Marilyn Monroe 100 anni, qui in una scena di Misfits il suo ultimo film
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Marilyn Monroe, 100 anni dopo: vista da tutti, capita da pochi

Nel 2026 il mondo celebra i 100 anni dalla nascita di Marilyn con numerosi eventi in tutto il mondo (Italia compresa). Ma il centenario non riporta in scena soltanto l’icona: prova finalmente a guardare l’attrice, la performer e la donna oltre il cliché.

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Nel 2026 il mondo celebra i 100 anni dalla nascita di Marilyn con numerosi eventi in tutto il mondo (Italia compresa). Ma il centenario non riporta in scena soltanto l’icona: prova finalmente a guardare l’attrice, la performer e la donna oltre il cliché.

Il 1° giugno 2026 Marilyn Monroe avrebbe compiuto cento anni. Che il mondo la celebri non sorprende: poche immagini del Novecento sono sopravvissute con la stessa potenza, la stessa riconoscibilità immediata, la stessa capacità di diventare linguaggio anche quando il film da cui arrivano è rimasto sullo sfondo. Il vestito bianco sollevato dalla grata della metropolitana, il rosa saturo di Gli uomini preferiscono le bionde, il biondo platino, il neo, il sorriso sospeso tra promessa e difesa: Marilyn è da decenni un alfabeto pop globale, una figura talmente riprodotta da sembrare quasi sottratta al tempo.

La vera notizia, allora, non è che il centenario la riporti ovunque. La vera notizia è il modo in cui lo sta facendo. Nel 2026 musei, cineteche, festival e rassegne sembrano volerla togliere almeno per un momento dalla cartolina, dal feticcio, dal racconto ormai automatico della diva fragile e tragica. Non per negare il mito, impossibile e forse inutile, ma per tornare a guardare ciò che il mito ha spesso coperto: l’attrice, la performer, la donna che imparò a usare la propria immagine dentro un sistema costruito anche per consumarla.

Il centenario di un mito: tutti gli appuntamenti

A Los Angeles, dove Norma Jeane Mortenson nacque nel 1926, l’Academy Museum of Motion Pictures le dedica una delle grandi mostre dell’anno. Marilyn Monroe: Hollywood Icon, aperta dal 31 maggio 2026 al 28 febbraio 2027, raccoglie centinaia di oggetti originali, tra costumi, fotografie, poster, documenti di produzione, lettere e materiali personali, molti dei quali raramente esposti. Ci sarà anche il celebre abito rosa di Gentlemen Prefer Blondes, oggetto già sufficiente, da solo, a riaccendere la macchina del desiderio e della nostalgia. Ma il punto più interessante non è soltanto la presenza dei cimeli. È il taglio: il museo presenta Marilyn come attrice e costruttrice della propria immagine pubblica, una “image-maker” capace di lavorare dentro il sistema degli studios senza esserne semplicemente una creatura passiva.


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Hollywood riscopre la Marilyn attrice

È uno spostamento di prospettiva decisivo. Perché Marilyn Monroe è stata raccontata spesso come corpo guardato, desiderato, venduto, fotografato, imitato. Meno spesso come professionista consapevole del proprio potere scenico. Ancora meno come donna capace di capire, prima di molti altri, che l’immagine non è mai soltanto apparenza: è negoziazione, linguaggio, arma, gabbia. In questo senso, il centenario non si limita a lucidare un’icona già perfettamente riconoscibile. Prova a complicare la vita ai preconcetti per arrivare a una verità più completa.

Sempre l’Academy Museum accompagna la mostra con una rassegna cinematografica dedicata alla sua carriera, dai primi ruoli alle interpretazioni più mature. Nel programma entrano titoli come Niagara, Gli uomini preferiscono le bionde, Come sposare un milionario, Quando la moglie è in vacanza, A qualcuno piace caldo, Fermata d’autobus e Gli spostati. È forse qui, più che davanti agli abiti o alle fotografie, che Marilyn può essere davvero rimessa a fuoco. Sullo schermo il suo mito smette di essere posa e torna movimento: tempi comici, esitazioni, sguardi, pause, una voce che sembra sempre sul punto di diventare sussurro e invece spesso regge l’intera scena.

A Londra l’icona vista dagli occhi dei più grandi artisti

Londra lavora su una linea simile. La National Portrait Gallery apre dal 4 giugno al 6 settembre 2026 Marilyn Monroe: A Portrait, mostra costruita attorno ai ritratti realizzati da fotografi e artisti del Novecento e del contemporaneo: da Richard Avedon a Eve Arnold, da Cecil Beaton a Sam Shaw, da Andy Warhol a Pauline Boty, Marlene Dumas, Audrey Flack e molti altri. Il volto di Marilyn, in questo caso, non viene trattato come semplice superficie bella da contemplare, ma come laboratorio culturale. Una faccia riprodotta all’infinito, manipolata, reinterpretata, trasformata in pop art, desiderio, merce, memoria.

Il rischio, con Marilyn, è sempre quello di credere di averla già vista. In realtà, proprio perché l’abbiamo vista troppo, spesso abbiamo smesso di guardarla. La mostra londinese sembra partire da questa contraddizione: Marilyn è una delle donne più fotografate del secolo, ma il ritratto non è mai un atto innocente. Soprattutto nel suo caso, è il luogo in cui si costruisce la tensione tra persona e personaggio, controllo e sfruttamento, desiderio e consumo.

Una pioniera dell’autodeterminazione artistica

Sempre a Londra, il BFI Southbank le dedica una stagione dal titolo molto esplicito: Marilyn Monroe: Self-Made Star. La rassegna, in programma tra giugno e luglio 2026, accompagna anche la ridistribuzione nelle sale britanniche e irlandesi di The Misfits, l’ultimo film completato dall’attrice. Il punto del BFI è particolarmente interessante perché insiste sulla Marilyn che prova a sottrarsi alla parte assegnata: non solo bionda esplosiva, non solo oggetto del desiderio, ma performer intuitiva, ambiziosa, spesso più intelligente dei personaggi che le venivano affidati. Una donna che arrivò anche a sfidare il sistema degli studios, protestando contro copioni mediocri e fondando una propria società di produzione, Marilyn Monroe Productions, scelta rarissima per un’attrice nella Hollywood degli anni Cinquanta.

Marilyn Monroe™; Rights of Publicity and Persona Rights are used with permission of The Estate of Marilyn Monroe LLC. Photo by Sam Shaw © 2026 Shaw Family Archives.
Marilyn ritratta da Sam Shaw, è tra le opere esposte alla National Gallery di Londra. Foto © 2026 Shaw Family Archives.

A Parigi una Marilyn interprete e femminista oltre gli stereotipi

Anche Parigi sceglie di rileggerla dalla parte del lavoro. Alla Cinémathèque française, dall’8 aprile al 26 luglio 2026, la mostra Marilyn Monroe: 100 ans! promette di riscoprire l’attrice attraverso costumi originali, estratti, fotografie e documenti rari, con un’attenzione dichiarata al suo talento e alla sua posizione nella storia dello star system hollywoodiano. Ancora una volta, il lessico conta. Non solo mito, non solo star assoluta, non solo creatura luminosa e vulnerabile, ma interprete. Qualcuno che ha lavorato sui ruoli, li ha abitati, li ha resi più ambigui di quanto fossero sulla carta.

Perché molti personaggi di Marilyn Monroe, visti da lontano, sembrano stereotipi. La bionda seducente, la ragazza ingenua, la donna desiderabile e un po’ svampita. Ma il suo talento stava anche lì: nel prendere ruoli costruiti per ridurla e renderli più porosi, più comici, più malinconici. In A qualcuno piace caldo non c’è solo la leggerezza irresistibile di Sugar Kane; c’è una fragilità che non chiede compatimento, così come Quando la moglie è in vacanza racconta anhe un personaggio che gioca con l’innocenza perché sa perfettamente quale effetto produce. Ne Gli spostati, poi, la superficie si incrina quasi del tutto, e Marilyn sembra portare dentro il film una stanchezza che non è solo del personaggio ma di un’intera macchina di rappresentazione.

In Italia, Marilyn è Pop

In Italia, almeno per ora, non sembra esserci una grande mostra nazionale paragonabile a quelle di Los Angeles, Londra o Parigi. Ma Roma entra nel centenario con un doppio movimento interessante: da un lato il cinema, dall’altro l’arte contemporanea. Dal 9 giugno 2026, Hotel Eden, parte di Dorchester Collection, presenta 100 volte Marilyn, seconda mostra realizzata in collaborazione con Maison Bosi e aperta al pubblico negli spazi comuni dell’albergo, dalla lobby alla Libreria, dal foyer alla Sala Borghese fino al sesto piano. Il progetto mette in dialogo tre generazioni e tre linguaggi artistici attraverso le opere di Maurizio Galimberti, Andy Warhol e Mimmo Rotella, facendo di Marilyn un terreno di sperimentazione e avanguardia più che un semplice oggetto celebrativo.

La sua immagine diventa materia da manipolare, decostruire e reinventare: icona pop nella serialità di Warhol, frammento urbano nei décollage di Rotella, mosaico percettivo nelle composizioni fotografiche di Galimberti. Più che raccontare una biografia, la mostra mette in scena il modo in cui l’arte contemporanea ha usato Marilyn come laboratorio visivo, trasformandola in uno dei soggetti più fertili per interrogare il rapporto tra immagine, riproduzione e identità.

…e finisce anche nel bicchiere

Con Rotella, il volto viene strappato al flusso pubblicitario e riportato dentro una materia urbana, consumata, attraversata dal tempo. Con Galimberti, invece, si scompone e si ricompone nel mosaico fotografico delle Polaroid, come se l’identità non fosse mai un’immagine sola, ma una somma instabile di percezioni. In questo senso, 100 volte Marilyn non racconta soltanto Marilyn Monroe: racconta il modo in cui continuiamo a guardare le immagini, a trasformarle in icone e poi a cercare, dentro quelle icone, qualcosa che somigli ancora a una presenza umana. Non a caso, l’hotel ha scelto di riproporre in menu, come ulteriore omaggio, il drink dedicato a Marilyn dell’hotel Bel-Air dove la diva era solita passare del tempo in relax.

Il drink dedicato a Marilyn dell'hotel eden di Roma
Il drink dedicato a Marilyn dell’hotel Bel-Air, sarà disponibile dal 9 giugno all’Hotel Eden di Roma

Marilyn non vuol dire sempre commedia

Sempre a Roma, la Casa del Cinema organizza dal 1° al 7 giugno 2026 la rassegna Marilyn 100, scegliendo due titoli volutamente lontani dalla commedia più immediata: Gli spostati di John Huston e Fermata d’autobus di Joshua Logan. Due film che permettono di guardare la Monroe più inquieta, quella che cerca uno spazio oltre la superficie dell’icona erotica. Così, nella capitale, il centenario tiene insieme due piani complementari: l’immagine di Marilyn che l’arte ha riprodotto, scomposto e trasformato, e l’attrice che il cinema permette ancora di vedere al lavoro.

A Brescia, il Cinema Nuovo Eden ha costruito Focus Marilyn 100, un ciclo di appuntamenti dedicati al centenario, inaugurato anche da un incontro critico con Francesca Brignoli, studiosa di cinema e coautrice del volume Marilyn Monroe. Inganni. Il programma è pensato per riscoprire sul grande schermo non soltanto il mito, ma il talento di un’attrice capace di attraversare commedia, musical e noir. Tra i titoli in rassegna figurano Gli uomini preferiscono le bionde e Quando la moglie è in vacanza, due film che continuano a essere ricordati per le immagini diventate culto, ma che funzionano ancora proprio perché Marilyn non si limita mai a occupare l’inquadratura: la orienta.

La donna oltre l’icona, l’attrice nonostante il mito

Più che un’unica grande celebrazione, quindi, in Italia Marilyn si muove così come immagine diffusa: riappare negli hotel, nelle sale, nei cineclub, nelle rassegne, nei programmi che la trattano come qualcosa da rivedere, non soltanto da ricordare. Ed è proprio qui che il centenario diventa interessante. Non perché aggiunga molto a una fama che non ha mai avuto bisogno di anniversari per sopravvivere, ma perché obbliga a fare i conti con una domanda rimasta spesso sullo sfondo: che cosa resta di Marilyn Monroe se proviamo a guardarla senza limitarci al poster?

Resta una donna divorata dalla macchina dello spettacolo, certo. Una biografia fragile, continuamente riscritta da altri e un corpo trasformato in merce culturale molto prima che l’espressione diventasse comune. Ma resta anche un’attrice comica con un senso del tempo raro, una presenza drammatica più inquieta di quanto il mito abbia voluto concederle, una performer che conosceva il valore della propria immagine e la gabbia che quell’immagine costruiva intorno a lei. Resta, soprattutto, una donna che voleva essere presa sul serio in un sistema che aveva tutto l’interesse a non farlo. A cento anni dalla nascita, il mondo continua a celebrarla come icona. La differenza è che, finalmente, prova anche a guardarla lavorare.

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Scritto da
Gaia Marras

Sono nata all’ombra delle mura antiche di Alghero (ma non chiedetemi di Antonio Marras, la moda non è il mio forte!). Amo perdermi tra libri e film, sempre con un orecchio teso tra le sonorità graffianti del metal e le note suadenti del Jazz. La mia passione per la tecnologia è seconda solo a quella per gli animali. Vorrei tanto saper disegnare e arredare, ma il destino ha deciso che la mia via fosse quella della penna, non della matita. E così, invece di schizzi, sforno articoli.

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