Dal Brasile di Ancelotti all’Argentina di Messi, fino alle esordienti: sei nazionali da adottare dal 11 di giugno
Manca poco al via dei Mondiali e, per la terza volta consecutiva, li seguiremo da spettatori neutrali. Sta diventando, ormai, un’abitudine. L’esclusione dell’Italia, del resto, ha assunto col tempo tratti sempre più surreali, tra le ennesime figuracce del sistema calcistico: l’inchiesta sugli arbitri, il caos organizzativo della penultima giornata di campionato – quella che ha coinvolto gli Internazionali di tennis – e perfino Torino-Juventus, andata in scena in ritardo rispetto agli altri campi per gli incidenti pre derby della Mole. Senza dimenticare le notizie, paradossali e quasi pietose, sui possibili ripescaggi last minute legati all’eventuale esclusione di qualcuna tra le nazionali già qualificate. E allora, in attesa del calcio d’inizio, vale la pena chiedersi per chi tifare ai Mondiali 2026.

Il che non vuol dire, comunque, che il torneo passerà sotto silenzio alle nostre latitudini. Ci sarà chi, nel frattempo, si dedicherà ad altro, ma tanti appassionati irriducibili seguiranno di certo la manifestazione con grande interesse. A prescindere dal calo del nostro movimento e dalle polemiche che contornano l’intero sistema, il calcio resta al centro dei pensieri di molti. Che proveranno ugualmente a godersi lo spettacolo. Chissà, magari anche parteggiando per qualcuno.
Per chi si potrebbe fare il tifo, nel corso dei Mondiali che stanno per iniziare? Posto che sarà impossibile avere lo stesso trasporto che si proverebbe con la maglietta azzurra indosso e il tricolore ai balconi, i motivi di interesse e simpatia non mancheranno. Ecco qualche suggerimento utile, per chi vuole viversi questo grande, irrinunciabile appuntamento con un po’ di pathos in più.

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Per chi tifare ai Mondiali 2026: sei nazionali da seguire
Le motivazioni della scelta per chi tifare ai Mondiali 2026, in fondo, sono le più varie: c’è il grande favorito da accompagnare verso il trionfo, l’allenatore italiano a cui legarsi, il fuoriclasse da ammirare un’ultima volta, la squadra del cuore di un proprio beniamino, il ricordo d’infanzia e il fascino dell’outsider. Dalle big alle esordienti assolute, ecco sei nazionali per cui vale la pena lasciarsi coinvolgere.
Brasile: per rivedere il calcio bailado e spingere Ancelotti all’impresa
C’è un italiano che può avere chance concrete di farcela, anche se non parte tra i favoritissimi. Carlo Ancelotti cerca l’ennesimo acuto di una carriera leggendaria, provando a vincere quel Mondiale che non riuscì a conquistare da giocatore – c’era, nella sfortunata spedizione casalinga di Italia ’90, che si arenò ai rigori in semifinale contro l’Argentina -. Alla guida del Brasile, vuole riportare sul tetto del mondo una nazionale che ha trionfato l’ultima volta 24 anni fa. Un digiuno fin troppo lungo, per una selezione, quella verdeoro, che negli ultimi tempi ha perso un po’ di hype e ha dato la sensazione di faticare a stare al passo con i cambiamenti del calcio moderno. Ma se c’è qualcuno che può restituire alla Seleção la gioia di stare in campo, oltre all’efficacia, quello è il Carletto nazionale – …italiano! -. Gli interpreti di alto rango non mancano: Alisson ed Ederson tra i pali, Bremer in difesa, Paquetá a centrocampo, Vinícius Jr. e Raphinha in attacco. E Neymar, che riproverà per l’ennesima volta l’assalto alla coppa.

Argentina: la più amata da napoletani e interisti, per ovvi motivi
I campioni in carica dell’Argentina rientrano a pieno titolo tra le scelte del “chi tifare ai Mondiali 2026”. Proveranno a centrare il bis e ad agganciare Italia e Germania al secondo posto nell’albo d’oro, a quota quattro trionfi, anche se pure loro sembrano partire in seconda fila questa volta. Lionel Messi ritorna sul palcoscenico più prestigioso ma, pur con tutta la sua classe, si avvicina ormai alle 40 primavere. Proverà a dargli una mano una squadra comunque molto forte in valore assoluto, con giocatori che conosciamo bene, come Nico Paz e Lautaro Martínez. Sarà il capitano dell’Inter a caricarsi il peso dell’attacco sulle proprie spalle. I tifosi nerazzurri avranno un motivo in più per tifare per l’Albiceleste. Del legame che unisce Argentina e Napoli, nel segno di Maradona, è persino superfluo disquisire.
Giappone: per chi è cresciuto con “Holly e Benji” in TV
I nerd, o i più nostalgici, potrebbero simpatizzare per la nazionale del Sol Levante. Quella che, di fatto, ha appassionato tantissimi quando, da bambini, seguivano nei cartoni animati le gesta di Captain Tsubasa – conosciuto nell’adattamento nostrano come Holly Hutton – e dei suoi compagni. Il talento, magari, non è proprio lo stesso, e su quello ci siamo, ma è una squadra che gioca bene, assai organizzata e comunque con qualche giocatore interessante: il parmense Suzuki in porta, l’ex interista Nagatomo, i vari Kamada, Maeda, Doan e Kubo, tra gli altri, che hanno fantasia e gol nei piedi. Attenzione: quattro anni fa i nipponici avevano vinto il loro girone battendo Germania e Spagna, per poi perdere solo ai rigori, agli ottavi, contro la Croazia. L’intenzione di fare nuovamente da mina vagante c’è tutta.

Scozia: per gli amanti del calcio britannico vecchio stile e dell’aura underdog
Ci sarà da divertirsi, di sicuro, in campo e fuori, con la Tartan Army. Nazionale scozzese e tifosi daranno spettacolo, con la loro verve e la loro voglia di non mollare mai. Ai Mondiali ci sono tornati dopo 28 anni: adesso provate a buttarli fuori. Una squadra che venderà cara la pelle, poco ma sicuro, e che non farà mancare la grinta su ogni pallone. Anche qui è facile individuare un beniamino destinato a tantissimo seguito: Scott McTominay. Chiedere ai tifosi del Napoli, per informazioni.
Repubblica Democratica del Congo: di nuovo ai Mondiali 52 anni dopo (e con un altro nome)
È la prima volta che questa nazionale si schiera ai Mondiali con questa denominazione. I più esperti ricorderanno, infatti, che c’è già stato un precedente, ma con un nome e una bandiera completamente diversi: quelli dello Zaire, che si qualificò ai Mondiali di Germania 1974. Da allora è cambiato tutto. Le nazionali africane, di strada, ne hanno fatta parecchia – all’epoca era solo la seconda volta che una di loro si qualificava di diritto -. Ed è cambiato molto anche in quel Paese, rimasto a lungo sotto una dittatura sanguinaria come quella di Mobutu. I Leopardi, in campo, hanno vissuto una storia drammatica che si è conosciuta soltanto molto tempo dopo: il dittatore aveva intimato ai giocatori, dopo le prime due sconfitte -rovinosa, in particolare, quella per 9-0 contro la Jugoslavia -, di “limitare” l’eventuale sconfitta con il Brasile a un massimo di tre gol di scarto, altrimenti ne avrebbero fatto le spese le loro famiglie.
Il fascino delle esordienti assolute: Curaçao, Capo Verde, Giordania, Uzbekistan
L’allargamento a 48 squadre della fase finale ha permesso l’approdo sulla ribalta di formazioni finora ai margini. Per queste quattro sarà la prima esperienza in assoluto: con pochissime chance, o forse nessuna, di fare molta strada, ma con un peso palpabile legato a ogni singola partita. E anche un solo gol potrebbe significare tantissimo.
Basti ricordare l’esultanza incontenibile, e passata alla storia, dei giocatori di Panama – ci saranno anche i centroamericani, per la seconda volta – nel 2018, quando realizzarono la loro prima rete a un Mondiale, nel 6-1 incassato contro l’Inghilterra. Nella successiva gara con la Tunisia, di reti ne sarebbe arrivata anche un’altra. Tre sconfitte su tre, ma poco importa: ciò che conta è esserci.
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