Lara Croft non è mai stata una sola. Corpo, forza, fragilità, mito: ogni attrice le ha dato un volto diverso. Da Angelina Jolie a Sophie Turner, viaggio dentro quarant’anni di trasformazioni.
Quando si sente parlare di Tomb Raider e Lara Croft, qual è il primo pensiero che salta alla mente? Il videogame dei tardi anni Novanta a cui tutti (o quasi) abbiamo giocato? Le curve sinuose della sua eroina? Magari la fondina con le due pistole Browning HP? O ancora i feroci dobermann che la inseguivano?
In quarant’anni, il personaggio, nato originariamente dalla britannica Core Design, ha avuto un’evoluzione notevole e ancor oggi molto interessante. Non a caso è in cantiere un nuovo progetto di adattamento seriale, che la vede protagonista dopo quello animato, il Tomb Raider – La leggenda di Lara Croft targato Netflix.
Sophie: da Sansa Stark a Lara Croft
A prestarle il volto e l’inconfondibile stile, ecco la Sophie Turner de Il trono di spade (era Sansa Stark), in un ruolo alquanto inedito, se si esclude la partecipazione al cinecomic X-Men: Dark Phoenix. La giovane attrice torna in scena dopo la miniserie televisiva Joan e il thriller Trust, entrambi usciti in sordina (il primo non è neanche arrivato in Italia). Ma come sarà la sua versione di Lara Croft? inevitabile domandarselo dopo il rilascio della prima foto ufficiale, che la ritrae nella tipica posa sexy ma vigile, con entrambe le mani sull’impugnatura delle armi. Foto che sembra aver suscitato le ire di un certo tipo di pubblico che ha lanciato una petizione: al posto della Turner vorrebbero la ben più formosa Sidney Sweeney.
Petizioni del fandom a parte, Sophie non è la prima attrice a vestire i panni di Lara. Prima di lei abbiamo avuto un paio di grandi interpreti a vestire i panni della celebre archeologa e nobile avventuriera inglese, eccezionale risposta femminile all’Indiana Jones di Steven Spielberg. Ma qual è stata la migliore? E se non esiste la Lara perfetta, cosa ci ha lasciato ognuna di queste artiste?

La Lara Croft di Angelina Jolie, sexy e spericolata
Nel 2001, mentre ancora “faticava” a distinguersi tra film d’autore (Scherzi del cuori) e blockbuster di discreto successo (Fuori in 60 secondi), nonostante l’Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista per Ragazze interrotte, Angelina Jolie venne personalmente scelta da Simon West, a dispetto di tutte le polemiche da parte dei fan del videogame, per Lara Croft: Tomb Raider. La necessità di scritturare qualcuno dotato di fascino e bravura guidó la decisione del regista. Sebbene West avesse infatti previsto l’utilizzo di stuntman per molte scene d’azione, la Jolie non volle controfigure sul set, cimentandosi in ogni acrobazia e impresa presenti in copione.
L’impegno e la determinazione restano caratteristiche fondamentali per chi vuol mettere in gioco qualcosa di più della semplice fisicità. Oltre a lavorare su di essa, per cui si allenava cinque giorni su sette, tra arti marziali, motociclette, uso delle armi e callistenia, l’attrice seguiva una dieta ferrea e praticava discipline per permettere anche alla psiche di raggiungere un ottimo livello di tenuta. La sua Lara Croft è svelta, di mano e di mente, agile e flessuosa, ma anche robusta e resistente.

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Dalle critiche del fandom all’Olimpo delle eroine action
A chi la criticava, un po’ per l’aspetto – ha dovuto indossare un bra per aumentare la taglia del seno – e un po’ per l’essere americana, Angelina rispose direttamente sul campo. E divenne in breve tempo l’eroina che tutti sognavano, perfetta incarnazione di quella virtuale. Mentre la pellicola rimane tra gli adattamenti di videogame più redditizi e riusciti di sempre. Il secondo capitolo, La tomba della vita risale al 2003 e fu diretto da Jan de Bont. Venne considerato addirittura migliore del primo dalla critica, nonostante i minori incassi al box office. Decisa a rendere giustizia al ruolo che le stava dando la popolarità, la Jolie volle imparare nuove abilità appartenenti al suo personaggio, come guidare la moto d’acqua e praticare il taekwondo. Ciononostante, alla fine decise di non proseguire con un terzo sequel, preferendo intraprendere altre strade.
Alicia Vikander: una Lara elegante e vulnerabile
Dopo di lei, a distanza di ben quindici anni, nel 2018, una nuova Lara Croft spuntó all’orizzonte cinematografico. Come in precedenza, anche stavolta la scelta cadde su un Premio Oscar: la svedese Alicia Vikander. Apprezzata da pubblico e critica, l’attrice deve la sua statuetta alla performance in The Danish Girl (2015) di Tom Hooper. Per Tomb Raider, la Vikander mise su 5 kg di muscoli, mettendosi alla prova senza l’aiuto di stunt, tanto da far impallidire persino i colleghi uomini.

Da grande fan della serie videoludica, riuscì a carpire i punti di forza del personaggio e a incarnarli con l’eleganza che l’ha sempre contraddistinta. Ed è così che Lara Croft sembrò perdere un filo di sensualità, acquisendo concretezza e sfumature lontane dall’originale. Il terzo adattamento di Tomb Raider sfruttò bene le indiscutibili e innate doti recitative della sua protagonista, giocando non solo a livello di spettacolarità, ma anche sul piano dell’introspezione. Qui ci troviamo dinanzi una giovane alle prese con un’eredità ingombrante e, almeno all’inizio, non gradita. Il racconto di formazione si rivelò, meravigliosamente, la formula giusta per presentare il personaggio di Lara Croft e analizzarlo da un differente punto di vista, più umano e intimo. Cambiando la prospettiva, cambia la percezione.
Lara Croft non appare più quell’eroina sicura di sé, ma è in grado di tramutare la sua sofferenza e i traumi in risorse inaspettate. La sua forza aumentava di pari passo con l’esperienza, rispecchiando, in qualche modo, una società diversa rispetto a quella del Duemila.

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Aspettando Sophie Turner
In fin dei conti, la Jolie e la Vikander hanno portato sullo schermo una propria versione di Lara Croft. Entrambe debitrici delle rispettive caratteristiche personali e ciascuna godibile a modo suo. Al di là dell’aspetto fisico, entrambe hanno rispettato valori e suggestioni di un franchise molto amato e seguito, andando a sottolineare lati più o meno noti dell’avventuriera, nel tentativo di restituire ai suoi fan le emozioni provate da ragazzini.
E adesso è il turno di Sophie Turner, di cui già si parla in maniera diffusa, per cui le aspettative si alzano a dismisura. Di certo, l’attrice britannica ci ha abituato a grandi prove e incredibili potenzialità. E se non altro, sarà la prima a condividere le origini con Lara Croft, nata nello Oxfordshire, ad Abbingdon. Ad alzare l’asticella, la nuova serie Prime Video – di cui sono appena iniziate le riprese – porterà la firma di Phoebe Waller-Bridge. Già al timone di Fleabag, qui sarà in qualità di ideatrice, sceneggiatrice, executive producer e co-showrunner insieme a Chad Hodge.
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