Pio e Amedeo non si vergognano di nulla. Lo hanno ampiamente dimostrato in Emigratis, programma televisivo in cui, in condizioni spesso discutibili, hanno scroccato qualsiasi cosa da chiunque. Poi sul palco di Sanremo. Più volte. A loro il “politicamente corretto” non è mai andato a genio, come ribadito con forza nel monologo del 2021 a Felicissima sera, in cui hanno usato termini razzisti e omofobi.
Che si ami o si odi la loro comicità, bisogna ammettere una cosa: non sono stupidi (come ad alcuni piacerebbe credere). Anzi. Sono in forte connessione con quello che viene definito “il paese reale” e quindi sanno come farlo ridere. E allo stesso modo si rendono perfettamente conto quando è il caso di cambiare ed evolversi.

Oi Vita Mia: debutto alla regia innovativo
Per il loro primo film da registi, Oi Vita Mia, hanno quindi fatto una valutazione importante: non snaturarsi, ma anche cercare di abbracciare il pubblico più vasto possibile. In sala dal 27 novembre, il film segna il passaggio di Pio e Amedeo a una fase più matura della loro carriera. Le gag grevi ci sono sempre, ma c’è anche un’attenzione al sociale e ai problemi concreti delle persone, dagli anziani che vivono negli ospizi, ai ragazzi abbandonati dalle famiglie. Fino alla necessità di fare economia in un paese in cui gli stipendi non crescono da 20 anni. E le spese invece aumentano sempre.
Arma segreta: Lino Banfi
Pugliesi fino al midollo (anche se Pio vive a Milano da anni), hanno trovato la loro arma segreta in Lino Banfi. Qui è scattata l’intuizione geniale: affidargli uno dei suoi primi ruoli drammatici. L’attore è infatti Mario, soprannominato Monicelli: ha l’Alzheimer e quindi riprende tutto, per non dimenticare. La domanda dunque sorge spontanea: si sono ammorbiditi? In realtà no. Ma hanno sicuramente fatto autocritica. Come dimostra anche la grande importanza che ha la terapia nella trama: il personaggio di Marina (Ester Pantano), una psicologa, è infatti fondamentale per far capire ai protagonisti molte cose di se stessi. Ne abbiamo parlato proprio con Pio e Amedeo nella nostra intervista.

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Pio e Amedeo: maturati o ammorbiditi?
Quindi è vero o no? Pio e Amedeo sono maturati o si sono ammorbiditi?
Amedeo: “L’importante è che siamo dritti e stiamo correndo. Ci piace il vento in faccia. La battuta greve unita al dramma è una rappresentazione della vita stessa. La vita è piena di cose che fanno ridere tantissimo. Tante cose fanno ridere tutti, poi ci sono cose che fanno ridere pochi. Però a tutti accadono cose brutte. Quindi nella vita si piange e ci si deve sforzare di essere felici. A volte la battuta greve è un’imposizione che dovrebbe esserci anche nella vita reale: rimuginare sull’infelicità è un bel casino. Imporsi un tentativo di felicità è invece giusto”.
Il tema della salute mentale
Come dicevamo, un tema inaspettato di Oi Vita Mia è quello della salute mentale: i protagonisti normalizzano il fatto di andare dallo psicologo. Anche se una seduta costa 80 euro. Scherzi a parte, oggi è socialmente accettabile, ma fino a non molto tempo fa era un tabù. Per i comici è effettivamente un argomento che sta loro a cuore.
Lo conferma Amedeo: “In un mondo che corre tantissimo, in cui non c’è più tempo di parlare tra noi, affidarsi a una persona che sta lì ad ascoltarti, smussando le tue paure e incertezze e che magari ti faccia anche vedere quello che non vedi di te, credo che sia fondamentale. Avevo un grande pregiudizio rispetto a questo, credevo sopravvalutata la figura di un terapeuta: mi sono dovuto ricredere. Quando ti sembra che le cose non stiano andando nel verso giusto penso sia giusto affidarsi a un professionista”.
Secondo Pio, invece: “Tutto nasce dal fatto che non si comunica più. Un tempo si parlava, ci si riusciva a sfogare con parenti e amici. Adesso invece succede sempre meno. Noi l’abbiamo messo in comicità, ma mi fa piacere che questo punto sia stato colto: è un tema importante”.

Il colpo di genio: Lino Banfi in un ruolo drammatico
La storyline dedicata al personaggio di Lino Banfi è genuinamente commovente. E vedendo Oi Vita Mia è stato impossibile non andare con la mente alla serie Boris, in cui il personaggio di Martellone dice: “Altro che Harvey Keitel: come Lino Banfi!”. Come attore drammatico è stato un po’ snobbato? Per Pio: “La storia di Lino Banfi nel film è la storia di tutti. Potrebbe essere quella di tuo padre, tuo nonno, ognuno di noi ha perso qualcuno. Ci siamo immedesimati tutti”.
Un ruolo che è un omaggio
“Come attore invece Lino Banfi ha dato al pubblico quello che il pubblico voleva. È una grandissima maschera, forse la più forte di tutte. Ha fatto delle cose straordinarie ed è stato anche camaleontico. Pensiamo a quando ha fatto Un medico in famiglia. Noi sapevamo che c’era qualcosa: Lino ha una profondità incredibile. Abbiamo scritto il film pensando a lui, considerando anche il calvario che ha vissuto con la malattia di sua moglie. Siccome è il nostro mito, abbiamo voluto dargli un ruolo drammatico. Speriamo che questa cosa gli venga riconosciuta: Lino ha portato tanto bene alla commedia, ma mai nessuno gli ha detto grazie. Il pubblico sì, ma ai piani alti non gli è mai stata riconosciuta questa cosa”.
Ci vorrebbe un David? Amedeo ride: “I David sono una festa di pochi”. Pio invece insiste: “Datelo a Lino. Se non alla carriera, almeno al merito sportivo”.

Pio e Amedeo sono un esperimento sociale?
A ribadire la loro comprensione del paese reale, il duo comico ha inserito nel film un “momento falò”: Temptation Island è l’esempio perfetto di prodotto che tutti guardano, ma per cui i più snob trovano giustificazioni del tipo “lo vedo perché è un esperimento sociale”. Anche Pio e Amedeo si vedono in questo modo? Amedeo: “Temptation Island è un po’ come i dischi di Gigi D’Alessio. Tutti li conoscono. Alcuni si mettono sul piedistallo per snobbarlo, altri lo ascoltano apertamente”.
Per Pio invece: “Sì, come tutte le cose che fa Maria De Filippi, Temptation Island è effettivamente un esperimento sociale. Noi l’abbiamo fatto con Emigratis”. D’accordo Amedeo: “E anche quello alla fine l’hanno guardato sia quelli più snob, sia quelli che si riconoscevano. Questo film vuole essere trasversale: vuole essere per tutti. C’è la citazione a Temptation Island e quella a Mario Monicelli. Alto e basso. Perché ci vuole rispetto per tutto il tipo di pubblico”.
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