Victor Frankenstein (Oscar Isaacs) e il Mostro (Jacob Elordi)
Home Costume & Società Cultura Dal libro al film: come Del Toro ha trasformato Frankenstein
Cultura

Dal libro al film: come Del Toro ha trasformato Frankenstein

Il regista si è preso diverse libertà nell’adattare il romanzo che ha dato il via alla fantascienza: ecco cosa cambia nel film Netflix con Jacob Elordi, che interpreta il Mostro, e Oscar Isaac, un dottor Victor Frankentesin molto diverso da come lo ricordiamo.

Condividi

Il regista si è preso diverse libertà nell’adattare il romanzo che ha dato il via alla fantascienza. Molte le differenze tra il libro di Mary Shelley e il film di Frankenstein con Jacob Elordi e Oscar Isaac.


“Sono cresciuto cattolico, ma non ho creduto al messia fino a quando non ho visto Boris Karloff sullo schermo. Ho aspettato anni prima di realizzare il film. Volevo raccontare questa storia nelle giuste condizioni, sia creativamente, per poter dare la mia versione, sia dal punto di vista del budget”. Guillermo Del Toro l’ha detto più volte: la visione (a 7 anni) di Frankenstein di James Whale ha cambiato la sua vita. L’amore per quel mostro, a cui si è sempre sentito molto vicino, l’ha spinto prima ad appassionarsi al cinema, poi a leggere il romanzo di Mary Shelley.

In quelle pagine il Del Toro undicenne ha scoperto una connessione molto intima con una ragazza dell’Ottocento decisamente avanti per i propri tempi, che grazie alla storia del dottor Victor Frankenstein e la sua creatura ha dato vita a un nuovo genere letterario: la fantascienza. Fin dagli esordi nel mondo del trucco prostetico (negli anni ’80 ha fondato la compagnia di effetti speciali, Necropia) e poi ovviamente come regista, l’autore ha sempre messo un po’ di Frankenstein in tutto ciò che ha fatto. Ha addirittura riempito una casa (la mitica Bleak House di Los Angeles, suo studio e museo) di statue a grandezza naturale del mostro.

Jacob Elordi è stato scritturato in corsa, come sostituto ad Andrew Garfield, ma è stato decisamente una scommessa vinta.
Frankenstein – Jacob Elordi (foto: Ken Woroner/Netflix © 2025)

Frankenstein libro e film: cosa cambia nell’adattamento di Guillermo del Toro

A realizzare il suo sogno, dopo un percorso durato quasi 50 anni, è arrivata infine Netflix. Il colosso dello streaming, forte del successo di Pinocchio (un altro Netflix Original), premiato con l’Oscar al miglior film di animazione nel 2023, ha dato al regista carta bianca per il suo Frankenstein. Dopo il concorso a Venezia 82, il film con protagonisti Oscar Isaac e Jacob Elordi, nei ruoli rispettivamente di Victor Frankenstein e del mostro, è disponibile sulla piattaforma dal 7 novembre. E invece di riprodurre passo passo l’opera di Shelley, Del Toro, anche sceneggiatore, ha cambiato e modificato il testo di partenza, rielaborandolo attraverso i suoi occhi. E dando risalto ai temi a lui più cari.

Il risultato è un lungometraggio che mantiene al centro l’essenza del romanzo originale, ma lo riadatta secondo lo stile del regista, con un occhio puntato verso la società contemporanea. Vediamo quindi quali sono le differenze tra Frankenstein libro e film.

Dal Settecento all’Ottocento

Per prima cosa Del Toro ha cambiato epoca: Mary Shelley ha infatti ambientato la sua storia nel Settecento, mentre il regista ha preferito portare Victor nell’Ottocento, lo stesso secolo in cui ha vissuto la scrittrice. Il film si apre con una scritta che ci dice che siamo nel 1857, verso il Polo Nord. Non si tratta però di un Ottocento storicamente accurato, sia per quanto riguarda le scoperte scientifiche sia per gli abiti. La costumista Kate Hawley ha infatti ammesso che si è presa diverse licenze, seguendo la fantasia del regista. I guanti rossi indossati da Oscar Isaac, per esempio, prendono ispirazione da rock star moderne, come Mick Jagger, Prince e David Bowie.

Il dottor Victor Frankenstein nel suo laboratorio che guarda la sua creatura. Il film è Frankenstein di Guillermo Del Toro, al cinema il 22 ottobre e su Netflix a Novembre
Frankenstein libro e film: una delle differenze più marcate è nel carattere di Victor

Victor Frankenstein è il villain

Un’altra differenza fondamentale è la caratterizzazione di Victor Frankenstein: se nel romanzo è un ragazzo ambizioso ma con un animo fondamentalmente buono, quello interpretato da Oscar Isaac è invece più un villain. Questo scienziato ricorda infatti quello pazzo dei film della Hammer. Abbiamo avuto la fortuna di poterlo chiedere personalmente a Del Toro e ci ha risposto che una delle fonti di ispirazione è stata proprio quella. Questo Victor è infatti ossessivo, arrogante, manipolatore, bugiardo: tutte cose che nel romanzo non è. Un’altra differenza è poi la perdita della gamba: in seguito alla distruzione del castello dove ha costruito il mostro, Victor è costretto a camminare con una protesi.

Diverso anche il rapporto tra il protagonista e i suoi genitori: nel libro di Shelley il signore e la signora Frankenstein (Alphonse e Caroline Beaufort Frankenstein) amano il figlio, con cui hanno un ottimo rapporto. Del Toro invece fa morire presto la madre di Victor (interpretata sempre da Mia Goth, che dà volto anche a Elizabeth) e trasforma il padre in un mostro anaffettivo (Charles Dance, ormai specializzato nei ruoli da padre-tiranno, dopo quello di Tywin Lannister in Game of Thrones).

Per quanto riguarda i fratelli minori di Victor, invece, Ernest è stato eliminato, mentre il piccolo William nel libro è un bambino (ucciso dalla creatura), qui è un ragazzo grande, che sta per sposare Elizabeth, donna amata anche dallo scienziato.

L’Angelo della Distruzione

Nel libro Mary Shelley fa dire a Victor di essere guidato dall’Angelo della Distruzione: “Il mattino seguente consegnai le mie lettere di presentazione e feci visita ad alcuni dei professori più importanti. La sorte – o meglio, un malefico influsso dell’Angelo della Distruzione, che aveva affermato il suo onnipotente dominio su di me dal momento in cui ero uscito con passo riluttante dalla casa paterna – mi condusse per prima cosa da Monsieur Krempe, professore di filosofia naturale”.

Cresciuto cattolico, Del Toro ha reso questo Angelo della Distruzione una figura ricorrente nel film: rappresenta l’ossessione di Victor per superare i limiti imposti dall’umana condizione. Anche il rosario rosso di Elizabeth è un’aggiunta che richiama le origini del regista.

frankenstein mia goth
Mia Goth – Elizabeth in Frankenstein. Foto: Ken Woroner/Netflix © 2025.

Elizabeth è Mary Shelley

Il personaggio di Elizabeth è molto diverso da quello del libro. Nel testo di Shelley Elizabeth Lavenza è la cugina di Victor, cresciuta dalla madre di Frankenstein. I due studiano insieme, come fratelli, per poi scoprire, da adulti, di essere innamorati. Quando però il mostro chiede a Victor di creargli una compagna simile a lui, così da non essere più solo, lo scienziato si rifiuta: per vendetta, la creatura uccide Elizabeth poco prima delle nozze.

Nel film invece Elizabeth è promessa sposa di William, fratello di Victor, e nipote di Henrich Harlander (il premio Oscar Christoph Waltz), armatore che vuole sovvenzionare le ricerche dello scienziato. Questo è un personaggio creato appositamente per il film, che, come ha detto Del Toro, rappresenta in parte il capitalismo, in parte gli Studios. Questo personaggio ha un secondo fine ben preciso che non vi sveleremo. Interpretata, come dicevamo, da Mia Goth, questa Elizabeth è un po’ come se incarnasse lo spirito della stessa Mary Shelley: è lei la prima a vedere l’umanità nel mostro e a sentirsi molto più vicina a lui che non agli uomini che vorrebbero sposarla.

Mondo Frankenstein: molti personaggi del libro cancellati nel film

Se Henrich Harlander è un personaggio creato appositamente per il film, ci sono diverse altre figure che non hanno trovato posto nella versione di Del Toro. Oltre a Ernest, non ce l’hanno fatta: Justine Moritz, ragazza accusata ingiustamente di aver ucciso il piccolo William; Agatha e Felix, che vivono insieme al vecchio cieco (che nel libro è francese e si chiama De Lacey); la donna araba Safie, amata da Felix; Henry Clerval, amico d’infanzia di Victor (anche lui ucciso dal mostro, della sua morte viene incolpato proprio Frankenstein) e l’esploratore Robert Walton, l’uomo che racconta la storia di Frankenstein grazie a delle lettere che invia alla sorella Margaret. A sostituire la funzione di Walton è un altro personaggio creato da Del Toro: il capitano Anderson (Lars Mikkelsen).

Frankenstein libro e film: molte le differenze. Tra queste la creazione del personaggio di Christoph Waltz
Christoph Waltz è Henrich Harlander

L’aspetto del mostro e i suoi poteri

Nel libro di Shelley l’aspetto del mostro è molto diverso da come è stato portato sullo schermo sia da Whale nel 1931 sia in questa versione recente. Ha la pelle gialla, gli occhi acquosi, le labbra nere e i capelli lunghi corvini. Del Toro ha mantenuto solo quest’ultima caratteristica, ma per il resto ha chiesto al creature designer Mike Hill di disegnare un mostro dalla pelle di alabastro, che somigliasse a una statua: doveva sembrare puro, come un bambino o un animale. L’attore Jacob Elordi si è sottoposto a diverse ore di trucco ogni giorno: hanno dovuto incollargli addosso ben 42 protesi. Per i movimenti e lo sguardo dice di aver osservato bene la sua cagnolina, Layla.

Un’altra novità introdotta da Del Toro è il potere autorigenerante della creatura: per quanto venga bruciato, tagliato, morso o colpito da esplosivi, questo mostro di Frankenstein è in grado di rigenerare i propri tessuti. Caratteristica che permette al regista di inserire nel film dei momenti splatter e horror che gli sono tanto cari. Ed è anche un interessante parallelo con Victor, che invece ha perso una gamba e si appoggia a una protesi.

Arriva il doppio punto di vista

Una grande novità del Frankenstein di Del Toro è il doppio punto di vista. Se nel libro di Shelley è Victor a raccontare in prima persona la sua storia e in seguito il racconto continua grazie alla corrispondenza di Walton con la sorella, qui le voci narranti sono due: quella di Victor e quella del mostro. Il momento in cui la creatura dice: “Il mio creatore vi ha raccontato la sua storia. Allora io vi racconterò la mia” è uno dei più potenti e importanti del film.

La cattiveria sul volto del Frankenstein di Oscar Isaac, è una delle grandi differenze tra libro e film

Frankenstein di Guillermo del Toro: la recensione

Guillermo Del Toro ha finalmente realizzato il film che ha inseguito per tutta la vita: il suo Frankenstein parte dal libro di Mary Shelly, ma parla del mondo contemporaneo. Su Netflix dal 7 novembre. di Valentina Ariete


Frankenstein libro e film: due finali diversi

I cambiamenti messi in atto da Del Toro sono tanti, ma forse la più grande libertà se l’è presa proprio nel finale. Molto più catartico e meno triste rispetto a quello del libro. Se non avete ancora visto il film vi consigliamo di interrompere la lettura per evitare SPOILER.

Come nel romanzo, Victor, ormai senza più motivi per vivere, avendo perso tutte le persone a lui care, va all’inseguimento del mostro. Presto si trova però braccato dalla creatura, che viene a stanarlo a bordo di una nave rimasta intrappolata nel ghiaccio. È qui che entrambi raccontano la propria versione della storia, con il capitano Anderson come testimone.

Ormai ferito, stremato e malato, Victor muore tra le braccia della creatura, chiedendo il suo perdono. E il mostro lo perdona. Per entrambi è una liberazione. A sottolinearla c’è l’aiuto che la creatura dà ai marinai: grazie alla sua forza straordinaria riesce a liberare l’imbarcazione, che riprende il largo. A quel punto, ormai consapevole del proprio destino di solitudine, ma libero da una sorta di peccato originale, si dirige verso l’orizzonte, con una nuova speranza negli occhi.

Nella nave bloccata nel ghiaccio si racchiudono passaggi importanti della storia: qui incontrano Lars Mikkelsen e qui si consuma il finale alternativo rispetto all'opera di Shelley

Shelley invece ha scritto una conclusione molto meno consolatoria: Victor muore e la creatura arriva troppo tardi. Non può più chiedere perdono allo scienziato e allora si lascia affondare tra le acque gelide del mare, andando incontro alla morte.

I due finali sono entrambi potentissimi e possono coesistere perfettamente. Soltanto chi ha metabolizzato nel profondo i temi e la storia di Shelley poteva pensare a questo tradimento, che rende allo stesso tempo nuova e immortale l’opera dell’autrice (che all’epoca aveva 19 anni ed era probabilmente più punk e ribelle del regista messicano, oggi 60enne, come ha ammesso lui stesso).

Condividi
Scritto da
Valentina Ariete

Giornalista pubblicista, scrive di cinema e serie tv per Movieplayer e La Stampa. Ha partecipato a programmi tv, radio e podcast. Specializzata in interviste, segue i principali festival di cinema, da Cannes a Venezia. Vincitrice del Premio Domenico Meccoli “Scrivere di Cinema” 2024, mette la stessa passione nel divulgare la settima arte di quando, a 3 anni, fece la sua prima videorecensione: era quella di Biancaneve e i sette nani e gli smartphone ancora non esistevano, signora mia!

Inserisci commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scopri di Più

Il rapimento di Arabella, intervista a Benedetta Porcaroli e Carolina Cavalli
Cinema

Il Rapimento di Arabella: intervista con Benedetta Porcaroli e Carolina Cavalli

Per il film di Carolina Cavalli l’attrice ha vinto il premio per la migliore interpretazione femminile nella sezione Orizzonti a Venezia 82. In...

Articoli correlati
La settimana dei Premi Nobel 2025: a Stoccolma eventi, arte, luci e banchetto reale
Costume & SocietàCultura

La Settimana dei Premi Nobel 2025: a Stoccolma eventi, arte, luci e banchetto reale

Stoccolma celebra l'eccellenza con un ricco programma di cultura, arte e gastronomia....

La magia del Natale in 24 Giorni: storia e curiosità del calendario dell'Avvento
CulturaCostume & Società

Calendario dell’Avvento, la magia del Natale in 24 Giorni

Da un semplice gessetto sui muri della Germania luterana alle eleganti finestrelle...

La Valle dei Libri. La rete di librerie monotematiche – che spaziano dal noir all'arte, dal fumetto al cinema, dalla musica alla gastronomia, fino alla spiritualità in Valle Luretta
Costume & SocietàCultura

Valle dei Libri: il progetto unico che sta salvando (non solo) i borghi

Il progetto di Lanfranco Vaccari trasforma la Val Luretta in un arcipelago...

movie icons apertura
Cultura

Movie Icons Roma: la magia del cinema adesso è dal vivo

Movie Icons arriva a Roma e trasforma il WeGil in un viaggio...