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Gragnano, viaggio nella città dei pastai che non si sono arresi

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A pochi chilometri da Napoli, dove il Vesuvio regala la sua ombra a un intero territorio da sempre vocato all’enogastronomia italiana, c’è Gragnano. La piccola città diventata famosa proprio la pasta. Qui, da ben 22 anni, si svolge una manifestazione che la celebra in tutte le sue forme, Gragnano Città della Pasta, organizzata dal Consorzio di Tutela della Pasta di Gragnano IGP. Ma quando e come nasce questo prodotto fantastico, ormai famoso in tutto il mondo e che regala così tante soddisfazioni a tavola? 

La storia della Pasta di Gragnano 

Per raccontare questa storia dobbiamo riavvolgere un po’ il nastro del tempo e catapultarci, come in un film, all’epoca degli antichi romani. Già allora a Gragnano si macinava il grano grazie ai mulini ad acqua che sorgevano lungo il Torrente Vernotico nella Valle dei Mulini. Ai tempi però la farina veniva utilizzata solo per produrre il pane e far fronte al fabbisogno di Gragnano e delle vicine Pompei, Ercolano e Stabiae (oggi Castellammare di Stabia,ndr). Per parlare di pasta dobbiamo fare un salto in avanti, al XVI secolo, quando nel territorio iniziarono a comparire i primi pastifici. A quel punto la farina, prima utilizzata solo per la produzione di panificati, divenne un tesoro prezioso. Imprescindibile per produrre una pasta che sarebbe diventata in poco tempo simbolo indiscusso dell’Italia. 

Disegno della Valle dei Mulini di Gragnano di J. Gørbitz oggi esposto al Museo nazionale di arte, architettura e disegno di Oslo
Disegno della Valle dei Mulini di Gragnano di J. Gørbitz oggi esposto al Museo nazionale di arte, architettura e disegno di Oslo

L’attività dei pastai era supportata da ben 30 mulini ad acqua, tutti situati nella cosiddetta Valle dei Mulini. Tutt’ora si possono ammirare i ruderi di queste antichissime strutture. Due di questi sono stati ristrutturati e sono ora visitabili. Questo anche grazie al prezioso supporto del Fondo Ambiente Italiano e del Centro di Cultura e Storia di Gragnano e Monti Lattari.

Ora, provate a chiudere gli occhi e immaginate di essere nel 1800 e di passeggiare sui ciottoli delle strade gragnanesi. Attorno a voi grandi pastifici appena nati stanno esponendo fieri la loro pasta ad essiccare, e il profumo della farina mista all’acqua che si indurisce si spande per tutta la città. Ditemi adesso se non sentite già nell’aria il calore di quei tempi, che tutt’ora a Gragnano è possibile provare, soprattutto nei giorni di festa. 

L’industria della pasta cresce

Se vogliamo cercare la data di inizio di questa affascinante storia la troveremo nel 12 luglio 1845, giorno in cui Ferdinando II di Borbone, Re del Regno delle Due Sicilie, durante un pranzo concesse ai pastai gragnanesi di rifornire la corte di tutti i formati di pasta lunga. Allora Gragnano divenne la patria dei Maccheroni. A metà del secolo la produzione raggiunse il suo apice e così anche l’occupazione dei gragnanesi, impiegati per il 75% in questa florida industria. Si arrivò a contare più di cento pastifici e produrre più di mille quintali di pasta al giorno. In quel periodo cambiò anche in parte l’urbanistica di Via Roma, la via principale della città, che fu rimodellata in modo da favorire la sua esposizione al sole e consentire una perfetta essiccatura della pasta. 

Spaghetti di Gragnano in attesa, durante l'essiccatura
Spaghetti di Gragnano in attesa, durante l’essiccatura

Dal 1861 a oggi

Dopo l’Unità d’Italia la Pasta di Gragnano uscì dai confini regionali per allargarsi alle grandi città italiane come Torino, Milano e Firenze. L’arrivo dell’energia elettrica permise la sostituzione dei vecchi macchinari manuali con macchinari più moderni, ma arrivò presto la potente industrializzazione che portò la nascita di molti pastifici al Nord Italia oscurando quelli Gragnanesi, che nel XX secolo subirono una forte battuta d’arresto, aggravata dal terremoto del 1980. I pastifici attivi si ridussero a sole otto unità. Tuttavia, ancora oggi questa città è simbolo della pasta in Italia e nel mondo, perché l’arte e l’amore per questo mestiere, che si tramanda ormai da generazioni, sono più forti di qualsiasi calamità. 

Chapeau cari amici gragnanesi. Continuate a celebrare la vostra vittoria sempre, col sorriso del sud e la tenacia di chi non si arrende davanti a nulla. E soprattutto, fate in modo che questa eredità non si perda, raccontatela sempre, insegnatela ai giovani, portatela a rivivere nei giovani cuori che si affacciano alla vita. 

Piccola nota utile: se è rugosa (perché trafilata a bronzo), dopo la cottura è elastica, soda e uniforme allora è Gragnano.

Autore

  • Fiorella Palmieri

    Di origini calabresi, adottata dalla bella Roma, che considera la sua città, e momentaneamente cittadina milanese. Nasce, quasi 20 anni fa, come giornalista sportiva, ma impara presto che il suo vero talento è bere, mangiare bene e scriverne con passione. Cresce professionalmente nel mondo del food & beverage dove si occupa di comunicazione da molti anni. Scrive cose, dappertutto, più o meno da quando ha imparato a tenere la penna in mano, raccogliendo l’eredità di nonno e babbo. Si occupa di spirits, vino, cibo e turismo. Se proprio deve morire, vuole morire scrivendo.

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Scritto da
Fiorella Palmieri

Di origini calabresi, adottata dalla bella Roma, che considera la sua città, e momentaneamente cittadina milanese. Nasce, quasi 20 anni fa, come giornalista sportiva, ma impara presto che il suo vero talento è bere, mangiare bene e scriverne con passione. Cresce professionalmente nel mondo del food & beverage dove si occupa di comunicazione da molti anni. Scrive cose, dappertutto, più o meno da quando ha imparato a tenere la penna in mano, raccogliendo l’eredità di nonno e babbo. Si occupa di spirits, vino, cibo e turismo. Se proprio deve morire, vuole morire scrivendo.

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