George Clooney in Jay Kelly, reinterpretazione di 8 1/2 di Fellini in chiave moderna, è un attore che sorpavvive a un mondo in cui la sua immagine e la sua vita di fatto non gli appartengono
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Intervista a George Clooney e Adam Sandler: in “Jay Kelly” il peso di essere una grande star

L'ultima vera star di Hollywood, George Clooney, e l'acclamato Adam Sandler sono una coppia esplosiva nel film di Noah Baumbach: un viaggio introspettivo su cosa significhi essere un divo e una persona realizzata, ora su Netflix.

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Noah Baumbach aveva solo una persona in mente per il ruolo di Jay Kelly: George Clooney. Una delle ultime vere star di Hollywood, l’attore interpreta un grande divo che, arrivato alla maturità, riflette su cosa si è lasciato indietro per salire sull’olimpo del cinema. E segue la figlia in Europa. Una parte perfetta per il premio Oscar. Eppure c’è qualcuno che gli ruba la scena: Adam Sandler – purtroppo sottovalutassimo – interpreta infatti l’agente di Jay Kelly, Ron Sukenick. E ci conquista con la sua umanità.

Su Netflix dal 5 dicembre dopo il concorso a Venezia 82, il film di Baumbach – del quale vi abbiamo raccontato nei mesi scorsi QUI – promette di portare i suoi protagonisti in giro per i premi più importanti di quest’anno. Si comincia con i Critics’ Choice Awards: Jay Kelly è infatti fresco di nomination al miglior film, miglior attore non protagonista (Sandler), sceneggiatura e cast. Ed è solo l’inizio. 

Girato in parte in Italia – nel cast c’è anche la nostra Alba Rohrwacher -, si tratta di un 8 e 1/2 moderno, in cui Clooney, attraverso il suo alter ego cinematografico, può riflettere sulla propria carriera. Ne abbiamo parlato proprio con gli attori e il regista. Ecco cosa ci hanno detto nella nostra intervista. 

Jay Kelly, George Clooney e Adam Sandler: “Finché fai spettacolo sei vivo”
George Clooney sul set di Jay Kally – Ph Netflix 2025

Hollywood e la morte

Nel finale di Jay Kelly il protagonista si trova davanti a un montaggio di tutti i suoi film. E in realtà sono proprio i film di Clooney. La riflessione sulla morte è un elemento molto presente. Si dice anche che la morte oggi sembra surreale, specialmente a Los Angeles. In effetti tra social media e desiderio di eterna giovinezza, tendiamo a scacciare o ignorare l’idea della morte.

Dovremmo pensarci di più?Ricordo di aver visto Jimmy Stewart premiato in un evento in centro a Beverly Hills.” racconta Clooney “Era già molto grande di età ed era su una sedia a rotelle. Eravamo nel backstage perché stavo per andare su a presentarlo. Ed era seduto lì così e poi hanno detto il suo nome ed è saltato su. E ha fatto tutto il suo show davanti al pubblico. Poi non appena ha finito è tornato sulla sedia. E io ho iniziato a pensare che forse non puoi morire quando sei di fronte a un pubblico. Puoi vivere per sempre finché fai spettacolo”.

Jay Kelly, George Clooney e Adam Sandler: “Finché fai spettacolo sei vivo”
George Clooney e Adam Sandler sul set di Jay Kally – Ph Netflix 2025

“Finché fai spettacolo sei vivo”

Io respingo l’idea della morte” – risponde Adam Sandler sorridendo –“Ci penso ogni tanto quando sono a letto e mi dico: è questa l’ultima notte? Poi invece mi sveglio la mattina e dico: dannazione!”. Secondo il regista Baumbach “La morte è sicuramente uno dei temi del film. L’idea di finale si intreccia con quello della fine della vita. Il protagonista è nella seconda metà della sua esistenza e fa i conti con le scelte e i compromessi che ha fatto.

Se c’è una religione a Los Angeles è l’industria cinematografica e con i social media si tende sempre più a pensare a un’immortalità data dall’arte. Questo è in contrasto con l’Italia: quando i personaggi arrivano lì si ritrovano in un cimitero. La morte da voi è viva in un certo senso: si vede anche dall’iconografia religiosa. Il viaggio di Jay Kelly da LA all’Italia lo porta a esporre la sua fragilità e lo rende più umano”.

Jay Kelly, l’importanza della salute mentale

Nel film di Baumbach tutti i protagonisti hanno un esaurimento nervoso. Anche a Hollywood c’è bisogno di riconoscere l’importanza della salute mentale? Per Clooney è così: “La salute mentale è fondamentale. Nel film si scherza sul fatto che nel nostro settore siano tutti molto indulgenti su questo aspetto. A Hollywood sono tutti un po’ pazzi. Penso che oggi siamo fermi: dopo il Covid tutti sono tornati a casa e sono diventati un po’ pazzi. E stiamo cercando di trovare un po’ di sanità mentale nelle nostre vite. Sicuramente i miei genitori ci stanno provando“.

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Scritto da
Valentina Ariete

Giornalista pubblicista, scrive di cinema e serie tv per Movieplayer e La Stampa. Ha partecipato a programmi tv, radio e podcast. Specializzata in interviste, segue i principali festival di cinema, da Cannes a Venezia. Vincitrice del Premio Domenico Meccoli “Scrivere di Cinema” 2024, mette la stessa passione nel divulgare la settima arte di quando, a 3 anni, fece la sua prima videorecensione: era quella di Biancaneve e i sette nani e gli smartphone ancora non esistevano, signora mia!

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