Uno dei produttori di La La Land nel 2017 mentre ritira la statuetta come Miglior Film. Peccato che c'era stato uno scambio di busta e a vincere in quella categoria fu, in realtà, Moonlight
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Oscar: 7 curiosità dietro le quinte dell’Academy Awards

La più grande celebrazione del cinema è un meccanismo oliato in cui nulla è lasciato al caso, nemmeno l'applauso.

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Gli Oscar danno sempre l’impressione di essere uguali a se stessi: il tappeto rosso, le buste aperte lentamente, la musica che parte quando un discorso si allunga troppo, l’applauso immediato anche quando si capisce che qualcuno avrebbe preferito un altro nome. Eppure, dietro questa regolarità quasi rassicurante, ogni anno si muove una macchina molto più complessa di quanto arrivi sullo schermo: prove tecniche, posti riempiti all’ultimo momento, percorsi obbligati, testi corretti mentre la diretta è già iniziata. È forse anche questo che continua a rendere interessante una cerimonia che, da quasi un secolo, cambia pochissimo e però riesce ancora a produrre l’impressione che qualcosa possa sempre sfuggire al controllo.

Sette curiosità imperdibili sulla cerimonia degli Oscar

1. Anche la suspense passa dalle prove: la busta neutra

Prima dell’inizio della cerimonia, i presentatori fanno prove tecniche complete: salgono sul palco, simulano il ritmo dell’ingresso e imparano anche ad aprire correttamente la celebre busta. Quella usata durante le prove, però, non contiene mai il nome del vincitore reale: all’interno c’è una card neutra, proprio per evitare fughe di notizie o confusioni. I nomi veri restano custoditi fino all’ultimo da PricewaterhouseCoopers, che presidia i lati opposti del palco.


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2. Doppio check, doppia busta: il sistema anti-errore

Per ogni categoria vengono preparate due buste identiche, affidate a due responsabili diversi, uno per lato del palco. Il sistema serve a far sì che il premio Oscar possa essere consegnato rapidamente in base al punto da cui entra il presentatore. È proprio questo meccanismo che nel 2017 rese possibile il celebre errore che portò all’annuncio di La La Land al posto di Moonlight.

3. I Seat Fillers: La Regia delle Poltrone Vuote

Durante la serata degli Oscar esistono figure incaricate di occupare temporaneamente le poltrone lasciate libere dalle star quando si alzano. Sono i seat fillers: entrano in azione nei secondi in cui qualcuno va dietro le quinte, sale sul palco o si allontana. In televisione, così, la platea continua a sembrare perfettamente piena.

Dolby Theatre a Los Angeles

Gli oscar in sala e dietro le quinte

4. La brevità dei ringraziamenti: colpa di sei minuti di discorso

Nel 1943 Greer Garson vinse l’Oscar e pronunciò un discorso durato oltre sei minuti. Da allora il tempo concesso ai vincitori è stato progressivamente ridotto fino all’attuale soglia informale di circa 45 secondi, segnalata dalla musica che parte quando il tempo è finito.

5. La gift bag: un consolazione di lusso per i non vincitori

I candidati principali ricevono ogni anno gift bag non ufficiali curate da società esterne, con viaggi, trattamenti, accessori e oggetti di lusso. Il loro valore può arrivare a cifre molto alte, spesso ben superiori al valore materiale della statuetta.

6. Dietro le quinte: l’improvvisazione scritta all’ultimo momento

Uno dei regali più esclusivi della gift bag di quest'anno è un soggiorno in una villa extra lusso in Lapponia sponsorizzato da
Uno dei regali più esclusivi della gift bag di quest’anno è un soggiorno in una villa extra lusso in Lapponia sponsorizzato da

Mentre la diretta procede, una squadra di autori lavora dietro le quinte pronta a modificare testi e battute in base a ciò che accade sul momento: ritardi, incidenti, reazioni inattese, tempi morti. Molto di ciò che sembra improvvisato nasce in realtà pochi minuti prima.

7. Istruzioni sull’applauso: il ritmo televisivo non perdona

Durante la cerimonia degli Oscar, soprattutto nei settori più vicini al palco, alcuni ospiti ricevono indicazioni molto precise dalla produzione: quando restare seduti, quando liberare rapidamente il passaggio, come muoversi durante le pause pubblicitarie e, in alcuni momenti, anche come evitare che un applauso parta troppo in ritardo rispetto al ritmo televisivo. Non è una coreografia rigida, ma una forma di regia discreta pensata per mantenere continuità davanti alle telecamere.

La fine dei sogni (…e l’inizio dei viaggi)

In sintesi, la più grande celebrazione del cinema mondiale, gli Academy Awards o Oscar, è un meccanismo oliato in cui nulla è lasciato al caso, nemmeno l’entusiasmo della platea. L’unica vera incognita, forse, resta quella che non è possibile controllare: il sorriso di chi ha vinto e il modo in cui dovrà cercare di venderci la sua emozione in 45 secondi, prima che la musica lo zittisca. D’altronde, chi non trionfa potrà sempre consolarsi con una gift bag dal valore decisamente superiore a quello della statuetta stessa. E questo, probabilmente, è il vero lieto fine.

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Scritto da
Gaia Marras

Sono nata all’ombra delle mura antiche di Alghero (ma non chiedetemi di Antonio Marras, la moda non è il mio forte!). Amo perdermi tra libri e film, sempre con un orecchio teso tra le sonorità graffianti del metal e le note suadenti del Jazz. La mia passione per la tecnologia è seconda solo a quella per gli animali. Vorrei tanto saper disegnare e arredare, ma il destino ha deciso che la mia via fosse quella della penna, non della matita. E così, invece di schizzi, sforno articoli.

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