Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez sono di nuovo i fantastici protagonisti di Only Murders in the Building Quinta stagione, su Disney+ dal 9 settembre 2025 con le prime 3 puntate
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Only Murders in the Building 5: l’Arconia tra misteri, identità e una nuova New York

La quinta stagione della comedy-crime con Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez porta un nuovo delitto – la morte del portiere Lester – e affronta i temi più attuali: dal potere dei soldi all’intelligenza artificiale, senza dimenticare il cuore della serie, l’amicizia.

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La quinta stagione di OMITB con Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez porta un nuovo delitto – la morte del portiere Lester – e affronta i temi più attuali: dal potere dei soldi all’intelligenza artificiale, senza dimenticare il cuore della serie, l’amicizia.


Nelle quattro precedenti stagioni dell’oramai celebre serie Only Murders in The Building (solo omicidi nel palazzo), titolo del podcast a tematica true crime ideato e portato al successo dai tre inopinati autori Charles, Oliver e Mabel (gli irresistibili Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez), ne sono successe davvero di tutti i colori.

OMITB: gli esordi

A partire dal primo misterioso omicidio (quello di Tim Kono), la storia era già segnata. Quel delitto avvenuto tra le lussuose mura dell’Arconia (il vero palazzo si chiama Belnord, ndr), esclusivo palazzo dell’Upper West Side newyorkese di cui i tre protagonisti sono devoti inquilini, ha dato il via alle indagini squinternate ma geniali, approssimative ma vincenti di Charles, Oliver e Mabel. E hanno portato i tre podcaster a perlustrare ogni angolo della loro Arconia, così come anche diversi remoti anfratti de La Grande Mela. Con un guizzo ironico sempre amabile, servito in primis dalla fisionomia di per sé esilarante dei protagonisti – affiatati e sempre molto eccentrici nel loro modo di relazionarsi con il mondo e con le indagini -, il trio ha infatti affrontato intrighi di pianerottolo, segreti di palazzo, e perfino funeste ventate di crime nel mondo dello spettacolo.

Ognuno di loro, con la sua personalità, i suoi tic ma anche le sue estemporanee doti investigative, ha saputo dare un contributo esemplare alle sorti del podcast, dal successo oramai (quasi) stellare, tanto che le offerte di collaborazione con il cinema e la tv si sono andate moltiplicando.

Il delitto da cui parte la quinta stagione di Only Murders in the Building è quello del portiere dell'Astoria, Lester
Charles (Steve Martin) al funerale di Lester, il portiere dell’Astoria

Dove eravamo rimasti?

La quinta stagione si apre – o forse dovremmo dire la quarta si chiude? l’omicidio è tornato all’Arconia e si è tornati anche ai format originali, con le stagioni legate in maniera consequenziale – su una fase di transizione. Ritroviamo Oliver innamorato e fresco di nozze con la sua Loretta (una sempre adorabile Meryl Streep), Charles rimasto solo dopo una serie di relazioni non esattamente oculate, e Mabel che si sta finalmente ritagliando un proprio posto all’interno del condominio. E forse anche del mondo, grazie proprio alla solida amicizia con i due colleghi e ai riscontri di un’attività investigativa che le ha ridestato l’autostima.

Nuova stagione, nuovo omicidio

L’ultimo omicidio arriva quindi a sconquassare nuovamente gli equilibri dell’Arconia e a riaccendere anche i motori del fortunato format Only Murders in the Building. Una fortuna che si riflette – meta-visivamente parlando – nel successo dell’oramai seguitissima serie, ideata dal vincente duo John Hoffman e Steve Martin, e giunta ora alla sua quinta stagione (in onda su Disney Plus a partire dal 9 settembre).

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Chi ha ucciso Lester?

Questa nuova stagione vede la trasformazione formale e strutturale dell’Arconia quale specchio sì dei suoi inquilini ma, ad ampio raggio, anche della società newyorkese, in cui è in atto una profonda mutazione. E così quello che un tempo era uno splendente e tranquillo centro residenziale di lusso nel cuore di Manhattan, ora assiste a un’ennesima morte che irrompe a scardinare il profilo iconico dell’intero condominio, ovvero il decesso del portiere Lester. Lo stimato ed esperto usciere, da decenni impiegato nel delicato compito di custode e testimone dei segreti del comprensorio di lusso, è stato infatti ritrovato senza vita nella fontana d’ingresso, a chiusura della quarta stagione. E la sua misteriosa morte ha aperto il varco a una nuova serie di indagini ed elucubrazioni dai contorni malavitosi a tratti perfino voluttuosi.

Il mistero di un dito mozzo, le interconnessioni con la mafia d’eredità italiana, nei rimandi a Il Padrino e affini, e le possibili interrelazioni con alcuni loschi figuri dell’Arconia, riconducono poi allo spettro di un nuovo potere cittadino che sta prendendo sempre più piede. Quello legato ai multimilionari e ai loro oscuri giri d’affari. Ed è qui che la stagione decolla con l’irriverente entrata in campo di alcuni celebri volti del grande schermo – a conferma questa serie è amata in primis dagli attori stessi -: i due volte premio oscar Renée Zellweger e Christoph Waltz insieme al giovane Logan Lerman.

Chi vuol esser…medico legale (improvvisato)?

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Renée Zellweger – Only Murders in The Building 5

Nella stagione più malavitosa di sempre, con i tre protagonisti intenti a improvvisarsi investigatori, scassinatori e perfino medici legali, ci sarà anche spazio per un inedito Charles in modalità super flirt, ventate di poesia sui versi di Neruda, la Tosca e lo spauracchio di un’ultima cena. Ma anche nuove popstar sulla cresta dell’onda e il confronto sempre più serrato con un nuovo mondo moderno che vive e si evolve in nome dell’intelligenza artificiale. L’avvento dei robot a operare in ruoli un tempo ad esclusivo appannaggio dell’uomo è infatti uno dei temi cardine di questa stagione, che per ammissione dello stesso autore Hoffman (brillante co-autore insieme a Steve Martin) cerca, molto più delle altre, di indagare nell’attualità newyorkese.

Lo spunto arriva, indefesso, dalle pagine di giornali moderne per costruire una narrazione di finzione che abbia tanti scottanti punti di contatto con il mondo attuale. Inclusi gli incendi che lo scorso gennaio hanno avvolto in un’ombra di ceneri la Città degli angeli. E così, nel confronto serrato tra vecchi e nuovi business, ruoli di un tempo e ruoli moderni, anche i tre protagonisti attraversano il loro ennesimo capitolo di crescita e maturazione, mentre l’intrico legato alla morte di Lester si fa sempre più fitto e costellato di sospetti.

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La ricerca d’identità

Eppure, al centro della storia scorre sempre il filo rosso di una ricerca d’identità che dall’Arconia e dai protagonisti avvolge poi tutti le altre comparse, umane e geografiche, della serie. La riflessione che si apre dall’oramai celebre portone di lusso si estende infatti al quartiere, a Manhattan, a New York e anche molto oltre. E se la stilosa Mabel (i suoi iconici outfit raccontano una New York sempre squisitamente modaiola) sta ancora facendo i conti con un’affermazione personale che è lungi dal compiersi e Charles ancora vive nel retaggio del successo del suo Brazzos, Oliver “narcisista dal cuore buono” è il personaggio che più di tutti coglie il senso e il sentimento di questa quinta stagione di OMITB.

Il legame con il teatro è la forma del suo manifestarsi al mondo, per quanto ancorata al ricordo di un passato difficile sfociato poi nei tanti progetti (di cui molti fallimentari). Così diventa, puntata dopo puntata, fonte di piccole perle di saggezza e una sorta di vademecum di un vivere quotidiano volubile, e non sempre necessariamente illuminato di soli successi.

Identità, riscoperta e fallibilità

Nessuno è in controllo della propria vita, mentre emerge con sempre maggiore prepotenza il contrasto tra la necessità occidentale di realizzarsi e la sofferenza determinata da obiettivi che sembrano non essere raggiungibili. Un cul de sac esistenziale che a tratti pare rivelarsi fatale. E in questo senso la morte del portiere, ruolo così iconico e rappresentativo di appartenenza a una casa, a un luogo e a una microsocietà cui aderiscono i ricordi di una vita, segna inesorabile il mood di questa stagione così connessa al senso di identità e riscoperta. E al senso di fallibilità. Una stagione in bilico tra passato e futuro, con la vecchia e fascinosa mala dei film che lascia il passo a una caratterizzazione cittadina dal potere più forte ed enigmatico, quello dei soldi, capaci di comprare tutto inclusa la cosa in assoluto più rilevante, ovvero il silenzio.

Only Murder in The Building: un’ode all’amicizia

Tramite la morte, poeticamente ritratta nei versi di Neruda, la quinta stagione riflette ancora una volta sulla vita. Ciò che abbiamo avuto ieri, abbiamo oggi e avremo domani. Indissolubilmente legate ai nostri tanti ricordi ma anche a ciò che, giorno dopo giorno, ci circonda e ci definisce. Le case, i condomini, i quartieri sono grandi mondi fatti dalle persone che li vivono e li attraversano. Una serie infinita di esistenze più o meno legate tra loro che percorrono strade, frequentano locali e interagiscono in maniera sempre imprevedibile e diversa.

Il rapporto tra Charles, Mable e Oliver, la loro amicizia, è il cuore fondante di questa fortunata serie
Charles (Steve Martin), Mable (Selena Gomez) e Oliver (Martin Short)in Only Murders in The Building

L’Arconia, vera e propria istituzione, nonché quarto protagonista di questa serie esilarante ma profondamente intrisa di sentimenti umani, diventa luogo in cui far convergere gioia, tristezza, desideri, fallimenti e ripartenze. E in quest’ultima stagione di OMITB il mix di elementi è più concentrato che mai, una roulette russa di eventi che macina con il solito ritmo incalzante e ironia da vendere mille eventi per poi depositarsi, lenta, sul profondo senso di amicizia che lega i tre iconici protagonisti. Sono loro con le loro idiosincrasie e le loro scomposte identità la vera anima e il cuore del successo di questa comedy crime che giunta al quinto capitolo spinge ancora più potente sulla leva del legame, della solidarietà, dell’affiatamento relazionale.

Tra il fascino del crime e l’incanto dell’amicizia

Sulle relazioni che da superficiali diventano poi qualcosa di solido, impagabile, irrinunciabile, si fonda il senso del rapporto condiviso quale radice di una vita preziosa. Concetto da opporre alla bulimia consumistica di una vita che non si ferma mai a guardare il prossimo, ma corre veloce alla ricerca cieca di realizzazione, affari e soldi. In un mondo che trasforma ogni locale in Casinò e ogni opportunità in business, Only Murders in the Building torna qui all’essenza, riconciliando il fascino del crime con l’incanto dei legami e la nostalgia di un tempo vero, in cui si ha davvero “qualcosa o qualcuno da perdere”.

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Scritto da
Elena Pedoto

Da avida lettrice ad accanita consumatrice di cinema d’autore il passo è stato breve. Ha trascorso gli ultimi quindici anni a rincorrere a perdifiato film, autori e festival di cinema internazionale, e ha trovato il suo habitat ideale in quel della costa azzurra, nei meandri del Festival di Cannes. Attualmente si divide tra il lavoro di mamma e quello di freelance, cercando ostinatamente di non perdere di vista nessuna delle due “mission”.

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