Inside Out è uscito per la prima volta il 16 settembre 2015 e ha cambiato per sempre il modo di rappresentare sullo schermo le emozioni umane
Home TEMPO LIBERO Auguri Inside Out: 10 anni di magia delle emozioni
TEMPO LIBERO

Auguri Inside Out: 10 anni di magia delle emozioni

Condividi

Inside Out: Dieci anni di magia, dalla gioia infantile alle sfumature complesse delle emozioni adulte, un viaggio che cristallizza la delicata costruzione della personalità umana.


Uscito in Italia il 16 settembre del 2015 (negli Stati Uniti 19 giugno), si festeggia quest’anno il decennale di Inside Out, prodotto da Pixar Animation Studios in collaborazione con Walt Disney Pictures, e vincitore dell’Oscar al Miglior film d’animazione. Idea nata sulla base delle avventure famigliari dello stesso autore (Pete Docter) e sulle intemperie infantili della figlia Elie (Riley nel film), in particolar modo inserite nella complessa dinamica di un trasferimento (brillantemente riassunto in alcune esilaranti frasi di Rabbia “…finché mamma e papà non hanno deciso di trasferirsi a Sanfranschifo!” e “Congratulazioni, San Francisco! Avete rovinato la pizza! Prima gli hawaiani, e ora voi…”). 

La famiglia e la bambina protagonisti di Inside Out sono ispirati alla vita personale e alla stessa figlia dell'autore Pete Docter
(Foto Disney-Pixar)

Le emozioni diventano personaggi

Inside Out scaturisce e si sviscera dunque nell’idea geniale di esacerbare quei sentimenti solitamente nascosti (e non esposti) all’interno dell’individuo umano. L’idea di dare una connotazione così specifica alle emozioni anche dal punto di vista fisiognomico, e poi assegnare loro una consolle gestionale degli stati d’animo del loro “umano di riferimento” diventa un modo semplice ma non banale per spiegare quante e quali emozioni conflittuali, discordanti, ma in un certo senso anche molto affiatate, si nascondo dietro a ogni nostro singolo attimo, a ogni scelta. E nella scansione di ogni svolta più o meno basilare delle nostre vite.

Sin da bambini i nostri istinti primordiali si basano su emozioni più nette e decisamente meno sfumate (le cinque emozioni protagoniste del primo film), mano a mano che l’età adulta incombe il carosello emozionale si fa più denso e complesso, e generalmente anche molto più difficile da districare. Ed ecco perché in Inside Out 2 (uscito da noi a giugno 2024) a portare scompiglio negli stati d’animo pre-adolescenziali di Riley saranno poi altre nuove emozioni: in primis l’indiavolata ansia, ma poi anche i fisiologici imbarazzo, invidia, noia. Finché non arriva a fare capolino persino la nostalgia dalla chioma argentata dichiaratamente legata all’incombente futuro degli anni della maturità.

Da 27 a 5 (emozioni)

Un complesso emozionale vivente quello che anima il primo prodotto d’animazione della storia in grado di raccontare per immagini il manifestarsi delle emozioni interiori. Inizialmente dovevano essere ben 27, poi ridotte alle due principali (la gialla gioia e la rossa rabbia), e infine riassestate a cinque includendo le emozioni ritenute comunque centrali come la tristezza blu, il disgusto verde e la paura viola. Tutte ispirate alle teorie di alcuni noti psicologi americani, in primis Paul Ekman.

Anche Puffetta vive, in questo film, una crisi d'identità che verrà poi risolta all'interno del calembour narrativo

I Puffi: il grande ritorno. Il film 2025 fa sognare bambini e adulti

Un reboot colorato e contemporaneo, che trasforma i celebri omini blu in supereroi della solidarietà e dell’autostima tra Parigi, multiversi e musica pop. Di Elena Pedoto


La delicata costruzione di una personalità

Il genio targato Pixar ha cristallizzato in quest’opera colorata e profonda un immaginario che racconta con poetica lucidità e mille esilaranti sfumature il volubile mondo emotivo dei bambini. Emozioni che mutano veloci in un giro rapido di consolle e mondi che si costruiscono o si sgretolano a seconda delle fasi di vita e crescita. Momenti estatici che si alternano a fasi di smarrimento su quella febbrile montagna russa che è, di fatto, la vita.

Pete Docter (in regia con Ronnie del Carmen) insieme ai co-sceneggiatori Meg LeFauve e Josh Cooley ha saputo tratteggiare con estrema maestria e precisione la complessa struttura che anima la personalità della protagonista Riley. Un luogo esuberante e caotico dove se le emozioni primarie, cui fa capo l’esuberante gioia, piantonano il quartier generale a contendersi il volante del momento, sono poi le tante sfere nei rispettivi colori emozionali a dare vita a una brillante coreografia di ricordi base che vanno a costruire le varie isole della personalità. La famiglia, lo sport, l’amicizia, ma anche l’onestà e la stupidera (momenti tipicamente infantili e senza senso in cui bambini fanno e dicono cose letteralmente a ruota libera) sono isole stabili e tendenzialmente felici che fanno parte integrante della vita bambina ma che possono, con il tempo, anche franare o entrare in conflitto tra loro, come ogni genitore sa fin troppo bene.

Perché anche un ricordo nato positivo, se alterato da circostanze o sviluppi avversi, può poi mutare nel blu della tristezza e minare l’assetto principale delle isole della personalità. Un’architettura raffinata e commovente che confluisce nella delicata costruzione di un essere umano complesso, dalle mille volubili nuance emotive.

Bing Bong, l'elefante rosa, in Inside Out è il simbolo della potenza della fantasia, personaggio chiave del successo del primo film.
Screenshot

Inside Out: emozioni e fantasia

Compendio emozionale e viaggio poetico attraverso le turbolente declinazioni dei nostri stati d’animo, Inside Out vanta senz’altro anche il grande pregio di aver riaffermato l’importanza di emozioni spesso lette in termini negativi, ma che in realtà regalano profondità, consapevolezza e maturità alle nostre esistenze. E in un mondo dove l’apparenza dei gesti ha sopraffatto la sostanza delle emozioni, il film della Pixar ci illustra come l’importanza radicata di Gioia possa venir meno senza le emozioni di controcampo che la rendono tale.

La longilinea paura, la dolce tristezza con la sua inguaribile vocazione per gli scenari malinconici (la pioggia, il freddo), e la volitiva e scomposta rabbia sono stati emotivi che servono all’individuo per affrontare un complesso quadro esistenziale che non è mai fatto di soli bianchi e neri. E che spesso e volentieri si materializza attraverso mille gradazioni intermedie. La stessa logica secondo cui nel sequel del film l’ansia verrà dipinta come una mina vagante capace di scardinare ogni equilibrio, ma anche uno strumento valido nella preventiva organizzazione e valutazione delle incombenti dinamiche di vita.  E poi a controbilanciare il tutto c’è sempre il potente mezzo della fantasia, qui rappresentato sotto forma di un simpatico ibrido rosa con fattezze da zucchero filato e un intrigante mix espressivo tra elefante, delfino e gatto (i peluche preferiti della protagonista all’età di tre anni).

La potenza dell’immaginazione

Bing Bong, espressione più alta della capacità bambina di aggrapparsi a creazioni originali della mente per superare fasi o momenti difficili, rappresenta anche la presenza di un immaginario che purtroppo si perde con il passare degli anni e l’avanzare di una realtà che s’impone sull’escapismo infantile. Eroe e amico esilarante, Bing Bong è un altro personaggio chiave del successo del film, immagine struggente di età spensierate, veicolate da quel leitmotif scanzonato e felice “Quale amico vuoi con te? Bing Bong, Bing Bong! Che ha sempre un razzo lì con se? Bing Bong, Bing Bong! È il migliore che ci sia…”.

Una delle scene del nuovo Live Action Lilo & Stitch

Lilo & Stitch: il migliore Live Action Disney degli ultimi anni?

Lilo & Stitch 2025 sorprende tutti: tenero, ben scritto, rispettoso del classico. Ecco perché potrebbe essere il migliore degli ultimi anni. di Valentina Ariete


Si può morire di trasloco?

E in questa domanda, in un’altra geniale esternazione estrapolata dai dialoghi super efficaci e incalzanti messi a punto dalle sapienti mani in sceneggiatura, si racchiude il senso di un viaggio immaginato e costruito all’indomani di un episodio destabilizzante per un bambino (ma anche per un adulto) come può essere il trasloco “coatto” da un mondo che lui conosce come casa, a un luogo diverso dove ogni punto di riferimento è andato smarrito. In questo squilibrio emotivo generato da un movimento geografico che poi si riversa nello smarrimento emotivo, Inside Out racconta come l’impiego graduale e coeso di ogni risorsa emozionale possa aiutare ad attraversare il mare in tempesta in attesa di una nuova e ritrovata tranquillità.

Una dimensione animata che, concettualmente, ha saputo toccare vette emotive davvero sorprendenti, consegnandoci le chiavi di una storia che ci spiega, in maniera semplicemente unica, perché ogni difficoltà e momento di turbolenza sia quasi più importante della stasi della serenità. L’idea che la crescita e la maturazione siano necessariamente subordinate ad altrettanti stati di crisi emotive ed esistenziali. Un pensiero alto, che richiama alla mente altri (e nobili) mondi letterari come il vento di tempesta rievocato da Haruki Murakami, e qui riportato ad altezza bambina nella maniera più brillante possibile. 

“Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio… Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”. 

Condividi
Scritto da
Elena Pedoto

Da avida lettrice ad accanita consumatrice di cinema d’autore il passo è stato breve. Ha trascorso gli ultimi quindici anni a rincorrere a perdifiato film, autori e festival di cinema internazionale, e ha trovato il suo habitat ideale in quel della costa azzurra, nei meandri del Festival di Cannes. Attualmente si divide tra il lavoro di mamma e quello di freelance, cercando ostinatamente di non perdere di vista nessuna delle due “mission”.

Inserisci commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scopri di Più

Copertina Topolino 3665 I Tre Forchettieri
Cultura

“I Tre Forchettieri”: su Topolino 3665 la nuova grande parodia Disney. Omaggio gastronomico al romanzo d’avventura

Il capolavoro di cappa e spada rivisitato in chiave comico-gastronomica da Sergio Badino e Alessandro Perina: un appuntamento imperdibile per gli amanti del...

Articoli correlati
Choco-Story Torino: Il Museo del Cioccolato Che ti Trasporterà in un Mondo di Dolcezza
TEMPO LIBERO

Choco-Story Torino: il fantastico museo del Cioccolato e del Gianduja

Dagli Aztechi ai Savoia, un'esperienza immersiva a 360 gradi che celebra la...

La maggior parte di A House of Dynamite di Kathrin Bigelow è ambientato nelle stanze del potere, con un focus sull'impotenza degli esseri umani in scenari di guerra
SpettacoliTEMPO LIBERO

A House of Dynamite: Kathryn Bigelow rivela l’impotenza umana

L’atteso grande ritorno di Kathryn Bigelow, che ogni volta lascia il segno:...

Törggelen in Alto Adige, antica tradizione autunnale tra vino novello, castagne arrostite e sapori autentici
TEMPO LIBEROVIAGGI

Törggelen: un viaggio sensoriale nell’autunno dell’Alto Adige

Profumi inebrianti, sapori autentici e la gioia della convivialità. Al centro di...


Warning: session_start(): Cannot start session when headers already sent in /web/htdocs/www.theovermagazine.com/home/logger.php on line 12