Grido corale che unisce chef, giornalisti e ristoratori: il settore enogastronomico italiano scende in campo per trasformare il cibo da arma di guerra a ponte di pace e solidarietà.
In un mondo dove il cibo è spesso celebrato come arte, cultura e convivialità, c’è un luogo dove la sua privazione è diventata un’arma di guerra in una guerra che non è una guerra: la Striscia di Gaza. Di fronte a questa inaccettabile realtà, un collettivo di professionisti italiani dell’enogastronomia, dell’ospitalità, della comunicazione e del giornalismo ha deciso di non restare in silenzio, dando vita a Food 4 Gaza. Non è solo un’iniziativa, ma un grido corale per la dignità, la solidarietà e l’azione, nato dalla consapevolezza che il cibo è, prima di tutto, nutrimento e diritto inalienabile.
Una posizione netta contro l’uso del cibo come arma
Food 4 Gaza emerge come una ferma presa di posizione contro l’orrore della fame inflitta come strumento di conflitto. Questo network, composto da figure di spicco che quotidianamente onorano il valore del cibo, non può accettare che esso diventi veicolo di oppressione. Come sottolinea Andrea Febo, giornalista enogastronomico e portavoce del collettivo: «Non è una questione di schieramenti politici e men che meno di faziosità religiose, è una posizione presa per coerenza con i valori civili che legittimano la vita che facciamo ogni giorno qui, nella parte giusta del mondo. Non abbiamo scelto noi di nascere qui, ma scegliamo noi se fate finta di non vedere cosa accade dall’altra parte». Un messaggio potente che invita alla riflessione e all’azione.

La missione: fermare l’ingiustizia, dare significato alle professioni, costruire comunità
In un momento di crisi umanitaria senza precedenti, Food 4 Gaza si prefigge tre obiettivi fondamentali: Affermare l’urgenza di fermare l’ingiustizia: di fronte alla violenza e alla sproporzione, il primo imperativo è interrompere l’azione e agire per fermarla. L’immobilità in attesa non è un’opzione quando la sopraffazione è manifesta. Dare significato alle nostre professioni: sebbene il lavoro di questi professionisti ruoti attorno al piacere e alla convivialità del cibo, essi riconoscono che il cibo è molto di più: è sussistenza, cultura, scambio, dignità.
Sentono il dovere di usare la propria voce e il proprio ruolo per fare tutto ciò che è possibile, mettendo le competenze al servizio di una presa di posizione chiara e collettiva. Costruire una comunità consapevole: creare una rete che offra sostegno, coraggio e visibilità a chi, da solo, rischia di sentirsi impotente. La coralità amplifica il messaggio, rompe l’isolamento e rende possibile ciò che da soli sembrava irraggiungibile.
Il collettivo crede nel valore sia delle iniziative simboliche, capaci di portare l’attenzione su temi importanti e far sentire meno soli coloro che si sentono coinvolti ma impotenti, sia degli atti concreti con un risvolto pratico e immediato.

Dalla giornata di silenzio social al video: le iniziative di “Food 4 Gaza”
Il percorso è iniziato lunedì 11 agosto, con una prima iniziativa pubblica simbolica e virtuale: una pausa collettiva dalla pubblicazione di contenuti legati al cibo sui social media, accompagnata dall’hashtag #stopfoodcontent4gaza. Un’azione semplice ma dal forte significato per rispettare chi oggi si vede negato il diritto più essenziale: nutrirsi. Esprimere dissenso verso l’inerzia e il silenzio delle istituzioni. Ritrovare un modo di agire insieme, trasformando il silenzio in una voce comune.
La risonanza di questa iniziativa ha permesso di identificare un direttivo composto da Valentina Angelini, Andrea Febo, Emiliano Giorgio, Francesca Riganati, Francesca Rocchi, Luciana Squadrilli, Valentina Venturato. Gli stessi che hanno iniziato a lavorare all’organizzazione della prima cena di raccolta fondi, prevista per martedì 14 ottobre a La Baia di Fregene.
Nel frattempo, il 27 settembre, il progetto e l’iniziativa sono stati presentati sul palco di MULTI, il festival dedicato alle “culture e cotture” che uniscono il mondo. Per permettere la partecipazione anche a chi non poteva essere fisicamente presente, è stato realizzato un video in cui chef, attivisti e professionisti del settore hanno recitato coralmente la poesia “Pensa agli altri” del poeta palestinese Mahmoud Darwish.
La sua voce, tra le più significative della resistenza palestinese, è stata ripresa da cuochi, pizzaioli, ristoratori e altri professionisti da diverse regioni d’Italia, tra cui Fidaa Abuhamdiya, Marco Ambrosino, Gabriele Bonci, Daniele De Michele (DonPasta), Benny Gili, Vincenzo Mancino, Thomas Moi, Gianni Olimpo, Niccolò Palumbo, Anastasia Paris, Francesco Pesce, Andrea Pettinari, Marco Radicioni, Jacopo Ricci, Ciro Scamardella, Domenico Stile, Lorenzo Tosi.
La prima cena di raccolta fondi: un ponte di pace e speranza
Il cuore dell’iniziativa si concretizzerà martedì 14 ottobre con la cena di raccolta fondi organizzata da Food 4 Gaza presso La Baia di Fregene – via Silvi Marina -, il locale di Benny Gili, noto per essere stato tra i primi a esporre apertamente la bandiera palestinese sulla spiaggia. L’evento, che prenderà il via alle ore 19:00, non sarà solo un momento di condivisione di buon cibo, ma anche un’occasione per scambiare pensieri e idee, e per raccogliere fondi a sostegno del popolo palestinese, che da quasi due anni vive sotto i bombardamenti e le devastanti conseguenze dell’attacco dell’esercito israeliano.
«L’iniziativa nasce dal desiderio di trasformare un momento conviviale in un gesto concreto di solidarietà e vicinanza verso chi sta soffrendo a causa della guerra. Crediamo che anche attraverso il cibo si possa costruire un ponte di pace e speranza. Con questa cena vogliamo offrire un aiuto reale e ricordare che nessuno deve sentirsi dimenticato», afferma Gili.

Il personale di sala della Baia lavorerà gratuitamente per l’occasione
La serata prevede un tavolo programmatico per addetti ai lavori e protagonisti della ristorazione, aperto a chiunque voglia partecipare per pensare e programmare le prossime iniziative. La cena offrirà alcuni classici del menu della Baia, accompagnati da vini messi a disposizione da aziende vinicole e attività che hanno voluto contribuire alla causa. Il personale di sala della Baia lavorerà gratuitamente per l’occasione.
In questa prima fase, l’obiettivo è coinvolgere chef e professionisti non solo per le loro ricette, ma soprattutto per le loro idee e il loro supporto nel trovare forme di concretezza operativa da tradurre in gesti nelle prossime settimane e mesi. Il cibo, in questo contesto, conferma il suo ruolo sociale e conviviale, riuscendo a mettere le persone attorno a un tavolo per conoscersi, riconoscersi e progettare insieme.
Il ricavato dell’iniziativa sarà devoluto a Gazzella Onlus, un’associazione senza fini di lucro che si occupa di assistenza, cura e riabilitazione dei bambini palestinesi feriti da armi da guerra, in particolare nel territorio di Gaza, attraverso adozioni a distanza e collaborazioni con ONG palestinesi.
Per partecipare, è necessario effettuare un bonifico di 70 euro a persona all’IBAN di Gazzella Onlus IT 54 D 05018 03200 0000 110 52792 – BANCA ETICA Roma, con causale Food4Gaza-cena 14 ottobre e inviare la ricevuta a info@food4gaza.org, specificando il numero delle persone e almeno un nominativo di riferimento. Le prenotazioni – con distinta di bonifico – dovranno pervenire entro il 10 ottobre. Per maggiori informazioni: www.food4gaza.org o info@food4gaza.org

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Food 4 Gaza: un appello all’umanità: il cibo come ponte, non come arma
Mentre le luci della ribalta si spengono e i riflettori si allontanano, la fame a Gaza non conosce tregua. Ogni boccone negato è una ferita aperta nell’anima dell’umanità, un grido silenzioso che si eleva dalle macerie e dalle vite spezzate. Food 4 Gaza non è solo un evento, non è solo una cena di raccolta fondi; è un atto di resistenza, un inno alla dignità, un monito potente che ci ricorda che il cibo non può e non deve mai essere un’arma. È nutrimento, è cultura, è condivisione, è il primo, inalienabile diritto di ogni essere umano.
In questo crocevia di dolore e speranza, l’Italia, attraverso i suoi professionisti dell’enogastronomia, alza la voce. Non per schierarsi politicamente, ma per difendere un principio universale: la vita. Ogni bonifico, ogni partecipazione, ogni gesto di solidarietà è un mattone che costruisce un ponte di pace, un faro che squarcia il buio dell’indifferenza.
È la dimostrazione che, anche di fronte all’orrore, l’umanità può ancora trovare la forza di unirsi, di agire, di ricordare che dall’altra parte del mondo, in quella striscia di terra martoriata, ci sono uomini, donne e, soprattutto, bambini che attendono un segno, un aiuto, una lacrima di compassione che si trasformi in azione concreta.
Non possiamo restare in silenzio. Non possiamo far finta di non vedere. La storia ci giudicherà per ciò che abbiamo fatto, o per ciò che abbiamo omesso di fare. Che la cena del 14 ottobre a La Baia di Fregene non sia solo un momento conviviale, ma l’inizio di un movimento inarrestabile, un sussulto di umanità che restituisca speranza a chi l’ha perduta, e un futuro a chi oggi ha solo il presente della fame. Il cibo è vita. E la vita, a Gaza, deve tornare a fiorire.
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