Uno dei Candelieri durante la Faradda del 2024 a Sassari, in sfilata nel centro storico.
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Macchine a spalla: tradizione e magia nei riti Unesco

Dalla Faradda dei Candelieri ai Gigli di Nola, passando per tutte le Grandi Macchine a Spalla Italiane: feste patrimonio Unesco che raccontano la fede, la storia e la creatività delle nostre comunità.

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Dalla Faradda dei Candelieri ai Gigli di Nola, passando per tutte le Grandi Macchine a Spalla Italiane: feste patrimonio Unesco che raccontano la fede, la storia e la creatività delle nostre comunità.


Il cuore pulsante del Ferragosto sassarese batte al ritmo inconfondibile della Discesa dei Candelieri, antica e solenne celebrazione che affonda le sue radici nel Medioevo. Ogni 14 agosto, le vie di Sassari si animano con le imponenti strutture lignee portate a spalla da robusti gremianti, in un connubio di fede, storia e devozione. Riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità, la Faradda è parte della rete delle quattro “Grandi Macchine a Spalla” italiane. Ognuna custode gelosa di secoli di tradizioni e di un profondo significato religioso e culturale.

La Faradda dei Candelieri: storia e spiritualità

La Faradda di li Candareri – come viene chiamata in dialetto sassarese – è un rito propiziatorio di profonda risonanza storica e spirituale. Culto radicato in un voto solenne pronunciato alla Madonna Assunta nel lontano XVI secolo per porre fine a una devastante epidemia di peste. Il miracolo avvenne e da allora la città non è mai venuto meno al suo voto. La processione, che si svolge il 14 agosto di ogni anno, non è solo una celebrazione religiosa, ma un’espressione vibrante dell’identità sassarese. Un intreccio di fede, storia e tradizione artigiana.

Al centro della Faradda si ergono i Candelieri, non semplici ceri, ma imponenti strutture votive stilizzate, vere e proprie opere d’arte lignee. Ciascuno di essi rappresenta uno dei “Gremi”. Ovvero le antiche corporazioni artigiane e mercantili che nel Medioevo e nel Rinascimento costituivano il tessuto economico e sociale della città. Ogni Gremiante, con il suo specifico Candeliere, porta con sé la storia, i simboli e la memoria di una professione che ha plasmato il volto di Sassari. I falegnami, i muratori, i fabbri, i contadini, i viandanti, i sarti, i piccapietre, i macellai,  gli ortolani, i massai e calzolai, continuano a manifestare la propria devozione e il legame indissolubile con la comunità.

Il passaggio di uno dei Candelieri in Largo Cavallotti a Sassari
Faradda dei Candelieri, Sassari – Largo Cavallotti

Il fascino ipnotico della Faradda

Il trasporto dei Candelieri è un’impresa che va oltre la semplice forza fisica. Il peso considerevole di queste strutture richiede una coordinazione e una maestria eccezionali da parte dei “portatori”. Uomini che di generazione in generazione tramandano l’onore e l’onere di questa tradizione. Ogni Candeliere viene “ballato” e fatto oscillare con movimenti precisi e coreografici, un’armonia di passi cadenzati che sembrano sfidare la gravità. Questa danza, accompagnata dal suono incalzante di tamburi, crea un’atmosfera quasi ipnotica, un ritmo che scandisce la fatica dei portatori e l’entusiasmo della folla.

Il percorso della Faradda si snoda attraverso il cuore antico di Sassari. Dalla maestosa Piazza Castello, un tempo epicentro della vita cittadina, fino alla suggestiva chiesa di Santa Maria di Betlem. Ogni metro di questa discesa è un trionfo di emozioni contrastanti ma complementari. La fatica palpabile dei portatori, il cui sudore si mescola alla polvere della strada, si fonde con il fervore della devozione dei fedeli che assistono alla processione. L’aria è densa di preghiere sussurrate, di canti e di esclamazioni di giubilo. La gioia della comunità è contagiosa, si manifesta nei sorrisi, negli abbracci, nell’orgoglio di appartenere a questa tradizione secolare.

L’orgoglio di compiere un’atto di fede

Un fascino, quello della Faradda, che intreccia storie di generazioni di famiglie di lavoratori e artigiani e il loro specifico Candeliere, quest’ultimo tramandato di padre in figlio. Un testimone, un’eredità non solo solo di tecnica, ma anche di devozione e di senso di appartenenza. Le rivalità, spesso scherzose ma profonde, tra i diversi gremi aggiungono un ulteriore strato di vivacità all’evento, trasformandolo in una sorta di competizione amichevole per l’esecuzione più spettacolare del “ballo”. L’orgoglio di compiere questo atto di fede, di sentirsi parte di qualcosa di più grande, è un sentimento che pervade ogni partecipante, dal più giovane al più anziano.

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La devozione alla Vergine Maria è il filo conduttore che lega ogni passo di questa discesa, un principio sacro che permea ogni aspetto della Faradda. È un momento di preghiera collettiva, un atto di ringraziamento e di rinnovamento di un patto antico tra la città di Sassari e la sua Patrona. Un evento unico e irripetibile che continua a incantare e commuovere, al grido magico di “fallu baddà”!

Grandi Macchine a Spalla: un viaggio nella tradizione italiana

Oltre alla Faradda di Sassari, l’Italia vanta altre tre Grandi Macchine a Spalla anch’esse iscritte nella lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, testimoniando la ricchezza e la diversità delle tradizioni popolari legate al culto religioso.

La Gigantesca Varia di Palmi

In Calabria, l’ultima domenica di agosto, la “Varia di Palmi” celebra la Madonna della Sacra Lettera. Questa festa antica, anch’essa Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO, vede il trasporto di una gigantesca macchina votiva alta oltre 16 metri e pesante circa 20 tonnellate. Simbolo dell’Universo, culmina con il carro trionfale della Madonna. Centinaia di “mbuttaturi” (portatori) di ogni età e ceto sociale, con incredibile devozione, trasportano la Varia lungo le strade cittadine affollate. Il loro sforzo, fisico e spirituale, è espressione di religiosità e identità comunitaria.

La struttura della Varia è complessa e simbolica: al centro la “Padreterno”, una bambina che rappresenta la Vergine Assunta, circondata da angeli e figure bibliche. Questa celebrazione, frutto dell’ingegno artigianale e della fede popolare, è un’esperienza che unisce la comunità, riflettendo sulla fede, la storia e l’appartenenza.

La Macchina di Santa Rosa a Viterbo

Ogni 3 settembre, Viterbo si illumina per la “Macchina di Santa Rosa“. Questa imponente torre luminosa, alta quasi 30 metri e del peso di diverse tonnellate, viene trasportata a spalla da circa cento facchini attraverso le vie del centro storico. La Macchina, dedicata alla patrona della città, Santa Rosa, è una vera e propria opera d’arte effimera, ridisegnata ogni pochi anni, ma mantenendo sempre la sua funzione devozionale e la sua struttura di campanile mobile. La fatica dei facchini, unita alla suggestione delle luci e alla partecipazione emotiva della folla, crea un’atmosfera indescrivibile di fede e appartenenza.

Alcuni Gigli della Festa omonima di Nola ritratti in varie annate
I gigli di Nola

I Gigli di Nola

La Festa dei Gigli di Nola, celebrata la domenica successiva al 22 giugno – giorno di San Paolino -, è un’esplosione di gioia e devozione che chiude un mese di grande festa. Otto obelischi lignei, chiamati “Gigli”, vengono innalzati e fatti danzare a spalla da corporazioni di portatori, i “cullatori”, al ritmo incalzante delle bande musicali. Ogni Giglio rappresenta una delle antiche corporazioni artigiane della città e celebra il ritorno del Santo da Cartagine. La festa è un tripudio di colori, suoni e movimenti, un’espressione vivace della fede e dell’identità nolana, dove l’abilità dei cullatori si unisce alla spiritualità del rito.

L’importanza delle Grandi Macchine a Spalla: religione e culto

Le Grandi Macchine a Spalla, riconosciute dall’UNESCO come Patrimoni Orali e Immateriali dell’Umanità, rappresentano un legame profondo tra comunità, fede e storia. Non sono semplici manufatti, ma architetture complesse e dinamiche, ricche di significati simbolici.

Al loro nucleo, esprimono una fervente devozione religiosa, un voto collettivo che si perpetua, simbolo di identità e coesione sociale. La loro preparazione, che coinvolge l’intera comunità, rafforza i legami e tramanda valori come solidarietà e cooperazione, unendo le persone in un senso di appartenenza condivisa.

Custodi di un inestimabile patrimonio culturale immateriale, preservano tecniche artigianali, musiche, canti, danze e formule verbali che altrimenti andrebbero perdute. Il riconoscimento UNESCO ha promosso la loro salvaguardia e valorizzazione.

In un mondo frenetico, le Grandi Macchine a Spalla sono un ponte tra passato e presente, dimostrando come la fede possa ispirare arte, unire le persone e perpetuare un patrimonio di valori. La loro grandezza risiede nella capacità di toccare l’anima di una nazione, diventando parte della sua identità e di una storia in continua evoluzione.

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Scritto da
Francesco Bruno Fadda

Sardo per nascita, italiano per convinzione, battitore libero per natura.
 Giornalista e gastronomo, autore, ghost writer, avvocato mancato - per fortuna! - e cuoco mancato -...ma c’è sempre tempo! -. Vivo e “divoro” il mondo per passione prima che per professione. Quattro i punti deboli: le donne che bevono whisky, i cani, la Mamma e i “Paccheri alla Vittorio”. Poche cose mi irritano come “Gioco di consistenze”, rivisitazione, texture e splendida cornice! Un sogno nel cassetto: vedere “enogastronomia ” quale materia di studio nella scuola dell’obbligo… chissà, magari un giorno! Curatore e Direttore Editoriale Spirito Autoctono Media

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