Lo Street Artist OBEY, manifesta con le sue opere per la libertà contro la violenza USA dell'ICE
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Dall’ICE al Femminicidio di Anguillara: tragico inizio per il 2026

Gli USA sprofondano nel caos dell'ICE e nella normalizzazione della forza, l'Europa è scossa dalla tragedia di Crans-Montana e l'Italia riapre la ferita dell'indipendenza femminile con il dramma di Anguillara. Un'unica, dolente, sinfonia sul crollo del senso di responsabilità.

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Gennaio volge al termine lasciando dietro di sé un pesante strascico di cronaca e attualità. Un fil rouge dolente che dal nostro microcosmo italiano si estende al macrocosmo internazionale. Questo primo mese dell’anno si è tristemente distinto nel segno negativo della perdita e del crollo dei valori – siano essi democratici, civili o umani. Tra superficialità dilagante, pressapochismo istituzionale, l’interesse del singolo scavalca sistematicamente quello comunitario. Gli inarrestabili soprusi di genere, la cieca corsa al potere e il minaccioso ritorno all’oppressione militare, il 2026 ha aperto il suo corso con uno squarcio sinistro. Svelando in anticipo il peggiore degli scenari possibili.

Gli USA infiammati dall’ICE: Donald Trump indietreggia: rimuove Bovino e chiama Tom Homan

Gli USA sono sprofondati nell’ultimo mese in un caos generale, caratterizzato da oppressione e, ormai, da vere e proprie esecuzioni. Un clima di terrore e violenza sfuggito al controllo del Presidente Donald Trump, che tenta di rompere l’isolamento politico in cui si è trovato dopo l’esecuzione, avvenuta per mano degli agenti dell’Ice, dell’infermiere Alex Pretti a Minneapolis.

Trump indietreggia – ultim’ora –, poco convinto, davanti alla realtà, avviando il ritiro parziale del contingente di tremila uomini inviato nella capitale del Minnesota. Poi rimuove Greg Bovino dal comando delle operazioni e lo sostituisce con Tom Homan, lo “zar dei confini”. Homan, noto falco e architetto delle politiche migratorie già sotto Obama, è ascoltato anche dai democratici. I prossimi giorni chiariranno se questa mossa sarà sufficiente a placare non solo la rabbia in Minnesota – dove un giudice sta valutando la costituzionalità del dispiegamento del contingente Ice voluto dalla Casa Bianca – e nell’opinione pubblica americana. Ma anche l’indignazione in Europa e in paesi come Canada e Regno Unito.

L'ICE è il dipartimento di polizia federale degli Stati Uniti dedicato all'immigrazione

Timori per l’ICE in Italia

E tra i pochi Paesi occidentali ancora amici di Donald Trump, l’Italia, non va meglio. In territorio italiano, infatti, proprio in questi giorni montano polemiche e preoccupazioni per la possibile presenza proprio degli agenti ICE in Valtellina durante tutto il periodo delle Olimpiadi di Milano-Cortina. Il governatore della Lombardia Fontana ha annunciato la presenza di agenti dell’Ice nelle scorte del Vicepresidente Vance e del sottosegretario Usa Rubio, attesi a Milano per i giochi invernali. Affermazione smentita categoricamente dal Ministro Piantedosi.

Le vittime 2026: Renee Nicole Good e Alex Jeffrey Pretti

L’ondata di sdegno generata dall’uccisione di Renee Nicole Good il 7 gennaio per mano di un agente dell’ICE ha toccato drammatiche vette apicali. Incluso il fermo di alcuni minori, tra cui un bambino di cinque anni presumibilmente usato dall’ICE come esca per intercettare i genitori. Il riverbero degli scontri e delle insurrezioni seguite alla morte della donna ha vissuto un’escalation culminata, il 24 gennaio scorso, con un’ulteriore morte dal medesimo copione. Quella di Alex Jeffrey Pretti, infermiere di terapia intensiva, ucciso con modalità simili a quelle della Good: sempre da un agente dell’ICE. Anche se quest’ultimo, a suo dire, avrebbe agito per disarmare l’uomo. Seppure un video e le testimonianze dirette indichino che, al momento dello sparo, Pretti avesse in mano solo il suo cellulare.

Un uomo a Minneapolis cammina davanti a dei manifesti di protesta per l'ucisione di Renee Good da parte dell'ICE (Christopher Katsarov-The Canadian Press via AP)

ICE e repressione: USA nel caos tra violenza e proteste

USA in subbuglio ideologico e politico dopo la morte di Renee Nicole Macklin Good per mano di un agente dell’ICE. Tra manifestazioni, scontri e violenza diffusa, si riaccende il dibattito sui confini dell’autorità federale. di Elena Pedoto


A un certo punto ce ne andremo. Abbiamo fatto un lavoro fenomenale“. Trump e il crollo dei valori democratici

Ma le due morti, in poco meno di un mese, di cittadini americani incensurati, riportano il pensiero a pericolosi scenari anarchici. Specie perché sostenuti da un presidente che appare, nonostante i tentativi di tirarsi fuori dalle responsabilità, caldeggiare la violenza per scopi personali. Un Presidente che continua a contraddirsi su ogni singolo tema e in ogni singola dichiarazione.

E mentre Minneapolis, sostenuta dall’America intera, è a un passo dalla guerra civile, alla luce dell’ultima morte e della nuova ondata di proteste scaturite, sostenute anche dagli appelli di Clinton e degli Obama, Trump fa un passo indietro. Incerto e poco convinto, indietreggia aprendo prima all’ipotesi ritiro del dispiegamento ICE e poi rimuovendo appunto Greg Bovino. Un lavoro fenomenale – quello dichiarato da Trump – che parla di due morti certe, la cui responsabilità Trump ascrive semplicisticamente ai DEM, tantissimi feriti e un paese letteralmente in subbuglio.

E se la nuova America trumpiana si inserisce sempre più in un contesto di normalizzazione della forza e della violenza, la conseguenza più evidente di tutto questo pandemonio sociale sta nel crollo verticale dei valori democratici. È la dolente Lady Liberty in manette raffigurata simbolicamente dallo street artist di Los Angeles Obey. Uno scenario inquieto che dal profondo “buio americano”, a cui si aggiungono le guerre e i nuovi tragici fatti in Iran, rischia di oscurare poco alla volta anche tutto il resto del mondo. E l’onda nera di questo incipit 2026 si preannuncia, al momento, davvero difficile da dissipare. Resta la speranza delle parole, proprio quelle di Trump: “A un certo punto ce ne andremo”.

Cronaca 2026: ICE, Crans-Montana e Anguillara. Il Crollo dei Valori.
L’ICE cambia capo, ma il terrore delle loro azioni resta

Crans-Montana e la superficialità che diventa tragedia

L’anno è iniziato all’alba di una tragedia, e in un clima immensamente luttuoso legato agli avvenimenti drammatici del capodanno di Crans-Montana. In quella notte topica che segnava l’inizio del nuovo anno, nella prestigiosa località di un turismo elitario nel cuore delle alpi svizzere, si è consumata una catastrofe immane. Una tragedia dettata da superficialità e trascuratezza delle più banali norme di sicurezza.

Nel prestigioso Le Constellation, locale gestito dai coniugi Moretti dal 2015, all’apice dei festeggiamenti legati al nuovo anno, una candela scintillante incautamente sventolata a ridosso del soffitto ricoperto di materiale fonoassorbente non ignifugo, ha infatti dato il via a un “flashover” fatale che in breve tempo ha raso al suolo il locale e provocato una vera e propria strage di ragazzi. A contribuire allo scenario, la mancanza di disposizioni antincendio, estintori, uscite di sicurezza a norma e personale adeguato ai numeri del locale. 

Giovani vite piegate da una superficialità che antepone il profitto alla sicurezza

119 feriti e 40 morti, un conto altissimo di vittime, quasi tutti ragazzi dei quali molti anche minorenni, e di cui 6 nostri connazionali italiani. L’evento si è lasciato dietro una scia di desolazione senza pari, legato a quei tanti giovani che non ci sono più. Ma anche a quelli che ora lottano e dovranno lottare per le loro vite e con i corpi ricoperti, in alcuni casi, dal 50-60% di ustioni. Ferite che, anche nel migliore dei casi, non potranno mai essere rimarginate. Giovani vite piegate da una superficialità che antepone il profitto alla sicurezza, il denaro all’essere umano. Dinamiche da chiarire e modulare sulle richieste di risarcimento, e nell’individuazione precisa delle responsabilità.

Cronaca 2026: ICE, Crans-Montana e Anguillara. Il Crollo dei Valori.
Il dolore dopo la tragedia di Crans Montana

E nel giro di vite che ora si stringe attorno alle gestioni dei locali e ai due coniugi responsabili di quel business divenuto inferno fatale, la domanda che non trova risposta è quella di genitori rimasti orfani dei loro figli. Genitori che si chiedono come mai una sorte così crudele sia toccata proprio ai loro giovani. Figli che si trovavano lì per festeggiare, divertirsi e brindare a un nuovo anno ricco di sogni e progetti. E, in queste ore, mentre un anonimo benefattore di Dubai paga 200 mila franchi di cauzione per far uscire di prigione Jacques Moretti, proprietario de Le Constellation e ufficialmente indagato per omicidio, lesioni e incendio colposi, centinaia di famiglie vivono la prigione di un dolore che nessuna cauzione potrà mai saldare.

Il caso di Anguillara e quell’indipendenza femminile che ancora non trova pace

Sempre di inizio anno un altro caso che ha scosso, e ancora scuote, un’intera comunità poco fuori dai confini nord di Roma, adagiata sulle rive del lago di Bracciano. Anguillara Sabazia, piccolo comune che si è espanso negli ultimi decenni per diventare residenza e polo d’attrazione di molti romani in fuga da un centro sempre meno vivibile, si è tramutato in questo inizio 2026 in un vero e proprio teatro dell’orrore. Federica Torzullo, ingegnera gestionale di 41 anni, e madre di un bambino di soli dieci anni, è stata uccisa dal marito in maniera a dir poco efferata. La causa di un gesto così sconsiderato è arbitrariamente collegata alla scelta della donna di separarsi, di cambiare il profilo del proprio quotidiano.

E, così, quella che doveva essere la sua ultima notte nella casa coniugale è diventata la sua ultima notte di vita. Arrestato il 18 gennaio, dopo giorni di menzogne e goffi depistaggi, il marito Claudio Carlomagno. Dopo una confessione con dettagli scioccanti sul delitto e sull’occultamento del cadavere, le cause si rintracciano nel folle gesto, compiuto con una rabbia e un odio disarmanti, di uomo incapace di accettare i propri limiti. E le altrui scelte, di donna. Una vicenda funesta che ha generato il caos nel piccolo comune certamente non abituato a tali vicende e all’esposizione mediatica che ne può derivare.

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La tragedia dei genitori e il peso del femminicidio

Una dinamica da cui è poi scaturita un’ulteriore pagina di terribile cronaca. Il 24 gennaio, infatti, i genitori dell’uomo a cui ora si contesta il reato di femminicidio – legge entrata in vigore lo scorso 17 dicembre 2025 che prevede una “severità del regime sanzionatorio”-, sono stati trovati morti nella loro abitazione. Il biglietto di commiato lasciato al figlio minore e le modalità del gesto rimandano alle dinamiche di un doppio suicidio. Un gesto legato all’impossibilità di sopportare la gogna sociale e mediatica – già ampiamente avviata sui social – per un figlio reo-confesso. Colpevole di un delitto così atroce, per molti versi socialmente inaccettabile.

L’uomo, tenuto sotto stretta sorveglianza in carcere, è a rischio suicidio per “catabasi”, discesa agli inferi psicologica. È il continuum tragico di una catena di eventi macabri che aprono l’anno nel peggiore dei modi anche sul fronte del tema delle donne. E di quella loro indipendenza ancora vista e vissuta come pericoloso oltraggio all’equilibrio maschile.

Un tema spinoso, delicato, certamente non limitato ai confini del comune di Anguillara. Che torna a essere ferita aperta e al centro dell’attenzione e del dibattito sociale e politico. Ma, anche in questo caso, a farsi preminente e angosciante è il dramma irripetibile di un bambino di soli dieci anni. Un orfano di madre, con un padre certamente non più in grado di esercitare il suo ruolo, senza nonni paterni, e con il fardello di un lutto impossibile da elaborare. Ancor meno all’interno di quel fazzoletto di case che ora trasuda tragedia da ogni viale. E parla di una famiglia fagocitata dal crollo di responsabilità e valori.

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I valori democratici e umani che abbiamo lasciato sgretolare

È su questi pilastri crollati – la responsabilità individuale e il rispetto per la vita e la scelta altrui – che l’inizio del 2026 ci impone una riflessione ineludibile. Di fronte all’onda nera di una cronaca che ci inabissa nel dolore, dall’abuso di potere oltreoceano dell’ICE alla tragedia della superficialità alpina fino alla violenza domestica, l’unica risposta autorevole non può che essere un rinnovato, e urgente, appello alla coscienza collettiva. Non si tratta di attendere passivamente che il buio si dissolva. Ma di lavorare ogni giorno per riedificare, con precisione e impegno, i valori democratici e umani che abbiamo lasciato sgretolare.

La speranza non è una mera attesa, ma un’azione concreta che risiede nel coraggio di condannare il pressapochismo, di pretendere sicurezza, di difendere l’indipendenza femminile e di tutelare ogni singola vita. È solo in questa ripartenza etica e civile che potremo trovare la forza per dissipare l’ombra di questo drammatico incipit d’anno, trasformando il monito del passato in un impegno inequivocabile per il futuro.

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Scritto da
Elena Pedoto

Da avida lettrice ad accanita consumatrice di cinema d’autore il passo è stato breve. Ha trascorso gli ultimi quindici anni a rincorrere a perdifiato film, autori e festival di cinema internazionale, e ha trovato il suo habitat ideale in quel della costa azzurra, nei meandri del Festival di Cannes. Attualmente si divide tra il lavoro di mamma e quello di freelance, cercando ostinatamente di non perdere di vista nessuna delle due “mission”.

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