Dal Vesuvio alle aree Natura 2000, il 2025 segna un nuovo record di ettari bruciati. Legambiente lancia l’allarme: servono prevenzione, leggi più severe e strategie integrate per fermare gli incendi
Dall’inizio dell’anno l’Italia brucia a un ritmo senza precedenti. In soli sette mesi, tra il primo giorno di gennaio e il 31 luglio, gli incendi hanno divorato 56.263 ettari di territorio. Un’area grande più del doppio dell’Isola d’elba, o 78,800 campi da calcio. Numeri impressionanti che superano già il bilancio di tutto il 2024 (50.832 ettari) e che raccontano una crise che non conosce – e non da – tregua. Lo conferma il report “Italia in fumo” di Legambiente, che lancia un monito severo.
L’incendio che ha colpito il Parco Nazionale del Vesuvio nel mese di agosto 2025 (il primo rogo si è attivato il 7 agosto, ndr) è l’emblema di questa crisi. Le fiamme, che hanno devastato oltre 560 ettari di vegetazione, non rappresentano solo un dato statistico, ma una ferita profonda inferta a un patrimonio naturale e culturale di inestimabile valore. Il “colpo al cuore” di cui parla Legambiente è la perdita di un ecosistema unico, con i suoi sentieri e la sua biodiversità che, per un certo periodo, saranno preclusi alla comunità.
La risposta delle istituzioni, con la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, l’Esercito e l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura, testimonia la gravità dell’accaduto. Ma mostra anche quanto sia urgente capire e fermare le cause che rendono possibile una simile distruzione.

Aree protette: la cassaforte di biodiversità sotto assedio
Non è solo il Vesuvio a soffrire. L’associazione ambientalista sottolinea come l’emergenza si sia fatta cronica, e che a farne le spese sono sempre più anche le aree protette. 18.700 ettari di aree Natura 2000 – i santuari della biodiversità italiana – sono stati cancellati dalle fiamme nei primi sette mesi del 2025. È come se una superficie pari a un terzo del Parco Nazionale del Gran Paradiso fosse sparita.
Legambiente insiste: l’Italia non può permettersi di perdere questo patrimonio, che non è solo un capitale naturalistico, ma anche un formidabile attrattore turistico e un motore di buone pratiche. Secondo Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente, i parchi sono oggi minacciati non solo dagli incendi, ma anche dalla crisi climatica e dalla perdita di biodiversità, e hanno bisogno di una governance integrata e di politiche territoriali che siano coerenti con gli obiettivi globali su clima e sostenibilità.

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Un piano di azione integrato
In questo quadro, la strategia proposta va oltre la sola risposta all’emergenza. Si punta a un piano che si basa su una profonda sinergia tra diversi ambiti. I piani antincendio boschivo non possono più essere strumenti isolati, ma devono essere integrati con i piani forestali, essenziali per la gestione del territorio, e con i piani di adattamento ai cambiamenti climatici, fondamentali per rendere i nostri ecosistemi più resilienti. Inoltre, l’associazione spinge per un’applicazione più rigorosa e decisa della legge, a partire dall’aggiornamento del catasto delle aree bruciate – una mossa cruciale per scongiurare che la devastazione ambientale si traduca in speculazione edilizia – e dall’estensione delle pene previste per il reato di incendio boschivo a qualsiasi rogo.
Dalla tragedia alla speranza: chi sta già cambiando le cose
In un contesto così difficile, non mancano le risposte positive che tracciano la strada da seguire. Il Premio Parchi Emissioni Zero, giunto alla sua quinta edizione, celebra le eccellenze che dimostrano come la sostenibilità sia un obiettivo non solo possibile, ma già attuato in diverse parti d’Italia. Il premio valorizza aree protette, comuni, agriturismi e consorzi che si distinguono per il loro impegno nel portare avanti progetti di sostenibilità, coinvolgendo attivamente le comunità e il territorio. È una testimonianza tangibile che la transizione ecologica può e deve essere guidata da azioni concrete, capaci di ridurre le emissioni climalteranti.

I magnifici 7 del Premio Parchi Emissioni Zero 2025
I “magnifici sette” premiati quest’anno offrono esempi virtuosi in svariati campi. Il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi si conferma un modello nella gestione dei rifiuti: con i suoi 15 comuni ha raggiunto una percentuale di raccolta differenziata dell’87,6%, la più alta tra tutti i parchi nazionali. Un risultato straordinario, frutto di un impegno costante nella promozione dell’economia circolare.
Un altro modello di successo arriva dal Molise, dove il piccolo comune di Castel Del Giudice ha dato vita all’Apiario di Comunità, una rete di apicoltori uniti dai valori della tradizione rurale e della sostenibilità. Questo progetto lavora non solo per la produzione di miele, ma soprattutto per la tutela della biodiversità, dimostrando come un’attività economica possa essere al servizio dell’ambiente e promuovere una bioeconomia circolare.
Tra gli altri esempi, spiccano la menzione speciale al Parco regionale della Maremma per i suoi 50 anni di storia, il premio all’agriturismo Montagna Verde nel Parco dell’Appennino Tosco Emiliano, e il riconoscimento al Parco Nazionale dell’Asinara, che ha istituito la figura del responsabile degli Acquisti verdi dell’Ente, raggiungendo una performance del 95% nell’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi.
Sono storie che dimostrano come la transizione ecologica non sia solo una necessità, ma una strada già percorribile, se si ha il coraggio di imboccarla.
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