Ornella Vanoni è morta il 21 novembre 2025, a 91 anni, nella sua casa di Milano. Ma parlare di fine, per lei, è quasi un ossimoro. Vanoni non è stata un monumento immobile: è stata un corpo in movimento costante, una curiosità ostinata, una donna che ha attraversato più di settant’anni di musica continuando a registrare, a esibirsi, a mettersi in discussione.
Non inseguiva la giovinezza — quella è una trappola — ma cercava giovani, che è un’altra cosa: cercava sguardi nuovi, suoni diversi, modi di stare nel mondo. Forse è per questo che generazioni nate molto dopo i suoi primi successi l’hanno sentita vicina. E perché ha sempre avuto un legame speciale con la gioventù, Ornella Vanoni. Perché lei i giovani non li osservava da lontano: li ascoltava davvero.

Ornella Vanoni giovani e non solo: la sua eredità
Negli ultimi anni questo legame era diventato persino più evidente. Il suo impatto sui giovani è stato inegabilae, con connessioni autentiche. Sia umanamente che artisticamente, facendo nascere, o tornare in auge, piccoli capolavori.
Nel 2021 canta Un sorriso dentro al pianto con Francesco Gabbani. Un brano intimo e controllato, che a Sanremo diventa un dialogo alla pari. Nello stesso anno presta la sua ironia elegante a Toy Boy di Colapesce e Dimartino, entrando nel loro immaginario con una leggerezza naturale, come se quel gioco bossa-pop fosse sempre stato suo. Con loro nel 2025 ha giocato a commentare, tra social e schermo tv, il Festival di Sanremo, che ha visto trionfare Ollie.
Da Gabbani a Elodie, da Toy Boy a Sant’Allegria
Nel 2024 compie un gesto ancora più coraggioso: rilegge Ti voglio insieme a Elodie e Ditonellapiaga, due artiste nate quando Ornella Vanoni aveva già inciso i suoi classici da tempo. Il brano diventa un ponte fra epoche, un esempio di quanto la sua voce sapesse muoversi nei linguaggi di oggi senza perdere identità. E poi Sant’Allegria, ricantata con Mahmood: un incontro tra mondi lontani solo in apparenza, che è diventato parte della vita privata di entrambi.
Un incontro musicale e umano in cui Ornella porta la sua grazia un po’ impertinente e un modo di stare in scena che non scoloriva mai. Insieme hanno creato uno dei duetti più magici degli ultimi anni. È diventato un fenomeno di costume tanto da approdare sulle pagine di Vanity Fair Italia. Resterà nella storia della televisione – e della musica -.

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Ornella Vanoni, una vita di allegria e giovinezza
E, in fondo, era lei stessa a spiegare questa disposizione ad accogliere e a farsi attraversare. Quando riceve la Laurea Honoris Causa in Musica, Culture, Media e Performance all’Università Statale di Milano, ha confessato, con la sua ironia limpida: “Non ho presunzione di me. Ci sono degli artisti che hanno degli ego pazzeschi. Io questo ego sono anni che lo aspetto, ormai è tardi. Non ce l’ho mai avuto. Sono stata felice, contenta, in certe tournée mi sono sentita molto riuscita. Ho fatto degli incontri straordinari: uno è Paolo, il secondo Mahmood. Stasera vado da Fazio…”.
Una dichiarazione di umiltà e di vitalità che oggi suona come un testamento artistico, un lascito, un’eredità: nella sua vita gli incontri contavano più dei trionfi, le persone più dei palmares.
Una presenza capace di attraversare generazioni
La sua storia, dal Piccolo Teatro con Strehler alle tournée internazionali, dalle canzoni senza tempo come Senza fine e L’appuntamento ai duetti jazz con maestri americani, è stata una dimostrazione continua di come si possa cambiare forma senza smettere di essere se stessi. La voce — calda, un po’ roca, elegante, imprevedibile — è rimasta la sua costante: una presenza capace di attraversare generazioni, più che di rappresentarne una sola. La gioventù non era fuori da lei. Era lei, per sempre.

Nel ricordarla oggi, non serve la retorica. Serve piuttosto un gesto semplice: riascoltare quella leggerezza intensa che lei chiamava “la mia sant’allegria”. Una gioia che non era frivolezza, ma un modo di stare nel mondo con coraggio e disobbedienza gentile. Una forma di vita che non ha mai accettato di diventare solo memoria.
Ornella Vanoni se n’è andata. Ma ciò che resta — e resterà — è la sua ostinata vitalità: il suo essere, fino all’ultimo, un mito senza fine, capace di parlare ai giovani e all’infinito. La sua vera eredità.
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