Quando il concerto finisce, il Maestro fa un gesto per azzittire l’orchestra: richiama le mani in un movimento deciso e se le porta con i pugni chiusi davanti al volto, a raccogliere tutte le note nelle mani. Subito tutto tace. Come quando è arrivata la notizia della morte inaspettata di Peppe Vessicchio, il Direttore d’Orchestra per eccellenza, e l’Italia si è zittita.
Peppe Vessicchio: una vita della musica
Giuseppe, conosciuto da tutti come Peppe, era nato a Napoli nel 1956 ed è morto a Roma, presso l’ospedale San Camillo dove era stato ricoverato per una “polmonite interstiziale”. La sua è stata una vita dedicata alla musica, che amava in ogni sua forma. Sapeva essere molto serio ma si prestava volentieri anche a gag e video come quelli con The Jackal che lo hanno reso virale sui social negli ultimi anni. Forse un ritorno ideale e istintivo agli inizi della sua carriera, quando ha debuttato con il gruppo comico napoletano I Trettré. Questo suo mescolare classico e moderno lo ha fatto diventare un personaggio Pop.
Gli inizi lo hanno visto impegnato in dischi di cantanti partenopei come Edoardo Bennato, Nino Bonocore, Lina Sastri e Peppino de Capri. Dopo la sua parentesi “comica”, non si è mai allontanato dal mondo televisivo dove è stato protagonista con diversi programmi. I giovani della GenZ l’hanno conosciuto Amici di Maria De Filippi, dove era presenza prima fissa come insegnante di musica e poi ricorrente come ospite e giudice estemporaneo, ma è Sanremo che l’ha consacrato. E che lui stesso ha portato nell’amore popolare della gente. Fino a finire nel Fantasanremo, in cui potersi fregiare di un cantante “diretto dal Maestro Peppe Vessicchio” portava un ammontare di punti incredibile. La variante in punti di quel sentimento popolare che coglieva tutti quando si sentiva dire quel “Dirige l’Orchestra…”. Era confortante per gli spettatori a casa poter concludere con “ il Maestro Beppe Vessicchio!”, perché lui non cambiava mai. Era una certezza.

Peppe Vessicchio addio al Maestro di Sanremo
Oltre 30 le sue presenze sul palco dell’Ariston e 4 Festival di Sanremo vinti: Avion Travel nel 2000; Alexia 2003; Valerio Scanu 2010 e Roberto Vecchioni nel 2011. Vessicchio e il Festival era un binomio inscindibile che solo negli ultimi anni, come dimenticare il social “aridatece Vessicchio”, si era leggermente allentato per motivi tecnici, che così spiegava in un’intervista a Il Fatto Quotidiano lo scorso 13 febbraio:
“Mi spiace dirlo ma oggi il lavoro è supportato da tanta elettronica, e ci sono situazioni nelle quali il direttore può rimanere a casa”. Non lui che era entrato nel Fantasanremo di oltre 700 mila iscritti e la sua immagine era stampato sulle magliette ufficiali con la didascalia: “Ovunque Proteggi”. Del resto la barba bianca e gli occhi dolci, gli conferivano un volto “divino”. Se poi si aggiungeva la simpatia e la professionalità, si otteneva il perfetto mix che lo rendeva un mito oltre le generazioni.
Una carriera mitica, che “doveva ancora crescere”
Non aveva paura del futuro e accettava le sfide, aveva in programma per il 2026 il primo tour teatrale con Ron dal titolo Ron & Vessicchio, Ecco che incontro l’anima. Sarebbe dovuto partire da Carpi al Teatro Comunale il 27.03. Nella tarda serata Ron ha lasciato ai social un suo breve ricordo dell’amico: “Se ne è andato un fratello. In un momento importante per lui e per me. C’eravamo rivisti quasi un anno fa al Paladozza di Bologna e, nel silenzio di un camerino, c’eravamo guardati negli occhi e poi… una gran risata. “E se facessimo una tournée insieme? Che ne dici?”, rispose immediatamente di sì. Questo progetto si stava realizzando e, il prossimo marzo, avremmo iniziato la nostra avventura, stavamo lavorando con Giuseppe Tassoni agli arrangiamenti delle canzoni anche in questi giorni in ospedale. […] C’è una canzone che ho scritto, si chiama “L’uomo delle stelle“, lui l’amava tanto da condividerla con me sul palco dell’Ariston al Festival di Sanremo. A lui vorrei dedicarla in questo momento.

Forattini, addio al genio del fumetto satirico
Un pennino, una risata tagliente, vignette che hanno disegnato un Paese e molte epoche. Forse ineguagliato, di sicuro unico nel rigore della sua ironia e nel suo essere super partes. di Giusy Dal Pos
I ricordi social
Mancherà terribilmente la sua cultura, il suo senso dell’umorismo, la sua passione per la vita. In tantissimi hanno voluto ricordarlo, da Giorgia Meloni a Fabio Fazio, passando per i professionisti che più con lui hanno collaborato: Carlo Conti, Amadeus e Maria De Filippi in primis. Il mondo della musica è senza parole, e tanti sono gli allievi e amici che rimangono attoniti, fermi lungo un percorso. Da Emma che gli dedica una storia con la scritta “Ciao Beppe mio” a Alessandra Amoroso: “Per sempre il tuo cavallo pazzo“. Significativo dell’epica di una vita, il ricordo di Alfa che su Ig lo ricorda con una foto insieme, una del tattoo che il cantante ha del Maestro e lo screen shot di un messaggio che spiega perfettamente chi Peppe Vessicchio era: “Caro Andrea buongiorno. Sono Peppe Vessicchio… quello che indegnamente partecipa alla tua epidermide”.
I funerali si svolgeranno, come normale sembrerà a chi ne ha conosciuto la riservatezza pur unita all’anima di uomo di spettacolo, in forma privata. Ma il suo pubblico ha scelto i social per ricordarlo, tra lanci Facebook, foto instagram e reel all over the world, i ricordi continueranno ancora.
La redazione di The Over Magazine, nella figura del suo direttore ha scelto di ricordarlo con un estratto dell’ultima chiacchierata insieme. Con la promessa che la musica non finirà mai.
Il ricordo di The Over
di Francesco Bruno Fadda
Maestro, lei ha iniziato a studiare l’effetto della musica sui pomodori, poi è passato al vino. Recentemente ha lavorato con alcune aziende di distillati, è corretto?
“Assolutamente si. Alcuni anni fa a Vinitaly, proprio grazie a voi ho conosciuto le Distillerie Berta. Loro già lavorano con musica e colori. Ho poi incontrato il master blender di Montenegro, Antonio Zattoni, e lì è scattato qualcosa. Il rapporto tra il legno e il brandy è particolare e apre a tante strade. Zattoni era incredulo rispetto ai risultati ottenuti con alcuni esperimenti in azienda e stiamo pensando di produrre un’etichetta speciale, legata proprio al mio lavoro sull’armonia”.

Anche i suoi vini della linea Musiké nascono da esperimenti sull’armonia. Ma hanno anche un fine molto armonico, è corretto?
“Assolutamente si. Da anni oramai i proventi, per ora contenuti, delle vendite della mia linea di vino vengono devoluti a giovani studenti. Con i miei collaboratori abbiamo creato delle borse di studio che vanno ad aiutare musicisti di talento, che hanno bisogno di essere supportati. Soprattutto in un mondo come quello della musica contemporanea, dove l’enorme velocità dei mezzi spesso penalizza chi ha fatto dello studio e della conoscenza, che richiedono tempi lunghi, la base del suo lavoro”.
Lei ha sempre lavorato come musicista – dopo un passato lontano e poco conosciuto come membro di un’importante trio comico napoletano -, cosa l’ha avvicinata al vino?
“A parte la sacralità della sua essenza, il vino è un simbolo dell’operosità dell’uomo in relazione alla generosità della natura: l’uva è uva, per diventare vino ha bisogno di amore. Quello tra il vino e l’uomo è un rapporto di piacere che è divenuto anche un nutrimento; ho le mie idee – e lo dimostrano anche alcune ricerche – riguardo il rapporto che abbiamo sviluppato da sempre con tutto ciò che è alcolico. Anche le scimmie preferivano i frutti che avevano subito un processo di macerazione, producendo alcol”.
Qual è il rapporto tra musica e vino, a livello culturale?
“Il musicista, come il vino, è il prodotto dell’ambiente in cui viene immerso. È inoltre un rapporto reciproco: sono tante e tali le volte che viene citato il vino nelle opere musicali che non si può ignorare lo sguardo reciproco tra le due realtà, che riescono a rispecchiarsi”.

Possiamo chiudere questa chiacchierata dicendo che l’unica differenza tra suono, vino e distillati è che della musica si può abbondare?
“Certamente, anzi, la musica è l’unica cosa di cui non si può fare a meno. Non a caso ci sono alcuni studi che spiegano come la terra sia l’unico pianeta che ha il suono. Come esseri umani, inoltre, siamo l’unica specie che non si limita a utilizzare il suono per comunicare, ma lo rende un’arte. Mi piace il fatto che la musica partecipi di ogni cosa che noi facciamo, anche quando parliamo. Noi facciamo un esercizio di musica costante, anche quando non ne siamo consapevoli, ci distingue gli uni dagli altri. Ecco perché ce n’è in abbondanza e continuerà ad esserci: è uno dei linguaggi principali con cui comunichiamo le nostre emozioni”.
Nel suo libro “La musica fa crescere i pomodori”, scriveva così: “Eppure, arriva sempre questo momento, l’ultimo istante di silenzio, quello in cui ci siamo solo noi. Io, l’orchestra e la musica”. E allora arrivederci Maestro, alla prossima canzone. Alla prossima intervista.
Inserisci commento