Toni Servillo interpreta un Presidente della Repubblica alle prese con temi etici importanti nel nuovo film di Paolo Sorrentino La Grazia, presentato in Anteprima a Venezia 82
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La Grazia: Sorrentino porta al cinema il suo nuovo capolavoro

Paolo Sorrentino apre il concorso di Venezia 2025 con uno dei suoi film più belli: Toni Servillo gigantesco, ma finalmente sono i personaggi femminili a stupire. In sala il 15 gennaio.

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Paolo Sorrentino apre il concorso di Venezia 2025 con uno dei suoi film più belli: Toni Servillo gigantesco, ma finalmente sono i personaggi femminili a stupire. In sala il 15 gennaio. 


Paolo Sorrentino è tornato. E mai così presto: è passato solo un anno dall’uscita di Parthenope ed ecco già qui il suo nuovo (fino a ora) misteriosissimo film, La grazia, che inaugura il concorso della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025. Per l’uscita in sala c’è da aspettare ancora un po’, arriva il 15 gennaio 2026, ma intanto possiamo dirlo subito: era davvero da tanto che Venezia (ma anche il Festival di Cannes) non aveva un’apertura così bella

Contraddizioni, etica, sentimenti. E su tutto: la grazia

Il regista e sceneggiatore ritrova la sua colonna, Toni Servillo, a cui stavolta ha affidato il ruolo di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica a fine mandato, che ha ancora due questioni da affrontare prima di godersi il riposo. La legge sull’eutanasia, redatta dalla figlia Dorotea (Anna Ferzetti, all’interpretazione migliore della sua carriera), brillante giurista e sua custode, e la concessione o meno della grazia a due assassini. Un marito che ha soffocato la moglie malata di Alzheimer e una moglie che ha accoltellato 19 volte nel sonno il compagno perché la picchiava da anni.

Toni Servillo e Anna Ferzetti, che interpreta sua figlia, in una scena del nuovo film di Paolo Sorrentino La Grazia, presentato in Anteprima a Venezia 82
Toni Servillo e Anna Ferzetti

Per sua stessa ammissione poco coraggioso, al Presidente serve sempre “un ulteriore periodo di riflessione” per riuscire a formulare una decisione. La mitezza e stabilità che lo contraddistinguono sono il motivo per cui il paese lo ama, ma nella vita questa mancanza di nerbo lo ha portato a diventare uno sconosciuto e un enigma non soltanto per chi gli è più vicino, ma anche per se stesso. 

“Non esistono solo le carte, ci sono anche le persone”

Nonostante le apparenze, l’uomo è infatti una contraddizione vivente: si chiede come mai il figlio preferisca comporre musica pop invece che classica, ma poi lui stesso ama segretamente il rap di Gué Pequeno. Si è costruito una maschera imperturbabile, tanto da guadagnarsi il soprannome di “cemento armato”, e poi invece si strugge ancora per la moglie morta, Aurora, di cui non riesce a lasciar andare il ricordo. Esperto di diritto, il tema dell’eutanasia e della grazia mettono in discussione tutto quello che credeva di sapere. Come dice un personaggio, si renderà conto, ovviamente dopo tanto ragionamento, che “non esistono solo le carte: ci sono anche le persone”. 

Paolo Sorrentino con l'amico e attore-feticcio Toni Servillo e Giovanni Esposito sul set di Loro, film dedicato a Silvio Berlusconi mai pubblicato in Italia

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Dall’anima partenopea alla carriera da regista, tutti i -fortunati e brillanti – passi che hanno portato il regista a questa Venezia 82. di Elena Pedoto

Toni Servillo dal Divo all’anti Divo

La fascinazione per la politica non è nuova per il regista. In precedenza ha infatti dato la sua personale visione di due personaggi ingombranti della storia italiana recente: Giulio Andreotti in Il Divo e Silvio Berlusconi in Loro. Inutile dirlo, interpretati entrambi da Servillo. Ebbene con La grazia Sorrentino chiude questa trilogia ideale sui politici raggiungendo una nuova fase, se possibile ancora più matura e interessante. Probabilmente ispirato a Sergio Mattarella, la lotta interiore di Mariano De Santis è quella di un uomo di potere per nulla ossessionato dalla propria posizione. A turbare il suo sonno senza sogni è invece il fantasma di una verità mai conosciuta. Nell’inseguire la correttezza a tutti i costi, si è infatti dimenticato cosa voglia dire amare e vivere, finendo per conoscere meglio la legge che gli esseri umani.

Se l’Andreotti e il Berlusconi sorrentiniani erano fieramente orgogliosi del loro essere granitici, questo Presidente non si riconosce nell’immagine di un blocco inscalfibile, aspirando invece alla leggerezza. Ma la leggerezza non è una cosa semplice, banale: è una filosofia di vita, legata alla passione, alla curiosità, al saper lasciar andare e comprendere la sofferenza. Il dubbio è ciò che ci rende umani: le certezze invece possono essere spaventose. Per chi ha fatto il giudice questo è davvero difficile da metabolizzare. A maggior ragione in un mondo che sembra sempre più allergico alle sfumature. 

Toni Servillo e Paolo Sorrentino durante un dietro le quinte delle riprese del nuovo film del regista napoletano, La Grazia, presentato in Anteprima a Venezia 82
Toni Servillo e Paolo Sorrentino

Sorrentino fa (finalmente) pace con i personaggi femminili

Lo stile di Paolo Sorrentino non lascia indifferenti. I suoi detrattori sono infatti tanto focosi quanto chi lo apprezza. Tra le critiche più forti al suo cinema c’è sempre stato il modo di scrivere i personaggi femminili. Tranne Maria (ispirata a sua madre e interpretata da Teresa Saponangelo) in È stata la mano di Dio, tutte le donne di Sorrentino effettivamente sono quasi sempre o macchiette grottesche, o oggetti del desiderio, oppure vivono in funzione del protagonista maschile. In La grazia invece ci sono almeno tre personaggi femminili indimenticabili: la già citata figlia del Presidente, l’assassina e Coco Valori (Milvia Marigliano, straordinaria), migliore amica di De Santis. Non soltanto figure a tutto tondo, finalmente, ma persone la cui visione diventa determinante per la crescita del Presidente. 

Sono infatti tutte loro a illuminarlo (forse è un caso, ma i nomi di moglie e figlia, Aurora e Dorotea, sono entrambi legati all’illuminazione, che sia fisica o spirituale), mettendone in discussione il punto di vista, sfidandone le convinzioni, criticandolo anche aspramente. Un confronto fondamentale, che arricchisce non soltanto il Presidente, ma anche la storia, dandogli un calore e una sensibilità mai viste prima nell’opera del regista. È proprio il caso di dirlo: nel realizzare questo film, uno dei suoi più belli, Sorrentino ha raggiunto uno stato di grazia. 

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Scritto da
Valentina Ariete

Giornalista pubblicista, scrive di cinema e serie tv per Movieplayer e La Stampa. Ha partecipato a programmi tv, radio e podcast. Specializzata in interviste, segue i principali festival di cinema, da Cannes a Venezia. Vincitrice del Premio Domenico Meccoli “Scrivere di Cinema” 2024, mette la stessa passione nel divulgare la settima arte di quando, a 3 anni, fece la sua prima videorecensione: era quella di Biancaneve e i sette nani e gli smartphone ancora non esistevano, signora mia!

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