa la Calabria più autentica e carnale. Una tradizione che vogliamo riportare in vita per il valore identitario che continua a esprimere».

La parola chiave è libertà. Libertà di tecnica, di ritmo creativo, di interpretazione. Gli chef potranno scegliere i tagli preferiti da una cottura unica nella sugna, selezionare gli ingredienti e costruire piatti totalmente personali. Tecniche a piacere, ritmo creativo libero e una palette stagionale ricchissima — completata da erbe spontanee raccolte con il foraging — per dare vita a combinazioni audaci e sorprendenti. Casa Qafiz diventerà, in totale coerenza con il senso dell’evento un palcoscenico dedicato alle cotture primitive e alle pietanze tradizionali che accompagnavano la carne. Come le frittole, i tagli del maiale cotti nella sugna, vestiti di un lessico domestico che oggi rischia di scomparire.
Accanto a questo spazio, una Grill area ospitata nelle cucine di Ilici sarà dedicata alle cotture su kamado, konro e griglie da asado alimentate con carbone selezionato in Aspromonte. Qui gli chef potranno mettere a fuoco la propria creatività attraverso il fuoco. Nello spazio Heritage, poi, il team di Qafiz si dedicherà a reinterpretare i piatti più tradizionali. A completare l’esperienza, una squadra ricchissima di protagonisti del mondo del vino e della birra – calabresi e nazionali – e lo speciale spazio mixology all’interno dell’Aspro Cocktail Bar.
Pig non è una celebrazione della carne, né una provocazione. È piuttosto un esercizio di memoria attiva. Un modo per rimettere al centro il gesto, il rito, la responsabilità. E per ricordare che, prima ancora di diventare tendenza o ideologia, il cibo è sempre stato un patto silenzioso tra l’uomo, la terra e il tempo.
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