Netflix acquista Warner Bros. Ma cosa c'è davvero dietro? E a cosa porterà questa acquisizione?
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Netflix acquista Warner Bros: cosa succederà adesso?

All’alba dell’arrivo della piattaforma HBO Max in Europa, Netflix ha comprato Warner Bros.: tutto quello che sappiamo e come cambierà il panorama cinematografico.

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L’arrivo di HBO Max in Europa (Italia compresa) il 13 gennaio 2026 era stato annunciato da nemmeno 24 ore, che è arrivato lo scossone: venerdì 5 dicembre 2025 Netflix ha comprato Warner Bros. (la parte di Warner Bros. Discovery che si occupa di produzione e distribuzione per il cinema e lo streaming) per 83 miliardi di dollari. La notizia è arrivata dopo che per mesi si è parlato di tre possibili acquirenti: Comcast (che controlla anche NBCUniversal e Sky Group), il gruppo Paramount Skydance Corporation guidato da David Ellison e, appunto, Netflix.

Netflix acquista Warner Bros: Pareri contrari e controlli necessari

Figure di spicco del settore come il regista premio Oscar James Cameron nei giorni precedenti alla notizia si erano detti fortemente contrari alla possibilità che Netflix comprasse Warner Bros.: effettivamente si tratta di un fatto storico, che potrebbe cambiare per sempre il sistema di produzione e distribuzione cinematografico per come l’abbiamo sempre conosciuto. La via non è ancora certa però: l’acquisizione deve infatti essere approvata.

L’Antitrust (ovvero le autorità garanti della concorrenza e del mercato) dovrà fare accertamenti per assicurarsi che non si crei un monopolio né nel settore dello streaming, né in quello della distribuzione in sala. Questo processo verosimilmente si articolerà in un arco temporale compreso tra i 12 e i 18 mesi, quindi gli effetti non saranno immediati. Poi, in caso l’acquisizione avesse semaforo verde, si tratterebbe effettivamente di un accordo mai visto prima nell’industria cinematografica. Capiamo perché analizzando tutte le informazioni che possediamo al momento.

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Project Noble: il mega prestito che ha permesso l’acquisizione

Warner Bros. Discovery è nata nel 2022 dalla fusione di WarnerMedia, del gruppo AT&T e Discovery. In questi tre anni però, sotto la direzione del CEO David Zaslav, ha accumulato debiti per circa 33 miliardi di dollari (dato rilevato a settembre 2025). Questo ha reso necessario mettere in vendita la compagnia. Si pensava che alla fine a vincere l’asta sarebbe stato David Ellison con la sua Paramount Skydance Corporation: ha cercato infatti di calare l’asso tentando di convincere il fondo di investimento pubblico dell’Arabia Saudita ad aiutarlo. Ma evidentemente non si è arrivati a un accordo.

Grazie a un finanziamento di 59 miliardi di dollari da parte di un consorzio di banche, Netflix ha invece messo sul piatto la cifra di 82,7 miliardi di dollari (10 miliardi di debiti inclusi): questa impresa è stata soprannominata Project Noble.

La penale che Netflix potrebbe pagare a Warner Bros.

Prima di addentrarci nei possibili cambiamenti che questa acquisizione potrebbe portare nell’industria cinematografica, dobbiamo mettere in evidenza due punti fondamentali. Primo: Netflix ha comprato Warner Bros., non Discovery Global (che, per procedere con la transazione, dovrà quindi essere scorporata in una nuova società da quotare in borsa, obbiettivo fissato per il terzo trimestre 2026). Quindi ha messo le mani sulle serie HBO, tutto il catalogo di film (con proprietà intellettuali da far girare la testa, da Harry Potter e Il Signore degli Anelli ai supereroi DC). E soprattutto su i Warner Bros. Studios.

Ovvero gli studi di produzione in cui vengono materialmente girati film e serie. Si tratta dell’ultimo dei grandi Studios originari di Hollywood rimasto indipendente fino a questo momento (gli altri sono Universal Studios, Paramount Pictures, Sony Pictures e 20th Century Fox, parte di Disney dal 2019).

Immagine promozionale del tour dei Warner Bros. Studios a Los Angeles
Le proprietà intellettuali di cui dispone Warner Bros. sono inestimabili

Secondo: l’accordo sancito tra Netflix e Warner Bros. Discovery prevede il pagamento di una penale in caso l’acquisizione non vada in porto. La cifra è notevole: 5,8 miliardi di dollari. C’è chi pensa che questa sia stata una mossa diabolica: contando sul fatto che l’Antitrust impedirà l’affare, a quel punto, tra un anno e mezzo, Warner potrebbe non aver più bisogno di un compratore, riuscendo così a ottenere quasi 6 miliardi con cui riprendersi da sola. Sarebbe una mossa degna di Game of Thrones.

Netflix acquista Warner Bros: cosa cambia?

Ammesso quindi che l’acquisizione venga approvata dal Dipartimento di Giustizia, dalla Federal Trade Commission e soprattutto dal Presidente Trump (grande amico di Larry Ellison, padre di David, che ha anche finanziato la sua campagna elettorale), si aprono diversi scenari possibili.

La dichiarazione del co-CEO di Netflix Ted Sarandos: “la distribuzione cinematografica è un business morente” non ha mai fatto pensare che il colosso dello streaming tenesse alla sala. Negli ultimi anni però le cose sono leggermente cambiate: Netlfix ha infatti cominciato a produrre film di grandi autori, da Martin Scorsese a Guillermo Del Toro. E questo molto probabilmente è stato fatto per costruirsi un’aura di qualità e prestigio. Va da sé però che i registi difficilmente rinuncerebbero alla sala: quindi Netflix ha portato questi titoli di qualità sia nei cinema che nei festival internazionali.

La distribuzione nei cinema serve inoltre per poter partecipare alla stagione dei premi: per essere nominato all’Oscar un film deve infatti essere stato in una sala USA almeno una settimana. Se accadesse questo Netflix diventerebbe quindi, oltre che una società di servizio di streaming, anche una società di distribuzione cinematografica. Questo permetterebbe a Warner Bros. di continuare a produrre film per il cinema. Certo, è immaginabile che i prodotti medi saranno destinati direttamente allo streaming.

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A House of Dynamite, di Kathryn Bigelow con Idris Elba è uno dei film che Netflix ha portato all’ulfimo Festival di Venezia

Finestra cinematografica: è davvero destinata a rimpicciolirsi?

Sulla questione “finestra cinematografica” Sarandos si è già pronunciato, dicendo che, sotto la gestione Netflix, sarà più breve: non 45 giorni in 4000 sale, ma, ipotizziamo, almeno una settimana in 1000 sale (per poter creare attesa in chi vedrà poi il film evento in streaming e, come già detto, essere nominabili ai premi). Un’altra mossa da considerare è poi la concessione a noleggio dei propri titoli: per anni Netflix ha affiancato alle sue produzioni originali serie e film di altri, comprando i diritti di pezzi da novanta come Friends e Mad Man. Se Netflix acquisterà davvero Warner Bros. potrebbe essere quindi lei ad affittarli alle altre piattaforme di streaming. E questo si potrebbe fare proprio con i titoli di HBO Max, che, stando a quanto dichiarato fino a ora, dovrebbe rimanere un servizio separato.

La catastrofe: Warner Bros. potrebbe scomparire

C’è poi lo scenario più catastrofico: nonostante le promesse dei primi anni, Netflix potrebbe gradualmente smantellare i Warner Bros. Studios, tenendo per sé le proprietà intellettuali prestigiose di cui disporre a proprio piacimento. Questo significherebbe la fine della produzione per la sala, con eventuale vendita degli studi di produzione. Sarebbe un disastro per l’industria: uscirebbero meno film di grande peso, con tagli di posti di lavoro notevoli. Proprio ciò che Hollywood e gli enti regolatori vogliono evitare.

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Le proteste di Hollywood: da James Cameron a Jane Fonda

Nel frattempo Hollywood non l’ha presa benissimo. James Cameron, come sempre, ci aveva visto lungo. E spaventato dall’acquisizione di Warner da da parte di Netflix aveva dichiarato, nel podcast The Town di Matt Belloni: “Penso che Paramount sia la scelta migliore. Netflix sarebbe un disastro. Scusa, Ted Sarandos, ma andiamo! Sarandos è uno che ha dichiarato pubblicamente che i film per il cinema sono morti. La promessa di far uscire i film in sala è solo una trovata pubblicitaria. Faranno uscire il film per una settimana, o 10 giorni, solo per qualificarlo per l’Oscar. Penso che questa sia una cosa fondamentalmente marcia fino al midollo. Un film dovrebbe essere fatto come un film per il cinema, e gli Academy Awards non significano nulla per me se non sono pensati per il cinema. Penso che sia orribile”.

Jane Fonda invece ha scritto un articolo per The Ankler (newsletter specializzata su Hollywood) in cui dice: “Indipendentemente da quale azienda finirà per acquisire Warner Bros. Discovery o le sue parti, l’impatto risultante è chiaro: un consolidamento di questa portata sarebbe catastrofico per un settore fondato sulla libertà di espressione, per i creativi che lo alimentano e per i consumatori che dipendono da un ecosistema mediatico libero e indipendente per comprendere il mondo. Significherebbe meno posti di lavoro, meno opportunità di vendere opere, meno rischi creativi, meno fonti di informazione e molta meno diversità nelle storie che gli americani ascoltano”.

James Cameron è uno dei più grandi critici dell'acquisizione
Netflix acquista Warner Bros.: James Cameron tra le voci critiche

SAG-AFTRA chiede un accordo: nuovi scioperi all’orizzonte?

Anche il sindacato SAG-AFTRA (che unisce il sindacato degli attori e quello degli artisti di rado e televisione) si è fatto sentire tramite social, affermando: “Un accordo che sia nell’interesse dei membri della SAG-AFTRA e di tutti gli altri lavoratori dell’industria dell’intrattenimento deve tradursi in una maggiore creatività e produzione, non in una minore. E deve avvenire in un clima di rispetto per i talenti coinvolti”.

Insomma: la guerra dello streaming è solo all’inizio. In ogni caso, dopo l’acquisto di 20th Century Fox da parte di Disney e di MGM da parte di Prime Video, questa mossa di Netflix non stupisce del tutto. Viene infatti da chiedersi: come mai un altro colosso come Apple sia rimasto così in disparte fino a ora? Chissà che, tra qualche anno, anche la mela morsicata non decida di ribaltare il banco.

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Scritto da
Valentina Ariete

Giornalista pubblicista, scrive di cinema e serie tv per Movieplayer e La Stampa. Ha partecipato a programmi tv, radio e podcast. Specializzata in interviste, segue i principali festival di cinema, da Cannes a Venezia. Vincitrice del Premio Domenico Meccoli “Scrivere di Cinema” 2024, mette la stessa passione nel divulgare la settima arte di quando, a 3 anni, fece la sua prima videorecensione: era quella di Biancaneve e i sette nani e gli smartphone ancora non esistevano, signora mia!

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