Tavolo apparecchiato per mangiare in spiaggia al tramonto, guida Cucinamare 2026
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Il mare non si guarda più, si mangia

La spiaggia italiana è cambiata da cima a fondo: non solo i piatti, ma gli spazi, i servizi, le esperienze. Dal panino nella stagnola alla cucina d'autore: la guida Cucinamare si conferma la mappa perfetta.

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Hai presente il chiosco di una volta? Quello di legno e formica, con l’asciugamano ancora addosso e la fila scalza sulla passatoia bollente. Si ordinava un panino al prosciutto avvolto nella stagnola, una spremuta in un bicchiere di plastica che sudava, una granita di un verde improbabile. Più in là, al ristorante del bagno, il menù non cambiava da una stagione all’altra: spaghetti alle vongole un po’ scotti, un fritto quasi sempre surgelato, l’anguria come premio finale. Mangiare in spiaggia era una pratica di sopravvivenza tra un bagno e l’altro. Un dovere, non un piacere. Oggi quel panino ha fatto carriera. Ha cambiato indirizzo, si è messo in ghingheri e in certi casi ha pure preso una stella.

Ma il piatto è solo la punta dell’iceberg, perché a cambiare è stata l’intera esperienza della spiaggia: il bar, gli spazi, i servizi, le attività, perfino l’idea di cosa ci si vada a fare. Sempre più spesso scegliamo una località non per il colore del mare, ma per quello che ci aspetta davanti a quel mare, e il cibo ne è diventato la ragione più raccontata, non l’unica. Sembrerebbe un’esagerazione, se non lo confermasse chi quel fenomeno lo misura sul campo: Antonio Boco, tra gli ideatori di Cucinamare, la prima guida italiana interamente dedicata alla ristorazione balneare. Se appena qualche anno fa una guida così non avrebbe avuto motivo di esistere, e oggi invece sì, è perché nel frattempo è cambiato qualcosa di profondo nel modo in cui decidiamo di mangiare in spiaggia.

L'App Cucinamare 2026 studiata per suggerire dove mangiare in spiaggia sui litorali italiani

Cucinamare 2026: l’App che mette in mappa un Paese fronte mare

Cucinamare arriva alla quarta edizione, e i numeri raccontano già da soli una traiettoria. Dai 366 locali della scorsa stagione si è passati a oltre 460, da Nord a Sud, isole comprese, selezionati e visitati da una squadra di giornalisti, critici ed esperti, guidati da Antonio Boco e dalla giornalista gastronomica Luciana Squadrilli. Non un elenco di insegne, ma il tentativo di disegnare la geografia di un’Italia che, a tavola sull’acqua, ha imparato a essere sorprendentemente varia. Lo si capisce dalle categorie, che quest’anno si allargano.

Sotto la stessa categoria “spiaggia” oggi convivono il baracchino informale e l’esperienza gourmet

Accanto agli stabilimenti, ai chioschi, alle spiagge libere e ai ristoranti dei porti entrano in scena i locali arroccati sulla scogliera e quelli ospitati nei casoni della laguna veneta, mentre restano protagonisti i trabocchi, le antiche palafitte da pesca dell’Adriatico diventate ristoranti sospesi sull’acqua. È proprio questa varietà di format, nota Squadrilli, a stupire ogni anno: sotto la stessa parola “spiaggia” oggi convivono il baracchino informale e l’esperienza gourmet, e a volte distano poche centinaia di metri. Qui arriva la parte pratica, perché una guida vale per come la usi. Cucinamare vive soltanto su app, gratuita, per iOS e Android, disponibile anche in inglese. E mangiare in spiaggia si trasforma in un’arte.

L’App è pensata per non interrompere la giornata di mare: geolocalizza, dice cosa hai intorno e, soprattutto, non si ferma alla cucina. Ogni scheda racconta lo stabilimento per intero, lo stile, gli spazi, i servizi e le attività, cosa puoi farci dalla mattina alla sera; e le icone chiariscono al volo la fascia di prezzo, le opzioni vegetariane o senza glutine. Se il luogo selezionato è adatto ai bambini, se accoglie gli animali, se propone la colazione o l’aperitivo, se puoi prenotare con un clic. Niente a che vedere con una guida cartacea da studiare a tavolino. Cucinamare è uno strumento da tirare fuori sotto l’ombrellone, con l’asciugamano ancora indosso. E con un dettaglio non banale: molti dei locali segnalati non chiudono a fine stagione, e questo la rende utile parecchio oltre l’estate. Mangiare in spiaggia da ottobre a marzo rientra in uno dei grandi piaceri della vita.

Gli anni in cui la spiaggia ha cambiato lingua

Per capire come ci siamo arrivati conviene riavvolgere un po’ il nastro. È una storia che, con ogni probabilità, hai vissuto sulla tua pelle abbronzata. Fino a non molti anni fa il bagno era un servizio, non un’esperienza. Al mare si arrivava con il pranzo al sacco preparato a casa, e il chiosco serviva a tamponare la fame del pomeriggio. Il piacere stava altrove: nel ping pong, nei racchettoni, nella radio accesa, nel gelato come unico vero lusso concesso. Poi, a un certo punto, qualcosa si è mosso. La cultura dell’aperitivo nata in città è scesa sulla costa e ha trovato terreno fertile: lo spritz davanti al tramonto è diventato un rito, e con lui è arrivato il modello del beach club, importato dalla Versilia e dalla Sardegna più mondane.

Uno dei locali suggeriti da Cucinamare
Al Trabucco da Mimì – Peschici – ph credit Al Trabucco

La spiaggia è diventata un set

Per la prima volta la spiaggia vendeva un’atmosfera prima ancora di un piatto, e con l’atmosfera vendeva uno status. Il panino al prosciutto nella stagnola, di colpo, sembrava un parente povero da tenere nascosto. Più tardi è arrivato l’occhio del telefono, e la spiaggia è diventata un set: il calice controluce, i piedi sullo sfondo blu, il piatto fotografato prima di essere toccato. Per un po’ la forma ha rischiato di contare più della sostanza, è vero. Ma è anche grazie a quella vetrina che i format si sono moltiplicati e che la domanda di qualità è cresciuta. Prima volevamo che mangiare in spiaggia fosse bello. Poi abbiamo preteso che fosse anche buono.

Gli ultimi tempi, soprattutto dopo la parentesi della pandemia, hanno portato l’età adulta del mangiare al mare. E come tutte le età adulte, ha imboccato due strade insieme. Da un lato la cucina d’autore con i piedi nella sabbia: chef affermati che aprono avamposti sulla costa, carte dei vini serie, ricerca vera a un metro dalla battigia. Dall’altro un ritorno consapevole all’essenziale, fatto di pesce del giorno, chilometro zero e lentezza riscoperta: il chiosco fatto bene, il trabocco, il casone. Due direzioni opposte solo all’apparenza, perché dicono la stessa cosa. Che al mare, ormai, vogliamo mangiare per davvero.

Non si va più al mare solo per il mare

Come dicevamo, fermarsi alla tavola sarebbe miope: a cambiare sono stati anche gli orari, e con loro l’idea stessa di cosa si vada a fare in spiaggia. Lo stabilimento di una volta apriva alle nove e si svuotava al tramonto; era un parcheggio di ombrelloni con annesso bar. Oggi la giornata si è allungata alle due estremità. Dove bastava un panino di mezzogiorno, oggi si comincia all’alba con la colazione vista mare, una formula così richiesta che Cucinamare le dedica perfino un premio, quest’anno andato al Giardino Eden di Ischia. E si prosegue ben oltre l’ora del bagno, tra aperitivi e serate con musica. Il lido ha smesso di essere una parentesi diurna ed è diventato un posto dove puoi restare dalla mattina a notte. In mezzo è cresciuta un’offerta che prima in spiaggia non avresti nemmeno cercato.

C’è il wifi e la presa di corrente per chi, dopo la pandemia, ha scoperto che si può lavorare anche in spiaggia. C’è lo yoga all’alba, il SUP, la lezione di paddle, il personal trainer. Ci sono i club per bambini che hanno mandato in pensione la vecchia animazione urlata. E ci sono i cani – negli stabilimenti più evoluti e civili -, un tempo banditi come appestati e oggi accolti in spiagge attrezzate apposta. C’è, finalmente, l’accessibilità: passerelle, sedie per entrare in acqua, lidi pensati perché anche chi ha una disabilità possa fare il bagno senza dover chiedere il permesso a nessuno. E c’è il digitale spicciolo che semplifica tutto, dall’ombrellone prenotato dal telefono al conto pagato senza contanti.


Mare più bello d’Italia 2026: sette spiagge e chi le ha salvate dal cemento

Torna la guida Cinque Vele di Legambiente e Touring Club. Ma il mare più bello d’Italia 2026 non è il più azzurro: è quello che qualcuno ha deciso di difendere. di Manolo Orgiana e Gaia Marras


La sostenibilità non è più un vezzo

Il punto, in fondo, è uno solo: in spiaggia non ci portiamo più soltanto il costume e la voglia di abbronzarci, ma una vita intera, con i suoi orari sballati, i suoi animali e i suoi bisogni. E chi gestisce un pezzo di costa lo ha capito, tanto che oggi ciascuno di questi servizi è un’informazione da mettere in vetrina. In mezzo a tutto questo è cresciuto un convitato che fino a poco fa nessuno invitava: la sostenibilità. Per molto tempo, sul litorale italiano, “ecologico” è stato poco più di un adesivo sulla vetrina. Oggi è diventato un criterio con cui si sceglie dove andare, e spesso un motivo d’orgoglio dichiarato.

Significa lidi che hanno detto addio alla plastica monouso e servono nel vetro o nel compostabile; cucine che accorciano la filiera comprando dai pescatori del posto invece che dal grossista; gestori che imparano a convivere con la Posidonia spiaggiata. Quella poltiglia di alghe che per decenni abbiamo rastrellato via come fosse sporcizia e che invece protegge la duna e racconta che il mare, lì sotto, è in salute. Non è un caso che, tra i riconoscimenti di Cucinamare 2026, ne sia stato assegnato uno dedicato proprio al rispetto dell’ambiente, andato al Poseidonia Beach Club di Marina di Ascea in collaborazione con Legambiente.

La Tavernetta – Porto Taverna – Sardegna

Dove mangiare in spiaggia: sette buone spiaggie da Cucinamare

Di recente vi abbiamo raccontato il mare più bello d’Italia, quello premiato dalle Cinque Vele di Legambiente e del Touring Club. Ma il mare più bello, ormai l’abbiamo capito, non basta più: lo vogliamo anche buono. Ecco allora una selezione di sette indirizzi – gli altri 453 su Cucinamare…off course – dove mangiare in spiaggia, scelti nell’app applicando alcuni filtri, quelli che da soli fotografano la spiaggia di oggi: stabilimenti con ristorante, aperti tutto l’anno, con la colazione e l’aperitivo, adatti ai bambini e agli animali. Tradotto: posti costruiti per la giornata lunga e per tutta la famiglia, cane compreso, dove ci si può svegliare con un cappuccino sull’acqua e restare fino a sera. Da Nord a Sud e isole comprese, dal panino d’autore al piatto da ricordare: dove mangiare in spiaggia.

1. Baia Blu Beach Bar \ Caorle (Venezia), Veneto. Il volto contemporaneo della spiaggia, quello che raccontavamo poco fa: un beach club dove la giornata non finisce mai, divisa in aree pensate su misura, dalla Family alla Bau Beach per i cani fino alla Silence Zone per chi vuole solo il rumore delle onde. Il bar-ristorante sulla terrazza apre con la colazione e tira fino a notte tra musica dal vivo e aperitivi, mentre a pochi chilometri i casoni dei pescatori ricordano da dove viene tutto questo.

2. Bagno Silvio \ Forte dei Marmi (Lucca), Toscana. Un’istituzione della Versilia dal 1919, da generazioni targata famiglia Dazzi, con i tavoli in pedana fronte mare e il piatto che ne ha fatto la leggenda, lo spaghetto alle arselle. Non l’abbiamo messo qui per caso: il Silvio è anche uno dei bagni storici finiti nel vortice delle aste Bolkestein, simbolo perfetto della Forte dei Marmi che cambia pelle. Per ora la tradizione resta in famiglia, e nel piatto si sente.

Dalle prime ore del mattino, alle prime ore del mattino…

3. Vistamare \ Formia (Latina), Lazio. Sulla spiaggia di Vindicio, tra Formia e Gaeta e a due passi dalle rovine della villa di Cicerone, è la cucina di mare contemporanea premiata da Cucinamare 2026 per il Miglior Aperitivo al Mare. Due terrazze affacciate sul golfo di Gaeta, una delle quali è un cocktail bar a livello spiaggia, dove l’aperitivo, quel rito arrivato dalle città, va in scena tra fritture e zeppole di mare. E si fa tutto l’anno, perché qui la stagione non chiude a settembre.

4. Salsedine \ Francavilla al Mare (Chieti), Abruzzo. Sulla costa abruzzese, lo stabilimento che a Cucinamare 2026 ha incassato un doppio premio: Miglior Pizza al Mare e, a pari merito, Miglior Fritto di Mare. È la tesi di questo articolo servita in tavola, la dimostrazione che la qualità ormai abita anche le cose più informali: una pizza e un cartoccio di fritto fatti come si deve, davanti all’Adriatico.

5. Al Trabucco da Mimì \ Punta San Nicola, Peschici (Foggia), Puglia. Sul Gargano, costruito attorno allo storico trabucco della famiglia Ottaviano e diventato ristorante nel 1975, è una di quelle palafitte da pesca dell’Adriatico di cui dicevamo. Si mangia letteralmente sospesi sugli scogli, tra crudi, troccoli al ragù di polpo e una carta dei vini fitta di etichette naturali, con l’aperitivo sulla roccia mentre il sole cala dietro Peschici. Da prenotare con largo anticipo.

Spiagge bianche, sport e servizi pop

6. Alle Terrazze \ Mondello (Palermo), Sicilia. Dentro l’antico stabilimento Liberty di Mondello, una palafitta bianca unita alla terraferma da una passerella, che pare galleggiare sul golfo. È l’estremità d’autore della nostra mappa: arredi di design, cucina mediterranea che gioca con i crudi e con i sapori dell’isola, e una vista che da sola varrebbe il coperto. Qui la spiaggia si è fatta architettura.

7. La Tavernetta \ Porto Taverna, Sardegna Sulla spiaggia di Porto Taverna, con la veranda affacciata sull’isola di Tavolara, è la Sardegna del pesce fatta come si deve: materia prima locale, paccheri ai ricci, l’antipasto della casa. Accanto, il chiosco gemello tiene banco fino a sera. Il modo giusto per chiudere questa mappa: i piedi nella sabbia e Tavolara di fronte.

Il mare, in fondo, è una tavola

Torniamo per un attimo a quel panino al prosciutto nella stagnola. Non c’è niente di male in quel ricordo, anzi: ha il sapore buono delle cose semplici, ed è giusto che resti. Ma è la misura di quanta strada abbiamo fatto. La spiaggia ha smesso di essere un posto dove ci si limita a stare ed è diventata un’esperienza che si sceglie: per mangiare in spiaggia, certo, ma anche per gli spazi, i servizi e le ore che ci puoi vivere. È lì, tra un trabocco e un casone, tra un chiosco e una cucina stellata, che l’Italia continua a raccontarsi.

Basta scaricare l’app di Cucinamare e lasciarsi guidare. Il bello, la vera novità di questi anni, è che ormai c’è davvero da scegliere. E la prossima volta che ti siedi al mare, saprai che quel panino al prosciutto ha avuto una vita molto più interessante di quanto immaginassi.

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Scritto da
Guglielmo Gigliotti

Classe 1989, ha vissuto in giro per l’Italia ma oggi vive nella sua amata Calabria. Manager nelle Telecomunicazioni, folgorato dall’enogastronomia. Master sommelier e assaggiatore di olio professionista, gourmet praticante da un decennio. Da altrettanti anni collabora con le più importanti guide di settore (Spirito Autoctono, Gambero Rosso, Osterie d’Italia, Slow Wine). Cura e organizza eventi per raccontare l’agroalimentare del sud.

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