Giogio Armani, l'ultima sfilata Pantelleria Milano, un ricordo eterno dello stilista
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Giorgio Armani, 50 anni di eredità eterna con “Pantelleria, Milano”

Un'ode toccante alla visione senza tempo di Giorgio Armani, l'ultima sfilata "Pantelleria, Milano" celebra i 50 anni del marchio e il genio di Re Giorgio dopo la sua scomparsa.

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È domenica 28 settembre e Milano saluta la sua fashion week con l’evento più atteso e commovente: la sfilata “Pantelleria, Milano” di Giorgio Armani. Quella che avrebbe dovuto celebrare i 50 anni di attività del marchio si è trasformata in un toccante testamento del genio di Re Giorgio, un’ode alla sua visione senza tempo. Quando Leo Dell’Orco e Silvana Armani sono apparsi in passerella, la sala si è alzata in piedi. Un applauso lungo, commosso, quasi un abbraccio collettivo. Un ultimo tributo a Giorgio Armani, che continua a vivere in ogni dettaglio, in ogni emozione.

Già nelle due precedenti sfilate, prima della sua scomparsa il 4 settembre 2025, l’assenza fisica del signor Armani aveva lasciato un vuoto. Questa volta, però, l’emozione era palpabile, intrisa di una malinconia profonda e di un rispetto reverenziale. La stessa intensità si era percepita giovedì 25 settembre alla sfilata di Emporio Armani, l’ultima interamente concepita dallo stilista. Il finale aveva ceduto il passo a un’onda emotiva incontenibile: le modelle, cosa insolita per Armani, erano rientrate in passerella applaudendo commosse, contagiando un pubblico già profondamente toccato.

Pantelleria, Milano: l’ultima visione di Giorgio Armani, per un addio commosso e un’eredità indelebile

Il primo a fare il suo ingresso è Ludovico Einaudi che, nel silenzio generale, si siede al pianoforte. L’impatto emotivo è potentissimo fin dalla prima nota. Le modelle avanzano lente e solenni, indossando abiti che, nelle forme e nei colori, ci trasportano in un viaggio onirico da Pantelleria a Milano.

Il rigore degli abiti da città si fonde con la fluidità del mare, fino all’esplosione del blu dell’ultimo abito, l’unico a sfilare da solo. Sul corpetto di paillettes si intravede l’effigie di Armani, la stessa riprodotta sulle t-shirt inviate agli ospiti come invito. A indossarlo è Agnese Zogla, musa di Armani, che cammina fiera e commossa tra gli applausi scroscianti del parterre, applausi che accolgono poi Silvana Armani e Leo Dell’Orco, elegantissimi e visibilmente smarriti.

L’invito recita 19:30: sfilata, cena e visita alla mostra. Mentre gli ospiti iniziano ad arrivare, la luce del tramonto accarezza il cortile della Pinacoteca di Brera, dove centinaia di lanterne si accendono lentamente, trasformando lo spazio in un’oasi di magia. Quando la musica si spegne e le luci si abbassano, sappiamo che sta per iniziare l’ultimo atto, lo show in cui Re Giorgio è ancora presente in ogni abito.

Giorgio Armani, l'ultima sfilata Pantelleria Milano, un ricordo eterno dello stilista
Ludovico Enaudi al piano per l’ultima sfilata di Giorgio Armani – ph p.o.

Un parterre stellare per Re Giorgio

Tra gli ospiti, profondamente commosse, anche Glenn Close e Cate Blanchett, testimoni silenziose di un momento storico. Ad arricchire il parterre hollywoodiano arriva anche Richard Gere, legato a Giorgio Armani fin dai tempi di “American Gigolò“, i cui abiti furono disegnati dal maestro. Armani, saputo che Gere avrebbe sostituito John Travolta, non poté fare a meno di esternare la propria soddisfazione, convinto che Richard Gere avrebbe incarnato meglio l’eleganza dei suoi capi.

Un Re, non un ambasciatore

Al mondo della moda ha tolto un po’ di stravaganza un tanto al kg e anche un po’ di quel politicamente corretto di cui spesso si nutre. La certezza è, però, che le sue dichiarazioni erano sempre credibili, semplicemente perché a pronunciarle era lui, l’uomo che ha restituito nuova dignità alla t-shirt nera.

Il rigore nelle linee e nella vita

Un uomo severo, rigoroso con sé stesso e con gli altri. Le persone che hanno lavorato a stretto contatto con lui raccontano di una persona parca nelle esternazioni di affetto e di stima che però, a modo suo, comunque dimostrava. Rigore è una parola che da sempre è stata associata a quello che, con buona pace dei Savoia e di qualche calciatore, è stato sempre considerato da tutti il nostro re.

Non si trattava solo di un rigore nelle linee e nei tagli degli abiti, ma il suo era proprio uno stile di vita. Vita che fondamentalmente coincideva con il lavoro, dove oltretutto era circondato dalla sua famiglia: la sorella Rosanna, i nipoti Silvana, Roberta e Andrea Camerana, e Leo Dell’Orco, una presenza fondamentale nella vita privata e professionale di Giorgio Armani.

Giorgio Armani, l'ultima sfilata Pantelleria Milano, un ricordo eterno dello stilista
Glenn Close, Cate Blanchett e Richard Gere per Pantelleria Milano

Il Signor Armani: un nome, un impero

In azienda era il signor Armani, non Giorgio. Il nome che in un eccesso di confidenza postumo in tanti hanno usato per salutarlo. Un altro dettaglio che lascia trasparire il rigore di quest’uomo. Rigore che poi potremmo definire anche rispetto, quello che lui pretendeva non solo nei rapporti umani e professionali, ma anche nei confronti della moda.

Sebbene non ne avesse mai avuto il fuoco sacro, “non sono stato un bambino che sognava la moda disegnando i vestiti delle bambole“, la moda è diventata la sua vita. Non accettava che ci si discostasse dallo stile, dall’eleganza, dalle linee disegnate sui corpi delle donne. E riguardo a questo, Giorgio Armani non ha mai avuto paura di dire quello che pensava anche quando nelle sue critiche erano coinvolti suoi colleghi.

La libertà “dittatoriale” di Giorgio Armani

Non sappiamo quale sarà il futuro, ma finora quella di Giorgio Armani è rimasta sempre un’azienda di famiglia. Lì c’è sempre stato solo un sovrano a regnare. Sua nipote Silvana racconta che con lo zio non “vinceva” mai gli scontri. Ci si confrontava, si discuteva ma l’ultima parola spettava sempre a lui.

Solo Leo Dell’Orco osava contrastarlo, anche in pubblico, e solo talvolta la spuntava. D’altronde sono celebri le frasi che il signor Armani ripeteva ai suoi collaboratori: “Se piace a me, deve piacere anche a te“, ma poi comunque li esortava “a tirar fuori le palle“. Esemplificativo è che solo nel 2021 ha voluto che Leo Dell’Orco e sua nipote Silvana dividessero con lui gli applausi del pubblico alla fine delle sfilate, riconoscendo ufficialmente l’importanza e il valore dei suoi due più storici collaboratori.

Il dissing con (Donatella) Versace: rivalità e verità

Con Giorgio Armani finisce la rivalità tra i grandi stilisti del passato. Armani, lo abbiamo già detto, era uno che non le mandava a dire. In due occasioni, ha rivelato ai giornali una frase che Gianni Versace gli avrebbe detto: “Io vesto le sgualdrine. Tu vesti le signore di Chiesa“. Donatella comunque non ha mai preso bene il fatto che Armani continuasse a riferirla.

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L’omosessualità nella moda di Giorgio Armani: un approccio sincero

L’approccio di Giorgio Armani al mondo omosessuale ha spesso fatto discutere. Raramente si è aperto sul profondo rapporto con Sergio Galeotti o, più recentemente, su quello con Leo Dell’Orco. È stato senza dubbio un uomo libero nelle sue scelte di vita personali, in quelle stilistiche invece ha sempre mantenuto il rigore. Nell’intervista al The Times del 2015 ha dichiarato: “Un uomo omosessuale è un uomo al 100%. Non ha bisogno di vestirsi da omosessuale. Quando l’omosessualità viene esibita all’estremo per dire: ‘Ah, sai che sono omosessuale’non ha nulla a che fare con me. Un uomo deve essere un uomo“.

Nel 2023, la sua sfilata si conclude con l’uscita di varie coppie eterosessuali. Le dichiarazioni a fine sfilata scatenarono il disappunto della comunità omosessuale: “È una scelta precisa, si parla di uomo e di una donna che si vogliono bene, che si amano. Facciamo vedere questa realtà che piace a tutti: poi ci sono le varianti, la modernità. Vanno bene, non dico nulla naturalmente, ma mi piaceva rivedere una coppia carina“. Giorgio Armani aveva le idee molto chiare e si sentiva totalmente libero di esprimerle: “Non si è conservatori se ci si veste bene e non si è conservatori se si è affascinati dall’amor cortese“. La maniera elegante di essere politicamente scorretti.

Giorgio Armani e Miuccia Prada: un confronto senza filtri

Nel 2024, in una contestata intervista al Corriere della Sera, Giorgio Armani aveva parlato di colleghi e di moda senza freni inibitori. Di Miuccia Prada disse che vive nel suo mondo: “non pensa che quel vestito deve essere portato. Quel vestito le piace, lei se lo metterebbe, esce salutando, ma non ha la percezione di quello che succede dopo“.

Non era la prima volta che criticava la signora Miuccia. Nel 2011, alla vigilia della quotazione di Prada, Giorgio Armani aveva voglia di parlare con i giornalisti. A entrare nel suo mirino proprio Miuccia Prada che “ha scelto la strada dell’ironia e del cattivo gusto che piace. Nel suo genere è geniale, come lo sono i due Dolce&Gabbana“. “Io ho scelto di vestire la gente. Mi rifiuto di fare baracconate soprattutto sull’uomo…“.

In queste parole c’è la visione di Giorgio Armani, quella da cui traspaiono la sua libertà, il rispetto per il suo lavoro e anche un’altra caratteristica: la coerenza. È così, restando sempre fedele a sé stesso, che Giorgio Armani è diventato quello che per sempre ricorderemo, il rappresentante assoluto del made in Italy. Ed è quello che abbiamo visto nella sfilata conclusiva della Milano Fashion Week che ha onorato uno dei suoi protagonisti più importanti, anche con la consegna da parte di Anna Wintour del premio alla memoria durante i Cnmi Fashion Sustainable Awards.

Vi lasciamo però con un’ultima dichiarazione di Re Giorgio rilasciata sempre nella stessa occasione. Dicevamo che era il 2011. Prada aveva appena rilanciato le espadrillas in versione metropolitana. “Lo sfigato piace solo sui giornali“. Concetto lapidario e in quell’occasione anche provocatorio, ma è questa una delle frasi che dice tanto di Giorgio Armani. Il re è morto, ma nessuno potrà mai dire sia stato nudo.

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Scritto da
Valeria Carola

Il ginnasio con Non è la Rai e l’università con Sex and The City. La toga da avvocato l’ho subito appesa all’attaccapanni: mi avrebbe coperto i vestiti! Ed è così che alla fine mi son ritrovata a vivere e scrivere … con leggerezza. Praticamente sono una zia che ama New York, i vestiti, le serate divano - vino - tv e che ha insegnato al nipote come si fanno gli aperitivi!

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