Il Presidente degli Stati Uniti esulta per il licenziamento di Stephen Colbert e “minaccia” della stessa fine Jimmy Fallon e Jimmy Kimmel. Da una parte abbiamo quello che sarebbe il capo del mondo libero, dall’altra i conduttori dei Late Show più famosi negli Stati Uniti. Se non conoscete la tv americana e quindi avete le idee poco chiare su quello che sta succedendo oltreoceano, siete nel posto giusto per saperne di più. Iniziamo il viaggio nella seconda serata della televisione a stelle e strisce.
La tradizione del late show negli Stati Uniti
Da traduzione letterale, il “late” è uno show che va in onda in tarda serata. In realtà, se negli Stati Uniti dite Late Show il riferimento è allo storico show della CBS, condotto da David Letterman. Precisazioni a parte, il rito dello show a tarda sera è nato negli anni ’50 con Steve Allen che conduceva il The Tonight Show sulla NBC, poi passato nelle mani di Johnny Carson – oggi lo conduce Jimmy Fallon -. Sulla NBC, David Letterman conduceva The Late Night in terza serata.
Quando, nel 1993, per sostituire Carson, fu scelto Jay Leno, Letterman decise di passare alla CBS. È nato così il Late Show with David Letterman, andato in onda fino al 2015 dall’Ed Sullivan Theatre di Broadway. Era possibile assistere allo show, partecipando alla lotteria. La mattina si doveva andare in teatro con il passaporto, lasciare il proprio nominativo e il numero di telefono e sperare poi di essere ricontattati in qualità di persone fortunate.
Il Late Show di Letterman ha fatto un po’ la storia della televisione americana, soprattutto per l’approccio irriverente del conduttore e la sua modalità sagace di trattare i temi di attualità politica e sociale. Non è stato esente da polemiche e scandali, come quello che lo ha costretto alle scuse pubbliche alla moglie per averla tradita ed essere stato accusato da alcune collaboratrici di comportamenti inappropriati. Tema su cui gli americani sono molto severi.
La politica nei late show
I late show, per tradizione, non sono mai stati dei programmi prettamente politici. In passato, soprattutto con Letterman, qualche personaggio politico ha “subito” le interviste irriverenti del conduttore, qualcun altro le ha evitate. Come, per esempio, il repubblicano John McCain che all’ultimo minuto, nel 2008, ha disdetto la sua presenza preferendo un’altra intervista, scatenando così l’ironia di Letterman.
Nei late show attuali, la presenza politica si è diradata e a diventare protagonista è stata la satira, che i conduttori esercitano nei monologhi che, insieme a stacchetti musicali suonati dal vivo e a interviste, fanno parte della struttura dei programmi.

Stephen Colbert: l’erede di David Letterman
Nel 2015, quando Letterman ha deciso di ritirarsi, la conduzione è passata a Stephen Colbert. Lo showman arrivava da Comedy Central, dove conduceva The Colbert Report, un telegiornale satirico in cui interpretava un commentatore ultraconservatore. Arrivato alla CBS, Colbert è tornato nei suoi panni e in tutti i suoi monologhi non si è mai risparmiato nel criticare in maniera pungente la politica americana. Poi la settimana scorsa, l’annuncio della chiusura del programma. La CBS ha deciso proprio di cancellare il Late Show dal suo palinsesto.
L’esultanza di Donald Trump a seguito del licenziamento di Stephen Colbert ha provocato subito la risposta del conduttore. Un eloquente “Go f**k yourself” rivolto al Presidente durante il solito monologo dedicato alle connessioni tra il Presidente e Epstein. Insomma, Colbert ha annunciato battaglia per i prossimi dieci mesi che restano al programma.
La chiusura tra motivi economici e politici
In realtà, dietro la chiusura del programma ci sono questioni complesse che non sono solo politiche. Il calo degli ascolti e il conseguente crollo degli introiti pubblicitari sono un fattore che comunque ha avuto un ruolo importante nella drastica decisione della rete. Poi, certo, hanno pesato anche le questioni politico-societarie. Diatribe giudiziarie come il patteggiamento della CBS proprio con Donald Trump che aveva accusato la CBS di aver manomesso un’intervista a Kamala Harris in campagna elettorale, non hanno aiutato. Infatti per non arrivare al processo, la CBS ha raggiunto con Trump un accordo extra giudiziale che ha previsto il pagamento di 16 milioni di dollari.Senza giri di parole, Colbert ha definito il pagamento una “grassa tangente”.
C’è poi la questione della fusione, sottoposta alla decisione del Dipartimento di Giustizia, tra Paramount, casa madre di CBS, e Skydance Media, il cui CEO non ha mai nascosto di essere vicino all’amministrazione Trump. Insomma, le tempistiche di quanto avvenuto non sono a favore della buona fede. Il resto, poi, lo ha fatto un Presidente che ormai si vanta anche di avere atteggiamenti dittatoriali e minacciosi.

Il futuro dei late show negli Stati Uniti
I colleghi “late” di Colbert ovviamente gli hanno espresso solidarietà, ma una delle reazioni più accorate è stata quella di Sandra Oh, storica interprete di Grey’s Anatomy, ospite del programma subito dopo la notizia della chiusura. L’attrice, oltre a esprimere il proprio dispiacere per la chiusura del programma e per tutto ciò che questo significa, non ha usato la diplomazia con CBS e Paramount a cui ha augurato “a plague on both of your houses”.
Indipendentemente dalle minacce del presidente Trump che vorrebbe liberarsi di tutte le voci non in suo favore, per i late show esiste realmente un problema. Quelli che erano davvero un “rito” nella cultura americana hanno subito l’impatto dei contenuti on demand. Paradossalmente, peggiorano gli ascolti in tv, ma migliorano le performance dei social, dove monologhi e interviste arrivano sotto forma di reels. Chissà, potrebbe accadere che nonostante le dilazioni concesse, Trump riveda anche il suo rapporto con TikTok.
Mentre con la ricezione di Halloween è andato tutto liscio – ! -, in Italia la tradizione dei late show non si è mai davvero affermata. Ci sono stati dei tentativi, ma sono stati sempre e solo di nicchia. Non sono mai diventati dei momenti rituali attesi dal grande pubblico come è accaduto negli Stati Uniti. Certo, noi abbiamo avuto il Maurizio Costanzo Show che per tantissimi anni ha avuto questo ruolo, ma aveva una struttura completamente diversa. A prendersi la seconda serata, in maniera meno tradizionale, ci hanno provato in molti, ma nessuno è riuscito a ottenere il consenso popolare.

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I late show in Italia
Da una parte, in Italia c’è la convinzione che le cose importanti siano quelle in prima serata a cui tutti ambiscono. La seconda serata è di quelli che un po’ si vantano di fare cose di qualità che non hanno bisogno dei grandi ascolti. E così, negli anni, abbiamo avuto Chiambretti, Victoria Cabello e ancora prima Daniele Luttazzi fino ad arrivare ad Alessandro Cattelan che ha recepito il format del David Letterman Show, prima con “E poi c’è Cattelan” su Sky e poi con “Stasera c’è Cattelan” nella versione pensata dopo il passaggio in Rai, che ha un po’ confuso il pubblico.
Nessuno è riuscito però a trovare una formula che attirasse e fidelizzasse il grande pubblico, facendo diventare lo show di seconda serata un momento imperdibile. Nei palinsesti autunnali non sono previsti show di questo genere, anche perché il rischio è grande visti anche i problemi che stanno avendo i late show in America. Anche in Italia ormai l’on demand costituisce una fetta importante del mercato, soprattutto di quello delle interviste ormai relegate nei microfoni dei podcast. I personaggi vengono messi a loro agio e sono liberi di fare un mini show senza pericolo di incorrere in domande scomode. E qui si aprirebbe un nuovo capitolo, che però è un altro viaggio. Magari lo facciamo la prossima volta.
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