Un omicidio apre il nuovo capitolo dei Bastardi di Pizzofalcone, ma il cuore del romanzo è altrove: nei legami tra padri e figli e in un amore che non lascia scampo.
Una figura aspetta nell’ombra, pensieri vagano nella notte meditabondi, arrabbiati, violenti nel loro essere emozioni costrette tra le parole. Poi un uomo esce da un palazzo, un acceleratore si attiva e la rabbia si spegne. O forse era la coscienza. Così, con un omicidio al limitare geografico e di competenza del quartiere, inizia Figli per i Bastardi di Pizzofalcone. A giungere sulla scena un poliziotto del turno di notte, quasi a voler suggerire che del commissariato e dei suoi singolari abitanti in questo libro (il tredicesimo della serie), Maurizio de Giovanni ha intenzione di raccontarci qualcosa di nuovo. I figli, d’altronde, il filo conduttore di questo volume, sono motore di cambiamento, di stravolgimenti, di amore e anche di odio. Ce lo suggerisce il colpevole direttamente dall’incipit del romanzo. Ed è davvero solo l’inizio.
Bentornati, Bastardi di Pizzofalcone
Dopo circa due anni passati dalla pubblicazione di Pioggia per i Bastardi di Pizzofalcone – pausa prolifica durante la quale sono stati pubblicati due libri della serie di Sara Morozzi e due titoli estranei ai filoni maggiori, ovvero L’antico amore (Mondadori) e L’Orologiaio di Brest (Feltrinelli) – troviamo i nostri amati protagonisti più o meno dove li avevamo lasciati. E l’indecisione dipende tutta se avete più freschi e saldi nella memoria i fatti narrati nei libri o quelli lievemente modificati dalla serie tv per esigenze di copione televisivo.

Maurizio de Giovanni torna al noir con L’orologiaio di Brest
Il tempo come indagine. È questo – anche – il cuore del Noir del romanziere partenopeo Maurizio de Giovanni, L’orologiaio di Brest.
La seconda parte – probabilmente conclusiva – della storia è in arrivo nel 2026.
Elsa, Rosaria e Alex: struggenti e testarde
Dei dati da appuntare nella memoria prima di iniziare a leggere i libri è che la vita di Elsa Martini (in televisione interpretata da Maria Vera Ratti, già volto dell’indimenticabile e amatissima Enrica Colombo) è molto più complicata di quanto non appare sullo schermo. Le gelosie, le necessità dei padri (del padre, magistrato, in questo caso) in casi di affidamento difficili, l’istinto di protezioni delle madri e anche l’inevitabile destino delle donne che decidono di crescere i figli da sole, sono al centro del suo angolo di storia. Vicky sola rimane sempre la stessa, geniale e spiazzante, esattamente come i suoi genitori.
Rosaria Martone e Alex di Nardo invece non vivono insieme, in questo universo parallelo, ma si amano esattamente come sullo schermo e si ritroveranno qui a vivere un momento molto importante della loro vita. Ancelle, come nel caso di Elsa, di una delle tematiche più profonde e delicate trattate da questo libro.

Maurizio de Giovanni: grazie e audacia nelle sue donne
In un romanzo corale non dovrebbero esserci protagonisti più o meno in vista, ma in una brigata allegra e numerosa come quella dei Bastardi di Pizzofalcone, è inevitabile che a seconda del tema della storia ci siano degli avvicendarsi sotto le luci della ribalta. Qui siamo lontani dalle tematiche più stucchevoli e demodé della maternità intesa sacrificio – d’altronde da uno scrittore così attento alle tematiche e anime femminili, capace di disegnarle con grazia e audacia, non ci si poteva aspettare altro -, tanto quanto gioia sempiterna. Seppure dolore e gioia siano sapientemente mescolati tra le pagine.
E lì dove la storia di Ottavia, il cui peso esistenziale sarà sempre più evidente, oramai è a noi più che chiara, sono proprio le altre due poliziotte della squadra a darci più spunti di riflessione man mano che avanzano le pagine. Senza voler dare spoiler, se non quelli che lo stesso de Giovanni tratteggia all’inizio del volume, “i figli ipotetici” e “i figli impegnativi” sorprendono e commuovono. Molto di più di quanto si possa immaginare.
Figli e Padri: quanto si conoscono?
“I figli sanno così poco dei padri, come persone, come esseri umani. È come se il rapporto fosse a senso unico, mi spiego? Papà mi chiedeva: che cosa posso fare per te? Non accadeva mai l’inverso. Forse sarebbe cambiato col tempo, giusto? [….] Forse sarebbe andata così”. L’ultimo rimpianto di un figlio, quello della vittima, è uno dei passaggi emotivamente più intensi della parte del libro riguardante le indagini. La confessione finale è, a oggi, una delle più crude e intense della saga letteraria dedicata ai Bastardi di Pizzofalcone, ma è in questo passaggio che si nasconde il perché questo libro è un tesoro. Perché ci mette davanti alle domande sulla famiglia, sui nostri genitori, che molto spesso abbiamo paura di farci. Perché pensare al giorno in cui dovremo prenderci noi cura di loro, fa troppa paura.

Eppure la leggerezza con cui de Giovanni riesce a tratteggiare l’animo umano colpisce anche questa volta. Dritto allo stomaco, per la profondità delle emozioni trattate. Dritto al cuore per la gentilezza con cui ci accompagna a scoprire qualcosa di nuovo su noi stessi. Chiunque abbia almeno una volta letto un’intervista allo scrittore partenopeo o si sia minimamente interessato alla sua storia, può capire quanto in profondità in queste pagine entriamo nel suo cuore. Padre innamorato dei suoi due figli e figlio devoto a sua volta, anche in questo caso ci ha regalato molto di più di un libro giallo.
L’unico amore ineluttabile
Questo libro, prima ancora che la storia di un’indagine di Lojacono (alle prese con una Marinella molto turbata), Romano (giunto al punto di rottura nel suo delicato equilibrio tra le tre donne della sua vita), Ottavia, Palma (che per la prima volta forse fa realmente il conto con il peso dei figli altrui), Aragona detto Serpico (diviso tra padri veri e putativi), Elsa, e Alex, è un libro che ci parla di amore. Ce lo lancia dritto in faccia come il frontale che l’assassino fa con la sua vittima. E come i motivi che hanno portato all’omicidio. Non si può ignorare, non ce lo permette.
Come la condanna che alla fine arriva sempre per chi si è macchiato di omicidio, quando chiudiamo l’ultima pagina siamo pieni di angoscia, dolcezza e nostalgia. Per il dubbio sulla trama che ci regalano le ultime pagine. E per lo specchio che i protagonisti, come amici di una vita, pongono davanti al nostro volto e al nostro cuore. Figli per i Bastardi di Pizzofalcone. E per tutti noi.
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