L’attore interpreta una versione romanzata di Antonio Chichiarelli, Il Falsario del titolo, attivo nella Roma degli anni ’70, nel film di Stefano Lodovichi. Su Netflix.
Osservando la filmografia di Pietro Castellitto è evidente una cosa: ama i personaggi sempre in movimento e un po’ cialtroni. Il perché ce l’ha detto lui: “Evidentemente la cialtroneria un po’ mi appartiene. Mi piacciono i personaggi imprevedibili e l’imprevedibilità può passare anche attraverso quella che io chiamo leggerezza morale. E attraverso la curiosità, la vitalità e il coraggio. Oggi forse si è perso il coraggio di insegnare il coraggio, che passa anche attraverso l’esempio. Niente mi ha educato di più che un gesto di coraggio: quando ero piccolo ero proprio un feticista del coraggio in ogni forma”.

Il Falsario ora su Netflix
Non fa eccezione il suo ultimo ruolo: nel film Il falsario di Stefano Lodovichi, su Netflix dal 23 gennaio dopo l’anteprima alla Festa del cinema di Roma 2025, è Toni, aspirante pittore che scopre presto di avere un talento nel contraffare i quadri dei grandi artisti. A introdurlo in questo sottobosco è Donata (Giulia Michelini), che di giorno è una professionista impeccabile e poi di notte ama frequentare personaggi pericolosi della Roma criminale. Siamo alla fine degli anni ’70, all’epoca della Banda della Magliana e del rapimento Moro.
Dal ritmo incalzante e un ottimo cast, che comprende anche Edoardo Pesce, Andrea Arcangeli, Pierluigi Gigante e un Claudio Santamaria diabolico, Il falsario è ispirato a una storia vera. Quella di Antonio Chichiarelli, raccontata nel libro Il falsario di Stato di Nicola Biondo e Massimo Veneziani.
Chi è Antonio Chichiarelli
Il libro di Nicola Biondo e Massimo Veneziani ricostruisce con cura la vita di Antonio Chichiarelli, meno romantica e più cruda rispetto a quella del film Netflix. Arrivato a Roma nel 1970 dall’Abruzzo, grazie alla sua abilità con la pittura entrò presto a far parte della criminalità capitolina come falsario e trafficante d’arte. Simpatizzante dell’estrema sinistra ma al contempo frequentatore di militanti dell’estrema destra, in carcere conobbe Danilo Abbruciati (Er Camaleonte), tra i fondatori della Banda della Magliana.
Durante i giorni del rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse venne incaricato di falsificare il comunicato numero 7 (detto “il comunicato del Lago della Duchessa”), quello in cui si annunciò l’esecuzione del politico. Opera sua anche il furto alla sede romana della Brink’s Securmark, definita “la rapina del secolo”, che gli fruttò 35 miliardi di lire. Tony Chichiarelli morì a Roma il 28 settembre 1984, ucciso in un agguato vicino casa sua, a cui sopravvissero la compagna Cristina e il figlio, Dante, che aveva solo un mese.

Pietro Castellitto e il talento
Il Toni del film, nonostante abbia a che fare con la criminalità organizzata e i “servizi segreti deviati”, è una figura più romantica rispetto al vero Chichiarelli. Il personaggio non ha grande interesse per la vita criminale, concentrandosi di più sull’amore per l’arte e per Donata, donna che gli fa intuire il potenziale come falsario. Già dal bellissimo poster (disegnato da Tony Stella, autore squisito, sulla scia di grandi come Drew Struzan) si capisce che qui il discorso è incentrato sulle passioni e su cosa si è disposti a fare per inseguirle. Come dice il regista Stefano Lodovichi: “Toni è un avventuriero: è attivo, non può stare fermo. Se sta fermo muore, come gli squali. La sua vitalità lo racconta”.
Il protagonista è ossessionato dal non avere abbastanza talento come artista. E Castellitto? Che è attore, regista, sceneggiatore e scrittore? “Il talento è un’attitudine” dice, spiegando meglio: “Ci sono dei momenti in cui non ne ho per niente. Bisogna allenarsi anche lì: ci vogliono esercizio e rigore con se stessi. E soprattutto si deve avere la capacità di guardarsi con onestà”.

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“Non c’è arte senza l’essere umano”
Ecco, guardarsi con onestà: è quello che Donata fa con Toni. Osservandosi con gli occhi di lei, l’uomo capisce chi è. E succede anche al suo amico d’infanzia, il prete Don Vittorio, interpretato da Andrea Arcangeli, che conoscendo la donna comprende di avere un grande appetito per le cose terrene. Per il regista il ritrovarsi nel confronto con l’altro è fondamentale: “Non c’è arte senza essere umano. Una persona che ti vede e capisce quello che sei è la cosa più importante”. D’accordo Castellitto: “Toni ha bisogno di qualcuno che lo rallenti un po’, perché è accelerato e, andando a quella velocità, non può avere una direzione. Invece con Donata rallenta e sceglie, riuscendo a costruire finalmente qualcosa di vero e non falso”.
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