Il Diavolo Veste Prada 2: Miranda, Andy e Nigel entrano da Dior. Dal 29 aprile al cinema
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Il Diavolo veste Prada 2 vince e convince: tutti vogliono ancora essere Miranda

Il sequel del film con Meryl Streep e Anne Hathaway è sorprendente: si parla con ironia amara della crisi dell’editoria. Il bisogno disperato adesso non è di Chanel, ma di un lavoro. Dal 29 aprile in sala.

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Il sequel del film con Meryl Streep e Anne Hathaway è sorprendente: si parla con ironia amara della crisi dell’editoria. Il bisogno disperato adesso non è di Chanel, ma di un lavoro. Il Diavolo Veste Prada 2, dal 29 aprile in sala.

“Ho chiesto le tue referenze a Miranda e lei ha detto che sei stata la sua più grande delusione e che se non ti assumo subito… sono un idiota!”. Alla fine di Il Diavolo veste Prada, uscito in sala ormai 20 anni fa, la leggendaria Miranda Priestly di Meryl Streep rimaneva delusa e allo stesso tempo ammirata dalla decisione di Andy (Anne Hathaway), aspirante giornalista d’inchiesta assunta dalla rivista di moda Runway, di voler fare un giornalismo “più serio”.

Era dispiaciuta di aver perso una penna brillante, ma allo stesso tempo consapevole che la ragazza stesse facendo una mossa azzardata. “Andrea, tutti vogliono essere noi” le diceva, dall’alto del suo potere. Nemmeno uno squalo come lei avrebbe potuto però immaginare la rapidità del crollo dell’editoria (e la crisi della moda). Il Diavolo veste Prada 2, nelle sale italiane dal 29 aprile, si apre proprio con questa intuizione intelligente.

Il Diavolo Veste Prada 2: Miranda e Andy di nuovo insieme a Runaway
Miranda (Meryl Streep) e Andy (Anne Hataway) di nuovo insieme

Miranda, Andy e un mondo sotto assedio

Andy effettivamente è diventata una giornalista impegnata, tanto da ricevere premi prestigiosi per il suo lavoro. Peccato però che la ritroviamo proprio quando viene licenziata. La sua testata fallisce, vive in un appartamento dove l’acqua esce sporca e non sa cosa farà. Per chi vive di questo mestiere il sequel, diretto ancora da David Frankel, “è come film di orrore”, citando Joe Bastianich. La crisi è talmente forte da essere arrivata fino alla scrivania dorata di Miranda. Anche per la sua redazione ci sono sempre più tagli e meno spazi. La dura verità è che il primo film appartiene ormai a un’epoca completamente diversa: oggi non c’è “un bisogno disperato di Chanel”, ma di un lavoro.

Il Diavolo veste Prada 2: il crollo dell’impero di Miranda Priestly

A causa della congiuntura economica particolarmente sfavorevole, le strade di Miranda e Andy si incrociano di nuovo. La giornalista viene assunta per dare una patina di maggiore credibilità a Runway. Devono quindi unire le forze e imparare a sopportarsi. Con loro ritroviamo Nigel (Stanley Tucci), ancora il braccio destro della terribile editor in chief, ed Emily (Emily Blunt), che ha lasciato la redazione per occuparsi del settore vendite di Dior. Non solo: se Andy è single (dell’odiatissimo Nate non c’è traccia), Emily si è invece trovata un potentissimo e ricchissimo tech bro pronto a esaudire ogni suo desiderio, Benji Barnes (un Justin Theroux irriconoscibile).

Emily ora lavora da Dior e si accompagna a un magnate del tech
Emily ora lavora da Dior

A sorpresa, Il Diavolo veste Prada 2 è un film molto più politico di quanto si potesse immaginare: gli eccessi e le spese folli di testate come Runway vengono guardati con meno leggerezza di un tempo, mentre la corsa sfrenata al progresso tecnologico e al guadagno a discapito della componente umana è guardato come il nuovo male assoluto. Perfino una persona spietata e intransigente come Miranda inorridisce quando, guardando negli occhi Benji (un misto perfetto di Jeff Bezos, Elon Musk e Peter Thiel), capisce che a questi nuovi magnati della tecnologia non interessa la bellezza e l’ingegno umano. Anzi: sono disposti a passare sopra a chiunque con uno schiacciasassi pur di ottenere sempre maggior profitto.

Una sceneggiatura giusta ed equilibrata

Ovviamente Il Diavolo veste Prada 2 è principalmente una commedia e non un film di denuncia: la critica sociale è ridotta al minimo in favore di situazioni divertenti e risate. Non c’è quindi da stupirsi se tutto si risolve con meccanismi quasi da fiaba. Inoltre, rispetto al primo film, non c’è più l’effetto sorpresa. Questo però non impedisce ai suoi protagonisti di essere irresistibili e divertenti (nonostante il terribile doppiaggio italiano). Oggi Hathaway, Blunt e Tucci sono tutti grandi star, ma la sceneggiatura dà a ognuno il giusto spazio, mantenendo un equilibrio notevole tra i vari personaggi (addirittura un attore come Kenneth Branagh si accontenta di accompagnare i colleghi, nel ruolo del paziente e saggio marito di Miranda).


A destra Miranda nel 2006, a sinistra Miranda nel Diavolo Veste Prada 2
Il Diavolo veste ancora Prada, ma la moda cosa racconta del mondo di oggi?

Miranda Priestly è tornata. Ma attorno a lei tutto è cambiato, compresa la moda. di Giusy Dal Pos


Meryl e Miranda: regine indiscusse dello schermo (e del nostro cuore)

Inutile dire però che il grande cuore pulsante (e nero) di Il Diavolo veste Prada 2 è Meryl Streep. Più che un’attrice un patrimonio dell’umanità. A quasi 77 anni non perde un grammo di carisma, bucando lo schermo con delle occhiate che da sole potrebbero fare una carriera intera. Vale la pena guardare il film anche soltanto per lei e per le sue gag fisiche (è incredibile come riesca a trasformare in una scena cult anche un momento apparentemente banale come quello in cui si appende il cappotto).

Insomma: nonostante la crisi economica e la perdita costante di rilevanza delle testate, possiamo dire che sì, tutti vogliono ancora essere Miranda Priestly. Anche se il prezzo dell’essere in cima è alto, non c’è niente che dia più soddisfazione a chi è ambizioso di essere esattamente dove si voleva arrivare perché ce lo si è guadagnato. Un maglione ceruleo alla volta.

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Scritto da
Valentina Ariete

Giornalista pubblicista, scrive di cinema e serie tv per Movieplayer e La Stampa. Ha partecipato a programmi tv, radio e podcast. Specializzata in interviste, segue i principali festival di cinema, da Cannes a Venezia. Vincitrice del Premio Domenico Meccoli “Scrivere di Cinema” 2024, mette la stessa passione nel divulgare la settima arte di quando, a 3 anni, fece la sua prima videorecensione: era quella di Biancaneve e i sette nani e gli smartphone ancora non esistevano, signora mia!

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