Franco Califano, detto il Califfo, il 14 settembre avrebbe compiuto 87 anni. È morto il 30 marzo 2013 dopo un periodo di malattia e povertà
Home PERSONE In memoria del Califfo: anima fragile e genio immortale
PERSONE

In memoria del Califfo: anima fragile e genio immortale

Franco Califano: Il "poeta maledetto" che ha trasformato una vita spericolata in capolavori immortali della canzone italiana, a 87 anni dalla sua nascita.

Condividi

Franco Califano: Il “poeta maledetto” che ha trasformato una vita spericolata in capolavori immortali della canzone italiana, a 87 anni dalla sua nascita.


Franco Califano era un poeta. Era un cantante. Era anche un personaggio televisivo. Califano playboy, Califano malavitoso, Califano cocainomane. Poi Califano assolto da ogni accusa, ma mai assolto dall’essere poeta popolare, artista maledetto di borgata, esistenzialista che non escludeva il ritorno nemmeno dalla morte.

A 87 anni dalla sua nascita, il mito sembra aver superato il personaggio. Il 14 settembre non sarebbe stato soltanto il compleanno di una figura unica e ingombrante: sarebbe stato l’anniversario di uno dei protagonisti assoluti della canzone italiana. Troppo spesso ridotto alla caricatura di sé stesso, Califano è stato uno dei più grandi autori della nostra musica, capace di trasformare una vita spericolata in alcune delle pagine più intense del patrimonio musicale italiano.

Ma chi era davvero Franco Califano?

Il padre, Salvatore, era un militare in Libia. La madre, Jolanda, ebbe il travaglio in aereo, sopra Tripoli. Un atterraggio di emergenza, e il 14 settembre 1938 nacque Francesco detto Franco, “in volo”, predestinato. La famiglia rientrò in Italia, prima a Nocera Inferiore e poi a Roma. Da bambino crebbe negli anni ’50, libero e irrequieto, nel quartiere Trionfale, periferico, borgataro. “I miei vicini erano contrabbandieri, disoccupati, mezzi delinquenti o delinquenti totali, parassiti, gente che aveva fame”, scrisse nella sua autobiografia Senza manette (Mondadori). Gente che non dimenticherà mai. 

Debuttò giovanissimo come attore di fotoromanzi e apparve anche in qualche film. Ma soprattutto scriveva, senza sosta: musica, poesia, canzoni, monologhi. Più di mille opere, spesso per altri, all’inizio soprattutto per altri. Grazie alle sue frequentazioni nel jet set romano degli anni della Dolce Vita entrò in contatto con diversi artisti, conquistati dal suo stile disincantato e trasgressivo.

Gli anni d’oro: da autore a interprete

Nel 1965 firmò con Laura Zanin E la chiamano estate, portata al Festival delle Rose da Bruno Martino: un brano iconico, pietra miliare della musica italiana che restituiva in pieno lo spirito degli anni Sessanta, ma già portava in sé la cifra esistenziale di Califano. Due anni dopo, scrisse con Nisa, su musica di Umberto Bindi, La musica è finita, un altro classico intramontabile della canzone italiana che Ornella Vanoni presentò al Festival di Sanremo del 1967. Chi conosce la storia sa che quell’anno a Sanremo si consumò una tragedia e il fato volle che proprio a Califano, che in quei giorni soggiornava in un albergo della riviera di ponente per seguire le sorti del brano, venne recapitato un biglietto :“Trovai un biglietto con scritto: «Franco, vieni subito. Luigi». Corsi al suo albergo. Ed era morto”, ricordò il Califfo in un’intervista. Luigi era Tenco e il 27 gennaio 1967 si tolse la vita in circostanze ancora misteeriose.

Franco Califano, detto il Califfo, il 14 settembre avrebbe compiuto 87 anni. È morto il 30 marzo 2013 dopo un periodo di malattia e povertà
Franco Califano

1972: il primo album del Califfo

Ormai inserito pienamente nell’ambiente discografico, all’inizio degli anni Settanta Califano firmò un contratto con la CGD. Non più solo autore, ma anche interprete delle sue canzoni. Nel 1972 pubblicò l’album ’N bastardo venuto dar sud: l’Italia ascoltò per la prima volta quella voce roca e graffiata che sarebbe diventata inconfondibile. Nello stesso anno però fu arrestato per possesso di stupefacenti, vicenda che coinvolse anche Walter Chiari e Lelio Luttazzi, ma fu prosciolto per assenza di prove. Era soltanto l’inizio di un rapporto burrascoso con la giustizia, che lo avrebbe segnato per oltre vent’anni.

1973: Califano scrive Minuetto

Califano era così: poesia e miseria. Le sue canzoni riflettevano esattamente ciò che sentiva dentro e viveva sulla sua pelle e i suoi testi arrivavano al cuore perché nascevano dal cuore. Accadde così nel 1973, quando nessuno riusciva a scrivere le parole su una melodia di Dario Baldan Bembo destinata a Mia Martini. Califano si fece raccontare da Mimì il suo amore tormentato del momento: “io ero a Milano e fui chiamato per ultimo, come sempre. […] ed è lì che ho azzeccato il testo, facendomi raccontare da Mimì un po’ della sua vita in quel momento. E gliel’ho scritta addosso, insomma. Ho fatto un po’ il sarto e un po’ l’artista. La parte che assomiglia di più a Mimì di questa canzone è quella centrale: io lì ci ho fatto il discorsivo. L’attesa drammatica di una donna che aspetta il suo uomo, che arriva quando vuole”. La canzone era Minuetto e consacrò Mia Martini a una carriera tanto gloriosa quanto tragica.

Negli anni successivi Califano consolidò la sua fama di autore e interprete. Nel 1975 scrisse per l’amico Piero Ciampi Io non piango, un brano intenso e struggente che raccontava la fatica di vivere, l’alcol, la solitudine e la cattiveria del mondo. Due anni dopo arrivò uno dei suoi capolavori assoluti: Tutto il resto è noia. Uscito nel 1977 come LP, rimase per sempre legato al suo nome, fino a diventare un marchio della sua poetica. L’album presentava anche brani celebri come Roma nuda e Me ’nnamoro de te, ma era la title track a brillare come manifesto esistenziale e “califaniano”: non un semplice disincanto sulla vita di coppia, non un’esaltazione del vivere da playboy, ma il grido disperato contro la “maledetta noia”, contro il vuoto che inghiotte passioni e desideri.

I fratelli Callagher si sono riuniti nel 2025 e hanno riportato sul palco la storica band degli Oasis

Reunion Oasis, bentornato rock: il risveglio di una generazione

Siamo a metà delle date in programma e il comeback dei fratelli Gallagher è diventato il fenomeno culturale che nessuno si aspettava ma tutti stavano aspettando. di Lorenzo Villa


Il Califfo oltre la musica e la sua eredità immortale

Ma Califano non era anarchico e disperato come l’amico Piero Ciampi, non era nemmeno comunista e autodistruttivo come Luigi Tenco. Era bello, di successo, al centro della discografia milanese tra fine anni ’60 e inizio ’70, tanto da ricevere anche incarichi di produttore. Playboy, maschilista (nell’ottica dell’epoca), politicamente conservatore e anticomunista: fama che gli valse l’etichetta di “fascista”, nonostante le sue amicizie spaziassero dai radicali al PCI fino all’MSI.

Negli anni ’80 e ’90, nonostante i frequenti guai giudiziari e un rapporto tormentato con la cocaina, Califano continuò a scrivere, incidere e soprattutto a cantare dal vivo, con la forza di chi trovava sul palco la sua ragione di vita. Le sue serate nelle piazze e nei teatri erano veri riti popolari: racconti in musica, tra ironia, malinconia e provocazione. Califano rimase fino all’ultimo un poeta “di borgata”, fedele a un linguaggio diretto e popolare, ma capace di toccare corde universali. Negli anni 2000, già segnato dalla malattia, continuò a esibirsi e a scrivere. La sua ultima apparizione al Festival di Sanremo nel 2005 con la canzone Non escludo il ritorno racchiude tutta la poesia e la malinconia che soltanto un gigante come lui sapeva trasmettere.

"Tutto il resto è noia" una delle linee più famose di Franco Califano, che il Califfo scrisse nel 1977
Tutto il resto è noia è uno dei capolavori di Franco Califano

Il “Califfo” se n’è andato il 30 marzo 2013 così come aveva vissuto: tra genio e sregolatezza, tra poesia e scandalo. Ma la sua eredità rimane intatta nei testi e nelle canzoni che hanno raccontato l’Italia con una sincerità che pochi altri hanno saputo raggiungere. E davvero, per dirla con lui, “tutto il resto è noia”.

Condividi
Scritto da
Lorenzo Villa

Giornalista pubblicista, musicista e milanese d’adozione. Scrivo di lifestyle e cibo per diverse testate, tra cui Marie Claire, Something Curated, Italy Segreta, NSS Magazine e The Over. Quando posso, scrivo canzoni: ho imparato prima a leggere le note che le parole. Sono un sognatore e sogno di vedere la Juve vincere la Champions.

Inserisci commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scopri di Più

Copertina Topolino 3665 I Tre Forchettieri
Cultura

“I Tre Forchettieri”: su Topolino 3665 la nuova grande parodia Disney. Omaggio gastronomico al romanzo d’avventura

Il capolavoro di cappa e spada rivisitato in chiave comico-gastronomica da Sergio Badino e Alessandro Perina: un appuntamento imperdibile per gli amanti del...

Articoli correlati
Woody Allen al photocall del Festival di Cannes nel 2015 per Irrational Men
PERSONE

Tanti auguri Woody: 90 anni di genio assoluto e tormentato

Woody Allen 90 anni e non sentirli. Continua a sorprendere: film, ossessioni,...

Ornella Vanoni giovani e non solo nel suo ultimo album D-Verse. L'artista è scomparsa il 21 novembre 2025
PERSONE

Muore a 91 anni Ornella Vanoni: il suo legame con i giovani spiega perché resterà senza fine

Ornella Vanoni se n’è andata a 91 anni. Ma la sua voce...

Peppe Vessicchio addio. Si è spento all'età di 69 anni il direttore d'orchestra, tra i personaggi più amati d'Italia
PERSONE

Addio a Peppe Vessicchio: per sempre Musica, Maestro

Il direttore d’orchestra più amato d’Italia ci lascia all’età di 69 anni....

Giorgio Forattini, giornalista e fumettista satirico, è morto il 4 novembre 2025 all'età di 94 anni.
PERSONE

Morto Giorgio Forattini: addio al genio del fumetto satirico

Un pennino, una risata tagliente, vignette che hanno disegnato un Paese e...