Dal nuovo album alle polemiche internazionali, passando per il film culto e i concerti italiani: i Kneecap tornano a far rumore con musica, politica e identità.
Con l’arrivo, il 1° maggio, del nuovo disco dall’emblematico titolo Fenian – termine dispregiativo utilizzato in passato contro i cattolici irlandesi –, si torna a parlare dei Kneecap. E per fortuna. La band musicale nordirlandese, protagonista dell’omonima pellicola vista al Roma Film Festival, premiata a Giffoni e al Sundance e ora disponibile su Prime Video, irrompe sulla scena e lo fa, come sempre, con messaggi universalmente importanti e, spesso, scomodi.
Schierati politicamente e umanamente, Mo Chara, Móglaí Bap e DJ Próvaí presentano il loro ultimo progetto, un album in studio di 14 tracce pubblicato da Heavenly Recordings. E per la prima volta, a giugno 2026, si esibiranno in Italia con ben quattro date: 15 giugno a Segrate (MI), 16 giugno a Bologna, 17 giugno a Roma, 18 giugno a Bari.
Le sonorità tra punk rave e resistenza
Le sonorità dei Kneecap sono inconfondibili, così come l’energia, la furia, la potenza. Musicale sì, ma soprattutto concettuale. Per chi non mastica bene il gaelico e lo slang di Belfast sarà complicato coglierne tutte le sfumature, ma il senso arriva forte e chiaro da ciascun brano, dove il punk rave sguazza alla grande e raggiunge livelli di poesia ineffabili. Dal processo a carico di Mo Chara alla scomparsa della madre di Móglaí Bap, dalla causa palestinese alla questione linguistica – i Kneecap sono baluardi dei diritti del gaelico quale lingua identitaria – passando per droga e atti di resistenza, Fenian si rivela un fondamentale punto di arrivo, oltre che di partenza.
Sebbene dalla loro apparizione abbiano creato scalpore e scompiglio in ogni dove, si sono costruiti un seguito affezionato e desideroso di conoscere le loro storie, comprendere il mondo circostante attraverso i loro testi e dare un senso alle azioni e agli ideali, non tutti ne hanno colto il valore.

Perché sono diventati un fenomeno culturale
Eppure il loro valore, in termini culturali, artistici, ma soprattutto umani, è altissimo. Il motivo di tale affermazione è semplice: i Kneecap sono un trio hip hop originario di Belfast che combatte le proprie battaglie a suon di musica. Sin dalle origini il gruppo ha affrontato infatti numerosi ostacoli, legati soprattutto all’uso della lingua gaelica e ai testi non esattamente “educativi”. Ma non solo. Spinti da un’energia senza eguali e dal bisogno di far sentire la propria voce, in particolar modo per coloro a cui quella voce viene negata, i componenti sono divenuti, in breve tempo, il simbolo di qualcosa di più grande e importante. Non a caso, ogni occasione si rivela buona per esprimere la loro posizione su temi internazionali, su tutti la questione palestinese e le sorti della Striscia.
Kneecap, il film che spiega le origini del gruppo
La pellicola a loro dedicata e che li vede protagonisti, scritta e diretta da Rich Peppiatt, parte da più lontano, dall’inizio della storia. Ed è una storia ammirevole, illuminante e potente. Naoise Ó Cairealláin “Móglaí Bap”, Liam Óg Ó Hannaidh “Mo Chara” e JJ Ó Dochartaigh“Dj Provaí” si cimentano in un’impresa non così semplice né scontata. Portare sullo schermo la propria esistenza, riuscendo anche a renderne la verità, le emozioni e il messaggio, equivale a possedere una consapevolezza profonda di chi si è e di cosa si sta facendo.

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Belfast, il gaelico e una generazione in fermento
Ambientato a Belfast intorno al 2017, nel periodo in cui le strade sono attraversate da manifestazioni a favore della lingua gaelica, non riconosciuta ufficialmente – l‘Irish Language Act passerà solo nel 2022 –, Kneecap racconta le vicende di Liam Óg e Naoise, due giovani irlandesi con una grande passione per la musica rap e qualche problema con la giustizia. Amici sin dall’infanzia, quando ascoltavano gli insegnamenti in gaelico del papà (interpretato da Michael Fassbender) di Naoise, i due musicisti appartengono a una generazione in pieno fermento. Creativo, sociale, politico. Purtroppo, però, si trovano invischiati in brutti affari, che hanno a che fare con malavitosi locali e spaccio di sostanze stupefacenti. Ed è così che tutto ha origine.
Una sera, in seguito a una fuga rocambolesca, Liam viene arrestato e chiede alla polizia di poter avere un interprete irlandese. Dopo aver dichiarato di non comprendere né parlare la lingua inglese, gli viene quindi assegnato JJ, un insegnante di musica costretto, suo malgrado, a svolgere il compito. L’incontro tra i due segnerà la svolta. Incoraggiati e sostenuti da quest’ultimo, Liam e Naoise cominciano a mettere in musica le loro idee, sino a quel momento scritte solo su un’agendina.

La forza della verità
La forza di quei versi sta nella verità che essi contengono: nato quasi a mo’ di sfida verso un sistema che non ne riconosce i diritti e le esigenze, il gruppo va pian piano a prendersi una fetta sempre più ampia di pubblico, che comprende non solo Millennial e Gen Z, ma anche una fascia di persone più grandi, che ne colgono al volo il coraggio e l’importanza.
Il significato di Kneecap e il legame con i Troubles
Se il fatto di cantare in gaelico rappresenta già di per sé una novità e un deciso atto di presa di posizione, a questo si aggiungono i temi dei loro brani, profondamente ancorati alla realtà che li circonda, li spaventa e, inevitabilmente, li ingloba. Il nome stesso, “kneecap”, viene dal verbo omonimo, traduzione di “gambizzare”, pratica spesso utilizzata dai paramilitari repubblicani irlandesi. Mentre il passamontagna si deve all’utilizzo che ne facevano i paramilitari durante il conflitto nordirlandese (i cosiddetti “Troubles”). Kneecap è il primo film in lingua irlandese a essere stato presentato al Sundance Film Festival, dove ha vinto il NEXT Audience Award.
La Settima Arte si fa così portavoce di un messaggio umanitario importante, attraverso musicisti solo apparentemente allo sbaraglio. Bannati dalla stazione radio RTÉ Raidió na Gaeltachta, a causa dei riferimenti alla droga in un brano, e pubblicamente disprezzati dal partito conservatore DUP, i Kneecap hanno da subito dimostrato di che pasta sono fatti. Senza peli sulla lingua, né paura di esporsi, hanno dato vita a qualcosa di incredibilmente audace, potente, necessario. Fondendo la lingua madre, il gaelico, con quella “imposta”, l’inglese, sembrano gridare a gran voce che la convivenza è possibile, a patto di accettarsi a vicenda e accettare la mescolanza.

Concerti in vista: appuntamenti imperdibili con l’arte
Con la loro arte unica, l’energia trascinante e la passione inesauribile, ma anche con un bisogno intrinsecamente umano e condivisibile di guardare al futuro e sperare che possa essere migliore del presente, il trio regala grandi emozioni a chi lo segue. Ogni performance sul palco ne dimostra la maturità e la capacità di trascendere il puro e semplice atto musicale, andando a lavorare a un livello più intimo e ispirando generazioni intere.
Dal Coachella out al tour italiano
Tra la riscoperta delle radici linguistiche e l’affermazione di un’identità, c’è spazio anche per la questione palestinese, sulla quale i Kneecap sono apertamente schierati. Coachella e Londra sono state l’occasione per mostrarlo, sebbene le conseguenze li abbiano portati addirittura ad affrontare un’accusa di terrorismo – caduta a causa di un tecnicismo dopo mesi e mesi di procedure giudiziarie –, a essere oscurati dalla BBC e alla cancellazione di ben 15 date negli Stati Uniti.
Ma gli appuntamenti da non perdere in Italia con i Kneecap sono l’uscita del nuovo album, Fenian, per cui sono previste varie iniziative di pre-ascolto in tutto il Paese, e i quattro concerti di giugno.
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