Helen Mirren, l'attrice inglese che ha scelto il Salento per vivere, compie 80 anni
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Helen Mirren, 80 anni della Regina Ribelle che parla salentino

Dal rigore shakespeariano all'audacia di Fast & Furious, dall'Oscar per The Queen alla masseria in Puglia: la vita straordinaria di un'attrice che ha infranto ogni limite con talento, libertà e ironia.

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Dal teatro shakespeariano alla saga di Fast & Furious, dall’Oscar per The Queen alla masseria in Puglia, Helen Mirren compie ottant’anni. Un lungo viaggio nella leggenda per un’attrice che ha sfidato il tempo con il talento, la libertà e l’ironia. Se la cerchi a Londra, potresti trovarla a cavallo di una Harley. Se la cerchi a Hollywood, forse sta leggendo Seneca.

Ma è in un paesino del Salento che la premio Oscar ha deciso di compiere ottant’anni. Lontana dai flash, ma non dal mondo. Lontana dal rumore, ma non dal presente. Perché se c’è una cosa che Mirren ha fatto meglio di tutti, in quasi sessant’anni di carriera, è abitare ogni età della sua vita con la stessa autorevolezza con cui ha indossato la corona di Elisabetta II.

Hellen Mirren, una carriera costruita sul rischio

La carriera da attrice è iniziata da giovanissima con il teatro più austero e più duro: Shakespeare. Nella Royal Shakespeare Company non le mancavano i ruoli intensi – Cleopatra, Lady Macbeth – ma il vero colpo di scena l’ha firmato lei, scegliendo solo ciò che la stimolava. Nel cinema, ha alternato i primi ruoli provocanti in Caligula e The Long Good Friday a interpretazioni più profonde come in The Cook, The Thief, His Wife & Her Lover. Poi è arrivata la televisione, e con Prime Suspect ha dato volto e corpo a un commissario donna, complessa, implacabile, umanissima. Era il 1991. Da lì in poi, nessuno l’ha più fermata.

Helen Mirren, compie 80 anni. L'attrice vive in Salento
Helen Mirren in The Queen

L’attrice nel momento dell’Oscar e l’adrenalina della maturità

Nel 2006 arriva il ruolo che segna un prima e un dopo: The Queen. Nei panni di Elisabetta II durante i giorni critici seguiti alla morte di Lady Diana, Mirren compone un ritratto sottile e potentissimo, trattenuto e carico di emozione. Non imita, ricostruisce. Vince tutto: BAFTA, Golden Globe, Coppa Volpi, SAG Award e, soprattutto, l’Oscar come miglior attrice protagonista nel 2007. Quando sale sul palco e dedica il premio “alla regina stessa, per la sua dignità e grazia”, è chiaro che non è solo un riconoscimento per un film. È l’incoronazione definitiva di una carriera straordinaria.

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Da quel momento, Helen Mirren smette di dover dimostrare qualcosa. Si diverte. Diventa spia in pensione, madre criminale, regina in Fast & Furious. Nel film RED spara con il fucile. In Anna addestra killer con glaciale freddezza. In Barbie è la voce fuori campo. Nel film 1923, accanto a Harrison Ford, tiene in piedi l’intera narrazione. E oggi torna con The Thursday Murder Club – dal 28 agosto su Netflix -, al fianco di Pierce Brosnan, dimostrando che l’età può essere un genere narrativo e non un limite.

L’Italia come rifugio per ottant’anni di libertà

E poi, c’è l’Italia. Una scelta del cuore. Da anni Helen Mirren vive diversi mesi all’anno nella sua masseria cinquecentesca a Tiggiano, nel Salento. Studia l’italiano, si diverte a parlare il dialetto, partecipa alle sagre, sogna di aprire un teatro tra gli ulivi. È stata ambasciatrice dell’Università del Salento, ha partecipato al video ironico di Checco Zalone (La Vacinada) e, a sorpresa, ha anche rappato con Clementino sul palco di Capri, lasciando il pubblico a bocca aperta con il suo carisma fuori copione. Non è una diva che si ritira: è un’artista che si reinventa, ovunque si trovi.

Helen Mirren non è solo un’icona del cinema. È la prova che si può invecchiare senza diventare invisibili. Che si può restare rilevanti, desiderabili, liberi. Oggi, a ottant’anni, è forse seduta in veranda, con un bicchiere di primitivo e un libro sulle ginocchia. O forse no. Forse sta imparando a rappare in dialetto. Con lei, non si può mai dire.

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Scritto da
Francesco Bruno Fadda

Sardo per nascita, italiano per convinzione, battitore libero per natura.
 Giornalista e gastronomo, autore, ghost writer, avvocato mancato - per fortuna! - e cuoco mancato -...ma c’è sempre tempo! -. Vivo e “divoro” il mondo per passione prima che per professione. Quattro i punti deboli: le donne che bevono whisky, i cani, la Mamma e i “Paccheri alla Vittorio”. Poche cose mi irritano come “Gioco di consistenze”, rivisitazione, texture e splendida cornice! Un sogno nel cassetto: vedere “enogastronomia ” quale materia di studio nella scuola dell’obbligo… chissà, magari un giorno! Curatore e Direttore Editoriale Spirito Autoctono Media

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