I fratelli Callagher si sono riuniti nel 2025 e hanno riportato sul palco la storica band degli Oasis
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Reunion Oasis, bentornato rock: il risveglio di una generazione

Siamo a metà delle date in programma e il comeback dei fratelli Gallagher è diventato il fenomeno culturale che nessuno si aspettava ma tutti stavano aspettando

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Siamo a metà delle date in programma e il comeback dei fratelli Gallagher è diventato il fenomeno culturale che nessuno si aspettava ma tutti stavano aspettando


C’è qualcosa di magico e assurdo nel vedere due cinquantenni immobili, statuari, arroganti e fieri su un palco davanti a 100 mila persone. C’è qualcosa di religioso e tribale nel vedere 100mila perosone che decidono di cantare le stesse note, a squarciagola, abbracciandosi l’uno con l’altro. Bentornati nell’era degli Oasis, l’ultima grande stagione del rock come esperienza religiosa.

La nostalgia cool

Lo si è detto in mille modi diversi: la reunion degli Oasis non è solo un evento musicale. È il momento in cui un’intera generazione ha smesso di fingere di essere adulta e responsabile e si è ricordata di quando credeva davvero che la musica potesse salvare il mondo, almeno il proprio. Si chiama kidulting quella tendenza nostalgica verso gli oggetti della nostra infanzia, verso le serie TV, i gadget, le band. Ed è quasi poetico che a subirne la forma più acuta siano proprio i millennial, la generazione che negli anni 90 sognava ad occhi aperti sui testi degli Oasis, ora abbastanza grandi da potersi permettere di pagare (caro) per rivivere l’adrenalina dei Gallagher.

La reunion della band di Manchester è stata vissuta come l’ultima notte dell’adolescenza. Chi ha avuto la fortuna di assistere a uno dei concerti evento di questa estate 2025 descrive città trasformate in un gigantesco festival a tema: merchandise ovunque, karaoke infiniti del vero Brit National Anthem Don’t Look Back in Anger, e barbieri che offrono tagli Gallagher di tutte le epoche.

I fratelli Gallagher con la loro reunion hanno creato un'ondata di nostalgia in tutta la generazione dei Millenial
Noel e Liam Gallagher

Ma è quando ti trovi davanti a quel fiume di bloke con il bucket-hat che scorre verso Heaton Park o Wembley che capisci: non stiamo parlando di un semplice concerto, non è una semplice operazione nostalgia, è un pellegrinaggio laico. Una messa pagana rock.

Oasis: una messa pagana rock

Gli Oasis sono riusciti a mettere in circolo un sentimento che fa piangere tutti dal 4 luglio (data del primo concerto a Cardiff), perché alla fine il punto non è rimpiangere gli anni Novanta, ma riconoscere che certe cose sono semplicemente immortali.

E poi c’è quella dimensione british, quel populismo spaccone, autoironico e orecchiabile così britannico, così viscerale che o lo ami o lo odi. I Gallagher hanno sempre fatto musica per la gente normale, con testi che parlano di essere sé stessi, della working class, di sentirsi supersonici e bere gin tonic. Roba che funziona a vent’anni come a cinquanta.

L’effetto Ticketmaster e il prezzo della memoria

Naturalmente, dietro tutto questo c’è anche un’operazione milionaria che punta al nuovo potere d’acquisto di chi negli anni Novanta aveva dieci-vent’anni. I biglietti sono diventati merce di scambio, le polemiche sui prezzi dinamici hanno fatto infuriare mezza Europa, e Ticketmaster si è confermata il nemico pubblico numero uno di chiunque abbia mai amato la musica dal vivo. Ma forse è proprio questo il punto: in un’epoca in cui tutto è streaming e playlist algoritmiche, l’idea di dover letteralmente combattere per vedere la tua band del cuore dal vivo ha un sapore antico e prezioso. È un ritorno alla fisicità dell’esperienza musicale, quando comprare un disco o un biglietto era un investimento emotivo e fisico, non solo economico.

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Il suono del tempo che non passa

Sul palco di Cardiff, Liam e Noel si sono riuniti dopo 16 anni, e la prima cosa che colpisce è quanto poco sia cambiato il loro approccio alla musica dal vivo. La scaletta è un greatest hits che potrebbe essere stato scritto dal più grande fan: Rock’n’Roll Star, Roll With It, Wonderwall, Don’t Look Back in Anger, Live Forever. Niente sorprese, niente esperimenti, niente concessioni al tempo che passa: sentire Champagne Supernova dal vivo nel 2025 non è diverso dall’averla sentita a Knebworth nel ’96.

Le chitarre di Noel suonano ancora come muri di mattoni che crollano in perfetta sincronia, la voce di Liam ha quella stessa arroganza nasale e graffiata che ti fa venire voglia di spaccare tutto e ricostruirlo più bello. Gli anni hanno aggiunto qualche ruga, ma l’attitudine è rimasta intatta: siamo qui, siamo i migliori, e se non vi piace potete andare a sentire i Blur (opzione comunque da non scartare).

Dal punto di vista musicale, gli Oasis del 2025 sono esattamente quello che ci si aspettava: una band che non ha mai smesso di credere nella propria mitologia. Niente reinvenzioni stilistiche, niente acoustic set intimisti, nessun omaggio alle influenze contemporanee. Solo muri di suono, cori da stadio e quella capacità unica di trasformare tre accordi in un inno generazionale.

La differenza rispetto ai tempi d’oro sta solo nella consapevolezza diversa del proprio posto nella storia della musica. Quando erano giovani, i Gallagher pensavano di essere i nuovi Beatles. Oggi sanno di essere gli Oasis.

Il futuro è adesso (o forse nel 2026)

Le voci su un possibile tour europeo nel 2026 stanno già mandando in estasi i fan di tutto il continente. Secondo alcune indiscrezioni, sarebbe in programma un tour per la primavera/estate 2026 che includerebbe Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito, con una possibile residenza all’Etihad di Manchester per celebrare i 30 anni dello storico concerto tenutosi nel 1996 al Maine Road.

Il palco degli Oasis al concerto di Manchester ad agosto 2025
Manchester 2025

Certo, per ora non ci sono date ufficiali e molte delle informazioni che circolano online si sono rivelate false, ma l’idea di vedere gli Oasis a San Siro o allo Stadio Olimpico è troppo ghiotta per non alimentare le fantasie di una generazione intera. Immaginate: 80.000 italiani che cantano Don’t Look Back in Anger. Sarebbe il trionfo definitivo del brit-pop sull’eleganza cantautoriale italiana.

Il tour attuale, che toccherà Nord America, Asia, Australia e Sud America, sta dimostrando infatti che la fame di Oasis nel mondo non si è mai spenta. E se davvero dovesse arrivare il tour europeo del 2026, probabilmente assisteremmo a un’altra battaglia epica con Ticketmaster, a code virtuali infinite, e a quarantenni che si prendono permessi dal lavoro per seguire i propri idoli di adolescenza attraverso l’Europa.

Una generazione che non vuole crescere (e ha ragione) 

Alla fine, la reunion degli Oasis è lo specchio della generazione millennial che ha scoperto una cosa fondamentale: non c’è niente di sbagliato nel voler tornare teenager per una sera. In un mondo che ci chiede costantemente di essere produttivi, responsabili, sostenibili e ottimizzati, cantare Champagne Supernova a squarciagola è quasi un atto di ribellione.

E quando vedi quarantenni che si abbracciano con le birre in mano durante Rock and Roll Star, che si passano sigarette e fanno cin cin con sconosciuti, capisci che forse gli Oasis non sono mai stati davvero una band del passato. Sono sempre stati una promessa: da qualche parte, in qualche momento, saremo di nuovo giovani, arrabbiati e bellissimi. «Maybe you’re gonna be the one that saves me», cantava Liam. E forse, dopo tutto questo casino, è lui che ci ha salvati perché non abbiamo affatto seguito il monito di Noel: «Please don’t put your life in the hands of a rock and roll band. Who’ll throw it all away».

Abbiamo affidato la nostra vita, la nostra adolescenza e giovinezza a quei due fratelli. Se poi dovesse succedere, anche nel 2026 in giro per l’Europa, saremmo pronti a rifare tutto da capo. Perché alcune cose, semplicemente, non invecchiano mai.

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Scritto da
Lorenzo Villa

Giornalista pubblicista, musicista e milanese d’adozione. Scrivo di lifestyle e cibo per diverse testate, tra cui Marie Claire, Something Curated, Italy Segreta, NSS Magazine e The Over. Quando posso, scrivo canzoni: ho imparato prima a leggere le note che le parole. Sono un sognatore e sogno di vedere la Juve vincere la Champions.

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