Carlo Conti e Sal Da Vinci durante la premiazione che ha generato non poche polemiche durante la finale di sanremo
Home Spigolature Davvero il problema di Sanremo è Sal Da Vinci?
Spigolature

Davvero il problema di Sanremo è Sal Da Vinci?

Sanremo, la finale delle polemiche: la vittoria di Sal Da Vinci divide, ma il vero problema è un Festival senza comicità e senza ritmo.

Condividi
Sanremo, la finale delle polemiche: la vittoria di Sal Da Vinci divide, ma il vero dramma è un Festival senza comicità e senza ritmo.

Ogni anno giuriamo di non farci coinvolgere. Ogni anno finisce allo stesso modo: indignazione, sociologia spicciola, diagnosi sullo stato morale della nazione. Quest’anno il colpevole si chiama Sal Da Vinci. E la domanda resta sospesa, quasi fastidiosa nella sua semplicità: qual è, davvero, la colpa? Perché tolta la caricatura — l’altezza, il balletto, la lacrima pronta, l’abito troppo stirato — resta un cantante con una voce solida, un mestiere lungo decenni e una canzone che fa esattamente ciò che una canzone sanremese deve fare: entrare in testa senza chiedere il permesso. Non è avanguardia? Neppure Sanremo lo è mai stato, se non per brevi e felici incidenti. Leggasi alla voce Mäneskin.

Faceva i matrimoni per mantenersi? Sì. Come mezzo panorama musicale italiano prima di diventare rispettabile. Compresa la perpetua di Don Carl Conti. Solo che alcuni, a un certo punto, vengono assorbiti nel canone. Altri restano popolari. E il popolare, in Italia, ci mette sempre a disagio. Ci piace finché non vince.

Sal Da Vinci durante la sua esibizione in finale

Qualcuno ha perfino tirato fuori l’argomento biografico: nato a New York, quindi sospetto. Stereotipi che sembravano sepolti riemergono con una leggerezza inquietante. Davvero vogliamo misurare lo stato culturale del Paese partendo dal certificato di nascita di un cantante? In un’Italia che vota e continua a votare forze politiche infinitamente più divisive, pretendiamo di leggere la decadenza morale attraverso una gara canora?

Tra polemiche e noia: la finale del Festival

Intanto, sul palco, succedeva poco. Se questo è stato il Festival più noioso degli ultimi anni, la responsabilità non è musicale: è televisiva. Il comparto comico era semplicemente inesistente. Sketch lunghi, ospitate decorative, ritorni nostalgici senza cattiveria. Alessandro Siani è apparso stanco, prigioniero di un repertorio che non intercetta più il presente. Più che brutti momenti, momenti inutili. Ed è forse peggio. Il paradosso?

Il quarto posto di Arisa è stranamente rimasto fuori dalle polemiche sulla finale  del festival di Sanremo
Arisa è stata molto attiva nel Fantasanremo

Ha fatto più ridere il Fantasanremo. Come sempre. Il gioco parallelo inventato dai fan ha dimostrato ancora una volta di saper raccontare il Festival meglio del Festival stesso. Autoironia, linguaggio contemporaneo, partecipazione reale. Dove la televisione costruiva la battuta, il pubblico costruiva il senso. Se la comicità è altrove, forse il problema non è chi vince, ma chi scrive.

Sul piano musicale, invece, questo Sanremo è perfettamente coerente con almeno cinquant’anni di storia. Una parte riflette il gusto sociale dominante, una parte il direttore artistico, una piccola percentuale prova a inseguire la tendenza. È sempre stato così. Marco Carta, Valerio Scanu, Pupo con Emanuele Filiberto, Rosa Chemical, Fedez: tutti passati di lì, molti premiati. La sorpresa non è la vittoria. È la memoria cortissima di chi finge di non ricordare come funziona Sanremo.

Sanremo 2027, il colpo di scena di Carlo Conti: Stefano De Martino è il nuovo conduttore

Sanremo 2027: Stefano De Martino è il nuovo direttore artistico

Il volto Rai prenderà il posto di Carlo Conti, che durante la finale del Festival in corso ha rotto ogni tradizione annunciando in diretta il suo successore. di Francesco Bruno Fadda


Festival 2026: la serata delle cover era stata profetica

La serata cover aveva già detto tutto. Se ha vinto Pitony mentre l’incontro musicalmente più ambizioso tra Brancale e Porter restava fuori dalla classifica, forse il messaggio era chiarissimo. Non è il Festival a tradire l’élite. È l’élite che dimentica chi vota. Il popolo di Sanremo esiste. Vuole melodie riconoscibili, storie sentimentali, ritornelli che possano essere canticchiati in macchina o ticchettati distrattamente nell’ascensore. Non cerca un laboratorio sperimentale, cerca un rito. E ogni anno lo trova.

Sayf secondo? Nessuna sorpresa. Era una canzone perfetta da Festival, nonostante il sottotesto sociale – che però quasi nessuno ha notato – e la capacità musicale del giovane che si è intravista nella serata cover. Se questa non fosse stata la settimana di Sal Da Vinci, lo si intuiva già a inizio gara, probabilmente avrebbe vinto lui. Ma ogni edizione sceglie un protagonista prima ancora della finale.

Sayf con la madre durante la serata finale di Sanremo
Sayf con la madre durante la serata finale di Sanremo

Polemiche&Co: nella finale di Sanremo in scena, come sempre, lo snobismo

La verità è più semplice e meno eroica. Non ci piace Sal. E va benissimo: non lo ascolteremo. Ma trasformarlo nella prova definitiva della decadenza culturale italiana è un esercizio di comodo snobismo. Sanremo, nel bene e nel male, continua a fare quello che fa da settant’anni: riflettere l’Italia reale. Non quella che si sente superiore. Quella che canta. Anche nell’ascensore.

Condividi
Scritto da
Francesco Bruno Fadda

Sardo per nascita, italiano per convinzione, battitore libero per natura.
 Giornalista e gastronomo, autore, ghost writer, avvocato mancato - per fortuna! - e cuoco mancato -...ma c’è sempre tempo! -. Vivo e “divoro” il mondo per passione prima che per professione. Quattro i punti deboli: le donne che bevono whisky, i cani, la Mamma e i “Paccheri alla Vittorio”. Poche cose mi irritano come “Gioco di consistenze”, rivisitazione, texture e splendida cornice! Un sogno nel cassetto: vedere “enogastronomia ” quale materia di studio nella scuola dell’obbligo… chissà, magari un giorno! Curatore e Direttore Editoriale Spirito Autoctono Media

Inserisci commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scopri di Più

Al Museo Guatelli Contemporaneo, una mostra dedicata a Maria Lai
Cultura

Un filo tra le mani: Maria Lai e l’arte di tenere insieme le cose

Si entra nel lavoro di Maria Lai, spesso, da qualcosa di invisibile e leggero come un filo. La mostra, al Museo Guatelli fino...

Articoli correlati
Livigno, il fan village quasi vuoto
Spigolature

Milano-Cortina 2026 a Livigno e l’olimpiade sospesa: una vetrina senza pubblico

La località alpina, tra delegazioni tecniche, l'assenza della mascotte e un clima...

Il Presidente Sergio Mattarella ha presieduto alla Cerimonia di Inaugurazione delle Olimpiadi
Spigolature

Le Olimpiadi 2026 e un’inaugurazione a due voci: Eurosport guida, la Rai cade

La magia dell’inaugurazione e il peso delle parole: Eurosport accompagna lo spettatore,...

Lo Street Artist OBEY, manifesta con le sue opere per la libertà contro la violenza USA dell'ICE
Spigolature

Dall’ICE al Femminicidio di Anguillara: tragico inizio per il 2026

Gli USA sprofondano nel caos dell'ICE e nella normalizzazione della forza, l'Europa...

Atreju, Mork e Fantàsia: Il Nome Incongruo della Festa di Fratelli d'Italia
Spigolature

Atreju 2025 e un nome in direzione contraria

Tra stand che odorano di zucchero bruciato e retorica, l'evento di Fratelli...