Noah Baumbach costruisce la sua versione di 8 1/2 di Fellini attorno a George Clooney. Ma il vero eroe è Adam Sandler. Su Netflix dal 5 dicembre.
8 1/2 ha fatto scuola. Nel film di Fellini Marcello Mastroianni è Guido Anselmi, regista in crisi che rivisita tutta la sua vita. L’ultimo ad aver voluto fare la sua versione di quel capolavoro è Noah Baumbach, che con Jay Kelly, su Netflix dal 5 dicembre dopo il concorso a Venezia 82, usa il premio Oscar George Clooney in un ruolo apparentemente molto vicino alla sua vita reale.
L’attore interpreta infatti una star la cui carriera scintillante viene improvvisamente messa in discussione dalla morte del regista che lo ha lanciato e dall’incontro con un suo vecchio compagno del corso di recitazione, Timothy (Billy Crudup). L’uomo lo accusa di avergli rubato la vita che avrebbe dovuto essere sua, perché al provino in cui doveva fargli semplicemente da accompagnatore si prese la scena.

La crisi esistenziale
Entrato in una crisi quasi esistenziale, Jay Kelly decide di andare in Europa per cercare di trascorrere un po’ di tempo con la figlia, che sta per andare all’università e presto vedrà sempre meno. Inutile dire che con lei (e anche con la figlia maggiore) non ha un bel rapporto. Per il divo infatti il richiamo delle telecamere è irresistibile: tutto ciò che conta è il suo lavoro. E mentre la gente lo adora, affascinata da quel sorriso che conquista, tutti quelli che gli stanno intorno sanno di non essere mai la sua priorità. Perfino Ron Sukenick, suo fedelissimo agente, l’unico che però gli rimane accanto nonostante tutto. E che sembra volergli davvero bene, al punto da sacrificare il proprio tempo personale per lui.
Tra uno stereotipo e l’altro (la parte in Italia è surreale: taxi gialli, ragù alla bolognese ovunque e il personaggio di Alba Rohrwacher che dice cose senza senso, ovviamente gesticolando come una matta), il film di Baumbach è divertente, grazie principalmente al carisma del suo protagonista e del resto del cast, ma non è che un elogio autoindulgente di Hollywood. È difficile provare davvero empatia per qualcuno che vive un’esistenza privilegiata come una star del cinema. C’è però un elemento che rende più interessante il tutto: la prova di Adam Sandler.

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Adam Sandler super star: ruba la scena a Clooney
Noah Baumbach fa una riflessione su come sia la vita di una persona la cui immagine diventa proprietà del mondo. Jay Kelly, paragonato a stelle come Cary Grant, Gary Cooper e Robert De Niro, non può fare un passo senza essere riconosciuto. Questo lo porta quindi a recitare costantemente: sia sul set, sia quando è “costretto” a interpretare se stesso. Tema che abbiamo visto tante altre volte al cinema. E nelle interviste degli attori che hanno perso il contatto con la realtà.
A dare invece una buona dose di “vita vera” è proprio il personaggio di Sandler. Stanco, oberato di lavoro, un equilibrista che cerca di non scontentare nessuno, sia al lavoro che in famiglia, finendo per essere perennemente sull’orlo del precipizio. Eppure felice di poter essere d’aiuto a una star che fa sognare le persone. L’attore è perfetto per interpretare l’uomo comune invisibile a cui si deve moltissimo, ma che nessuno sa di dover ringraziare. Una sorta di Samvise Gamgee, ma senza anelli magici o elfi. Per lui proviamo empatia, perché deve lottare per tutto; laddove al suo cliente basta fare uno sguardo per ammaliare le persone, lui deve armarsi di pazienta, inventiva e parlantina inarrestabile. Ron è tutti noi.

Non una sorpresa, ma una conferma
Sandler, che la maggior parte del pubblico ricorda soprattutto per le commedie più ridanciane, dimostra ancora una volta di essere un interprete sensibile e poliedrico. Se avete alzato un sopracciglio, dopo aver visto Jay Kelly recuperate Ubriaco d’amore di Paul Thomas Anderson e Diamanti grezzi dei fratelli Safdie: non ve ne pentirete. In ogni caso la visione del film vale principalmente per i suoi duelli verbali con Clooney a cui, è innegabile, finisce per rubare la scena.
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