C’è un piatto che mette tutti d’accordo. Non importa l’età, la regione o la stagione: di fronte a una teglia fumante di lasagna, ogni discussione si interrompe, ogni dieta vacilla. Il 29 luglio è il Lasagna Day, una ricorrenza nata negli Stati Uniti ma ormai celebrata ovunque, Italia compresa. Una giornata che ci invita a (ri)scoprire uno dei piatti più identitari della nostra cucina, che racchiude in sé secoli di storia, contaminazioni e affetto.
Un piatto antico come Roma
La parola “lasagna” affonda le sue radici nel termine latino laganum, usato già dagli antichi romani per indicare una sfoglia di pasta sottile, spesso fritta o cotta al forno. Ma è nel Medioevo che la lasagna assume contorni più simili a quelli che conosciamo oggi, anche se con varianti a base di brodo, formaggi e spezie, e priva di pomodoro – introdotto solo dopo la scoperta dell’America -.
Le prime tracce scritte della lasagna moderna compaiono nel ‘200, nei ricettari napoletani, per poi consolidarsi nel tempo come piatto festivo per eccellenza, amatissimo da nord a sud, ognuno con la propria versione.

Le grandi scuole italiane
La lasagna alla bolognese, con sfoglia verde agli spinaci, ragù di carne, besciamella e Parmigiano, è forse la più celebre al mondo e ha ricevuto perfino il sigillo dell’Accademia Italiana della Cucina. Ma non è l’unica a contendersi il trono.
In Campania, la lasagna di Carnevale è un tripudio di ricotta, uova sode, polpettine fritte e provola affumicata. Nelle Marche, si parla di vincisgrassi, con frattaglie e una besciamella più compatta. In Sicilia, la versione con pistacchio, melanzane o ragù dolciastro racconta di contaminazioni arabe e spagnole. Ogni teglia è una narrazione familiare.

La lasagna d’estate (e d’inverno)
Se l’inverno chiama le versioni robuste e stratificate, l’estate invita a reinterpretazioni più fresche. Le lasagne vegetariane, a base di zucchine, melanzane, peperoni grigliati e ricotta, si affermano come alternative leggere ma soddisfacenti. Alcuni chef propongono lasagne al pesce (con crostacei, pesto leggero o besciamella agli agrumi) o versioni fredde, servite a temperatura ambiente come millefoglie salate.
E c’è chi ha fatto della stagionalità un vero manifesto gastronomico, come Paolo Sanvito, chef e patron de Il Lughino – con sedi a Milano e Como -, che celebra la lasagna 365 giorni l’anno con oltre cinquanta varianti vegetali sempre diverse. Niente congelatore né impastatrice: solo ingredienti freschi, ispirati al momento. Qualche esempio? Lattuga, pomodori secchi e pinoli, oppure zucca con besciamella vegetale e tofu affumicato, fino alla versione con melanzane grigliate, crema di ceci e basilico fresco. Ogni giorno, tre o quattro lasagne nuove, per un massimo di venti porzioni a tipo. Finite quelle, si riparte, impastando di nuovo.
In chiave più contemporanea e creativa, la “Lasagnetta ai carciofi” firmata dallo chef Alessio Sebastiani del ristorante Cactus Milano – zona Moscova -, è l’esempio perfetto di comfort food leggero. Strati sottili, topping di carciofi croccanti, crema vellutata e un equilibrio tra estetica e gusto: un piatto che fa della leggerezza un valore aggiunto, in un contesto che fonde design, sostenibilità e spirito urbano. L’importante, in ogni stagione, è mantenere la stratificazione: quella successione di sfoglia, condimento e attesa che trasforma ogni boccone in una piccola architettura del gusto.
Un mondo, mille ricette
Oltre i confini italiani, la lasagna ha fatto il giro del mondo, trasformandosi secondo culture, abitudini e ingredienti locali. Negli Stati Uniti, ad esempio, è diventata una vera e propria istituzione familiare, spesso reinterpretata in chiave Tex-Mex con chili, formaggio cheddar e panna acida. Un piatto che strizza l’occhio alle influenze messicane, pur mantenendo la classica stratificazione.
In Argentina, patria di una vasta diaspora italiana, la lasagna casalinga si arricchisce di uova sode, olive nere e ragù dolce, in un’interpretazione calorosa e personale che riflette la mescolanza di origini e tradizioni. Nei Paesi nordici, invece, si è affermata una versione più delicata e fresca, a base di salmone, spinaci e besciamella leggera. Una scelta che riflette il gusto locale per i sapori marini e le verdure di stagione, mantenendo la struttura della ricetta originale.
Ogni Paese ha dato alla lasagna una voce propria, dimostrando che anche un grande classico può diventare linguaggio universale, a patto di restarne fedeli nello spirito, se non nella forma.

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Le lasagne virali: trend, rotoli e creatività
Sui social, il Lasagna Day è una festa visiva: teglie che sfrigolano, video ASMR al taglio, ma anche tanta sperimentazione. Il trend del momento? I lasagna rolls: rotolini di sfoglia farciti singolarmente, cotti in verticale e spesso serviti in mini porzioni. Perfetti per i reel, ma anche per aperitivi creativi.
Su TikTok e Instagram impazzano anche le versioni “one pot”, “vegan”, “gluten free” e persino dolci, con strati di crêpes, cioccolato e mascarpone. In molti casi, è il visual a vincere sulla fedeltà alla tradizione. Ma la lasagna, come ogni grande piatto, sa evolversi e sorridere dei propri cloni.
Un idolo goloso della cultura pop
Icona della cucina italiana e simbolo di convivialità, la lasagna è riuscita a conquistare anche l’immaginario collettivo. Basti pensare a Garfield, il celebre gatto arancione dei fumetti, che della lasagna ha fatto una ragione di vita. Ma non è il solo. In Friends, Monica la prepara (Stagione 1, episodio 12) per la zia, che però non le vuole perché contengono carne. A quel punto le porta ai suoi amici e Phoebe, pur essendo vegetariana, le mangia per sbaglio. Torna protagonista nella sesta puntata della settima stagione, quando Rachel perde il suo anello di fidanzamento e lo trova…nelle lasagne fatte da Monica. Classici, ma golosi, momenti tragicomici della serie simbolo degli anni ’90.
In un episodio di The Office, invece, il maldestro Kevin porta con orgoglio una teglia di lasagna fatta da sua madre. Salvo poi rovesciarla rovinosamente sul pavimento, tra lo sgomento generale.
Presente nei cartoni animati, nelle sitcom e perfino nei meme, la lasagna è diventata molto più di un semplice piatto: è un simbolo trasversale di comfort, disastri domestici, affetto e fame autentica. Un personaggio silenzioso ma riconoscibile delle storie che amiamo. Parola di gatto.

Curiosità e aneddoti: la lasagna come non l’avete mai sentita
Non serve essere Garfield per adorare la lasagna, ma è innegabile – come gia citato -, che il celebre gatto dei fumetti abbia contribuito a renderla ancora più iconica. La sua dipendenza cronica da strati di pasta, formaggio fuso e ragù ha attraversato generazioni, diventando quasi un manifesto pop del comfort food.
Se pensavate che la lasagna fosse un piatto solo “casalingo”, sappiate che esiste un record mondiale tutto italiano: nel 2012, a Pozzuoli, è stata sfornata la più grande mai realizzata, con un peso di oltre 4 tonnellate. Un’opera d’ingegneria gastronomica, più che una semplice ricetta.
E a proposito di imprese fuori dal comune, nel 2001 la lasagna ha addirittura viaggiato nello spazio: una porzione disidratata è stata portata a bordo della Stazione Spaziale Internazionale da un astronauta italiano. Perché anche a centinaia di chilometri dalla Terra, un assaggio di casa può fare la differenza.
C’è poi chi sostiene che la prima descrizione della lasagna non sia nemmeno italiana. In un manoscritto britannico del XIV secolo compare un piatto chiamato loseyns: una sorta di antesignana della lasagna, senza pomodoro, ma con strati di pasta e formaggi. Un’origine contesa, anche se nessuno può negare che sia l’Italia ad averne fatto un’icona culturale.
Infine, se siete veri lasagna lovers, tenete d’occhio il calendario: oltre al Lasagna Day del 29 luglio, esiste anche una giornata mondiale della lasagna al forno, celebrata il 17 luglio. Due date, una sola certezza: ogni occasione è buona per celebrarla.
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