Kill Bill: The Whole Bloody Affair, la versione integrale di Quentin Tarantino in sala
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Il ritorno di Kill Bill: The Whole Bloody Affair arriva al cinema in 281 Minuti

A oltre vent'anni dall'uscita, il capolavoro di Quentin Tarantino torna in sala con una versione integrale da 281 minuti.

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Quando si parla di Quentin Tarantino, si entra in un vero e proprio universo narrativo. Ogni citazione è un atto di reverenza, la violenza è pura coreografia iper-stilizzata e la trama si snoda su sé stessa, mantenendo però una lucidità tagliente come una katana. Per più di vent’anni, il suo capolavoro più iconico – forse -, Kill Bill, è stato vissuto come un’opera dimezzata. Divisa in due volumi per mere logiche di mercato. Finalmente, però, Beatrix Kiddo – la musa della vendetta per eccellenza – sta per fare il suo ritorno sul grande schermo. Ma in un’unica, monumentale, definitiva e attesissima versione integrale di Kill Bill: The Whole Bloody Affair.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair, l’epica integrale da 281 minuti

La notizia ha il fragore di un ruggito da samurai e concretizza il desiderio di ogni cinefilo che si rispetti. Plaion Pictures e Midnight Factory si sono assicurati i diritti per distribuire l’opera autentica di Quentin Tarantino nelle sale italiane. Non stiamo parlando di un banale mash-up – composizione creata fondendo due o più opere preesistenti – dei due Volumi (2003 e 2004), ma di un film monoblocco di ben 281 minuti. Questa è la “visione originale” che fu forzatamente divisa per ragioni puramente distributive. Sia per non spaventare il pubblico con una durata di quattro ore, sia, diciamocelo, per raddoppiare il box office. La data ufficiale ancora non è stata resa nota, ma, a più di vent’anni dal debutto, finalmente si potrà assistere all’epopea tarantiniana così come era stata concepita al cinema.

Scontro a colori e sequenze inedite: cosa vedremo nel montaggio definitivo

Questa release di Kill Bill non riguarda solo la durata. The Whole Bloody Affair è un montaggio rimodellato che promette di restituire alla saga quella coerenza narrativa essenziale. Addio al fastidioso cliffhanger  – espediente narrativo in cui una storia si interrompe bruscamente in un momento di massima tensione – che troncava il primo film. Ciao ciao anche al riassunto ridondante che apriva il secondo. Chi tornerà in sala per seguire la caccia di Beatrix Kiddo contro Bill e il resto della Deadly Viper Assassination Squad, scoprirà sequenze mai viste prima.

Il brutale scontro con gli “88 Crazy” nella Casa delle Foglie Blu, – un minimo di spoiler – sarà proiettato integralmente a colori. Quindi è stato eliminato quel filtro in bianco e nero che aveva attutito la violenza esplicita nel montaggio internazionale. L’esperienza sarà potenziata da nuove, spettacolari scene d’animazione, che arriveranno in Italia in versione originale sottotitolata. E, in un tributo nostalgico ai vecchi tempi del cinema, questa visione unita includerà persino un intervallo per la felicità dei deboli di vescica.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair, La Versione Integrale di Quentin Tarantino in Sala
La locandina di Kill Bill: The Whole Bloody Affair

Dal bar di Pulp Fiction al set di Kill Bill

Insomma la Sposa più temibile e “gialla” della storia del cinema, torna in una versione di quasi cinque ore di puro godimento tarantiniano. Ma come nasce Kill Bill, la saga indissolubilmente legata alla storia del cinema contemporaneo? La sua genesi e i suoi retroscena sono una leggenda smaccatamente hollywoodiana. Tutto nasce infatti da un chiacchiera al bar tra Quentin Tarantino e Uma Thurman. “Q & U”, ai tempi di Pulp Fiction, seconda fatica del regista datato 1994, davanti a un drink, diedero forma all’iconica scena del massacro iniziale. Da quel momento il soggetto inizio a prendere forma, in perfetto stile Tarantino.

Il regista dimostrò una devozione totale alla sua musa, tanto da posticipare le riprese di Kill Bill di un anno intero, quando Uma Thurman rimase incinta. Tarantino non volle girare neanche una scena senza di lei. Ironia della sorte, nonostante questa dedizione, un grave incidente d’auto durante le riprese del Volume 2 – una scena voluta proprio da Quentin e girata da Uma senza controfigura – causò una rottura nei loro rapporti. Sanata solo molti anni dopo durate un Late Show.

Dal Wuxia al Western e quel beep per errore: Quentin Tarantino, gli omaggi e i dettagli

Come ogni opera di Quentin Tarantino, Kill Bill è un melting pot di generi, un collage che spazia dal Western Spaghetti al Wuxia. Naturalmente, il film è denso di citazioni e homage. L’apertura stessa, con il proverbio “La vendetta è un piatto che va servito freddo“, è un tributo al proverbio Klingon di Star Trek II: L’ira di Khan. Inoltre, la pellicola si apre con il logo della Shaw Brothers, storica casa di produzione di di Hong Kong. E anche la tuta da ginnastica gialla indossata da Beatrix Kiddo è un diretto tributo a Bruce Lee nel film L’ultimo combattimento di Chen.

L’ossessione per l’omaggio di Quentin Tarantino prosegue con il combattimento nella Casa delle Foglie Blu. Scambio di gentilezze che riprende I 3 dell’Operazione Drago e Lady Snowblood, mentre la musica stridente nei flashback è ripresa dalla serie TV Ironside. Nel Volume 2, l’immagine della Sposa sulla soglia della chiesa è un riferimento cult a John Wayne in Sentieri Selvaggi. Mentre la sua uscita dalla tomba strizza l’occhio al finale di Carrie e al western Django. Infine, l’insegnamento del maestro Pai Mei, icona del cinema di genere martial arts, include la celebre “Tecnica dell’esplosione del cuore con cinque rintocchi delle dita. Quest’ultima, ispirata al leggendario Dim Mak, il tocco della morte.

E il beep?

Non un omaggio, se non alla sua irriverenza narrativa, a proposito di dettagli e cifre istrioniche, l’espediente del “beep” che copre il nome della Sposa nel Volume 1, in realtà non è un errore. Ma una scelta precisa. Tarantino infatti era convinto che il personaggio non meritasse un nome finché la sua vendetta non fosse stata completa. Altresì il nostro Quentin, non poteva farsi mancare un doppio dettaglio – una sorta di doppio carpiato! – indugiando successivamente su un frame dove il nome, Beatrix Kiddo, appare su un biglietto aereo. Ma questo dettaglio è davvero una dedica per i cultori più attenti del cineasta.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair, La Versione Integrale di Quentin Tarantino in Sala
Uma Thurman e Quentin Tarantino – Kill Bill

Curiosità sul casting: da Warren Beatty a David Carradine nel ruolo di Bill

Sulle curiosità dal backstage di Kill Bill, si potrebbe costruire un Volume 3 e forse non basterebbe. Partendo dal casting, per esempio, il ruolo di Bill, sebbene inizialmente fosse stato scritto per Warren Beatty, fu poi assegnato a David Carradine. Tarantino, grande fan del genere, voleva omaggiare la serie TV cult Kung Fu (anni ’70), in cui Carradine interpretava il monaco shaolin Kwai Chang Caine. Proprio il regista rivelò di aver iniziato a modellare il personaggio di Bill specificamente su Carradine man mano che scriveva la sceneggiatura. Il ruolo, infatti, fu poi definito da Carradine stesso come “cucito su misura”, in quanto rispecchiava aspetti personali reali, come l’interesse per la filosofia orientale e la musica. Corradine, in un tocco di genio last-minute, portò sul set lo stesso flauto di legno usato nella serie Kung Fu, e Tarantino colse subito lo sputo integrando l’oggetto iconico nel Volume 2.

Liti dentro il set e fuori dal set

Sempre in tema di cast, un altro retroscena meno poetico riguarda il rapporto tra le due star Uma Thurman e Daryl Hannah – Elle Driver nel film -. Le due attrici arrivarono subito ai ferri corti, o forse lo erano già prima di iniziare, tanto che lo staff di produzione doveva assicurarsi che alloggiassero in hotel su piani diversi per evitare qualunque contatto non strettamente legato alle esigenze di copione.


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Veleni, serpenti e sangue, nulla è lasciato al caso

Non passa inosservata agli appassionati di Kill Bill e del tratteggio puramente tarantiniano la scelta del nome in codice per il personaggio di Elle Driver. L’assassina, che usa il veleno di un Mamba nero, ha ironicamente come nome in codice California Mountain Kingsnake, ovvero l’unico serpente non velenoso tra i componenti del Deadly Viper Assassination Squad.

E poi sangue! La maniacalità di Quentin Tarantino ne definisce lo stile e, indubbiamente, lo rende un vero mito. Persino un elemento di fondo come il sangue finto è curato meticolosamente. Per ricreare l’effetto “schizzo” abbondante, tipico dei film cult di samurai degli anni ’70, vennero infatti impiegati oltre 1.700 litri di liquido, ottenuto con una tecnica old-school del cinema di Hong Kong: preservativi cinesi riempiti di sangue finto, evitando totalmente la CGI.

Hattori Hanzo e la Filosofia della Katana: le lame gemelle di Beatrix e Bill

Se, certamente, Uma Thurman è stata la musa ispiratrice di alcune delle scene più epiche di Kill Bill, altrettanto certamente si devono considerare catalizzante il ruolo delle lame, non solo oggetti di scena, ma attrici protagoniste dal fascino incredibile oltre che evidenza assoluta dell’ossessione per i dettagli di Quentin. Per spade e accessori, il budget sfiorò i 60.000 dollari. Le katana create dal leggendario forgiatore Hattori Hanzo – interpretato da Sonny Chiba -, sono considerate vere e proprie “opere d’arte letali”. Rispettando il codice Bushido, Quentin Tarantino le inquadra come l’estensione fisica dell’anima del guerriero.

Irrispettoso non notare come le lame di Beatrix Kiddo e Bill siano speculari nel loro disegno simbolico. La katana della Sposa, in acciaio ad alto tenore di carbonio con l’hamon visibile – linea di tempra sulle katane giapponesi, risultato del trattamento termico differenziato – è pura, senza scritte sulla lama. Bill, che sfoggia un Daisho completo – set di spade che prevede Katana, Wakizashi e Tanto -, brandisce invece una lama forgiata e ripiegata migliaia di volte, riconoscibile per il simbolo della testa di diavolo, l’Oni, sulla Habaki. Un chiaro riferimento al soprannome dell’artigiano “Hanzo il Diavolo”, e presenta un’incisione dedicata a Budd – personaggio chiave interpretato da Michael Madsen, fratello minore di Bill e membro della Deadly Viper Assassination Squad (D.V.A.S.) – : “To my brother Budd…“.

Le scene tagliate tornano in The Whole Bloody Affair

The Whole Bloody Affair non è solo più lungo, è più hardcore. Questa versione definitiva di Kill Bill alza l’asticella della violenza, includendo sequenze esplicitamente più violente. Tra i tagli più chiacchierati c’era un giovane Bill che sconfigge in duello di spada un combattente. Inoltre, voci dal mercato giapponese rivelano che la scena in cui Beatrix Kiddo interroga Sofie Fatale nel bagagliaio era molto più brutale: la Sposa le tagliava, infatti, anche il secondo braccio.

Insomma, l’arrivo nelle sale di Kill Bill: The Whole Bloody Affair non è un semplice evento cinematografico, è la celebrazione vibrante e definitiva della libertà creativa di un filmmaker iconico. A oltre vent’anni di distanza, il pubblico ha l’opportunità irripetibile di indossare nuovamente la tuta gialla della vendetta e immergersi nell’opera di Tarantino, finalmente nella sua veste più potente e completa. La Sposa non è mai stata così implacabile. Il sangue, promesso e atteso, è pronto a inondare lo schermo in un full color mai visto. La vendetta è servita, e sarà gloriosa.

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Scritto da
Francesco Bruno Fadda

Sardo per nascita, italiano per convinzione, battitore libero per natura.
 Giornalista e gastronomo, autore, ghost writer, avvocato mancato - per fortuna! - e cuoco mancato -...ma c’è sempre tempo! -. Vivo e “divoro” il mondo per passione prima che per professione. Quattro i punti deboli: le donne che bevono whisky, i cani, la Mamma e i “Paccheri alla Vittorio”. Poche cose mi irritano come “Gioco di consistenze”, rivisitazione, texture e splendida cornice! Un sogno nel cassetto: vedere “enogastronomia ” quale materia di studio nella scuola dell’obbligo… chissà, magari un giorno! Curatore e Direttore Editoriale Spirito Autoctono Media

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